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venerdì 30 dicembre 2011

Scioperi in Nepal.

Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador.

Una delle caratteristiche, purtroppo negativa, della vita nepalese, e che si è acuita negli ultimi 10 anni di sconvolgimenti politici, è la frequenza con la quale vengono indetti scioperi generali, localmente detti banda, chiuso.
Questi scioperi, di solito promulgati da uno o più partiti, possono essere causati da numerosi motivi, ma in genere sono un segno di protesta per soprusi che qualche partito politico pensa di subire, o per attirare l’attenzione su particolari questioni che il Governo di turno sembra dimenticare.
L’ultimo, per esempio, dopo un distacco dal precedente sorprendentemente lungo di circa due mesi, c’è stato Lunedì 19 ed è stato indetto dal Partito del Congresso, per la morte di un leader della sezione giovanile del partito. Questi ha subito un attacco mentre si trovava chiuso in carcere in attesa di un processo.
L’aspetto più grave degli scioperi nepalesi è che non solo uffici, scuole e negozi sono tassativamente chiusi, ma anche le strade, per cui la vita si blocca completamente, tenendo anche presente che i cosiddetti “krumiri” non sono visti di buon occhio, e i gruppetti di protestanti in giro, rappresentano per loro una costante e realistica minaccia.
Le uniche concessioni vengono fatte a mezzi di soccorso, come trasporto medicinali e ambulanze, e talvolta anche ai mezzi turistici, seppur comunque possa capitare che vengano fermati a lungo.
Quindi Lunedì 19 Dicembre le strade nepalesi erano invase da giovani che giocavano a calcio, a badminton, a pallavolo, mentre adulti e anziani passeggiavano e chiacchieravano amabilmente sotto al sole.
Niente a che vedere, per fortuna, con gli scioperi di 3/4 giorni, spesso accompagnati da locali coprifuoco, che venivano indetti continuamente durante le fasi più calde del conflitto interno, circa 4-5 anni fa, quando i nepalesi formavano giganteschi cortei rischiando anche spesso di prendere delle manganellate da polizia ed esercito.
Furono proprio questi lunghi e imprevidibili scioperi a decretare il collasso dell’industria turistica, oltreché fortunatamente della monarchia, perché seppur gli stranieri non abbiano mai corso nessun rischio particolare, non era certo facile organizzare dei viaggi, con l’incognita sempre presente che da un momento all’altro le strade venissero chiuse per 2 o 3 giorni.
Senza contare che anche ristoranti e alberghi, già flagellati dal crollo dei turisti, dovevano rimanere con le saracinesche abbassate e attirare i clienti più che altro col pensiero...
Anche l’atmosfera, seppur i nepalesi siano sempre gentili e disponibili, non era di certo favorevole: mangiare in un ottimo ristorante su una terrazza con una meravigliosa vista, mentre in lontananza si vedono i fuochi dei copertoni che bruciano e si sentono delle esplosioni, risulta essere difficile da un semplice punto di vista umano.
Per fortuna la situazione politica attuale non sembra essere di nuovo vittima di una spirale verso il basso come in passato, seppur sia legittimo chiedersi quale utilità possano avere questi continui scioperi.
L’Ambasciata Americana ha manifestato la sua apprensione, dato che ha da poco tolto ogni avvertenza di pericolo per i viaggi in Nepal, e una volta tanto la sua voce, seppur poco ascoltata, ha rispecchiato davvero quella di altri membri della comunità internazionale.
Visto che, a parte casi estremi, gli scioperi non aiutano a risolvere i problemi e danneggiano la gente comune, c’è da augurarsi che una più tranquilla situazione politica possa portare alla lenta ma necessaria riduzione di queste spiacevoli manifestazioni.