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domenica 15 gennaio 2012

Come si mangia in Nepal.


Dal nostro corrispondente Oscar Salvador


Oltre alle bellezze artistiche e naturalistiche che propone, tra i motivi del notevole successo turistico della Valle di Kathmandu, bisogna segnalare l’ottimo rapporto qualità-prezzo sia degli alberghi che dei ristoranti. Questo nonostante un recente e consistente aumento dei prezzi, causato da una notevole inflazione locale, che però viene bilanciata dal fatto che l’euro, nonostante la tanto paventata crisi, sia sempre molto forte nei confronti della debolissima rupia nepalese. Per quanto riguarda l’accommodation, Kathmandu e dintorni offrono un’ampia gamma di soluzioni per tutte le tasche, da economiche, spartane e non sempre pulitissime Guest House, fino a lussuosi alberghi a 5 stelle provvisti perfino di casinò.Ma una scelta ancora maggiore viene offerta per quanto riguarda il cibo, che in generale è incredibilmente vario e piuttosto buono. Grazie alla posizione geografica tra due grandi culture come quella indiana e quella cinese, entrambe le rispettive cucine sono rappresentate a tutti livelli, dai banchetti per strada che cucinano samosa e pakora indiani e noodles cinesi, ai migliori ristoranti dei già citati alberghi a cinque stelle.Stesso discorso vale per le più locali cucine nepalese e tibetana, che però, a causa del limitato numero di piatti caratteristici e di certe similitudini, grossomodo possono essere classificate come specialità regionali all’interno, la prima, della cucina indiana, la seconda, di quella cinese. La cucina nepalese propone infatti poco più che “dhal, bhat, tharkari”, cioè lenticchie, riso e verdure, molto simili a quello che mangiano gli indiani, a parte il fatto che nel nord dell’India il riso è di solito sostituito dal pane, i noti chapati, che comunque non sono estranei anche ai nepalesi. Il più classico e diffuso esempio di cucina tibetana invece, sono i momo, delle specie di ravioli sia di verdure che di carne, cotti al vapore o fritti, praticamente identici ai ravioli cinesi; mentre le zuppe possono essere forse un tantino più caratteristiche, ma bisognerebbe essere degli esperti per carpirne le differenze. A causa invece della sempre benvoluta presenza di turisti stranieri, e la genuina ospitalità nepalese, anche altre tradizioni culinarie asiatiche (giapponese, coreana e tailandese), nonché “occidentali” (continentale, italiana e messicana) sono ampiamente rappresentate, soprattutto nei luoghi da essi frequentati, e con risultati altalenanti. Le 3 zone turistiche principali della città di Katmandu offrono il cibo in rapporto a quello che è il budget dei turisti che ospitano: quindi la zona di Durbar Marg, dove si trovano alcuni tra i più lussuosi alberghi del Nepal, propone ristoranti pretenziosi e per poche tasche; la popolarissima zona di Thamel, offre letteralmente di tutto; mentre nei pressi di Freak Street e Durbar Square si trovano in particolar modo accoglienti ristorantini a gestione familiare. Al di fuori di questi circuiti, sparsi nella Valle, sono presenti numerosi ristoranti, in cui l’aspetto principale non è il cibo che viene servito, peraltro chiaramente commestibile e spesso anche originale, ma la posizione suggestiva, magari nei pressi di antichi monumenti, o addirittura all’interno di essi, che gli donano un tocco artistico, quasi romantico, in cui il cibo fondamentalmente rappresenta una scusa per goderne l’atmosfera piuttosto che una mera esigenza fisica. Uno di questi posti è il ristorante Layeku Kitchen situato nel lato sud della meravigliosa Durbar Square della città di Patan, in un tradizionale palazzo newari (l’etnia più rappresentativa della Valle di Katmandu), provvisto di decoratissime finestre in legno, in perfetto stile nepalese. Chiaramente, per poter godere della migliore atmosfera, oltre che il posto giusto bisogna anche trovare il momento giusto: per esempio, il suddetto ristorante, all’ora di pranzo, quando è più o meno invaso da rumorosi turisti scesi in mattinata da Katmandu per ammirare la piazza di Patan, sembra grossomodo un ristorante come un altro, ben tenuto, con una discreta vista della piazza, ma niente di più. Purtroppo anche il tardo pomeriggio, di per sé un ottimo momento per uno snack o un’aperitivo, sarebbe da evitare, in quanto è l’orario preferito dai giovani benestanti nepalesi, che indulgiano in qualche snack o drink, quasi sempre analcolico, durante lo shopping nel centro città; senza contare il fastidioso rumore del traffico che proviene dalla strada sottostante. L’orario migliore è quindi la sera, verso le 7 e mezza, quando i turisti affollano i soliti ristoranti e i nepalesi sono a casa a cenare; non piu tardi però, perché, caratteristica molto nepalese di questo locale, è che chiude alle nove di sera. Il mezzo migliore per raggiungere Patan da Katmandu, peraltro facenti parte di un unico agglomerato urbano diviso semplicemente da un fiume, sono sicuramente i mini-van collettivi che partono costantemente dalla zona nord del centrale Thundikel Park di Katmandu e si fermano a Lagankel, un quartiere di Patan poco a sud della Durbar Square. Oltre all’economico prezzo (meno di 15 centesimi di euro!), essendo considerati mezzi pubblici a tutti gli effetti, questi mini-van godono di un’incredibe libertà in mezzo al traffico, per cui si possono permettere addirittura di invadere completamente le corsie opposte e superare centinaia di metri di coda immobile, e quindi la tratta dura pressapoco una ventina di minuti in qualunque momento del giorno...La comodità dipende essenzialmente dalle proprie dimensioni, visto che i sedili sembrano essere stati studiati per piccole taglie nepalesi e lungo la strada i mezzi vengono riempiti all’inverosimile: per le persone sopra il metro e 70, gli unici posti comodi sono i due davanti vicino all’autista, ma purtroppo quasi sempre occupati da esperti abitanti locali. A Patan il capolinea di questi mezzi si trova nella piazza di Lagankel (la destinazione a cui bisogna fare riferimento quando si sale, stando attenti a non confonderla con Jawlakel, un’altra area della città di Patan), che si trova a sud della Durbar Square, alla quale è collegata da una lunga, ampia e affascinante via traboccante di negozi. Altre opzioni per raggiungere la Durbar Square di Patan sono i taxi, piuttosto costosi a quell’ora a causa del traffico, oppure studiando il lungo ma semplice percorso su una cartina, vi si può recare a piedi, impiegando circa un’ora. Una volta giunti in piazza, per iniziare la serata nel migliore dei modi, prima di entrare al ristorante verrà quasi naturale passeggiare qualche minuto tra i meravigliosi templi dai quali si levano le preghiere che augurano la buonanotte alle divinità, creando un’atmosfera crepuscolare decisamente suggestiva.Dopo aver apprezzato per un poco l’aria mistico-artistica della piazza, ci si dirige verso la zona sud e si cerca l’entrata del ristorante. La stretta porta di legno potrebbe sembrare un cattivo biglietto da visita, sempre meglio comunque della zuccata che probabilmente si darà salendo la minuscola scaletta che porta al primo piano del palazzo, dove si trova la sala: prezzo da pagare per una cena in un caratteristico palazzo newari. La sala del ristorante è piuttosto lunga e stretta, con due file di tavoli, una anonimamente attaccata al muro, dove comunque è appeso qualche oggetto decorativo, mentre l’altra fila si affaccia, attraverso le già citate finestre di legno intagliato, sulla meravigliosa Durbar Square. A causa dello spazio limitato (e anche di una certa avidità) i tavoli sono tutti molto attaccati, ma in alcuni punti vi è anche la possibilità di togliersi le scarpe e sedersi su dei comodi e caratteristici cuscini. Il menù risulta essere molto vario, con un’attenzione particolare ai classici piatti locali e qualche pretenzioso piatto continentale, e visti i prezzi è tutto ampiamente commestibile, ma non essendo comunque niente di speciale, non regge il confronto con la vista, e molto probabilmente si sarà più concentrati sulla piazza che non sul cibo. Per andare sul sicuro, e avere comunque una cena sfiziosa, si possono ordinare delle gustose cheese ball, palline di formaggio di yak impanate e fritte, che pur essendo buone un po’ ovunque, in questo ristorante sembrano essere particolarmente leggere e allo stesso tempo saporite. Insieme si abbinano molto bene le Aloo Sandeko o le Allo Tareko, patate speziate e piccanti, saltate in padella “alla newari”; il tutto accompagnato da una bottiglia d’acqua, di soft-drink, oppure di birra, magari una Carlsberg, leggermente più costosa delle altre birre nepalesi, ma anche un tantino più buona. Per dolce, purtroppo la scelta è limitata al kheer, il classico risolatte speziato indiano, che tra l’altro non è neppure sempre disponibile, quindi per concludere degnamente la cena, si potrebbe ordinare un bicchierino di liquore, magari di importazione; la scelta non sarà ampissima, ma un bicchierino di classico Johnny Walker, seduti ammirando la Durbar Square di Patan, è più che sufficiente. Se il prezzo di un liquido proveniente da lidi stranieri spaventa, e in effetti sono piuttosto costosi, ma la voglia di un digestivo rimane, si possono ordinare due dita di classico Khukri Rum (discreto rhum locale), liscio durante le fredde sere invernali, o diluito dentro una cola durante i caldi mesi estivi. A questo punto il conto, che verrà presentato da uno dei sempre sorridenti camerieri vestiti in abito tradizionale, potrebbe essere elevato, ma evitando la birra e il liquore, poco di più dei classici ristoranti turistici, e in un contesto decisamente migliore. Infatti, una volta usciti, invece di trovarsi in un groviglio di ristoranti e alberghi, ci si trova circondati da templi che ispireranno sicuramente una lenta passeggiata digestiva nella piazza. Per tornare indietro a Kathmandu, potrebbe essere un po’ tardi per gli efficientissimi mini-van collettivi, che verso le nove di sera in genere terminano il loro utilissimo servizio, per cui, a costo di spendere 3 o 4 euro (in base alle capacità di contrattazione), basterà avvicinarsi a uno dei sempre presenti tassisti parcheggiati quasi di fronte all’entrata del ristorante. Durante il viaggio di ritorno, dopo tal sublime serata, sarà piacevole ammirare le strade della capitale nepalese incredibilmente deserte, fino ad avvicinarsi al proprio albergo per una sicura buona notte.