PER VISIONARE IL CATALOGO DELLA NOSTRA EDITRICE, RECENSIONI, SEGNALAZIONI E QUANT'ALTRO VISITA IL SITO DI VIVEREALTRIMENTI...E CHE L'ESPERIENZA TI SIA DI BENEFICIO!

lunedì 30 gennaio 2012

L'igiene in India (ahi...)

Dal nostro corrispondente Oscar Salvador

Nell’Ottobre 2011 l’India ha organizzato i Giochi del Commonwealth che sono considerati la terza manifestazione sportiva internazionale in ordine di grandezza dopo le Olimpiadi e i Mondiali di Calcio.
Nonostante la calorosa e genuina ospitalità indiana, a causa di un’infinità di motivi, da un punto di vista organizzativo si sono rivelati, come preventivabile, un mezzo disastro.
Le uniche note positive sono venute dalla buona atmosfera generale tra gli atleti all’interno del Villaggio, le belle cerimonie prive di incidenti di sorta e, per l’India, il numero particolarmente elevato di medaglie ottenute.
Questo però non è stato causato solo da, comunque apprezzabili, miglioramenti in campo sportivo, quanto dal fatto che per vari motivi molti atleti internazionali hanno rinunciato alla partecipazione, rendendo quindi gli eventi meno competitivi.

Senza dubbio molti atleti avevano altri programmi sportivamente più importanti, ma altri hanno manifestato un’inutile ed eccessiva prudenza, temendo addirittura attacchi terroristici.
E tra le tante controversie di quei giorni, si sono registrate delle lamentele da parte di alcuni atleti stranieri, riguardo le condizioni igieniche di molti locali: eclatanti sono state la scoperta di colate di sputi rossi di betel (la droguccia del popolo), nonché di impronte e deiezioni di cani, all’interno di alcune strutture del Villaggio.
In breve la questione è arrivata a toccare argomenti decisamente delicati, fino alla dichiarazione di Lalit Bhanot, Segretario Generale del Comitato Organizzativo, che affermò tranquillamente che in India l’igiene è diverso che nel resto del Mondo, scatenando proteste di ogni tipo, soprattutto da parte degli stessi indiani.
L’imprudente Segretario però non ha detto nulla di sbagliato, e le reazioni risentite sono alquanto deprecabili, data l’assoluta assenza di razzismo, visto che la frase incriminata è stata pronunciata da un indiano, e rappresenta al più una constatazione delle difficili condizioni di vita dell’India.
Per legittimare le critiche sulle condizioni igieniche indiane, che non possono che essere severe, portiamo qualche dato di fatto:

in India circa il 70% della popolazione non usa i gabinetti, chiaramente non per scelta; la mancanza di acqua, almeno in certe zone e in certi periodi, è cronica; la presenza di animali pressoché ovunque, soprattutto gli adorabili e imprevedibili cani (resisi famosi anche durante il primo storico GP di Formula Uno tenutosi nei pressi di Delhi); infine un clima estremo (come abbiamo avuto modo di notare in un post precedente sulle inclementi condizioni atmosferiche del subcontinente indiano) che porta, nell’arco di soli 12 mesi, caldo, freddo, umidità e siccità.
Detto questo, non si può quindi che rimanere sorpresi, se non scioccati, nel sentire la dichiarazione di un medico indiano, il quale, intervenuto al tempo dei Giochi sulla questione, aveva sdegnatamente affermato che gli indiani si lavano di più degli altri popoli.
Oppure un notissimo giocatore internazionale di tennis, specialista nel doppio, che affermava che nella sua lunga carriera in giro per il Mondo non aveva mai trovato nessuna differenza di igiene tra l’India e gli altri paesi, rendendo molto probabile la supposizione che l’unica cosa che questo signore sia in grado di distinguere è la differenza tra una pallina e una racchetta...
Viene infatti spontaneo chiedersi: perché allora radio, tv, giornali e cartelloni pubblicitari sono sempre invasi da messaggi che consigliano a tutti, grandi e piccoli, di lavarsi le manine sante prima di mangiare e dopo i bisogni?
Semplicemente perché quasi nessuno lo fa.
Questo però non porta alla conclusione che gli indiani siano sporchi, ne’ che lo siano per il piacere di esserlo, ma è dovuto esclusivamente alle difficilissime condizioni di vita per la maggior parte della popolazione del paese.
Sarebbe davvero interessante, da un punto di vista socio-culturale, uno di questi popolari reality show, mettendo alcuni degli atleti stranieri che si erano lamentati dell’igiene, a vivere forzatamente dentro a una disastrata casa indiana: difficilmente ne uscirebbero dignitosi e ordinati come gli indiani.
Culturalmente infatti, con la religione indù che dà molta importanza alla pulizia, sia in senso fisico che metafisico, le persone sporche non sono viste di buon occhio, dato che la giornata tipica indù dovrebbe iniziare con un bagno sacro, o almeno una doccia.
E sebbene, nonostante le difficoltà già menzionate, quasi tutti seguano questo precetto, come anche quello di lavarsi prima di entrare in un tempio o di pregare, il problema è quindi come questo avvenga: rovesciarsi sulla testa un secchio d’acqua poco pulita (eufemismo), oppure immergersi in un fiume disgustosamente melmoso, asciugarsi quiundi con uno straccio marciscente e infine indossare vestiti lavati male e asciugati peggio, non dà purtroppo come risultato la pulizia.
La volontà e la cultura quindi ci sono ma, accompagnate da scarsissimi mezzi e da una diffusa ignoranza, i risultati non sono soddisfacenti; riprova ne è ad esempio la larga e trisstemente nota diffusione in India di malattie di ogni genere.
C’è comunque da aspettarsi, in un futuro che speriamo vicino, qualche miglioramento, grazie al progresso, ma soprattutto ad opere di sensibilizzazione, come i già citati e utilissimi messaggi sui mass-media, e altri piccoli accorgimenti che alla distanza potrebbero fare la differenza.
A tal proposito si potrebbe citare una curiosa legge approvata recentemente in alcuni distretti di montagna, curiosamente sia in India che in Nepal, che prevede, tra i requisiti essenziali per poter essere candidati alle elezioni locali, di possedere un’abitazione provvista di gabinetto, per essere i primi a dare il buon esempio.

P.S. Le fotografie mostrano il muro di un grande parco al centro di Katmandu, dove, in occasione della Giornata Mondiale del Lavaggio delle Mani del 16 Settembre 2011, i bambini delle scuole hanno disegnato messaggi a favore di una maggior sensibilità nei riguardi dell’igiene personale e dell’ambiente.