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giovedì 2 febbraio 2012

IELTS

Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador

Durante questa lunga permanenza in Nepal, grazie alla quale abbiamo la possibilità di tenerci aggiornati sugli ultimi sviluppi della vita nepalese, politica e non, ci siamo sottoposti al test IELTS organizzato dal British Council sotto la supervisione dell’Università di Cambridge.
Come riportato su Wikipedia, lo IELTS (International English Language Testing System) è un test appositamente progettato per chi vuole studiare o lavorare in un Paese di lingua inglese. È ufficialmente riconosciuto in Regno Unito, Australia, Canada, Irlanda, Sud Africa, Nuova Zelanda e Stati Uniti come l'esame per eccellenza al fine di ammissione ai corsi universitari o per l'immigrazione.
Non avendo nessuna intenzione (e grazie a Dio nessun bisogno!) di studiare, ne’ tantomeno di lavorare, nei paesi dove questo test viene riconosciuto, l’abbiamo affrontato per semplice curiosità, per l’esattezza una doppia curiosità: la prima personale, cioè sapere qual è la nostra conoscenza della lingua inglese, anche in relazione con l’attuale stesura di un testo religioso-filosofico, in lingua inglese appunto, che dovrebbe essere pubblicato entro la fine dell’anno; e una seconda curiosità generale verso questo fenomeno sempre crescente della globalità dell’inglese, del quale siamo aperti sostenitori.
Ovviamente bisogna considerare come questi esami abbiano bacini d’utenza ben diversi se vengono effettuati in paesi sviluppati, dove l’emigrazione verso paesi anglofoni riguarda soprattutto una stretta cerchia di lavoratori e studenti specializzati, oppure in paesi emergenti, dove questi test hanno una notevole importanza visto che possono essere utilissimi per favorire una tanto agognata emigrazione.
Sempre secondo Wikipedia, di solito un punteggio 4 è il minimo ai fini dell'immigrazione in un paese anglofono e dal 6 al 7,5 per l'iscrizione ad un'università o ad un master universitario, considerati in una scala che va dallo 0 al 9.
Nonostante esistano altri esami di questo tipo, sempre sotto la supervizione dell’Università di Cambridge, lo IELTS è il più comune ed esiste una tabella per equiparare i risultati con il Quadro Comune Europeo per il riconoscimento della conoscenza delle lingue straniere.
Venendo ai dettagli, i test IELTS sono divisi in due categorie: Academic, per chi ha intenzione di frequentare università straniere, e General Training, per chi invece si sottopone all’esame per motivi di lavoro o di emigrazione verso paesi anglofoni.
La differenza tra i due indirizzi sta nell’esame che risulta essere leggermente più semplice nel General Training; per la cronaca noi ci siamo sottoposti a quello Academic.
In entrambi i casi comunque il test consiste in 4 prove, 3 scritte e 1 orale: le tre scritte si dividono in ascolto, della durata di mezz’ora,  lettura e scrittura, di un’ora ciascuna, mentre l’orale prevede un colloquio con un insegnante di circa un quarto d’ora.
Dopo aver raccolto quindi via internet queste notizie generali, alcuni mesi fa contattammo per e-mail il British Council di Kathmandu, per avere qualche ulteriore informazione, e una volta giunti nella capitale nepalese, ci siamo recati personalmente per prenotare l’esame.
Il British Council a Kathmandu si trova nella zona nord della città, precisamente a Lainchour, un quartiere già noto per ospitare l’Ambasciata Indiana, situata una cinquantina di metri dopo l’entrata del British Council.
La professionalità dimostrata durante i contatti e-mail, le risposte alle quali arrivavano in meno di 24 ore, è felicemente proseguita all’interno del centro dove, gentilissimi impiegati nepalesi, dal perfetto accento inglese, guidano i candidati lungo le laboriose ma efficienti pratiche di iscrizione all’esame.
Stabilita la data, la sede è stata invece comunicata solo due giorni prima (sicuramente per dinamiche nepalesi non inglesi), tramite comunque un servizio di sms che personalmente non abbiamo potuto provare per l’assenza di un numero di cellulare nepalese, ma abbiamo avuto conferma che funzioni; e comunque ci è bastato telefonare.
Delle 3 opzioni previste, tra cui due alberghi a 5 stelle, il nostro test è stato organizzato presso un centro conferenze situato all’interno di un grande palazzone a specchi, nei pressi dell’incrocio principale della città di Patan.
Il motivo per l’organizzazione in un posto così grande, come anche l’obbligo di presentarsi ben un’ora prima dell’orario dell’esame, era principalmente dovuto al numero dei partecipanti che superava i 300, cifra ragguardevole considerando che questi test vengono organizzati 4-5 volte al mese, tutti i mesi.
Il processo di registrazione chiaramente è stato piuttosto macchinoso ma alquanto efficiente, visto che l’esame è iniziato ufficialmente con soli 3 minuti di ritardo.
Il primo test era di ascolto, tramite delle ottime cuffie a infrarossi, di brevi brani, sui quali bisognava rispondere a semplici domande stampate su un foglio, in totale 40.
Obiettivamente non ci è parso molto difficile, seppur una minima disattenzione può rivelarsi fatale nell’invertire un paio di risposte, o nel commettere errori di spelling, come è successo a noi...
Per il secondo test, di lettura, vi erano tre brani al termine dei quali venivano poste alcune domande di vario tipo.
I testi comprendevano un brano sulla conservazione dei primati, abbastanza interessante; il secondo era sull’invenzione del primo calcolatore automatico, attribuito molto partigianamente a un inglese; il terzo su una compagnia di navigazione.
Anche questo test non richiedeva delle profondissime conoscenze della lingua per essere completato correttamente e il tempo previsto era sufficiente per analizzare i brani con la dovuta calma.
Il terzo test era infine di scrittura e bisognava comporre due brevi relazioni, la prima di almeno 150 parole, la seconda di almeno 250.
Per la prima relazione veniva fornita una tabella riportante i dati delle produzioni di barili di greggio giornaliere da parte di quattro paesi africani, cioè Nigeria, Chad, Congo-Brazzaville e Costa d’Avorio, dal 2000 al 2004.
Bisognava quindi analizzare i dati relativi alle quantità prodotte nell’arco del quinquennio dai vari paesi e scriverne.
Seppur l’argomento non ispirasse granché, la brevità del testo richiesto (150 parole corrispondono a meno di una decina di frasi) e l’avere una linea guida come la tabella, erano sufficienti per terminare la composizione in circa 20 minuti e dedicare i rimanenti 40 per il secondo argomento.
Che ispirava ancora meno e per il quale bisognava scrivere almeno 250 parole: I giovani seguono sempre di più come modelli le star della tv e dello sport, seppur questi talvolta non siano degli ottimi esempi. È sbagliato oppure no, spiegate i motivi della vostra opinione.
Indubbiamente, a parte i gusti personali sull’argomento, per questo test era richiesta una conoscenza abbastanza approfondita della lingua per poter spiegare opinioni personali non proprio semplicissime.
L’orale si è tenuto tre giorni dopo presso la sede del British Council e di nuovo non possiamo che elogiare la precisione di tutto il processo.
L’esame dura in tutto 15 minuti, di cui i primi 2 vengono spesi dall’insegnante (madrelingua inglese) per descrivere in cosa consista.
Le prime domande sono di ordine generale, quindi vengono chieste delle opinioni su alcuni semplici argomenti: per esempio l’importanza dell’insegnare la manualità ai bambini.
A circa metà colloquio, registrato tramite un piccolo dispositivo, viene proposto un semplice esercizio per il quale viene dato un argomento su cui pensare per 1 minuto e poi parlarne per almeno 2: il nostro chiedeva di parlare di una canzone che ha particolare significato nella nostra vita.
Il risultato dell’esame viene infine notificato esattamente 13 giorni dopo i test scritti, via sms, oppure presentandosi al British Council provvisti di documento per ricevere l’attestato.