Attualmente le questioni più importanti della politica nepalese sono di ordine tecnico, oltre che cercare di mettere d’accordo le parti interessate nelle varie vicende che al momento stanno creando alcune diatribe, sia tra i partiti, che all’interno dei partiti stessi.
In particolare la situazione all’interno del dominante partito Maoista risulta essere piuttosto complessa anche a causa dell’enigmatica posizione assunta recentemente dal Capo Supremo Dahal Prachand.
Il 16 Gennaio un articolo in prima pagina annunciava un ennesimo meeting tra Dahal Prachand e Mohan Baidya, il suo vice a capo della fazione ribelle contraria agli Accordi di Pace, nel tentativo di trovare un compromesso (16 Gennaio Maoist boss, Baidya meet halfway to mend fences – Il Capo dei Maoisti e Baidya si incontrano a mezza strada per sanare la disputa).
Il risultato di questo meeting è trapelato solo alcuni giorni dopo, per bocca del Primo Ministro Bhattarai, anche lui Maoista, che si sente minacciato dalla pace che pare sia stata raggiunta tra Dahal e Baidya (26 Gennaio Pag. 1 PM says Dahal wavering in his support to govt; The Bhattarai camp also believes that Dahal is plotting to overthrow his coalition government – Il Primo Ministro afferma che Dahal sta diminuendo il suo supporto al governo; La fazione di Bhattarai crede anche che Dahal stia architettando un piano per rovesciare la sua coalizione governativa; Pag. 4 PM ‘insecure’ at Dahal-Baidya reunion – Primo Ministro preoccupato dalla riunione tra Dahal e Baidya).
Purtroppo queste vicende stanno rallentando il lungo processo di democratizzazione del paese, soprattutto la formazione dell’Assemblea Costituente, l’argomento tecnico più importante, che dovrebbe redigere la bozza della nuova Costituzione.
Il termine massimo di sei mesi, stabilito dalla Corte Suprema il 27 Dicembre, sembra essere troppo stretto per l’attuale Governo ed il Primo Ministro ha chiesto per l’ennesima volta alla Corte Suprema di riconsiderare la situazione.
Nel caso venissero confermati gli attuali termini, viste le numerose questioni ancora da risolvere, difficilmente il Governo riuscirebbe a rispettarle, e secondo la Corte Suprema si dovrebbe ricorrere ad un referendum, oppure ad un nuovo mandato approvato nazionalmente, o a qualunque altro metodo considerato costituzionale, procrastinando quindi ulteriormente tutto il processo (28 Gennaio Review ruling, govt asks SC again – Rivedere il verdetto, il governo chiede di nuovo alla Corte).
Una delle poche questioni che sembra iniziare a muoversi nella giusta direzione è quella che riguarda l’ormai nota riabilitazione degli ex-guerriglieri Maoisti: stabilito grossomodo il fato dei singoli (che abbiamo avuto modo di seguire nelle rassegne stampa precedenti, consultabili nella sezione storie d'oriente di questo blog-magazine), Martedì 31 Gennaio dovrebbe iniziare l’effettivo processo di smobilitamento delle truppe e di smantellamento delle caserme.
Questa notizia risulta essere estremamente importante perché, nonostante i Maoisti abbiano da tempo restituito le armi, o almeno le chiavi dei depositi, finalmente sarebbero davvero privi di un esercito, la presenza del quale veniva vista con notevole sospetto da parte degli altri partiti politici, che ne temevano un possibile utilizzo nel caso di qualche grave intoppo nella politica Maoista (28 Gennaio Pag. 1 Maoist combatants farewell to begin – Sta per iniziare l’addio dei combattenti Maoisti; Pag. 3 Farewell process to begin in three days; The decision is expected to expedite the integration and rehabilitation process of former Maoist combatants – Il processo d’addio inzierà tra tre giorni; La decisione dovrebbe velocizzare il processo di riabilitazione degli ex-guerriglieri Maoisti).
Passando dalla politica a notizie di attualità, uno degli argomenti più discussi sui media nell’ultima settimana è stato l’ennesimo sciopero generale attuato Mercoledì 25 Gennaio, che come sempre ha paralizzato la vita della capitale e quindi del paese fino alle 5-6 di sera.
Questa volta la causa scatenante è stato l’aumento del prezzo dei prodotti petroliferi e del gas (quest’ultimo tra l’altro al momento scarsissimo) riportato qualche giorno prima sulla prima pagina del The Kathmandu Post, con un’impietosa tabella che mostra gli aumenti di benzina, diesel e gas dal 2009.
La benzina è passata dalle 77,5 rupie al litro del 3 Marzo 2009, attraverso vari piccoli aumenti, alle 105 nell’Ottobre 2011, quindi alle 115 del 18 Gennaio 2012; similmente il diesel è passato da 55 rupie a 76 rupie, per terminare con l’ultimo aumento a 85 rupie; il gas infine, partito da 1.125 rupie nel 3 Marzo 2009 è passato a 1.325 rupie nel 6 Dicembre 2010, per arrivare alle attuali 1.500 rupie per bombola (19 Gennaio Fuel prices go up, again – I prezzi del carburante si alzano, di nuovo).
Lo sciopero per fortuna è stato quasi completamente pacifico, grazie alla nutrita presenza di poliziotti antisommossa un po’ ovunque: in tutto sono stati vandalizzati “solo” 7 veicoli e un negozio (26 Gennaio Banda cripples life; peaceful, say police – Lo sciopero generale provoca disagi; ma pacifica, afferma la polizia).
Va anche segnalato che, nonostante i problemi di ordine pratico, è stato davvero piacevole poter camminare liberamente per le assolate strade di Katmandu, di solito congestionatissime da rumorosi mezzi, piene invece di gente che passeggiava con calma e ragazzi che praticavano vari sport, in un’atmosfera da grande villaggio.
Lo sciopero ha anche raggiunto il suo scopo e due giorni dopo il governo ha abbassato leggermente i prezzi portando quello della benzina da 115 a 112 rupie al litro, il diesel da 85 a 81, e le bombole di gas da 1.500 a 1.415 (27 Gennaio Under pressure, govt rolls back fuel prices, a bit – Sotto pressione il Governo abbassa i prezzi della benzina, un poco).
Seppur questo possa essere visto come un successo, in realtà assomiglia molto all’epica vittoria di Pirro in quanto i soldi risparmiati ora, sicuramente verranno pagati in seguito, quando per esempio la Nepal Oil Corporation, responsabile della distribuzione, rimarrà al verde e non potrà pagare il suo fornitore, la Indian Oil Corporation, che quindi interromperà i suoi rifornimenti, e si creeranno di nuovo i disagi della scarsità di benzina e le interminabili code ai distributori, come successo meno di un mese fa.
Oltre ad avere numerose riserve personali sulle reali legittimità e utilità degli scioperi e delle manifestazione di protesta, dovute anche alla fortuna di non averne personalmente bisogno, non possiamo però esimerci dall’annotare quanto la massa sia incredibilmente pronta a protestare, ma al contrario recalcitrante a festeggiare.
Negli ultimi giorni infatti, anche prima dello sciopero dovuto all’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi, c’è stata un’inaspettata, quanto apprezzatissima, miglioria nell’erogazione dell’energia elettrica, che da alcuni giorni è decisamente aumentata.
I black-out sono diventati leggermente più “umani” e la corrente manca qualche ora durante il giorno, qualche ora durante la notte, e rispetto alle 12 ore medie di power-cut (termine inglese, black-out è americano) dei giorni passati.
Il motivo purtroppo sembra apparentemente inspiegabile, visto che nessuno ne parla, e quindi nessuno sembra gioirne, o almeno renderne conto.
Per concludere con un sorriso, avevamo tenuto l’accenno ad una curiosa fotografia pubblicata in prima pagina il 17 Gennaio, ma le ultime allarmanti notizie provenienti questa volta inaspettatamente dall’Italia, rendono di sicuro la notizia meno divertente.
Nella fotografia infatti vengono ritratti, nell’ordine da sinistra: il Ministro degli Interni Gachhadar, il Primo Ministro Bhattarai e un terzo Ministro Tripathi dall’enigmatica carica (Minister for Physical Planning and Works), vestiti con un giubbotto di segnalazione arancione e inginocchiati in diverse posizioni piuttosto comiche, come parte di un evento organizzato per la sensibilizzazione nei confronti dei terremoti.
Il Ministro Tripathi sullo sfondo è semplicemente inginocchiato, sorridente; il Primo Ministro Bhattarai è inginocchiato e appoggiato a terra con i gomiti, ma gli occhi sono rivolti indietro, come se fosse preoccupato per quello che succede alle sue spalle; infine il Ministro degli Interni Gachhadar, in primo piano, è completamente piegato, con la fronte a terra e le mani con le dita incrociate sulla testa.
Non è difficile notare almeno un paio di metafore politiche: il Primo Ministro preoccupato di quello che combinano il numero 1 e 2 dei Maoisti Dahal e Baidya, mentre la posizione del Ministro degli Interni sembra la punizione per il pasticcio che combinò alcune settimane fa, quando, per le sue bizze, il Primo Ministro cinese Wen Jaibao rimandò la visita in Nepal.
Come spiegato dall’ironico titolo della didascalia, le tre pose rappresentano invece le regole base in caso di scosse sismiche: Duck, cover and hold on! Accucciati, copriti e tieni duro!
Sebbene la speranza sia quella che non ci sia bisogno di utilizzarle, più realisticamente è un’eventualità alla quale sarebbe meglio essere sempre preparati, soprattutto in questi anni, non per la ridicola supposizione della fine del Mondo, ma perché il Sole risulta essere particolarmente vicino alla Terra e il cambiamento nella forza di gravità può causare, e in realtà ha già causato, importanti movimenti tellurici.
In particolare la situazione all’interno del dominante partito Maoista risulta essere piuttosto complessa anche a causa dell’enigmatica posizione assunta recentemente dal Capo Supremo Dahal Prachand.
Il 16 Gennaio un articolo in prima pagina annunciava un ennesimo meeting tra Dahal Prachand e Mohan Baidya, il suo vice a capo della fazione ribelle contraria agli Accordi di Pace, nel tentativo di trovare un compromesso (16 Gennaio Maoist boss, Baidya meet halfway to mend fences – Il Capo dei Maoisti e Baidya si incontrano a mezza strada per sanare la disputa).
Il risultato di questo meeting è trapelato solo alcuni giorni dopo, per bocca del Primo Ministro Bhattarai, anche lui Maoista, che si sente minacciato dalla pace che pare sia stata raggiunta tra Dahal e Baidya (26 Gennaio Pag. 1 PM says Dahal wavering in his support to govt; The Bhattarai camp also believes that Dahal is plotting to overthrow his coalition government – Il Primo Ministro afferma che Dahal sta diminuendo il suo supporto al governo; La fazione di Bhattarai crede anche che Dahal stia architettando un piano per rovesciare la sua coalizione governativa; Pag. 4 PM ‘insecure’ at Dahal-Baidya reunion – Primo Ministro preoccupato dalla riunione tra Dahal e Baidya).
Purtroppo queste vicende stanno rallentando il lungo processo di democratizzazione del paese, soprattutto la formazione dell’Assemblea Costituente, l’argomento tecnico più importante, che dovrebbe redigere la bozza della nuova Costituzione.
Il termine massimo di sei mesi, stabilito dalla Corte Suprema il 27 Dicembre, sembra essere troppo stretto per l’attuale Governo ed il Primo Ministro ha chiesto per l’ennesima volta alla Corte Suprema di riconsiderare la situazione.
Nel caso venissero confermati gli attuali termini, viste le numerose questioni ancora da risolvere, difficilmente il Governo riuscirebbe a rispettarle, e secondo la Corte Suprema si dovrebbe ricorrere ad un referendum, oppure ad un nuovo mandato approvato nazionalmente, o a qualunque altro metodo considerato costituzionale, procrastinando quindi ulteriormente tutto il processo (28 Gennaio Review ruling, govt asks SC again – Rivedere il verdetto, il governo chiede di nuovo alla Corte).
Una delle poche questioni che sembra iniziare a muoversi nella giusta direzione è quella che riguarda l’ormai nota riabilitazione degli ex-guerriglieri Maoisti: stabilito grossomodo il fato dei singoli (che abbiamo avuto modo di seguire nelle rassegne stampa precedenti, consultabili nella sezione storie d'oriente di questo blog-magazine), Martedì 31 Gennaio dovrebbe iniziare l’effettivo processo di smobilitamento delle truppe e di smantellamento delle caserme.
Questa notizia risulta essere estremamente importante perché, nonostante i Maoisti abbiano da tempo restituito le armi, o almeno le chiavi dei depositi, finalmente sarebbero davvero privi di un esercito, la presenza del quale veniva vista con notevole sospetto da parte degli altri partiti politici, che ne temevano un possibile utilizzo nel caso di qualche grave intoppo nella politica Maoista (28 Gennaio Pag. 1 Maoist combatants farewell to begin – Sta per iniziare l’addio dei combattenti Maoisti; Pag. 3 Farewell process to begin in three days; The decision is expected to expedite the integration and rehabilitation process of former Maoist combatants – Il processo d’addio inzierà tra tre giorni; La decisione dovrebbe velocizzare il processo di riabilitazione degli ex-guerriglieri Maoisti).
Passando dalla politica a notizie di attualità, uno degli argomenti più discussi sui media nell’ultima settimana è stato l’ennesimo sciopero generale attuato Mercoledì 25 Gennaio, che come sempre ha paralizzato la vita della capitale e quindi del paese fino alle 5-6 di sera.
Questa volta la causa scatenante è stato l’aumento del prezzo dei prodotti petroliferi e del gas (quest’ultimo tra l’altro al momento scarsissimo) riportato qualche giorno prima sulla prima pagina del The Kathmandu Post, con un’impietosa tabella che mostra gli aumenti di benzina, diesel e gas dal 2009.
La benzina è passata dalle 77,5 rupie al litro del 3 Marzo 2009, attraverso vari piccoli aumenti, alle 105 nell’Ottobre 2011, quindi alle 115 del 18 Gennaio 2012; similmente il diesel è passato da 55 rupie a 76 rupie, per terminare con l’ultimo aumento a 85 rupie; il gas infine, partito da 1.125 rupie nel 3 Marzo 2009 è passato a 1.325 rupie nel 6 Dicembre 2010, per arrivare alle attuali 1.500 rupie per bombola (19 Gennaio Fuel prices go up, again – I prezzi del carburante si alzano, di nuovo).
Lo sciopero per fortuna è stato quasi completamente pacifico, grazie alla nutrita presenza di poliziotti antisommossa un po’ ovunque: in tutto sono stati vandalizzati “solo” 7 veicoli e un negozio (26 Gennaio Banda cripples life; peaceful, say police – Lo sciopero generale provoca disagi; ma pacifica, afferma la polizia).
Va anche segnalato che, nonostante i problemi di ordine pratico, è stato davvero piacevole poter camminare liberamente per le assolate strade di Katmandu, di solito congestionatissime da rumorosi mezzi, piene invece di gente che passeggiava con calma e ragazzi che praticavano vari sport, in un’atmosfera da grande villaggio.
Lo sciopero ha anche raggiunto il suo scopo e due giorni dopo il governo ha abbassato leggermente i prezzi portando quello della benzina da 115 a 112 rupie al litro, il diesel da 85 a 81, e le bombole di gas da 1.500 a 1.415 (27 Gennaio Under pressure, govt rolls back fuel prices, a bit – Sotto pressione il Governo abbassa i prezzi della benzina, un poco).
Seppur questo possa essere visto come un successo, in realtà assomiglia molto all’epica vittoria di Pirro in quanto i soldi risparmiati ora, sicuramente verranno pagati in seguito, quando per esempio la Nepal Oil Corporation, responsabile della distribuzione, rimarrà al verde e non potrà pagare il suo fornitore, la Indian Oil Corporation, che quindi interromperà i suoi rifornimenti, e si creeranno di nuovo i disagi della scarsità di benzina e le interminabili code ai distributori, come successo meno di un mese fa.
Oltre ad avere numerose riserve personali sulle reali legittimità e utilità degli scioperi e delle manifestazione di protesta, dovute anche alla fortuna di non averne personalmente bisogno, non possiamo però esimerci dall’annotare quanto la massa sia incredibilmente pronta a protestare, ma al contrario recalcitrante a festeggiare.
Negli ultimi giorni infatti, anche prima dello sciopero dovuto all’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi, c’è stata un’inaspettata, quanto apprezzatissima, miglioria nell’erogazione dell’energia elettrica, che da alcuni giorni è decisamente aumentata.
I black-out sono diventati leggermente più “umani” e la corrente manca qualche ora durante il giorno, qualche ora durante la notte, e rispetto alle 12 ore medie di power-cut (termine inglese, black-out è americano) dei giorni passati.
Il motivo purtroppo sembra apparentemente inspiegabile, visto che nessuno ne parla, e quindi nessuno sembra gioirne, o almeno renderne conto.
Per concludere con un sorriso, avevamo tenuto l’accenno ad una curiosa fotografia pubblicata in prima pagina il 17 Gennaio, ma le ultime allarmanti notizie provenienti questa volta inaspettatamente dall’Italia, rendono di sicuro la notizia meno divertente.
Nella fotografia infatti vengono ritratti, nell’ordine da sinistra: il Ministro degli Interni Gachhadar, il Primo Ministro Bhattarai e un terzo Ministro Tripathi dall’enigmatica carica (Minister for Physical Planning and Works), vestiti con un giubbotto di segnalazione arancione e inginocchiati in diverse posizioni piuttosto comiche, come parte di un evento organizzato per la sensibilizzazione nei confronti dei terremoti.
Il Ministro Tripathi sullo sfondo è semplicemente inginocchiato, sorridente; il Primo Ministro Bhattarai è inginocchiato e appoggiato a terra con i gomiti, ma gli occhi sono rivolti indietro, come se fosse preoccupato per quello che succede alle sue spalle; infine il Ministro degli Interni Gachhadar, in primo piano, è completamente piegato, con la fronte a terra e le mani con le dita incrociate sulla testa.
Non è difficile notare almeno un paio di metafore politiche: il Primo Ministro preoccupato di quello che combinano il numero 1 e 2 dei Maoisti Dahal e Baidya, mentre la posizione del Ministro degli Interni sembra la punizione per il pasticcio che combinò alcune settimane fa, quando, per le sue bizze, il Primo Ministro cinese Wen Jaibao rimandò la visita in Nepal.
Come spiegato dall’ironico titolo della didascalia, le tre pose rappresentano invece le regole base in caso di scosse sismiche: Duck, cover and hold on! Accucciati, copriti e tieni duro!
Sebbene la speranza sia quella che non ci sia bisogno di utilizzarle, più realisticamente è un’eventualità alla quale sarebbe meglio essere sempre preparati, soprattutto in questi anni, non per la ridicola supposizione della fine del Mondo, ma perché il Sole risulta essere particolarmente vicino alla Terra e il cambiamento nella forza di gravità può causare, e in realtà ha già causato, importanti movimenti tellurici.