Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador
Durante un recente soggiorno in Nepal avevamo colto l’occasione per trattare l’argomento della valuta locale, la Rupia Nepalese e, ora che siamo rientrati in India, abbiamo preso lo spunto per parlare della Rupia Indiana.
Per limitare la lunghezza del post, senza dover rinunciare a dettagli probabilmente interessanti, abbiamo diviso l’articolo in due parti: la prima, la seguente, è dedicata alle banconote, mentre la seconda, che posteremo tra qualche tempo, sarà dedicata alle monete.
Dal punto di vista prettamente economico non c’è molto da segnalare: nonostante la costante crescita del paese, il valore internazionale della Rupia Indiana è ancora piuttosto debole e tende a fluttuare notevolmente nei contronti delle altre valute mondiali.
A ciò va aggiunto che anche quest’ultime subiscono le proprie fluttuazioni, soprattutto negli ultimi tempi di crisi globale, per cui il tasso medio annuale nei confronti dell’Euro, ad esempio, è stato di 68,0 rupie per ogni euro nel 2009, 60,5 nel 2010, e 65,6 nel 2011.
Una recente novità di carattere internazionale è l’introduzione di un simbolo ufficiale che rappresenta la rupia, , che consiste in un ingegnoso segno che può sembrare sia la र (R) dell’alfabeto devanagari, che la R dell’alfabeto latino, con l’aggiunta di un trattino orizzontale come quello della E dell’euro o della Y dello yen.
Secondo una specie di “mistica” interpretazione del fantasioso ideatore, le due linee orizzontali con il piccolo spazio in mezzo rappresentano il tricolore della bandiera indiana, nonché il simbolo dell’uguaglianza, a significare il desiderio della nazione di ridurre la disparità economica.
Questa novità ha anche un valore collezionistico-numismatico in quanto le monete stampate dal 2011 e le banconote successive al Gennaio 2012, portano il nuovo simbolo.
Dal punto di vista storico-politico, le banconote moderne indiane non offrono i numerosi spunti offerti dalle cugine nepalesi, a causa del fatto che, per fortuna, l’India negli ultimi anni non ha subito i continui cambiamenti che hanno invece interessato il Nepal.
La prima interessante e peculiare caratteristica, comune a tutte le banconote indiane, è quella di avere un rettangolo riservato alla scritta in caratteri del valore in molte delle lingue ufficiali dell’Unione Indiana, dapprima 13, più recentemente 15.
Gli appassionati di linguistica, ma anche i semplici curiosi, non potranno fare a meno di notare le interessanti caratteristiche delle lingue indoariane del nord: hindi, sanscrito, nepali, marathi, gujarati, punjabi, bengali, assamese e oriya; oppure quelle dravide del sud: telugu, tamil, kannada, malayam; o ancora, i caratteri arabi di urdu e kashmiri.
L’inglese non appare in questo spazio, ma viene utilizzato, insieme all’hindi, per tutte le diciture che compaiono su banconote e monete.
Entrando nel dettaglio delle serie, tutte le banconote che vengono stampate dal 1996, da 1000, 500, 100, 50, 20,10 e 5 rupie, fanno parte della cosiddetta “serie Gandhi” e riportano, a destra del lato principale, il volto sorridente del Padre della Nazione.
Al centro vi è il numero del taglio, con sotto la scritta in hindi, e sullo sfondo una specie di disegno floreale stilizzato, mentre la zona sinistra rimane bianca e in controluce vi appare di nuovo il viso di Gandhi e la cifra della banconota.
Pur riconoscendo l’importanza del ruolo di Gandhi nella formazione dell’India moderna, è però evidente come questa serie di banconote, sul lato principale, risulti piuttosto monotona, seppur i pezzi più importanti da 1000 e 500 rupie siano abbellite dalla cifra di uno sgargiante verde chiaro metallizzato.
Sull’altro lato invece si trovano varie raffigurazioni decisamente più interessanti.
Sulla banconota da 1000 rupie, con colori predominanti marrone e rosso, vi è una composizione di simboli che dovrebbero rappresentare l’economia dell’India: una grande trebbiatrice, alcune spighe di grano, una piattaforma petrolifera, una colata di acciaio, un satellite e una donna davanti ad un computer.
Le notevoli dimensioni ed anche l’alto valore (circa una quindicina di euro), ne fanno una banconota “importante” e piuttosto rara. E visti i cronici problemi di resto dell’India, pressoché inutilizzabile nella vita di tutti i giorni.
La banconota da 500 rupie, dal gradevole colore giallo-dorato, raffigura un’interessante scultura dedicata a Gandhi, collocata in una piazza di Delhi, e rappresenta la nota “marcia del sale”, seppur nella banconota, a causa delle ridotte dimensioni, non sia possibile notare molti particolari.
La diffusissima banconota azzurra da 100 rupie è forse quella artisticamente più riuscita, con la raffigurazione di cime innevate di non ben precisati monti himalayani, con tanto di nuvole sullo sfondo, ben incastonate in due pannelli decorativi.
La banconota da 50 rupie propone l’enorme palazzo circolare sede del Parlamento Indiano, con tanto di bandiera centrale al vento; artisticamente piacevole, ma il tono sembra eccessivamente patriotico.
La banconota da 20 rupie si distingue per il suo vistoso colore rosso chiaro e per la piacevole raffigurazione di una spiaggia di Kovalam, nel Sud del paese, con tanto di palme a fare da cornice.
Purtroppo però, il colore stona con il contesto marinaro: buona l’idea della banconota rossa, buona l’idea della spiaggia e delle palme, ma messe insieme ne perdono entrambe.
Sempre meglio della marroncina banconota da 10 rupie che, oltre all’anonimo colore, propone una sovrapposizione di immagini dove compare in primo piano una tigre messa frontalmente, mentre dietro di lei a sinistra appare il muso di un rinoceronte di profilo, al centro una strana composizione floreale e a destra il muso di un elefante, anch’esso di profilo.
Va apprezzato lo sforzo, ma forse un’immagine più “pulita” avrebbe reso di più; inutile paragonare i disegni degli animali di questa banconota indiana, con quelli meravigliosi delle banconote nepalesi.
La banconota da 5 rupie, di un gradevole verde chiaro, propone invece un piacevole paesaggio agricolo con un trattore in primo piano e un grande sole arancione che albeggia all’orizzonte.
Nella penultima serie, al posto della foto di Gandhi, vi era raffigurato il simbolo dell’India: il famoso capitello della Colonna di Ashoka, che raffigura i quattro leoni schiena contro schiena (quindi se ne vedono solo tre), sopra alla ruota buddista, il simbolo circolare che compare anche nella bandiera indiana.
Oltre a queste banconote, esclusi i “moderni” tagli da 1000 e 500 reperibili solo nella “serie Gandhi”, è ancora possibile trovare dei pezzi di serie precedenti, che hanno un carattere decisamente più esotico, tale che, seppur non siamo propriamente dei collezionisti, nell’arco degli anni ne abbiamo conservate alcune di piccolo taglio (10, 5, 2 e 1 rupia), proprio per la loro bellezza.
Una delle più esotiche è sicuramente la quart’ultima serie delle banconote da 10 (oggigiorno quasi introvabile sul mercato), dove le varie sfumature di marrone e qualche tocco rosato, si integrano perfettamente con le eleganti scritte e le elaborate decorazioni, mentre la raffigurazione del donghi, una tipica imbarcazione a vela locale, gli dona uno splendido tocco che rimanda al passato.
La penultima serie da 5 rupie, prima della “serie Gandhi”, come detto presenta il capitello di Ashoka, con la caratteristica che talvolta il capitello è rosso e il contorno verde, talvolta il contrario, e a giudicare dalle condizioni dei pezzi che possediamo, le prime dovrebbero essere le più datate.
La penultima serie di banconote da 2 rupie, di un gradevole rosso chiaro, è anch’essa piuttosto esotica, grazie ai numerosi ghirigori e alla riproduzione di una tigre in posizione dominante sulle zampe anteriori e con la fauci spalancate.
Anche quella dell’ultima serie (prima di quella Gandhi, nella quale le banconote da 1 e 2 rupie furono eliminate), era molto elaborata, soprattutto sul lato principale, dove viene segnalata la valuta, ricco di fitte decorazioni di colore rosso chiaro e verde.
Infine veniamo alla banconota più esotica e “tenera”, quella da 1 rupia, non solo per l’ormai scarso valore, ma perché rappresenta un’era ormai lontanissima, come traspare chiaramente dalle caratteristiche di queste storiche banconote, per esempio, le ridottissime dimensioni (6 x 9,5 cm).
Le ultime due serie, di cui possediamo alcuni esemplari, raffigurano anche la moneta per cui è possibile, cosa in genere rara con le banconote, sapere l’anno di emissione.
Emblematica è sicuramente una logora e lurida banconota, della penultima serie, spezzata in due e attaccata con la pece, che riporta la storica data del 1968, e dove non vi è nessun disegno particolare ma semplicemente la cifra 1 e la scritta One Rupee.
Sempre meglio della serie successiva stampata fino al 1996, dove l’esoticità è drammaticamente rovinata dal disegno di una piattaforma petrolifera, chiaro simbolo dell’avanzare della modernità.
