Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador.
Lungi da noi il voler dipingere gli indiani come un popolo violento ma dopo l’ultima tragica rassegna stampa Indiana, abbiamo trovato un altro articolo a riguardo.
Pubblicato sul numero del The Times of India del 26 Aprile, nell’imprevedibile sezione dedicata alle notizie nazionali, era intitolato “Il 57% dei ragazzi e il 53% delle ragazze pensa che picchiare la moglie sia giusto”.
Ne riportiamo una libera traduzione.
“È una rivelazione scioccante in quest’era moderna: non solo gli adulti ma perfino gli adolescenti (in età compresa tra i 15 e i 19 anni) pensano che picchiare la moglie sia giustificato.
Il Global Report Card on Adolescens 2012 dell’UNICEF riporta questi dati per quanto riguarda l’India (57% e 53%) ma anche negli altri paesi del sud dell’Asia la situazione non è migliore.
Ad esempio, il 41% delle donne in Bangladesh e il 54% in Sri Lanka la pensano allo stesso modo.
Addirittura in Nepal la prevalenza di giustificare la violenza domestica raggiunge le aberranti cifre dell’88% tra gli uomini e l’80% tra le donne.
Secondo il rapporto, l’attitudine della società che accetta o giustifica la violenza coniugale, sta rendendo le ragazze e le donne sempre più vulnerabili.
Dati disponibili per i paesi in via di sviluppo mostrano che circa il 50% delle ragazze e donne tra i 15 e i 49 anni pensano che picchiare la moglie sia giustificato [...] Le ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni hanno le stesse idee delle donne nel gruppo di età tra i 45 e i 49 anni.
Il rapporto spiega anche che, in molto paesi, a causa di una certa reticenza nell’operazione di raccolta dati, questi potrebbero essere sottostimati rispetto alle reali dimensioni del problema.
Molti fattori contribuiscono all’incidenza della violenza domestica, per esempio i matrimoni tra i bambini, relazioni basate sul potere del genere maschile, il bassissimo potere economico delle donne e pratiche tradizionali o norme sociali che l’accettano.
Quando una ragazza viene cresciuta col messaggio che lo stato di donna all’interno della famiglia sia inferiore, inizierà quindi ad accettare qualunque comportamento le sarà riservato dal marito e dalla sua famiglia.
Mentre se un ragazzo cresce vedendo suo padre picchiare sua madre, inizia ad accettare questo comportamento e tenderà a ripeterlo”.
L’articolo era accompagnato da un sotto-articolo, intitolato Times’ View, una recente ed apprezzabile novità, dove viene espresso il parere della redazione sulle notizie più controverse.
“Queste scoperte sull’attitudine dei giovani nei riguardi della violenza coniugale non dovrebbero essere viste solo come scioccanti ma dovrebbero anche mostrare l’inadeguatezza delle leggi sulla violenza domestica.
Leggi che potrebbero essere molto importanti nell’aiutare a ridurre il problema della violenza contro le donne.
Ma queste chiaramente non sono sufficienti, specialmente quando la vittima stessa non pensa che sia sbagliato essere picchiata.
Un forte pacchetto di leggi che si occupi del problema deve essere sostenuto ed intensificato da attive campagne di sensibilizzazione.
A questo va aggiunto che ogni passo verso l’aumento del livello di istruzione delle donne potrebbe giocare un ruolo fondamentale”.
Sulla carta tutto giusto ma se anche questo processo iniziasse domani (cosa della quale dubitiamo fortemente), ci sarà ancora molto da soffrire per le donne del sud dell’Asia.
Pubblicato sul numero del The Times of India del 26 Aprile, nell’imprevedibile sezione dedicata alle notizie nazionali, era intitolato “Il 57% dei ragazzi e il 53% delle ragazze pensa che picchiare la moglie sia giusto”.
Ne riportiamo una libera traduzione.
“È una rivelazione scioccante in quest’era moderna: non solo gli adulti ma perfino gli adolescenti (in età compresa tra i 15 e i 19 anni) pensano che picchiare la moglie sia giustificato.
Il Global Report Card on Adolescens 2012 dell’UNICEF riporta questi dati per quanto riguarda l’India (57% e 53%) ma anche negli altri paesi del sud dell’Asia la situazione non è migliore.
Ad esempio, il 41% delle donne in Bangladesh e il 54% in Sri Lanka la pensano allo stesso modo.
Addirittura in Nepal la prevalenza di giustificare la violenza domestica raggiunge le aberranti cifre dell’88% tra gli uomini e l’80% tra le donne.
Secondo il rapporto, l’attitudine della società che accetta o giustifica la violenza coniugale, sta rendendo le ragazze e le donne sempre più vulnerabili.
Dati disponibili per i paesi in via di sviluppo mostrano che circa il 50% delle ragazze e donne tra i 15 e i 49 anni pensano che picchiare la moglie sia giustificato [...] Le ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni hanno le stesse idee delle donne nel gruppo di età tra i 45 e i 49 anni.
Il rapporto spiega anche che, in molto paesi, a causa di una certa reticenza nell’operazione di raccolta dati, questi potrebbero essere sottostimati rispetto alle reali dimensioni del problema.
Molti fattori contribuiscono all’incidenza della violenza domestica, per esempio i matrimoni tra i bambini, relazioni basate sul potere del genere maschile, il bassissimo potere economico delle donne e pratiche tradizionali o norme sociali che l’accettano.
Quando una ragazza viene cresciuta col messaggio che lo stato di donna all’interno della famiglia sia inferiore, inizierà quindi ad accettare qualunque comportamento le sarà riservato dal marito e dalla sua famiglia.
Mentre se un ragazzo cresce vedendo suo padre picchiare sua madre, inizia ad accettare questo comportamento e tenderà a ripeterlo”.
L’articolo era accompagnato da un sotto-articolo, intitolato Times’ View, una recente ed apprezzabile novità, dove viene espresso il parere della redazione sulle notizie più controverse.
“Queste scoperte sull’attitudine dei giovani nei riguardi della violenza coniugale non dovrebbero essere viste solo come scioccanti ma dovrebbero anche mostrare l’inadeguatezza delle leggi sulla violenza domestica.
Leggi che potrebbero essere molto importanti nell’aiutare a ridurre il problema della violenza contro le donne.
Ma queste chiaramente non sono sufficienti, specialmente quando la vittima stessa non pensa che sia sbagliato essere picchiata.
Un forte pacchetto di leggi che si occupi del problema deve essere sostenuto ed intensificato da attive campagne di sensibilizzazione.
A questo va aggiunto che ogni passo verso l’aumento del livello di istruzione delle donne potrebbe giocare un ruolo fondamentale”.
Sulla carta tutto giusto ma se anche questo processo iniziasse domani (cosa della quale dubitiamo fortemente), ci sarà ancora molto da soffrire per le donne del sud dell’Asia.