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venerdì 6 luglio 2012

Lo yoga fa male!

Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador

Il titolo di questo post è chiaramente provocatorio e non mi impegnerò di certo a provare che sia vero.
Ho anche deciso di utilizzare la prima persona, invece del solito plurale maiestatis editoriale, in quanto le idee espresse sono puramente personali e me ne prendo la completa responsabilità, manlevandone quindi l’editore Manuel Olivares, che potrebbe anche non essere d’accordo con alcune delle opinioni esposte.
Lo scopo comunque non è quello di “offendere” o criticare nessuno in particolare ma, al massimo, provare a mostrare l’argomento da un punto di vista leggermente diverso.
La provocazione infatti mi è sorta spontanea, non solo per una personale e naturale avversione al “fenomeno” yoga, bensì dopo una lunga e attenta osservazione del fenomeno, sia in India, per l’esattezza nella città di Benares, noto centro per lo studio dello yoga, sia all’estero, dove questa disciplina sembra avere un crescente successo.
Putroppo però, l’eccessiva esposizione globale sta trasformando lo yoga, allontanandolo dai suoi principi fondamentali e rendendolo sempre più simile ad un semplice passatempo e ad un business, a causa dell’inadeguatezza di discepoli e maestri.
Partendo dalla radice della questione: qual’è lo scopo dello yoga? Perché si pratica lo yoga?
Lo yoga, nelle sue varie forme e interpretazioni, non è altro che un “sistema di vita” fisico e mentale che serve per preparare il praticante a raggiungere i più alti livelli di meditazione culminanti nel samadhi, l’Illuminazione.
Lo scopo NON è quello di rilassarsi o avere un fisico in forma, bensì questi possono essere, talvolta, conseguiti per affrontare il lungo processo di trasformazione dell’individuo; possono essere un mezzo ma non sono il fine!
Meditare lunghe ore seduti immobili richiede infatti una notevole preparazione fisica e mentale, e le asana (posizioni) yogiche sono studiate appositamente per questo scopo.
Ogni altro utilizzo può portare benefici solo parziali, e anzi, spesso, può essere addirittura dannoso.
Secondo i principi indù, seguiti dallo yoga, il termine minimo previsto per un discepolo per imparare dal proprio maestro i segreti di questa antica disciplina era di ben 12 anni, vissuti con un unico scopo: progredire spiritualmente.
È chiaro, quindi, come i moderni corsi yoga rappresentino l’opposto di questo importante principio, in quanto sia maestri che discepoli sono interessati a benefici immediati, contro la natura stessa dello yoga.
Erano forse degli stolti gli antichi saggi che praticavano yoga nella foresta per decine d’anni per raggiungere la perfezione nel controllo della kundalini shakti?
Riguardo i danni che si possono ricevere da una pratica errata o monotematica dello yoga, sul The Times of India di alcuni mesi fa, era apparso un interessante articolo dove veniva spiegato che uno dei motivi delle pessime condizioni del cuore degli indiani sia il fatto che le poche persone che praticano una qualche attività fisica, praticano yoga, che purtroppo non porta nessun beneficio al cuore e all’apparato circolatorio (per i quali, invece, è molto più benefica una semplice camminata mattutina di almeno mezz’ora).
Questo fenomeno al momento è circoscritto all’India, e dovuto chiaramente anche ad altri fattori, ma non si può escludere che qualche raro caso si possa già verificare oggigiorno anche nei paesi sviluppati.
Al punto che, a causa degli scarsi benefici, si potrebbe quasi sconsigliare la pratica dello yoga alle persone ipertese che conducono una vita sedentaria o agli anziani dal cuore debole.
Un altro interessante articolo a riguardo, apparso sul blog de La Repubblica “Estremo Occidente” di Federico Rampini (http://rampini.blogautore.repubblica.it/2012/01/10/allarme-dagli-usa-lo-yoga-puo-anche-far-male/), riportava invece il crescente aumento, negli Stati Uniti, di “infortuni da yoga”, che nell’ultimo decennio stanno raddoppiando ogni anno.
Anche nella città di Benares siamo costretti a constatare continuamente gli effetti nocivi che derivano da eccessive o errate pratiche, sulla pelle di amici occidentali, i quali, pur seguiti da guru considerati esperti, finiscono spesso per avere grossi problemi fisici, in particolare alla schiena.
Nello specifico le cinque vertebre lombari possono subire preoccupanti spostamenti a causa dell’eccessiva pressione esercitata in quella zona, sia fisicamente con le asana yogiche, che mentalmente con la meditazione.
Secondo i concetti yoga, proprio in fondo alla colonna vertebrale si trova il primo chakra, il muladhara, dove risiede la malcompresa kundalini shakti.
Il potere di questa energia è semplicemente devastante per un fisico e una mente non preparati: il suo parziale risveglio è tale da costringere a letto per giorni, con la schiena a pezzi, coloro i quali cercano di raggiungerlo con la forza; mentre mentalmente essa può completamente distruggere il sistema nervoso di un praticante immaturo (gli studi di Carl Jung a riguardo sono molto esplicativi su questo fenomeno).
L’illusione delle migliaia di praticanti che affermano di aver risvegliato la kundalini e di sentirla salire nei vari chakra è evidente proprio in questo fatto, a cui va aggiunto che  il solo risveglio, e ancora di più il movimento verso l’alto della kundalini shakti, produce un cambiamento radicale nell’individuo, e non sempre piacevole.
Ad esempio, quando essa, dopo essere stata risvegliata, inizia a salire, il primo chakra che attraversa è il muladhara, considerato il centro di controllo dell’elemento Terra.
Per permettere alla kundalini di attraversarlo, il praticante deve perdere ogni interesse verso le emozioni ad esso collegate come il sentimento di possesso, l’avidità, l’avarizia ed altre emozioni legate all’elemento Terra.
Esso è infatti l’unico elemento solido (gli altri sono Acqua, Fuoco, Aria ed Etere) e solo quando il praticante riesce a rinunciare al bisogno di possederlo, la kundalini shakti può continuare il suo percorso.
O ancora, superato il muladhara, la kundalini incontra lo svadhisthana chakra, sede dell’elemento Acqua e del potere di creazione.
Per superare questo punto, la kundalini necessita di una tale energia che il praticante può accumulare solo attraverso il controllo della lussuria e dell’istinto di procreare; solo allora essa può proseguire verso il successivo chakra.
(Personalmente ho conosciuto numerosi praticanti yoga che raccontano della loro kundalini che sale nei chakra, ma non ho mai conosciuto nessuno che sapesse controllare, neppure vagamente, l’istinto sessuale.)
Va anche notato che una volta superati questi centri – come intuibile, solo attraverso un lungo e difficile processo – il praticante naturalmente acquista il controllo su di essi e sugli effetti che gli elementi ad essi collegati tendono a provocare.
Per esempio, il controllo sull’elemento Terra, acquisito grazie al passaggio attraverso il muladhara chakra, crea un naturale disinteresse verso il cibo; mentre il controllo sull’Acqua, derivante dal passaggio attraverso lo svadhisthana chakra, permette al praticante il completo controllo sugli istinti sessuali.
Questi processi oltretutto sono irreversibili, ed è proprio per questo che se si perde il controllo, i danni possono essere molto seri: il Genio è uscito dalla lampada, non può ritornare indietro, e se non lo si tiene impegnato a dovere, può diventare molto pericoloso.