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sabato 21 luglio 2012

Vivere a Varanasi: saluti.

 Dal nostro corrispondente Oscar Salvador

Se vivere in India richiede una notevole capacità di adattamento, scegliere Varanasi come residenza può sembrare semplicemente puro masochismo, eppure da molti anni il numero di stranieri che decidono di trasferirvisi per periodi più o meno lunghi è in costante crescita.
Come riportato da uno dei numerosi detti relativi a questa affascinante città sacra, Varanasi è un luogo perfetto solo per due tipologie di persone: gli studiosi e gli asceti, ma viste le disastrose condizioni della città, anche gli studiosi sono costretti a sviluppare in qualche modo alcune capacità ascetiche.
Gli stranieri che vivono da molto tempo a Varanasi sono in maggioranza appartenenti a questa categoria, in quanto insegnanti o studenti, mentre i residenti “occasionali”, cioè da poche stagioni, si dedicano anche ad altre attività, principalmente musica e yoga.
Una piccola percentuale è impegnata nel business, principalmente nell'ambito della ristorazione, seppur, a causa delle complesse dinamiche burocratiche indiane, il numero sia decisamente limitato.
L'integrazione tra i vari personaggi dipende essenzialmente dagli interessi comuni, ma molto anche dalle lingue, che tendono a creare dei gruppi piuttosto definiti e la comunità straniera di Varanasi risulta essere quindi ben poco unita.
Questo di per sé non ha nulla di negativo, tenendo anche presente che non sono poche le persone che scelgono di vivere a Varanasi proprio per potersi dedicare da sole ai propri interessi, ma non sono rari anche i casi di snobismo che risultano decisamente fuori luogo.
Esempio emblematico si verifica spesso nella zona di Assi Ghat, area nota per la concentrazione di stranieri, dove molte persone hanno l'antipatica abitudine di non salutare, talvolta addirittura di non rispondere a  un cenno di saluto.
Per capire la questione, bisogna ricordare come Varanasi sia la città con gli abitanti più egoisti e spocchiosi, e gli stranieri, già in India spesso avvezzi a copiarne solo i lati peggiori, tendono a comportarsi di conseguenza.
È noto infatti come vivere a Varanasi richieda delle capacità fisiche e mentali notevoli, ma questo purtroppo non fa automaticamente dei suoi abitanti dei super uomini, nonostante quello che possano pensare.
Anzi, gli stranieri dovrebbero ricordare che nella maggior parte dei casi sono lì per grazia ricevuta, e soprattutto per scelta, se non religiosa-spirituale, almeno esistenziale.
E questo da solo dovrebbe aiutare a capire che un cenno di saluto ad una persona che si incontra quasi tutti i giorni non è poi un grande sforzo.
È pur vero che a Varanasi sono tantissime le persone che cercano di importunare gli stranieri ma questo non deve essere una scusa per diventare maleducati.
Uno straniero che vive da molto tempo in India dovrebbe aver capito che se un altro forestiero lo saluta fa parte di due sole categorie: viaggiatore alle prime armi, semi-spaventato, felice di poter guardare in faccia qualcuno che gli assomigli e salutarlo senza dover sospettare qualche raggiro; oppure viaggiatore esperto, tanto a suo agio che si può anche permettere di sorridere e salutare chi gli pare.
Colui che non saluta non fa parte di queste categorie perché, seppur si possa chiamare viaggiatore, in realtà sarebbe meglio che rimanesse a casa sua.