TRANSUMANZA

QUESTO BLOG E' IN VIA DI SUPERAMENTO. NE STIAMO TRASFERENDO I POST MIGLIORI SUL SITO DI VIVEREALTRIMENTI, DOVE SEGUIRANNO GLI AGGIORNAMENTI E DOVE TROVATE ANCHE IL CATALOGO DELLA NOSTRA EDITRICE. BUONA NAVIGAZIONE!

martedì 28 aprile 2009

Comunità intenzionali ed ecovillaggi: contributi audiovisivi e testuali.

Come promesso, sto cercando di arricchire le proposte di questo blog-magazine con alcuni contributi audiovisivi. Per evitare un laborioso e probabilmente poco efficace processo di caricamento di video sul post, ho deciso di limitarmi ad inserire dei link, cliccando sui quali sarà possibile vedere 5 cortometraggi su 4 realtà comunitarie italiane. Ho anche ritenuto opportuno integrare i contributi visivi con contributi testuali, in maniera da colmare, nella misura del possibile, eventuali lacune. I video proposti sono presenti sul blog coscienza evoluta , nel post Ecovillaggi: vivere altrimenti.

Alcatraz: contributo audiovisivo 1, contributo audiovisivo 2;
Ecovillaggio di Torri Superiore: contributo audiovisivo, contributo testuale;
Federazione di Comunità di Damanhur: contributo audiovisivo, contributo testuale;
La Comune di Bagnaia: contributo audiovisivo, contributo testuale.

sabato 25 aprile 2009

La comunità della settimana: l'ecovillaggio di Torri Superiore.

Torri Superiore -la frazione più alta del comune di Torri- è un piccolo borgo, coeso ed arroccato, a pochi chilometri da Ventimiglia. Rimasto a lungo in stato di totale abbandono (ad eccezione di una famiglia che ne abitava e ne abita tuttora una casa) viene fatto oggetto, negli anni ’80, di un’iniziativa di recupero. Una donna originaria di Torri ne acquista, assieme al compagno, una buona porzione. Si innesta presto un processo di contagio che induce anche altre persone a coinvolgersi nel progetto.
In breve viene fondata un’associazione (Associazione Culturale Torri Superiore), con l’obiettivo di ripristinare, a scopo abitativo, i vecchi alloggi. Come spesso accade ci saranno, nel tempo, molti avvicendamenti e sostituzioni ed oggi, dei soci originari, sono rimasti in pochi. Anno dopo anno le case di Torri Superiore vengono quasi tutte acquistate e divise tra i singoli soci e l’associazione. Se ne ricavano appartamenti privati e locali comuni. Al momento vivono stabilmente nel borgo -parzialmente ristrutturato- 15 adulti (italiani e tedeschi), e 5 bambini, cui si affiancano altri 15-20 soci che lo abitano più o meno saltuariamente. L’ecovillaggio, offrendo corsi residenziali (yoga, permacultura e ceramica i più gettonati) ed ospitalità in una foresteria, dà qualche opportunità di lavoro ai propri membri, la maggior parte dei quali, tuttavia, mantiene impieghi autonomi. L’attività recettiva viene gestita da una cooperativa in cui lavorano sei soci, di cui 5 residenti in pianta stabile nell’ecovillaggio. Fino al 2004 Torri Superiore ospitava il Regional Office europeo del GEN (che cambia sede ogni tre anni) che dava lavoro a tempo pieno a tre residenti. L’economia interna è di tipo misto; ciascuno è padrone del proprio reddito, fatta salva una quota che viene versata in una “cassa-alimenti”. Nei due ettari di terra di proprietà dell’associazione viene praticata un po’ di agricoltura biologica per soddisfare la domanda interna di olio e di ortaggi.

Ecovillaggio di Torri Superiore
Via Torri Superiore 5, 18039 Ventimiglia (Imperia)
Tel 0184.215504. Fax 0184.215914
E-mail info@torri-superiore.org
Sito internet www.torri-superiore.org

giovedì 23 aprile 2009

Vite alternative.

Di seguito un video di Focus su alcune esperienze comunitarie in Italia. Con questo contributo spero abbia inizio una nuova fase per questo Blog-magazine, in cui accanto a contenuti testuali e fotografici si possa anche proporre del materiale audiovisivo. Consigli e segnalazioni sono, come al solito, ben accetti.

video

venerdì 17 aprile 2009

La comunità della settimana: Ecovillaggio di Pignano.

Riguardo questa realtà comunitaria ho il piacere di presentare l'articolo "L'ecovillaggio di Pignano", pubblicato sul Quaderno XII (2007/2008) del Laboratorio Universitario Volterrano. L'autrice è l'amica Rossana Guidi ( rossanaguidi@libero.it), Dottoranda in storia e sociologia della modernità presso l'Università di Pisa, seguita dal Professor Mario Aldo Toscano, ordinario di sociologia della stessa Università.

Nell’entroterra volterrano, seguendo la statale 53 del Cornocchio in direzione Gambassi, si innalza, tra le sorgenti dell’Era viva, il piccolo borgo di Pignano, composto da porta, mura castellane e Pieve del XII sec., da una villa del XVIII sec. e da rustici adibiti ad abitazioni. Un posto di antica memoria che in giornate plumbee si mimetizza, con la sua pietra, nella terra della campagna arata, colorata dalle molteplici sfumature del grigio.
Chi visita questo luogo per la prima volta, non può non rimanere affascinato dal paesaggio - alternato da macchie di bosco, olivi e colture - dai giardini adiacenti la villa, dalla piscina scavata nella roccia e dalla sontuosa eleganza delle costruzioni signorili.
Circa otto anni fa, Pignano è stato acquistato da un ricco filantropo inglese che lo ha dato in gestione a un gruppo di amici per sperimentare una particolare forma di convivenza comunitaria, basata sulla sostenibilità ecologica e sul progetto di realizzare, nel lungo periodo, l’autosufficienza alimentare ed energetica.
Per raggiungere l’autosufficienza alimentare – spiega Camilla, una delle fondatrici storiche del progetto – “abbiamo duecento ettari di terra, in cui coltiviamo favino, farro, grano saraceno, fieno per i cavalli e un orto, seguendo i principi della biodinamica. Per il momento la meta è ancora lontana, ma l’obiettivo futuro è quello di realizzare una sorta di “zona artigianale”, in cui verranno costruiti fienili, laboratori per gli attrezzi, una falegnameria e un piccolo negozietto per poter vendere i nostri prodotti. Anche gli animali aumenteranno. Inseriremo infatti delle mucche, necessarie alla biodinamica, e costruiremo un maneggio. Per l’autosufficienza energetica, invece, abbiamo dei grossi pannelli solari e cento ettari di bosco da cui ricavare la legna che, immessa nella caldaia e collegata con i pannelli solari, garantisce la copertura energetica dell’intero borgo. Stiamo inoltre costruendo un impianto fotovoltaico e ci avvaliamo della fitodepurazione per il riciclo delle acque grige. La ricostruzione degli edifici, infine, è stata realizzata seguendo i canoni della bioedilizia. Per questa attenzione agli aspetti ambientali, definiamo la nostra comunità intenzionale un ecovillaggio”.
Oltre all’aspetto ecologico, nel borgo viene data inoltre molta importanza alla cultura, alla spiritualità e alla sperimentazione della vita comunitaria. Pignano, non è una comune nel senso stretto del termine dove si collettivizza la proprietà e si adotta un’economia condivisa, ma una comunità intenzionale, un ecovillaggio, i cui componenti decidono volontariamente di stare insieme e di perseguire un obiettivo condiviso, con una particolare attenzione ai temi ambientali.
I motivi che hanno spinto il gruppo a formarsi, non vanno ricercati nella politica, nella religione o in un particolare guru ispiratore, ma esclusivamente nell’amicizia che lega i propri membri da anni. Pur vivendo ciascuno nella propria abitazione, il gruppo condivide infatti i pasti, per scambiare opinioni e garantire il confronto reciproco. I figli (nove più uno in arrivo) frequentano le strutture scolastiche presenti nel borgo (scuola dei bambini da 0 a 3 anni, da 3 a 6 anni e scuola elementare familiare) seguiti nel percorso di studi da un genitore o da un adulto competente che insegna loro il programma ministeriale, avvalendosi del metodo pedagogico Montessori. Il gruppo (dodici membri), infine, lavora all’interno della ricezione turistica della villa, adibita ad agriturismo, in cui organizza, per i soci dell’associazione e per gli ospiti dell’agriturismo anche corsi relativi ai temi dell’ecologia ed eventi vari, come workshop d’arte, matrimoni, banchetti etc.
Nell’esperienza comunitaria di Pignano, non mancano comunque delle difficoltà. Con la recente introduzione di nuovi membri, spiega infatti Camilla – “non abbiamo ancora raggiunto una completa uguaglianza di potere decisionale. Per il momento abbiamo una gerarchia, composta da un core-group (un nucleo decisionale) che gestisce l’amministrazione finanziaria e burocratica affidatagli dal proprietario e un’assemblea, con funzione consultiva. Consapevoli dei nostri attuali limiti, stiamo comunque lavorando per integrare progressivamente i nuovi membri nell’apparato decisionale dell’ecovillaggio. Questo futuro risultato, sarà possibile solo grazie al raggiungimento della totale autonomia finanziaria, elemento fondamentale per l’autodeterminazione. Pur con le nostre mancanze, possiamo definirci un gruppo in continua evoluzione che cerca di crescere nel maggior rispetto della natura, di noi stessi e dell’umanità, verso un ambizioso progetto di sostenibilità ecologica, di autosufficienza e di autonomia, che consentirà di apportare, nella struttura organizzativa della nostra esperienza, i miglioramenti desiderati”.
Per il fine della nostra ricerca, la visita all’ecovillaggio e’ stata dunque funzionale all’analisi di un tipo specifico di comunità, inclusivo e forte, dove i membri sono uniti da un profondo legame di solidarietà e di sostegno reciproco. Nell’ecovillaggio di Pignano, infatti, gli individui decidono volontariamente di vivere insieme, ponendo il ritorno alla natura e il rispetto dell’ambiente come progetto condiviso. Ciò crea un vincolo di appartenenza a una comunità intenzionale che gradualmente prende forma e li trascende, garantendo al contempo il massimo grado della presenza individuale in quella collettiva.
Il legame alla terra - con le sue specifiche connotazioni prima descritte – rappresenta inoltre un ritorno alle origini della modernità, dove la natura era l’interlocutore fondamentale dell’individuo che, legato al lavoro nei campi, costituiva comunità sedentarie di autosufficienza. L’avvento della modernità e della Rivoluzione industriale, il progressivo abbandono della campagna, la costruzione di nuove fabbriche, cancellano o riducono progressivamente il tipo di comunità tradizionale basata integralmente sull’agricoltura.
Oggi, nell’era della globalizzazione e della destrutturazione del mercato del lavoro, in cui il declino della comunità è portato al suo massimo grado, è interessante notare come Pignano faccia propri gli arcaismi della comunità tradizionale, basati sul rapporto intimo dell’uomo con la natura, rivalutandoli in un progetto di vita post-moderno.
In questo senso, l’esperienza di Pignano rappresenta dunque, con la propria storia e le proprie peculiarità, con i propri pregi e i propri limiti, un esempio sui generis di socialità alternativa, una risposta concreta ai processi di rottura dei legami sociali della società e ai rischi ambientali prodotti dal sistema economico globale. Resta da valutare se un tale tipo di comunità, possa nascere e svilupparsi autonomamente con le proprie forze senza il fortuito aiuto di capitali esterni.

Ecovillaggio di Pignano
Località Pignano 6, 56048 Volterra (PI)
Tel. 058835032
E-mail bcazac@tin.it

mercoledì 15 aprile 2009

Auroville: ancora pionieri per uno sviluppo sostenibile.

Un breve resoconto di un soggiorno ad Auroville — la “città nella giungla”, nel sud dell’India, ispirata agli insegnamenti di Sri Aurobindo e de La Mère — dopo circa tre anni di assenza. I progressi ed alcune, riscontrate, “lacune”.

Il ritorno ad Auroville, a marzo di quest’anno, mi ha, in principio, sorpreso positivamente. Uno dei suoi problemi “storici” era un iniziale spaesamento, tanto che, scriveva Mimmo Tringale su AAM Terranuova nel maggio 2003, “punto d’orientamento insostituibile [era] il Matrimandir (letteralmente Tempio della Madre), la grande cupola rivestita di dischi dorati, cuore […] urbanistico […] [e] spirituale [della città]”.
Oggi è invece possibile muoversi abbastanza facilmente, in virtù di una cartellonistica che qualche aurovilliano considera antiestetica ma che personalmente ho trovato utile e pertinente.
Un altro problema, ricordo, era la totale assenza di illuminazione delle strade. Questo, unito al fatto che i motorini che affittano non hanno fanali affidabili, poteva essere causa di pericoli. Oggi, almeno le strade principali, sono illuminate con lampioni ad energia solare (letteralmente solar street lights). Mi ha, inoltre, ancora entusiasmato la biblioteca aurovilliana, con migliaia di testi scientifici, di saggistica e letteratura in 8 lingue diverse ed il piccolo ma confortevole cinema. Mi ha infine fatto piacere ritrovare alcune vecchie conoscenze ed amicizie tra cui Luigi Zanzi, aurovilliano da quasi 30 anni ed attivissimo in diversi progetti della città, con cui avevo avuto splendidi colloqui nel corso del mio precedente soggiorno, preziosi per presentare Auroville sul mio Comuni, comunità, ecovillaggi in Italia, in Europa, nel mondo.

La “fioritura” del Matrimandir
Sulla terrazza della sua bella casa, nella comunità di Transformation (la città è decentrata in diverse comunità), quasi integralmente ricoperta di rampicanti ubertosi, abbiamo avuto modo, con Luigi, di riannodare le fila dei nostri precedenti incontri.
“Cosa e’ cambiato, da tre anni a questa parte, ad Auroville?”, gli chiedo.
“Il cambiamento più importante”, mi risponde, “è interiore e nel modus pensandi collettivo che si è creato ed è dovuto anche ad un cambiamento esteriore dato dall’aver finito il Matrimandir: un’energia particolare che ci unifica e ci avvicina all’essenza del progetto dando quella certezza che nulla è impossibile. Il Matrimandir ha avuto moltissime impossibilità tecniche, umane, finanziarie e tuttavia si è fatto ed oggi è un esempio concreto della partecipazione della grande famiglia di Auroville”.
Il Matrimandir ha richiesto oltre trent’anni di fatiche ma è un capolavoro di architettura post-moderna, realizzato con materiali nobili: marmo ed oro. Ha forma sferica, ricorda una gigantesca palla da golf e, nel punto più alto, offre la “camera interiore” dove è possibile sedere da “entronauti”, sondando i recessi della propria coscienza, quasi carezzati dalla luce morbida ed un po’ soffusa irradiata dal globo di cristallo puro più grande del mondo, al centro dell’ambiente.

Il lago ed i giardini
“Concretamente in 3 anni e’ cambiato anche il ritmo di sviluppo”, continua a dirmi Luigi. “Si e’ sentito che e’ finita l’anima e bisogna costruire il corpo, la città vera e propria, quella che negli intenti de La Mère avrebbe dovuto arrivare presto a contare 50000 abitanti mentre oggi siamo appena 2000. Come costruirla su basi sostenibili e dando vita ad uno sviluppo urbano a misura d’uomo? Negli ultimi anni sono arrivati aiuti sia da donatori privati sia dal governo indiano e questo ha permesso di mettere in moto un processo di costruzione di case di cui abbiamo molto bisogno e permette anche l’inizio timido ma deciso delle infrastrutture. Comincia anche il primo test di un lago artificiale, intorno al Matrimandir (che si trovera’ su di un’isola ovale). Questo non sarà solo un lago decorativo ma dovrà procurare l’acqua per l’intera città. E’ dunque anche una sfida ecologica perchè in genere non si mette un lago al centro della città per poi berne l’acqua, quindi vuol dire che deve essere studiato in un modo ecologico perfetto e la città tutt’intorno deve essere pulita e molto cosciente nell’uso delle energie rinnovabili. Abbiamo già esempi di raccolta di acqua dai tetti che poi, attraverso un processo di filtro, viene bevuta al ristorante”.
Sulla futura isola ovale si sta anche lavorando alla realizzazione di dodici giardini. Al momento gli aurovilliani si stanno focalizzando sui primi tre, per i quali hanno scelto i nomi di “coscienza”, “esistenza” e “beatitudine”; i tre concetti del termine sanscrito satcitananda: lo stato di coscienza più elevato e la base, mi diceva Luigi, “su cui appoggia tutta la creazione, tutto il divenire”.

Le infrastrutture ed i progressi in ambito ecologico
Al di fuori della futura isola ovale ci sono lavori in corso sulla “spina dorsale della città” ovvero la dimensione infrastrutturale. Il progetto è di rendere la città percorribile in buona parte al coperto, cercando di realizzare l’antico concetto di Bologna ed i suoi 60 chilometri di portici.
“Connessioni interne ed anche aeree”, necessarie dato il clima torrido e, tre mesi all’anno, monsonico.
Sul fronte ecologico (merita segnalare che Auroville era già la migliore avanguardia, in India, tre anni fa) si iniziano a veder circolare, accanto alle usuali motociclette, alcune biciclette e macchine elettriche. Ad esser fortunati si può anche incrociare una delle due golf car solari, con pannelli montati sul tetto. E’ inoltre operativo il laboratorio EV Future che trasforma motorini e moto convenzionali in apparecchi elettrici e si stanno aspettando bus elettrici, prodotti a Bangalore, per il servizio di navetta con la vicina Pondhicherry (ci vorrano uno o due anni). Sono infine state installate diverse pompe solari per l’approviggionamento di acqua e, a circa 400 chilometri di distanza, in una zona meglio servita dal vento, è stato attivato un mulino eolico la cui energia viene poi utilizzata dalla città.

Le realizzazioni di un’economia fraterna
Ancora nel nostro precedente colloquio, Luigi mi aveva parlato del tentativo di giungere ad un’economia fraterna in cui il ruolo del denaro venga, in diversi modi, ridimensionato. Tre anni fa era in cantiere il New Pour Tous, un emporio dove ciascuno aurovilliano avrebbe potuto prendere quanto desiderava pagando un fisso mensile. I lavori sono giunti a termine e l’emporio “fraterno” è oggi una realtà.
“Funziona bene”, mi dice Luigi, “sul criterio della fiducia che nessuno se ne approfitti. Abbiamo anche un’altra realtà di questo genere: Nandini, per gli abiti o prodotti per la casa. Abbiamo fatto in modo che ci fosse una grandissima individualizzazione (con persone di 40 diverse nazionalità, residenti ad Auroville, non possiamo pretendere che la donna tamil vesta come una coreana)”.
Non poteva mancare, poi, un Free Store, dove ciascuno può mettere e prendere quello che crede; un po’ come ad Haight Ashbury, il quartiere hippy di s. Francisco, a cavallo della storica Summer of love.
Se progressi sono stati fatti sul fronte dell’economia fraterna, non ne mancano sul fronte dell’economia individuale. Ad Auroville non esistono attività autonomamente remunerative; qualunque lavoro facciano gli aurovilliani lo fanno per la città, ricevendo come compenso una maintenance (un piccolo salario per le spese personali) e l’accesso a diversi servizi educativi (per i bambini), culturali, medici ecc…
La maintenance, 3 anni fa, era quasi unanimemente considerata bassa: 3500 rupie (stando al cambio attuale intorno ai 50 euro). Oggi la maintenance è di 6000 rupie dunque è stata quasi raddoppiata. Sicuramente un ottimo segno per quanto, probabilmente, dovrà essere aumentata ancora.

Le lacune da colmare
Malgrado i progressi presentati Auroville rimane ancora — a parere di molti, tra i quali chi scrive — ad uno stadio pionieristico. Questo contribuisce a renderla un posto affascinante, al punto che alcuni aurovilliani non vorrebbero nuovi sviluppi. I disagi, tuttavia, si fanno sentire. Le strade sono quasi tutte sterrate, con buche ed avvallamenti e quando piove muoversi, soprattutto in moticletta (ancora il mezzo di gran lunga più utilizzato), diventa disagevole e pericoloso. I motorini che affittano (l’attività è soprattutto in mano ai tamil) sono, come scrissi sul mio testo, “attrezzi da galera”. Mi è personalmente successo di dover guidare al buio, una sera, perché non funzionavano più i fanali e non sono stato il solo a trovarsi in questa situazione. I freni, molto spesso, sono lentissimi, le ruote spaventosamente usurate. “È un peccato cadere su queste stupidaggini”, dicevo in tutta franchezza a Luigi, “stupidaggini che possono trasformarsi in tragedie e che, quando tutto manca, vi portano un buon danno di immagine!”.
Molte case e guest-houses, inoltre, non hanno vetri alle finestre ma solo grate per non fare entrare gli insetti. I livelli di umidità sono altissimi ed oltre al fisico ne risentono apparecchi sensibili come, ad esempio, i laptop computer. Il mio, ad Auroville, “si è preso una vacanza” e lo stesso succede, regolarmente, a molte altre persone.
Ancora pionieri, dunque, i nostri aurovilliani ma senz’altro protesi verso un futuro sostenibile.

lunedì 6 aprile 2009

La comunità della settimana: Osho Miasto.

L’Istituto Osho Miasto si lega agli insegnamenti del maestro contemporaneo Osho Rajneesh.
Come altri maestri indiani vissuti nel corso del ‘900, Osho valorizza la dimensione comunitaria ed una vita sociale "su piccola scala". In questo ha avuto illustri precursori nel Mahatma Gandhi, nel suo discepolo Vinoba Bhave ed in Paramahamsa Yogananda.
Va tuttavia detto che gli insegnamenti di Osho e la sua concezione di vita comunitaria, sono alquanto diversi tanto dalla prospettiva gandhiana quanto da quella di Yogananda.
Focalizzando l’attenzione sull’Istituto Osho Miasto, questo viene fondato da Majid Valcarenghi -leader studentesco negli anni Settanta e direttore di Re Nudo, "il mensile per la rivoluzione dell’essere"- e da altri condiscepoli nel 1980, in un’area poco distante dalla Comune di Bagnaia.
Tra le due realtà, fino alla seconda metà degli anni ’80, c’era un rapporto di buon vicinato poi per Miasto è subentrata una fase diversa, più "imprenditoriale".
L’imprenditorialità di Miasto si concreta nella proposta di molti seminari e corsi legati a diverse pratiche meditative, terapeutiche e di personal development.
Ogni anno vengono organizzati quasi 500 gruppi terapeutici, workshops e seminari di meditazione, con un numero complessivo di oltre 5000 partecipanti.
"Chi viene a Miasto solitamente è spinto dal desiderio di sperimentare le tecniche di meditazione e di partecipare ai numerosi gruppi in programma", mi dice Prafulla, una dei responsabili dell’Istituto (formalmente un’associazione di promozione sociale). "I gruppi di crescita, di consapevolezza corporea, di espressione artistica, di vera e propria meditazione nati intorno a Osho", continua Prafulla, "sono ormai famosi in tutto il mondo, non solo per la professionalità e la competenza dei conduttori, ma anche per quel quid fatto di silenzio, di spazio interiore e di celebrazione che è l’insostituibile apporto dato dalla presenza del Maestro. Allo stesso tempo Miasto è anche una comune in cui vivono una trentina di persone che condividono la passione per la ricerca spirituale e la voglia di sperimentare la vita e il lavoro insieme come strumenti per la propria crescita personale e spirituale. E’ stato proprio per il desiderio di condividere questo importante aspetto del messaggio di Osho con quanti più amici possibile che è nato il progetto Vivere la Comune. Chi ha vissuto questa esperienza ha condiviso di avere trovato un clima di amicizia e un’atmosfera in cui è stato possibile vivere il lavoro e la meditazione come parte di un unico processo di consapevolezza. Ogni giorno ha una sua intensità e profondità, c’è davvero la sensazione di crescere insieme, accompagnata da tanti momenti di gioia e di leggerezza. Il programma che viene offerto prevede lavoro/meditazione, tecniche specifiche di meditazione e momenti di condivisione".

Istituto Osho Miasto
Podere S.Giorgio 16, 53012 Chiusino (SI)
Tel. 0577960124
E-mail programma@oshomiasto.it
Sito internet www.oshomiasto.it

giovedì 2 aprile 2009

Curitiba

Di seguito un post dal sito www.ecologiae.com. E’ una breve presentazione di Curitiba, il più grande comune del Brasile del sud. La città è divenuta celebre per le esemplari scelte ecologiche, i 55 metri quadri di verde pro-capite, una capillare rete di trasporti pubblici che ha indotto il 35% dei cittadini a non utilizzare più, o quasi, il mezzo privato ed un sapiente sistema di riciclaggio dei rifiuti. Curitiba può dunque essere considerata un grande manuale applicato di ecologia urbana, da cui, si spera, verrà progressivamente tratto più profitto.
Il post:


Iniziamo il nostro viaggio, attraverso le citta’ piu’ innovative ed ecologiche del mondo, con Curitiba, capitale dello stato brasiliano di Paranà, a sud di Rio de Janeiro. La città conta circa 2 milioni di residenti di varia etnia, italiani, tedeschi, polacchi sono solo alcune delle nazionalita’ presenti. Oggi Curitiba è meta delle Delegazioni internazionali che si recano qui per studiare le caratteristiche del sistema amministrativo, dell’urbanistica e dello sviluppo tecnologico di questa incredibile ed innovativa citta’. La cosa che colpisce è la presenza delle piazze antiche, dei palazzi coloniali, che aprono la strada ad un cuore pulsante fatto di parchi verdi, di una rete di trasporti super-moderna e di un’urbanistica ecocompatibile.
Uno dei gioielli della citta’ di Curitiba è l’edificio universitario, Universidad Livre do Mejo ambiente, interamente costruito con tronchi di eucalipto, recuperati da pali in disuso, in cui si tengono corsi per studenti, i quali possono presentare progetti sull’architettura ecocompatibile. Curitiba è divisa in nove distretti, ciascuno dei quali dotato di un terminal, intorno alla zona centrale la rua de Ciudadania, in cui si trovano gli uffici pubblici, i centri medici e le strutture di pubblica utilita’.
I cittadini possiedono una vera e propria coscienza ecologica, per loro la raccolta differenziata è un gesto d’amore per la propria citta’, infatti Curitiba ha il primato nazionale per il riciclaggio di carta e vetro. Inoltre da qualche anno è stato introdotto il “Cambio Verde”, cioè nei quartieri piu’ poveri le famiglie economicamente disagiate fanno la raccolta differenziata ricevendo in cambio delle derrate alimentari.
L’altro fiore all’occhiello di Curitiba sono le infrastrutture e i trasporti, tanto da diventare un modello internazionale, infatti ci sono ampi tratti di isole pedonali e i pendolari possono usufruire di una rete di 1200 autobus, alimentati tutti con biodiesel, ottenuto dalla lavorazione della soia e di sostanze organiche. Ci sono oltre 70 km di corsie dedicate solo ai trasporti in autobus, con linee esclusive per gli studenti, per i disabili, per i turisti, e la presenza alle fermate dei tubo, che evitano l’inconveniente degli scalini alle fermate. Grazie a questo sistema di trasporti all’avanguardia è possibile raggiungere facilmente i parchi, l’orto botanico e tutte le strutture della citta’.
Curitiba è un modello a cui guardare e magari anche da imitare, con un occhio al futuro.