Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador
Il processo di trasformazione del Nepal da una Monarchia indù ad una Repubblica Federale laica, procede con estrema lentezza, non solo a causa di vari disaccordi politici, ma anche dei numerosi dettagli che un cambiamento del genere comporta.
Ora che si sta risolvendo definitivamente il problema degli ex-guerrieri maoisti, l’attenzione si sta spostando sulla nuova divisione dei distretti che sembra alquanto complicata.
Sempre più spesso sui giornali compaiono degli articoli accompagnati da cartine del Nepal, diviso in macchie colorate, in base alle varie proposte di divisioni federative.
I primi esemplari sono apparsi sul The Kathmandu Post del 15 Febbraio, in prima pagina, dove erano illustrate due opzioni, una con 8 provincie, l’altra con 12, proposte da un partito comunista moderato, e seppur presentino entrambe delle evidenti faglie, sono state accolte con favore in quanto possono essere un punto di partenza per iniziare a risolvere le questioni più delicate.
La complessità è dovuta principalmente al fatto che si stia cercando di dividere i territori in base ad etnie e caste, che oltre a rischiare di essere discriminatoria, non è neppure una divisione molto precisa, visto che etnie e caste diverse spesso vivono a stretto contatto.
Per fortuna non sembrano esserci al momento eccessive complicazioni storico-politiche, ma solo pratiche, quindi c’è da immaginarsi che col passare del tempo le cose si definiscano.
Questa nostra rassegna stampa originarimente sarebbe proseguita con alcune notizie stranamente piacevoli, se non fosse che l’edizione del 28 Febbraio recasse la notizia dell’esplosione di una bomba in pieno centro a Kathmandu, che ha causato la morte di 3 persone.
Riportiamo la notizia non per creare inutili allarmismi, ma negli ultimi mesi questa è la terza volta che succede ed avevamo taciuto i precedenti episodi semplicemente perché non avevano causato vittime nè feriti, mentre questa volta la notizia richiede un minimo approfondimento.
I gruppi criminali responsabili sono spesso piccole celle di organizzazioni rivoluzionarie, oppure, come nel caso di quest’ultima, sono organizzazioni di tipo mafioso che usano questi espedienti per intimidire gli avversari.
Difficile è stabilire se il recente aumento di queste attività sia causato dal fatto che il periodo d’oro del crimine, cioè gli anni della passata instabililtà politica, stia finendo, oppure se rappresentano l’inizio di una guerra per sfruttare le nuove possibilità.
Sulla prima pagina, accanto alla notizia, veniva riportata anche una tabella sulle ultime esplosioni nella capitale nepalese, dove veniva precisato che le precedenti 3 (Giugno 2010, Novembre 2011, Gennaio 2012), non sono state ancora chiarite e sono stati effettuati solo due arresti.
Il giorno dopo, 29 Febbraio però, a pagina due, nel piccolo spazio dedicato agli errori editoriali veniva precisato che in verità i 3 precedenti casi sono stati risolti dalla polizia con l’arresto di ben 13 persone legate alle esplosioni.
Passando invece alle notizie generali sulla vita pratica, come anticipato possiamo citare qualche novità positiva.
Ad esempio, la graduale diminuzione dei tagli di corrente, che sono scesi a “sole” 68 ore alla settimana; sempre tante ma in netto miglioramento rispetto al mese di Gennaio quando superavano le 80.
Il breve articolo a pagina 3 del numero del 26 Febbraio ci informa che questo è causato dall’aumento di acqua in fiumi, riserve e dighe, che ha aiutato a generare più energia idrica, permettendo quindi di migliorare l’erogazione dell’elettricità (26 Febbraio Power outage hours down – Diminuiscono le ora senza corrente).
A questo va aggiunto un articolo comparso qualche giorno prima sul The Himalayan (16 Febbraio Nepal-India energy talks; Pancheshwor, Saptakoshi projects to be expedited – Dialoghi tra India e Nepal sull’energia; I progetti di Panceswhor e Saptakoshi verranno velocizzati), nei quali vengono esposti i dettagli dei rinnovati accordi con l’India che dovrebbero portare alla costruzione di due ambiziosi progetti idroelettrici.
Il numero del The Kathmandu Post del 12 Febbraio poteva vantare addirittura due notizie da ritenere positive: una riguardava il giudizio di un diplomatico delle Nazioni Unite che sembra particolarmente soddisfatto dei recenti sviluppi del Nepal (12 Febbraio Tamrat lauds combatant discharge; The UN diplomat committed that the UN wants to support Nepal for its prosperity – Tamrat applaude al ritiro dei guerriglieri; Il diplomatico delle Nazioni Unite conferma il supporto alla prosperità del Nepal).
Un’altra notizia invece, segnalava la crezione di una pagina web per aiutare i contadini che vivono nei letti dei fiumi nepalesi, a scambiare esperienze e notizie sulle loro particolari tecniche di coltivazione stagionale (12 Febbraio Web Page for riverbed farming – Pagina web per l’agricoltura nei letti dei fiumi).
In realtà i contadini stessi non hanno molte possibilità di connettersi alla rete, ma pare che questa iniziativa possa aiutare il governo nell’implementare i nuovi programmi di sviluppo sull’argomento.
La “Alleanza dell’agricoltura nei letti dei fiumi”, un’organizzazione governativa fondata nell’Agosto 2011, ha già avviato alcuni progetti pilota in alcuni distretti e può vantare di aver aiutato a produrre vari tipi di verdure fresche e di impiegare 5.000 famiglie povere senza terra.
Ora che si sta risolvendo definitivamente il problema degli ex-guerrieri maoisti, l’attenzione si sta spostando sulla nuova divisione dei distretti che sembra alquanto complicata.
Sempre più spesso sui giornali compaiono degli articoli accompagnati da cartine del Nepal, diviso in macchie colorate, in base alle varie proposte di divisioni federative.
I primi esemplari sono apparsi sul The Kathmandu Post del 15 Febbraio, in prima pagina, dove erano illustrate due opzioni, una con 8 provincie, l’altra con 12, proposte da un partito comunista moderato, e seppur presentino entrambe delle evidenti faglie, sono state accolte con favore in quanto possono essere un punto di partenza per iniziare a risolvere le questioni più delicate.
La complessità è dovuta principalmente al fatto che si stia cercando di dividere i territori in base ad etnie e caste, che oltre a rischiare di essere discriminatoria, non è neppure una divisione molto precisa, visto che etnie e caste diverse spesso vivono a stretto contatto.
Per fortuna non sembrano esserci al momento eccessive complicazioni storico-politiche, ma solo pratiche, quindi c’è da immaginarsi che col passare del tempo le cose si definiscano.
Questa nostra rassegna stampa originarimente sarebbe proseguita con alcune notizie stranamente piacevoli, se non fosse che l’edizione del 28 Febbraio recasse la notizia dell’esplosione di una bomba in pieno centro a Kathmandu, che ha causato la morte di 3 persone.
Riportiamo la notizia non per creare inutili allarmismi, ma negli ultimi mesi questa è la terza volta che succede ed avevamo taciuto i precedenti episodi semplicemente perché non avevano causato vittime nè feriti, mentre questa volta la notizia richiede un minimo approfondimento.
I gruppi criminali responsabili sono spesso piccole celle di organizzazioni rivoluzionarie, oppure, come nel caso di quest’ultima, sono organizzazioni di tipo mafioso che usano questi espedienti per intimidire gli avversari.
Difficile è stabilire se il recente aumento di queste attività sia causato dal fatto che il periodo d’oro del crimine, cioè gli anni della passata instabililtà politica, stia finendo, oppure se rappresentano l’inizio di una guerra per sfruttare le nuove possibilità.
Sulla prima pagina, accanto alla notizia, veniva riportata anche una tabella sulle ultime esplosioni nella capitale nepalese, dove veniva precisato che le precedenti 3 (Giugno 2010, Novembre 2011, Gennaio 2012), non sono state ancora chiarite e sono stati effettuati solo due arresti.
Il giorno dopo, 29 Febbraio però, a pagina due, nel piccolo spazio dedicato agli errori editoriali veniva precisato che in verità i 3 precedenti casi sono stati risolti dalla polizia con l’arresto di ben 13 persone legate alle esplosioni.
Passando invece alle notizie generali sulla vita pratica, come anticipato possiamo citare qualche novità positiva.
Ad esempio, la graduale diminuzione dei tagli di corrente, che sono scesi a “sole” 68 ore alla settimana; sempre tante ma in netto miglioramento rispetto al mese di Gennaio quando superavano le 80.
Il breve articolo a pagina 3 del numero del 26 Febbraio ci informa che questo è causato dall’aumento di acqua in fiumi, riserve e dighe, che ha aiutato a generare più energia idrica, permettendo quindi di migliorare l’erogazione dell’elettricità (26 Febbraio Power outage hours down – Diminuiscono le ora senza corrente).
A questo va aggiunto un articolo comparso qualche giorno prima sul The Himalayan (16 Febbraio Nepal-India energy talks; Pancheshwor, Saptakoshi projects to be expedited – Dialoghi tra India e Nepal sull’energia; I progetti di Panceswhor e Saptakoshi verranno velocizzati), nei quali vengono esposti i dettagli dei rinnovati accordi con l’India che dovrebbero portare alla costruzione di due ambiziosi progetti idroelettrici.
Il numero del The Kathmandu Post del 12 Febbraio poteva vantare addirittura due notizie da ritenere positive: una riguardava il giudizio di un diplomatico delle Nazioni Unite che sembra particolarmente soddisfatto dei recenti sviluppi del Nepal (12 Febbraio Tamrat lauds combatant discharge; The UN diplomat committed that the UN wants to support Nepal for its prosperity – Tamrat applaude al ritiro dei guerriglieri; Il diplomatico delle Nazioni Unite conferma il supporto alla prosperità del Nepal).
Un’altra notizia invece, segnalava la crezione di una pagina web per aiutare i contadini che vivono nei letti dei fiumi nepalesi, a scambiare esperienze e notizie sulle loro particolari tecniche di coltivazione stagionale (12 Febbraio Web Page for riverbed farming – Pagina web per l’agricoltura nei letti dei fiumi).
In realtà i contadini stessi non hanno molte possibilità di connettersi alla rete, ma pare che questa iniziativa possa aiutare il governo nell’implementare i nuovi programmi di sviluppo sull’argomento.
La “Alleanza dell’agricoltura nei letti dei fiumi”, un’organizzazione governativa fondata nell’Agosto 2011, ha già avviato alcuni progetti pilota in alcuni distretti e può vantare di aver aiutato a produrre vari tipi di verdure fresche e di impiegare 5.000 famiglie povere senza terra.












