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mercoledì 29 febbraio 2012

Una bomba a Kathmandu.

Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador

Il processo di trasformazione del Nepal da una Monarchia indù ad una Repubblica Federale laica, procede con estrema lentezza, non solo a causa di vari disaccordi politici, ma anche dei numerosi dettagli che un cambiamento del genere comporta.
Ora che si sta risolvendo definitivamente il problema degli ex-guerrieri maoisti, l’attenzione si sta spostando sulla nuova divisione dei distretti che sembra alquanto complicata.
Sempre più spesso sui giornali compaiono degli articoli accompagnati da cartine del Nepal, diviso in macchie colorate, in base alle varie proposte di divisioni federative.
I primi esemplari sono apparsi sul The Kathmandu Post del 15 Febbraio, in prima pagina, dove erano illustrate due opzioni, una con 8 provincie, l’altra con 12, proposte da un partito comunista moderato, e seppur presentino entrambe delle evidenti faglie, sono state accolte con favore in quanto possono essere un punto di partenza per iniziare a risolvere le questioni più delicate.
La complessità è dovuta principalmente al fatto che si stia cercando di dividere i territori in base ad etnie e caste, che oltre a rischiare di essere discriminatoria, non è neppure una divisione molto precisa, visto che etnie e caste diverse spesso vivono a stretto contatto.
Per fortuna non sembrano esserci al momento eccessive complicazioni storico-politiche, ma solo pratiche, quindi c’è da immaginarsi che col passare del tempo le cose si definiscano.
Questa nostra rassegna stampa originarimente sarebbe proseguita con alcune notizie stranamente piacevoli, se non fosse che l’edizione del 28 Febbraio recasse la notizia dell’esplosione di una bomba in pieno centro a Kathmandu, che ha causato la morte di 3 persone.
Riportiamo la notizia non per creare inutili allarmismi, ma negli ultimi mesi questa è la terza volta che succede ed avevamo taciuto i precedenti episodi semplicemente perché non avevano causato vittime nè feriti, mentre questa volta la notizia richiede un minimo approfondimento.
I gruppi criminali responsabili sono spesso piccole celle di organizzazioni rivoluzionarie, oppure, come nel caso di quest’ultima, sono organizzazioni di tipo mafioso che usano questi espedienti per intimidire gli avversari.
Difficile è stabilire se il recente aumento di queste attività sia causato dal fatto che il periodo d’oro del crimine, cioè gli anni della passata instabililtà politica, stia finendo, oppure se rappresentano l’inizio di una guerra per sfruttare le nuove possibilità.
Sulla prima pagina, accanto alla notizia, veniva riportata anche una tabella sulle ultime esplosioni nella capitale nepalese, dove veniva precisato che le precedenti 3 (Giugno 2010, Novembre 2011, Gennaio 2012), non sono state ancora chiarite e sono stati effettuati solo due arresti.
Il giorno dopo, 29 Febbraio però, a pagina due, nel piccolo spazio dedicato agli errori editoriali veniva precisato che in verità i 3 precedenti casi sono stati risolti dalla polizia con l’arresto di ben 13 persone legate alle esplosioni.
Passando invece alle notizie generali sulla vita pratica, come anticipato possiamo citare qualche novità positiva.
Ad esempio, la graduale diminuzione dei tagli di corrente, che sono scesi a “sole” 68 ore alla settimana; sempre tante ma in netto miglioramento rispetto al mese di Gennaio quando superavano le 80.
Il breve articolo a pagina 3 del numero del 26 Febbraio ci informa che questo è causato dall’aumento di acqua in fiumi, riserve e dighe, che ha aiutato a generare più energia idrica, permettendo quindi di migliorare l’erogazione dell’elettricità (26 Febbraio Power outage hours down – Diminuiscono le ora senza corrente).
A questo va aggiunto un articolo comparso qualche giorno prima sul The Himalayan (16 Febbraio Nepal-India energy talks; Pancheshwor, Saptakoshi projects to be expedited – Dialoghi tra India e Nepal sull’energia; I progetti di Panceswhor e Saptakoshi verranno velocizzati), nei quali vengono esposti i dettagli dei rinnovati accordi con l’India che dovrebbero portare alla costruzione di due ambiziosi progetti idroelettrici.
Il numero del The Kathmandu Post del 12 Febbraio poteva vantare addirittura due notizie da ritenere positive: una riguardava il giudizio di un diplomatico delle Nazioni Unite che sembra particolarmente soddisfatto dei recenti sviluppi del Nepal (12 Febbraio Tamrat lauds combatant discharge; The UN diplomat committed that the UN wants to support Nepal for its prosperity – Tamrat applaude al ritiro dei guerriglieri; Il diplomatico delle Nazioni Unite conferma il supporto alla prosperità del Nepal).
Un’altra notizia invece, segnalava la crezione di una pagina web per aiutare i contadini che vivono nei letti dei fiumi nepalesi, a scambiare esperienze e notizie sulle loro particolari tecniche di coltivazione stagionale (12 Febbraio Web Page for riverbed farming – Pagina web per l’agricoltura nei letti dei fiumi).
In realtà i contadini stessi non hanno molte possibilità di connettersi alla rete, ma pare che questa iniziativa possa aiutare il governo nell’implementare i nuovi programmi di sviluppo sull’argomento.
La “Alleanza dell’agricoltura nei letti dei fiumi”, un’organizzazione governativa fondata nell’Agosto 2011, ha già avviato alcuni progetti pilota in alcuni distretti e può vantare di aver aiutato a produrre vari tipi di verdure fresche e di impiegare 5.000 famiglie povere senza terra.

martedì 28 febbraio 2012

Ro.Go.Pa.G.

E' arrivato il momento di ridare spazio alla timida selezione cinematografica di Viverealtrimenti. Negli ultimi mesi abbiamo proposto India matri bhumi di Roberto Rossellini e Earth 1947 di Deepa Metha, confermando la vocazione "orientale" di questo blog-magazine.
Oggi proponiamo un film del 1963 in cui è confluito il genio di 4 importanti registi: Roberto Rossellini, Jean Luc Godard, Pierpaolo Pasolini ed Ugo Gregoretti.
In particolare, siamo felici di proporre un lavoro cui ha ben contribuito Gregoretti in occasione di una bella permanenza, a Chiang Mai, nel nord della Thailandia, con il figlio del regista: Filippo Gregoretti, amico e prossimo autore della Viverealtrimenti Editrice.
Per maggiori delucidazioni su Ro.Go.Pa.G rimando alla pagina corrispettiva di Wikipedia.
Buona visione!

L'acqua in India.

Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador

Tra i problemi più gravi che ostacolano e rallentano il progresso nei paesi in via di sviluppo, bisogna sicuramente citare quelli relativi all’acqua.
In alcuni casi è la carenza, cioè la siccità, come capita notoriamente, ad esempio, nei paesi africani della zona sahariana, in altri casi è l’eccesso d’acqua, cioè le inondazioni, delle quali sono invece periodicamente vittima i paesi del sud-est asiatico dal clima monsonico.
L’India, per mantenere intatta la sua caratteristica originalità, viene saltuariamente afflitta da entrambe le calamità.
Talvolta anche all’interno dello stesso stato, come è successo, durante un recente erratico monsone, in Uttar Pradesh, che occupa gran parte della pianura gangetica: i distretti orientali hanno chiesto al governo lo stato d’emergenza per le inondazioni, mentre, a circa 300 chilometri di distanza, i distretti occidentali lo hanno chiesto per la siccità.
Come spesso accade nei problemi tra l’uomo e la natura, la causa non è solo il talvolta bizzarro comportamento di Madre Natura, ma anche i ripetuti errori degli esseri umani.
Per quanto riguarda l’abbondanza d’acqua e le inondazioni, la responsabilità diretta dell’uomo, seppur possa essere decisiva nell’evitare tragedie, dipende fortemente dalla furia degli elementi: le alluvioni indiane, infatti, sono spesso causate da piogge di proporzioni bibliche in grado di durare per settimane.
Questo però rende ancora più gravi le responsabilità dell’uomo in India riguardo alla carenza: dove va a finire allora tutta l’acqua in eccesso?
Traducendo alla lettera una, stranamente colorita, espressione inglese: giù nella fogna (down the drain).
La causa è una pessima gestione delle risorse idriche, nonché uno spreco elevatissimo che si verifica durante i vari passaggi che l’acqua deve attraversare da quando viene raccolta a quando viene utilizzata: secondo alcuni dati apparsi sul The Times of India di alcuni mesi fa, lo spreco raggiunge addirittura il 70%!
L’approvvigionamento dell’acqua in India è “garantito” da tubature vecchissime e inadeguate che passano sottoterra ed alle quali i palazzi sono collegati tramite delle pompe elettriche, azionabili manualmente, che fanno risalire l’acqua fino a delle cisterne di plastica nere, di solito situate sui tetti.
Dopo una prima notevole porzione d’acqua dispersa dalle già citate disastrose tubature, una seconda parte viene quindi sperperata nel collegamento delle pompe, nonché nel “lungo” percorso fino alle cisterne, di per sè non esenti da perdite...
A quel punto si verifica un altro passaggio, apparentemente innocuo, che però incide parecchio nello spreco totale, cioè lo stabilire quando le cisterne sono piene, per cui si lasciano le pompe accese finché l’acqua non tracima: talvolta per pochi secondi, più spesso per alcuni minuti, ma non raramente anche per ore.
Questo perché le cisterne sono quasi sempre collocate in posizioni scomodissime e perché gli “ingegnosi” indiani non hanno ancora trovato dei sistemi pratici per risolvere questo inconveniente.
Un emblematico caso siamo costretti a testimoniarlo tutti i giorni nel nostro “appartamento” di Benares.
A causa di dinamiche che non abbiamo voluto appurare semplicemente per rispetto verso l’anziano e gentile padrone di casa, il quale ironicamente pare sia stato in passato un ingegnere proprio nel dipartimento idrico, quando le pompe sono in azione (se si è fortunati con l’erogazione della corrente due volte al giorno, alla mattina presto e nel tardo pomeriggio), un rubinetto, posizionato inspiegabilmente vicino alle scale, rimane aperto alla massima velocità, e diretto verso un tombino collegato allo scarico della grondaia.
Questo probabilmente per evitare un’eccessiva pressione sulle tubature che portano l’acqua alle cisterne, e che queste non si riempiano troppo in fretta. Ora, anche se a quel rubinetto viene collegato un lungo tubo di plastica col quale vengono annaffiati gli alberelli della strada sottostante, lo spreco totale e costante è a dir poco imbarazzante. Purtroppo non è un caso raro, anzi, rientra quasi nella norma.
Nei due posti dove avevamo vissuto per anni prima dell’ultimo trasloco, lo spreco era leggermente limitato solo perché, quando le cisterne tracimavano, l’acqua che cadeva creava problemi al vicinato, che quindi funzionava a mo’ di allarme umano, urlando ai proprietari di spegnere le pompe: metodo decisamente improprio e poco accomodante...
Arrivando poi ai vari rubinetti, in genere distributi nelle cucine e nei gabinetti ma spesso, come abbiamo visto, presenti anche nei posti più impensabili, ecco un altro passaggio, per fortuna l’ultimo, durante il quale si verifica un enorme spreco.
In particolare sembra normale che tutti i rubinetti indiani, soprattutto quelli delle docce, non interrompano immediatamente il flusso dell’acqua una volta chiusi, ma misteriosamente continuano a gocciolare a lungo, creando il frequentissimo fenomeno del gabinetto mezzo allagato (spesso dovuto anche ad altrettanto misteriosamente trasudanti tubi), che probabilmente accomuna gli indiani più di qualunque cosa, anche del cricket, visto che lo si può riscontrare dagli alberghi a quattro stelle, fino alle baraccopoli.
Per gli alberghi a cinque stelle manchiamo di esperienze dirette ma non ci stupiremmo se qualche tubo o rubinetto gocciolasse anche nel mitico Taj Hotel di Mumbai.
La soluzione al problema risulta davvero difficile, visto il numero elevato di responsabili (e ci siamo limitati a discutere del semplice approvigionamento, senza entrare nel delicatissimo e, di nuovo, quasi disastroso argomento della qualità dell’acqua).
Dopo tutti i passaggi che abbiamo enumerato, è inutile evidenziare le infinite possibilità che essa venga infatti attaccata da agenti inquinanti.
Partendo dalle tubature, che scorrono sottoterra spesso pericolosamente vicine agli scarichi fognari, si arriva alle cisterne, lasciate sui tetti a sostenere la furia degli elementi e rarissimamente al centro di necessarie opere di pulizia e manutenzione.
A questo va aggiunto che, soprattutto durante la lunga stagione calda indiana, le cisterne d’acqua sui tetti sono spesso prese di mira da assetate scimmie ed uccelli, quindi l’acqua che proviene dalle cisterne, garantita con un po’ di fortuna 24 ore al giorno, risulta essere decisamente impropria per quasi tutti gli usi domestici, esclusi, forse, lavare i pavimenti, il bucato e, in parte, l’igiene personale.
L’acqua migliore è quindi quella che viene erogata mentre le pompe sono in funzione, poiché arriva direttamente senza passare dalle cisterne.
Ogni appartamento indiano, per quanto “sgarruppato”, di solito è dotato di un rubinetto dedicato proprio a questo scopo, cioè quello di funzionare solo quando la pompa è accesa; se quest’acqua viene successivamente trattata in qualche modo, bollita, oppure con pastiglie di cloro o sodio, o ancora meglio purificata attraverso uno dei numerosi sistemi disponibili sul mercato, può essere considerata sicura a tutti gli effetti, perfino per dissetarsi.
Tutto questo spiega il grandissimo successo dell’acqua imbottigliata, non solo per i delicati stomaci stranieri ma anche per gli indiani stessi, o almeno chi tra loro se la può permettere, seppur, anche in questo caso, non sono escluse spiacevoli sorprese: soprattutto durante la stagione calda, quando la richiesta d’acqua potabile è elevatissima, nascono come funghi piccole fabbriche per l’imbottigliamento dell’acqua, le cui condizioni igieniche sono spesso, a dir poco, agghiaccianti.
Tutti gli anni nei mesi di Aprile-Maggio, nel distretto di Varanasi, la polizia perquisisce — e in genere chiude — parecchie di queste attività, dove spesso viene anche prodotto del pericolosissimo ghiaccio.
Seppur bisogna ammettere che le marche più famose possono essere ritenute sicure ed esenti da ogni rischio, bisogna anche ricordare che l’acqua indiana in bottiglia non proviene da sorgenti alpine, come siamo abituati nel fortunato Bel Paese, bensì dal sottosuolo e purificata attraverso il processo dell’osmosi inversa, scientificamente accurato, visto che viene utilizzato anche sulle navi per rendere potabile l’acqua di mare ma che priva l’acqua di minerali e altri importanti elementi.
La storica marca Bisleri (dal nome del primo imbottigliatore d’acqua in India, lo svizzero Bisleri), mantenendosi sempre all’avanguardia, ha prodotto ultimamente una “serie” di bottiglie sulle quali è scritto with added minerals (con aggiunta di minerali), decisamente importanti quando le temperature superano i 40 gradi, in India molto spesso e molto a lungo.
Il vago gusto “di piscina” che può avere talvolta l’acqua indiana imbottigliata si suppone provenga dai necessari processi di sterilizzazione, oltre che dalla già citata osmosi.
La situazione è leggermente migliore in montagna dove, invece, misconosciute marche locali possono spesso vantare piccole sorgenti montane, per cui l’acqua torna ad avere qualche elemento naturale nonché  il suo tipico ed apprezzato insapore.

lunedì 27 febbraio 2012

Jyotish

Di seguito un articolo di due fratelli, Andrea e David Barra, studiosi di filosofia indiana sulla tradizione astrologica del subcontinente, buona lettura (per l'originale, cliccare qui)

L'Astrologia è una scienza spirituale. La nostra carta di nascita è uno specchio della nostra anima e della sua attuale incarnazione. Nelle nostre stelle possiamo vedere la crescita e l'evoluzione del nostro essere interiore ma ciò non significa che possiamo trovare la verità o la liberazione leggendo una carta astrologica; l'Astrologia può darci la chiave, le stelle ed i pianeti non sono soltanto entità esterne ma esistono all'interno di noi stessi. L'Astrologia può essere usata per esaminare tutti gli aspetti della nostra vita, possiamo conoscere la nostra salute,la nostra carriera, le relazioni sociali, sentimentali ecc. mentre ad un livello più alto l'Astrologia dovrebbe essere parte dello Yoga; il suo scopo è di guidarci aldilà della rete delle forze manifeste fino a giungere alla sorgente. I pianeti mostrano le energie che dobbiamo necessariamente controllare con lo scopo di calmare le nostre menti. L’astrologo dovrebbe avere la funzione di consigliere su vari aspetti della vita, dovrebbe guidare il consultante senza dare rigide predizioni ma estrapolando il suo potenziale, inoltre dovrebbe sapere integrare lo Jyotish con Yoga ed Ayurveda, guidando le persone verso alti obiettivi della vita, senza cercare fama o ricchezza ma servendo le persone che di lui hanno bisogno.
Secondo la Tradizione Vedica, quattro sono i traguardi della vita: Dharma, Artha, Kama e Moksha. Dharma indica il soddisfacimento del nostro giusto scopo nella vita, include l'onore e la riconoscenza che otteniamo a livello professionale e sociale ed è legato alla carriera. Artha si riferisce all'acquisizione di risorse materiali utili a soddisfare il proprio Dharma ed è correlato al reddito ed al benessere. Kama si riferisce al nostro bisogno di felicità emotiva e sensoriale. Moksha è correlato al nostro bisogno di crescita spirituale, includendo la trascendenza dei primi tre traguardi. Dharma, Artha e Kama sono subordinati a Moksha che è lo scopo primario ed essenziale per l'essere umano, senza il quale gli altri non hanno alcun senso. I quattro traguardi della vita sono come una piramide che ha come base Kama e come vertice Moksha. Bisogna essere felici, quindi soddisfare Kama per poter funzionare all'interno del mondo, bisogna avere le necessità materiali (Artha) per mantenere la felicità, abbiamo bisogno di avere il riconoscimento degli altri (Dharma) ma lo scopo finale è comunque quello di ottenere la Liberazione (Moksha) che è più facile da ottenere se i primi tre traguardi sono stati raggiunti. L'astrologo si deve concentrare nella lettura della carta su tutti e quattro gli obiettivi ma particolarmente sull'ultimo, egli inoltre non deve denigrare nessuno degli altri scopi ma deve far comprendere che tutti sono correlati e diretti a Moksha in quanto scopo ultimo.
La differenza principale tra l'Astrologia Occidentale e quella Vedica consiste nell'utilizzo di due differenti tipi di zodiaco. In Occidente si usa lo zodiaco tropicale mentre nella Jyotish si utilizza lo zodiaco siderale; il primo prende come unico riferimento il Sole ed afferma che ogni anno al momento dell'equinozio di primavera il Sole entra nel segno dell'Ariete; ciò non è vero da un punto di vista astronomico. Lo zodiaco tropicale mostra la situazione astronomica che i pianeti avevano circa duemila anni fa e non ha quindi alcun riferimento con le attuali osservazioni astronomiche dirette, si basa unicamente sul sistema Terra/Sole e sui punti stagionali degli equinozi e dei solstizi. Lo zodiaco siderale invece è supportato da osservazioni astronomiche dirette e non è orientato unicamente sul sistema Terra/Sole bensì verso il centro della nostra galassia che viene posto a 06° 40' nel Sagittario; nella tradizione indiana è chiamato "ombelico di Dio" e da esso sarebbe nato l'intero universo materiale. Un'altra peculiarità dell'Astrologia Vedica è l'utilizzo di nove Graha (Luna, Sole, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno e i due nodi lunari: Rahu e Ketu), vengono quindi esclusi dal sistema astrologico Urano, Nettuno e Plutone, in quanto non osservabili ad occhio nudo. Graha letteralmente significa "che afferra", "che si impadronisce", rappresenta quindi una forza che agisce sull'uomo. L’essenza dell’Astrologia è nel comprendere il significato dei pianeti, tutti noi siamo fatti di differenti combinazioni e gradi di energie di pianeti, ognuno di noi è di solito regolato da un pianeta e molte azioni che vengono compiute nella vita di tutti i giorni seguono la natura del pianeta che ci domina; molte delle nostre relazioni seguono le nostre affinità planetarie. Altri fattori astrologici come i segni e le case, sono determinati dai pianeti stessi. L’Astrologia dunque altro non è che la scienza dei pianeti. Un altro elemento che caratterizza la Jyotish è l'utilizzo dei ventisette Nakshatra: le dimore che la Luna occupa quotidianamente durante il suo ciclo di ventisette giorni.
Le dodici costellazioni dello Zodiaco sono chiamate Rashis, e altro non sono che l'equivalente dei dodici segni zodiacali che tutti noi ben conosciamo: Mesha (Ariete), Vrishaba (Toro), Mithuna (Gemelli), Karkata (Cancro), Simha (Leone), Kanya (Vergine), Tula (Bilancia), Vrischika (Scorpione), Dhanu (Sagittario), Makara (Capricorno), Kumba (Acquario), Meena (Pesci). Ogni Rashi dello Zodiaco ha un signore, un pianeta, i segni riflettono i significati dei pianeti che li dominano. Cancro e Leone rappresentano l’orbita del Sole (il Sole e la Luna sono in essenza un pianeta, la Luna è il lato femminile del Sole). Gemelli e Vergine rappresentano le due metà dell’orbita di Mercurio, seguono Toro e Bilancia che sono le due metà dell’orbita di Venere, poi Ariete e Scorpione, ossia le due metà dell’orbita di Marte, Pesci e Sagittario, cioè le due metà dell’orbita di Giove ed infine Acquario e Capricorno sono le due metà dell’orbita di Saturno. Ogni pianeta regola quindi due segni; ad illustrare ciò vi è una vecchia favola...

All'inizio vi erano il Sole e la Luna, il re e la regina del Paradiso, monarchi assoluti, essi comandavano rispettivamente dalle costellazioni del Leone e del Cancro. Resosi conto di tale realtà, Mercurio (che regola la comunicazione) volle chiedere loro una terra cui appropriarsi all'interno dello Zodiaco. Il Sole essendo di natura magnanima, acconsentì a tale richiesta dandogli in dono la costellazione di fianco alla sua, Vergine. Mercurio, che è ben noto come un pianeta duale, maestro della duplicità che parla con lingua biforcuta, trovando facile aver ottenuto la proprietà dal Sole, aspettò la notte. Giunta l'oscurità parlò alla Luna: "O regina, il Sole mi ha fatto dono della costellazione della Vergine, mi doni anche tu qualcosa?" Il Sole è l'anima e la Luna è la mente emozionale, la mente è insicura sapendo che non ha luce propria e che riflette la luce dell'anima. Essendo insicura, la mente cerca di replicare l'operato dell'anima, quindi la Luna disse a Mercurio: "Va bene, avrai anche Gemelli, la costellazione di fianco alla mia". In tal modo Mercurio (mente pensante) ottenne il possesso di Gemelli e Vergine. Venere (il desiderio) vide ciò che Mercurio (mente pensante) aveva fatto e fece la stessa richiesta. Il Sole, onesto e magnanimo, disse: "Ho promesso a Mercurio lo spazio vicino al mio ma tu puoi avere lo spazio successivo, ti dono quindi la Bilancia". Venere fece richiesta anche alla Luna ed ottenne il Toro. Vedendo ciò che Venere (il desiderio) aveva fatto, Marte (l'azione) fece lo stesso, ottenendo lo Scorpione dal Sole e Ariete dalla Luna. Giove (la saggezza) ottenne Sagittario e Pesci ed in ultimo Saturno (la rinuncia) che è il più lento dei pianeti, ed anche il più lento ad ottenere le cose, ebbe ciò che rimase: Capricorno ed Acquario.

L'ordine descritto in questa breve storia riflette le distanze dei vari pianeti dal Sole: Mercurio è il pianeta più vicino, seguito da Venere, Marte, Giove ed in ultimo Saturno. Tale ordine riflette anche l'evoluzione della coscienza incarnata che nasce dall'anima (Sole) ed è sperimentata prima nella mente emozionale (Luna); sviluppandosi il pensiero oggettivo si sviluppa la mente pensante (Mercurio), più la mente pensa e più desidera (Venere), il desiderio conduce all'azione (Marte) con lo scopo di concretizzare. Dall'azione si giunge alla saggezza (Giove) quando si apprendono i risultati, benefici o deleteri, di ogni azione. Quando la saggezza matura, la rinuncia (Saturno) diviene inevitabile e si diventa soddisfatti di ciò che viene donato dalla Natura. Lo stesso dramma vivente che è recitato in terra appare simbolizzato nei cieli. Come sopra, così sotto.
Dopo i pianeti ed i segni, il più importante fattore in tutti i sistemi di astrologia è rappresentato dalle case. Il termine sanscrito per le case è Bhava, esse sono dodici e riflettono la posizione della Terra rispetto allo Zodiaco. La prima casa, l’ascendente, in sanscrito Lagna, è il più variabile dei maggiori fattori usati nell’Astrologia. Il Sole passa attraverso un segno in un mese, la Luna in due giorni e mezzo, l’ascendente cambia segno ogni due ore; esso infatti è il più importante fattore nelle predizioni dell’astrologia Vedica, al secondo posto viene considerata la Luna ed al terzo il Sole.In particolare l’ascendente determina il campo delle manifestazioni materiali(associato al corpo fisico),la Luna determina il campo delle manifestazioni emozionali,mentali e sociali(associato al corpo astrale) il Sole determina il campo delle manifestazioni individuali a livello piu interiore(associato al corpo causale).
Come ogni altra scienza l’Astrologia ha la sua tecnologia, il suo scopo non è solo quello di darci una conoscenza generale del nostro essere ma provvede a fornirci strumenti per accedere ai più profondi aspetti della nostra vera natura, questa tecnologia astrologica consiste in metodi utili ad affinare le energie per migliorare la nostra relazione con il Cosmo. Nell’Astrologia Vedica vengono utilizzate gemme, mantra, yantra e rituali. Le gemme vengono di solito utilizzate per rafforzare un pianeta debole nella propria carta. Una gemma per Venere può servire ad esempio per aumentare il piacere ed il benessere nella vita ma può anche creare attaccamento, bisogna dunque fare molta attenzione nell’utilizzo di tali gemme. Un altro metodo per bilanciare le influenze planetarie nella carta è l’adorazione devozionale dei pianeti, fatto con regolarità e convinzione è più effettivo dell’utilizzo delle gemme. Queste pratiche devozionali comprendono l’utilizzo di mantra, simboli, rituali, visualizzazioni e meditazioni di vario tipo.
Ogni pianeta ha le sue divinità rappresentative con le sue specifiche forme:




L’Astrologia è dunque una chiave con la quale possiamo giungere alla conoscenza del nostro intimo legame con il Cosmo. La carta astrologica è una mappa karmica ed il Karma non è fatalismo: il presente è il risultato del passato ed il futuro risulterà dal presente, di conseguenza l’Astrologia Vedica incoraggia lo sforzo individuale.

"Un superstizioso timore riverenziale dell’Astrologia rende l’uomo un automa, schiavo della propria sottomissione ad una guida meccanica. L’uomo saggio vince i propri pianeti – cioè, il proprio passato – assoggettandosi, invece che alla creazione, al Creatore. Più egli si rende conto della sua unità con lo Spirito, meno potrà essere dominato dalla materia. L’anima è sempre libera; non ha fine perché non ha principio. Non può essere soggiogata dalle stelle."
(Sri Yukteswar)

domenica 26 febbraio 2012

Conio nepalese.

Dal nostro inviato, Oscar Salvador

Prendendo spunto dalla valuta del Nepal, la Rupia Nepalese, proponiamo un articolo d’argomento vagamente numismatico toccando punti economici, storici, artistici e naturalistici.
Economicamente la valuta nepalese è legata da un tasso fisso alla Rupia Indiana, che nonostante sia ancora debole a livello internazionale, garantisce a quella nepalese di non deprezzarsi del tutto durante eventuali crisi economiche locali.
Il rapporto prevede che 100 Rupie Indiane corrispondano a 160 Rupie Nepalesi, il che dimostra la supremazia delle Rupia Indiana, comunemente accettata in tutto il Nepal senza problemi in quanto valuta forte (e grazie allo storico cambio fisso tutti sanno fare velocemente i calcoli per equiparare le due valute), mentre al contrario la Rupia Nepalese in India è raramente utilizzata e solo nei posti di confine.
Venendo invece ai particolari artistici delle banconote nepalesi, iniziamo da un dettaglio che ci permette di fare anche un breve excursus storico-politico.
Il lato principale, come in tutti i paesi monarchici, è sempre stato occupato dalla figura del Re, sul lato sinistro, oltre che da uno spazio bianco sulla destra e da vari meravigliosi tempi sullo sfondo al centro, ed avendo avuto la fortuna di frequentare con costanza il Nepal dal lontano 1998, anche attraverso le banconote abbiamo avuto modo di constatare i continui cambiamenti susseguitisi in questi anni.
All’inizio, le esotiche banconote nepalesi portavano tutte un ritratto dell’amato e distinto Re Birendra, inquadrato quasi di profilo, intorno ai 40-50 anni, con tanto di occhiali e baffetti.
Alla sua morte, avvenuta tragicamente nel noto ma misterioso massacro del Palazzo Reale a Giugno del 2001, venne succeduto dall’impopolare Re Gyanendra il quale fece chiaramente stampare le nuove banconote con il suo volto, potremmo dire letteralmente, in quanto ebbe la felice idea di risparmiare qualche soldo nella faccenda sostituendo semplicemente il viso del Re precedente con il suo.
Purtroppo però il risultato è stato pessimo, sia a causa della scarsa qualità grafica che dell’espressione corrucciata che sembra avere Gyanendra; per fortuna, almeno, è stato ridotto leggermente lo spazio destinato alle foto, quindi il volto è rimpicciolito.
Re Gyanendra comunque si è rifatto nel campo “numismatico” (virgolette d’obbligo perché per numismatica si intende precisamente lo studio dell’evoluzione storica delle monete), portando un’interessante innovazione: durante il suo breve regno fu stampata una serie di banconote in polimeri, già in uso in altri paesi (soprattutto l’Australia), nella comunissima denominazione da 10 rupie, per provare ad aumentare la durata della vita delle banconote nepalesi cartacee, che a causa di vari motivi tendono ad usurarsi molto in fretta.
Seppur il materiale sintetico dia al tatto un senso molto artificiale, dal punto di vista artistico permette una stampa piuttosto dettagliata, che migliora la qualità grafica (anche se purtroppo non ha migliorato affatto l’espressione del Re Gyanendra).
Ma la caratteristica tecnica più interessante di queste nuove banconote è l’assenza di filigrana, quindi, come misura di sicurezza per evitare la contraffazione, è stata utilizzata una finestrella ovoidale trasparente, sulla quale è impressa l’elegante sagoma bianca stilizzata del cappello dal lungo pennacchio che rappresenta la Casa Reale nepalese Shah.
Detto questo, l’esperimento si è rivelato un fallimento, a causa probabilmente della scarsa qualità dei materiali utilizzati e dell’inclemente clima nepalese, per cui queste banconote scoloriscono in fretta e addirittura, se stanno piegate troppo a lungo, si spezzano.
Va comunque elogiata l’intraprendenza.e il tentativo, grazie al quale attualmente le banconote nepalesi sono stampate su un materiale abbastanza resistente, che sembra una via di mezzo tra la carta utilizzata in passato e i falliti polimeri.
Un altro piccolo fenomeno legato alle banconote avvenuto durante il regno di Gyanendra, col quale potremmo dire si è infine rifatto degli errori precedenti, è stata l’emissione di una bella banconota speciale da 50 rupie per festeggiare il Giubileo d’Oro, quindi i 50 anni, della Banca Nazionale Nepalese.
Rispetto alla classica banconota da 50 rupie di colore blu, queste presentano un’ancor più piacevole colorazione verde e rossa, e la rivoluzionata grafica propone questa volta un bel ritratto di Re Gyanendra, leggermente sorridente e vestito in abiti tradizionali nepalesi, compreso il comunissimo e tipico cappello storto, invece del pomposo e cerimoniale copricapo dal pennacchio della Casa Reale.
Una volta deposto Re Gyanendra, ed essendoci poco dopo allontanati per un paio d’anni dal Nepal, eravamo curiosi di vedere chi avesse preso posto nello spazio assegnato di solito ai Re, ed è un piacere poter annunciare che le nuove banconote nepalesi ritraggono nientemeno che la cima del Monte Everest: elegante, significativa e completamente apolitica.
Affrontato il lato principale, veniamo quindi al retro delle banconote nepalesi, non meno interessante visto che vi è raffigurata la caratteristica e meravigliosa fauna del paese.
La denominazione più grande, da 1.000 rupie, ritrae giustamente l’elefante, abitante delle regioni meridionali del Terai, raffigurato molto imponente, in piedi di tre quarti, e il colore generale della banconota è il grigio, con qualche tocco di rosso.
Come anche le banconote da 500, la serie del 2009 prevede un rododendro rosso, fiore simbolo nazionale, ed ancora un ritratto del Re individuabile in controluce, ma in seguito furono modificate facendo sparire completamente il Re, e mutando il Rododendro da una macchia rossa a un simbolo rivelabile, ancora in controluce.
La banconota da 500 rupie rappresenta due tigri nell’atto di abbeverarsi: anzi, una sta bevendo mentre l’altra, molto realisticamente, guarda attenta intorno come se fosse stata disturbata da qualche rumore; il colore generale è il marrone.
La comune e richiestissima banconota da 100 rupie, rappresenta un rinoceronte, anche lui come elefanti e tigri abitante delle pianure del Terai, che passeggia di profilo tra gli alti cespugli; il colore di base è un bel verde chiaro.
Sulla banconota da 50 rupie è ritratto un magnifico esemplare di tahr (Hemitragus jemlahicus), un ungulato simile a una grande capra, posizionato di profilo, mentre sullo sfondo si stagliano le sagome di alte montagne, il suo habitat; il colore è il blu.
La rara banconota commemortiva da 50 rupie, di cui abbiamo già accennato, aveva rivoluzionato anche il retro, dove vengono ritratti due splendidi esemplari, maschio e femmina, del Fagiano Hymalayano (Hymalayan Monal, Lophophorus impejanus, uccello nazionale del Nepal), mentre sullo sfondo si staglia il Monte Ama Dablam, famoso non per l’altezza, visto che non raggiunge neppure i 7.000 metri (6.812 per l’esattezza), ma per la sua forma dalla quale ha preso il nome, La Collana (Dablam) della Madre (Ama), rappresentata dal ghiacciaio che sembra appeso al collo di una madre con in grembo il figlio (seppur dal disegno su questa banconota non si capisca affatto).
Scendendo con le denominazioni, si incontrerebbe la rarissima banconota da 25 rupie, emessa nel 1997 da Re Birendra per commemorare il proprio Giubileo d’Argento, cioè i 25 anni al potere, insieme ad una ancora più rara banconota da 250 rupie, forse mai uscita sul mercato.
Entrambe rappresentano il Sovrano con gli occhiali ma senza baffi, mentre sul retro compare una mucca al pascolo colorata inspiegabilmente di rosso e sullo sfondo il famoso Monte Macchapuchree con l’altrettanto famosa Catena dell’Annapurna; il colore della banconota, a parte il contrastante rosso opaco della mucca, è un gradevole grigio-verde.
La banconota da 20 rupie raffigura un elegante esemplare di barasingha (o Swamp Deer, Rucervus duvaucelii), una tra le tante specie di cervi che vivono in Nepal, in particolare nelle pianure, come si intuisce anche dal paesaggio circostante riprodotto sulla banconota; il vistoso colore è l’arancione.
Sul retro delle banconote da 10, viene invece ritratta una famigliola di piccole e meravigliose Antilopi Cervicapra (o Black Buck), con l’elegante maschio cornuto di profilo, la bellissima femmina quasi frontale, e il piccolo accovacciato per terra; il colore della stampa è una specie di marroncino dorato, e lo sfondo è un blando azzurrino.
La banconota da 5 rupie raffigura due possenti e pelosissimi yak al pascolo, seppur l’espressione del muso di entrambi sembra risentire più di altri della stilizzazione; sullo sfondo, nel paesaggio d’alta montagna vengono ritratte alcune cime himalayane, tra cui la dominante il classico Everest; il colore della banconota è un vistoso rosso.
Seppur non siano più stampate da tempo, circolano ancora delle rare e logoratissime banconote da 2 rupie,
dove viene raffigurato un elegante leopardo, su una tonazione di colore grigio-verde chiaro.
Infine, la banconota da 1 rupia riproduce una coppia di giovani cervi muschiati, accucciati, e sullo sfondo il già citato Monte Ama Dablam, ma da un’angolazione diversa rispetto alla banconota speciale da 50 rupie, e dalla quale forse si può intuire la “collana della madre”.
Venendo alla produzione delle monete, bisogna segnalare anche in questo caso l’interessante effetto causato dai cambiamenti politici.
Solitamente un lato era riservato allo yantra (mistico simbolo sacro) della casa regnante, composto da un cerchio che contiene un quadrato, circondato da simboli rappresentanti Vishnu (la divinità delle dinastia Shah), diviso in quattro parti, all’interno delle quali sono scritti i nomi del Re di turno.
Le nuove monete emesse dopo la destituzione della Monarchia, di denominazione 1 e 2 rupie, dentro al quadrato, al posto dei nomi del Re, presentano invece la cima dell’Everest, come riprodotta sulle banconote.
Sull’altro lato bisogna invece segnalare una svolta atea: per quanto riguarda le monete da 1 rupia, si è passati infatti dalle raffigurazioni di importanti templi a una cartina del paese, che si staglia su un classico sfondo di cime himalayane, accompagnata da una poco elegante scritta “Nepal”; mentre in quelle da 2 viene raffigurato un contadino dietro a due buoi, e sullo sfondo le solite montagne.
Le numerose evoluzioni delle monete nepalesi possono essere sintetizzate dando uno sguardo alla storia recente della moneta da una rupia.
Tra le edizioni moderne, la più datata (circa i primi anni ‘90) e prima moneta in materiale “dorato” anzichè “argentato”, è piuttosto piccola, sottile e rappresenta il tempio di Bagheshwari, sotto al quale è impresso il numero 1 scritto nel carattere devanagari più antico.
La successiva emissione fu identica per quanto riguarda le immagini, ma furono modificate le dimensioni rendendola ancora più piccola, ma leggermente più spessa.
Nell’evoluzione successiva, l’unico cambiamento fu quello del numero, poiché la forma stilizzata dell’1 devanagari antico assomigliava notevolmente al numero 2; la nuova forma invece è identica al 9 arabo.
Quindi, salito al trono Re Gyanendra, oltre a sostituire il nome di Birendra dentro allo yantra con il suo, modificò anche l’altro lato, sostituendo il Tempio di Bagheshwari con quello di Talvarahai e apportando lievi modifiche grafiche, come ad esempio mettere il nome del tempio sotto invece che sopra, e scrivere Nepal anche in caratteri latini.
Infine, dopo l’instaurazione della Repubblica, la moneta da 1 rupia è stata completamente rivoluzionata, sostituendo, come già detto, il tempio con una cartina del paese, e il nome del Re all’interno dello yantra con la cima dell’Everest.
Riguardo invece le vecchie denominazioni da meno di una rupia, tipo 50, 25, 20, 10, 5, 2, 1 paise, di materiale simile alla latta, non più prodotte e sparite dal commercio da anni, si possono però ancora trovare nei pressi di templi e santuari, su delle bancarelle dove vengono vendute per le offerte; spesso vengono anche lanciate durante le processioni ed è il motivo per cui talvolta si possono rinvenire lungo la strada.
Ultimo particolare recente delle monete del Nepal è l’improvvisa scomparsa della denominazione da 5 rupie, che sembrava molto utile, ma è sparita misteriosamente dalla circolazione.





sabato 25 febbraio 2012

Continuando la rassegna filosofica di Viverealtrimenti...

...arriviamo ad Agostino e Tommaso, raccontati da Roberta De Monticeli. L'epilogo, nel secondo video, e' di Maurizio Ferraris.
Buona visione!



Di seguito il link alle rassegne precedenti

I presocratici;
Socrate, Platone ed Aristotele

giovedì 23 febbraio 2012

Maoisti in Nepal.

Dal nostro corrispondente Oscar Salvador
 
Oggi affrontiamo scherzosamente l’argomento del Partito Maoista Nepalese, prendendo spunto da un manifesto che abbiamo trovato, appeso ai muri della città di Pokhara, la mattina del 12 Febbraio.
Come prima cosa, bisogna precisare che all’inizio della suddetta mattinata, la pace bucolica della nostra Guest House tra i campi e la base delle verdi colline era stata ripetutamente interrotta dalle gracchianti grida divulgate da un potente megafono.
E una volta giunti in strada, avevamo notato una piccola macchina, Maruti-Suzuki 900, coperta di poster, dentro alla quale quattro sorridenti signori nepalesi armeggiavano con megafono e volantini.
Per annunciare, come appreso dal colorato manifesto trovato poco dopo appiccicato su un muro, un imminente raduno in città del Partito Maoista.
Pur essendo in grado di leggere l’alfabeto devanagari grazie all’apprendimento dell’hindi, la nostra scarsa conoscenza della lingua nepali non ci permette purtroppo di capire tutto, ma speriamo di rifarci cogliendo l’occasione per presentare alcuni importanti personaggi del Partito Maoista Nepalese, che citiamo con costanza nelle nostre rassegne stampa.
Raffigurato in alto a sinistra, sotto alla grande bandiera comunista, è l’attuale Primo Ministro Nepalese, Baburam Bhattarai, mentre sulla destra, dentro allo spazio ovoidale, con tanto di cappellino tipico nepalese, compare un personaggio non meglio chiarito: o il Vice-Segretario del Partito, Mohan Baidya, attualmente a capo della fazione “ribelle”, che non ha accettato gli accordi di pace, oppure il più moderato Jhala Nath Khanal, altro importanto membro del Politburo.
Le scritte comprese tra i due ritratti si riferiscono alla data e al luogo del raduno, mentre i dettagli sono riportati nel piccolo rettangolo bianco tondeggiante, con scritte rosse e nere.
Purtroppo non sappiamo decifrare con certezza il significato della grande parola scritta al centro (janasabhaamaa, forse meeting popolare), mentre le altre scritte in basso, su sfondi rosso e blu, si riferiscono alla presenza del Primo Ministro e agli organizzatori.
Venendo ai piccoli particolari, ed evitando di fare della fin troppo facile ironia sulla quasi patetica grafica dello sfondo con le “facce del popolo”, soprattutto i nostalgici avranno notato la coreografica cornice di bandierine con falce e martello, che abbelliscono il mainfesto su ben 3 lati.
In alto sulla destra poi, di fianco alla scritta bianca traducibile come: Viva il Partito Marxista-Leninista-Maoista, la denominazione completa dei comunisti nepalesi, compaiono due rettangolini sui quali non abbiamo resistito alla tentazione di zoomare.
E qui compare il Numero 1 dei Maoisti nepalesi, Dahal Prachanda, in una specie di foto-tessera del dopoguerra, che affianca nientemeno che uno stuolo di comunisti D.O.C.
Secondo la mistica interpretazione della simbologia comunista, le piccoli dimensioni del ritratto di Prachanda rappresentano l’umiltà, ma allo stesso tempo bisogna notare che si trova al di sopra degli altri due componenti del Politburo (Bhattarai e Baidya-Khanal), dimostrando quindi la sua supremazia; invece, l’accostamento con la crème del pensiero comunista è chiaro come rappresenti la sua superiorità “ideologica”.
Terminando con una nota leggermente più seria, ci siamo permessi di scherzare sul comunismo in Nepal perché ci stiamo rendendo conto, dopo anni di frequentazione del paese, che i Maoisti nepalesi non sono assolutamente uno spauracchio da temere, e conoscendo gli incalcolabili danni all’umanità perpetrati direttamente da ben 3 dei 5 signori che accompagnano la foto di Prachanda, una certa apprensione poteva essere giustificata.
In realtà, sembra che la solitamente rigida mentalità comunista sia stata in grado, in Nepal più che altrove, di adattarsi alle peculiari condizioni locali, senza combatterle o cercare di eliminarle, pur mantenendo certe caratteristiche rivoluzionarie, che si sono rivelate utilissime nell’eliminare l’ormai impopolare monarchia nepalese.
In particolare colpisce la tolleranza verso la religione, che storicamente i Maoisti non hanno mai visto di buon occhio, mentre in Nepal l’argomento di un’eventuale incoerenza, o contrasto ideologico, non è neppure presa in considerazione: i leader Maoisti fanno le pooje indù (o buddiste) come tutti gli altri e talvolta si mostrano in pubblico, senza problemi, con la tika rossa in mezzo alla fronte.

mercoledì 22 febbraio 2012

Felicita' in Bhutan.

Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador 

Proseguendo brevemente l’argomento Bhutan, sul numero del 28 Gennaio del The Kathmandu Post, abbiamo trovato un piccolo ma interessante articolo sulla Felicità Nazionale Lorda butanese.
Ironicamente è intitolato “Yet not happy” (Non ancora felici), e all’interno vengono riportati gli ultimi dati disponibili sull’argomento.
I risultati dell’inchiesta del 2011 mostrano come, secondo l’indice della Felicità Nazionale Lorda del Bhutan, il 41% dei butanesi possono essere classificati come felici, mentre il rimanente 59% sono “non ancora felici”.
Per considerare una persona felice, è necessaria la sufficienza in almeno 6 dei 9 parametri della Felicità Nazionale Lorda: standard della vita, salute, educazione, uso del tempo, buon governo, diversità ecologica, benessere psicologico, vitalità della comunità e tolleranza culturale.
I risultati mostrano che i butanesi raggiungono il maggior numero di sufficienze nella salute, quindi nell’ecologia, nel benessere psicologico e nella vitalità della comunità; nelle aree urbane il 50% della popolazione è felice, mentre la percentuale è del 37% nelle aree rurali; le persone non sposate e i giovani sono tra le persone più felici in Bhutan.
Circa il 59% della popolazione non raggiunge i requisiti per ottenere la sufficienza in 6 o più parametri e sono state classificate come “non ancora felici”; di questi, il 67% delle donne e il 51% degli uomini.
L’inchiesta cerca di stabilire dove sono presenti le insufficienze.
E noi staremo attenti in futuro a segnalare eventuali articoli riguardo la vita butanese.

Articoli correlati: Tabagismi difficili in Bhutan


martedì 21 febbraio 2012

LUNA NUOVA -- martedì 21 febbraio -- da Ajahn Munindo.

Le catene di ogni schiavitù si spezzano
per chi vede chiaramente
e sa bene che siano
concentrazione e visione intuitiva.

  Dhammapada strofa 384

Un visitatore del monastero chiese ad Ajahn Chah come si possa
praticare la meditazione di concentrazione (samadhi) quando in realtà
non c’è un sé. Il maestro spiegò che quando sviluppiamo la
concentrazione, lavoriamo con un sé. Quando sviluppiamo l’intuizione
profonda, lavoriamo con il non-sé. Quindi quando veramente conosciamo
lo stato delle cose, siamo al di là sia del sé che del non-sé.

Con Metta
Bhikkhu Munindo
(Ringraziamenti a Chandra per la traduzione)

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Santacittarama
Monastero Buddhista
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lunedì 20 febbraio 2012

Cricket: una breve presentazione.

Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador 

Una delle caratteristiche peculiari dei paesi del subcontinente indiano, ci riferiamo nello specifico a Pakistan, India, Bangladesh e Sri Lanka, è la diffusa pratica di una complicata disciplina sportiva che in molte altre nazioni fa quasi fatica a essere riconosciuta perfino come uno sport minore, ci riferiamo al cricket.
Come la maggior parte degli sport di squadra fu inventato dagli inglesi e deve la sua sparsa ma omogenea distribuzione internazionale, al fatto che fosse lo sport più praticato durante i lunghi anni della colonizzazione mondiale britannica.
I dieci paesi che fanno parte dell’elite internazionale, dove il cricket è sport professionistico, rappresentano infatti tutti e cinque i continenti, con le quattro nazioni già citate a rappresentare l’Asia, l’Australia e la Nuova Zelanda l’Oceania, il Sud Africa e lo Zimbabwe l’Africa, l’Inghilterra l’Europa, e infine le West Indies il continente americano.
La squadra delle West Indies è una caratteristica esclusiva del cricket, in quanto non rappresenta un’unica nazione, bensì una federazione di stati caraibici di lingua inglese, ma anche altri.
Creata verso la fine del 1800, la Nazionale di Cricket delle Indie Occidentali Britanniche, è anche un ottimo esempio di come lo sport sia molto spesso un veicolo di comunione tra le genti, più di quanto non sia la politica, visto che la Federazione delle Indie Occidentali politicamente fu creata nel 1958, su ispirazione delle federazioni degli stati canadesi e australiani, ma fallì miseramente appena 4 anni dopo a causa di inconciliabili dissidi politici al suo interno.
Venendo all’impatto sociale di questo sport nel subcontinente indiano, bisogna notare come, a causa di una cronica povertà che per cause diverse flagella da tempo tutta l’area, la diffusione dello sport in genere è riservata a un numero molto limitato di praticanti, appassionati ed esperti.
Essendo però una delle poche valvole di sfogo concesse alla gente comune, i successi e gli insuccessi delle varie nazionali vengono seguiti con un notevole interesse, sebbene siamo lontanissimi dalla quasi maniacale passione per il calcio in Italia, dove è noto la nazionale non ha un unico commissario tecnico, bensì 60 milioni...
Comunque è stato stabilito da una ricerca economica che la borsa indiana reagisce in maniera netta alle prestazioni del grande battitore Sachin Tendulkar, dato che, dopo le sue non rare epiche prestazioni, le borse subiscono un notevole rialzo nel volume degli affari, dovuto alla ventata di ottimismo, o viceversa, nel caso di altrettanto non rare debacle del Maestro, e quindi della squadra, il seguente pessimismo e malumore diminuiscono le attività finanziarie.
Entrando leggermente nel dettaglio tecnico, solo per chiarire a grandi linee in cosa consista il gioco del cricket, e senza neppure avvicinarsi al complicatissimo regolamento, si può definire come uno sport di squadra, di mazza e palla, vagamente simile, per i caratteri generali, all’altrettanto complicato, ma leggermente più conosciuto baseball.
Una delle tante caratteristiche che distingue però il cricket da qualunque altro sport è il fatto di essere diviso in più formati, per l’esattezza tre, in base alla durata delle partite e sono chiamati: Test Match, One Day International e T-20 (o T-Twenty).
Seppur le regole essenziali del gioco nei vari “format” subiscano solo leggere modifiche, le differenze tecnico-tattiche sono numerose, come d’altronde succederebbe se il calcio, ad esempio, fosse giocato anche in partite da mezz’ora per tempo, o magari solo 15-20 minuti.
I Test Match rappresentano il cricket originale, come giocato dai primi del 1800, con partite sulla distanza dei cinque giorni, che tra l’altro possono terminare in noiosissimi pareggi.
Date le difficoltà organizzative, non ultima la non facile reperibilità di atleti preparati a trascorrere ore sotto al sole a fissare attentamente una pallina pericolosamente dura, che viaggia in media a velocità ben superiori i 100 km/h, questa forma è oggi praticata solo dai dieci paesi che abbiamo detto fanno parte dell’elite mondiale.
Per ovviare quindi a questi problemi organizzativi e favorire una maggior diffusione, anche grazie al progessivo affermarsi in campo sportivo delle televisioni, verso la fine degli anni ‘60 iniziò a diffondersi un formato più veloce, che limitando il numero di lanci disponibili per ogni squadra per eliminare i battitori avversari a 300, piuttosto che all’infinito come nei Test Match, ha ridotto la durata delle partite a circa 8 ore, ed è stato quindi giustamente chiamato One Day International.
La prima partita ufficiale internazionale in questo nuovo formato è stata giocata nel 1971 tra Inghilterra e Australia, ma è diventato presto popolarissimo anche perché, finalmente, si sono potuti organizzare dei Campionati Mondiali che rappresentano la massima espressione di ogni sport.
In quest’era moderna, dove tutto viene velocizzato, anche le partite di un giorno richiedono comunque un grande dispendio di tempo e risorse, così all’inizio del XXI secolo si è diffuso un formato di cricket ancora più rapido, in cui i lanci sono limitati a 120 per squadra e le partite durano circa 4-5 ore.
Secondo i puristi, gli intenditori e i più accaniti appassionati, il vero cricket è quello tradizionale dei lunghi Test Match, i quali, pur correndo il rischio di partite, o lunghe fasi, piuttosto noiose, offrono la possibilità di apprezzare tutte le numerose caratteristiche che rendono questo sport unico; non ultime le fasi di riposo che comprendono: una pausa per il pranzo, un paio per il thé, altre varie per i drinks, più alcune chiaramente di ordine tecnico-sportive.
Il formato da un giorno era stato accettato a malincuore, quasi come un tollerabile compromesso, che però ha fatto felici milioni di persone comuni che finalmente si sono potute avvicinare un po’ di più alla disciplina: poter dedicare un giorno ogni tanto al cricket è infatti ben più facile che dedicargliene cinque di fila.
Invece, la versione iperveloce, per ovvie ragioni, ha attecchito soprattutto sui giovani, ma a livello tecnico viene considerata, anche dagli stessi addetti ai lavori, poco più che un remuneratissimo allenamento.
Questo formato infatti ha favorito la diffusione e lo sviluppo del cricket, a tal punto da diventare una specie di gallina dalle uova d’oro: con la possibilità concreta di giocare più partite in un arco di tempo minore, sono chiaramente nati i mondiali di T-20, nonché vari e lucrosissimi campionati nazionali, sia in India che altrove, e addirittura una cosiddetta Champions League.
Questo atteggiamento di favorire più il business dello sport, purtroppo sta già iniziando a “strangolare la gallina”, in quanto un calendario internazionale troppo intenso sta scontentando i giocatori, creando molte partite insignificanti e allontanando i tifosi dagli stadi (curioso notare come tutti questi aspetti avvicinino incredibilmente il cricket al calcio).
Nonostante questo, per il momento il cricket sta vivendo un periodo d’oro, grazie anche ai successi dell’India, dove è lo sport più popolare per più di un miliardo di persone.
Venendo quindi a una panoramica delle prestazioni fornite dalle nazionali asiatiche e del loro impatto a livello internazionale, partiamo dal paese più debole, poiché più giovane, cioè il Bangladesh.
Nato come stato indipendente dopo la scissione dal Pakistan nel 1971, e appartenuto precedentemente insieme allo stesso Pakistan all’India Britannica fino alla partizione del 1947, la nazionale di cricket bangladescia si è affacciata sulla ribalta internazionale nel 1986 per quanto riguarda le partite da un giorno, mentre solo nel 2000 ha ottenuto lo status per giocare i Test Match di cinque giorni.
Data quindi l’evidente inesperienza, i risultati nei Test Match sono spesso ancora disastrosi, seppur bisogna notare i continui progressi e un’intelligente politica improntata sui giovani, numerosissimi in Bangladesh, che potrebbe portare presto qualche successo.
Nel formato da un giorno, le prestazioni ai Mondiali, a parte qualche rara vittoria, sono sempre state piuttosto deludenti, culminate con l’ultima edizione organizzata dal Bangladesh insieme a India e Sri Lanka, dove la nazionale bengalese, pur giocando in casa, è stata eliminata nel girone preliminare, dopo prestazioni mediocri dovute più che a incapacità tecnico-tattiche, alla pressione che nel cricket è un aspetto estremamente pericoloso.
Lo Sri Lanka vanta una storia crickettara decisamente più lunga di quella bengalese, avendo giocato il primo incontro da un giorno nel 1975 ed essendo entrato a far parte delle nazioni che giocano i Test Match nel 1982.
Nel formato più lungo, pur non avendo mai raggiunto il primo posto nel ranking (o forse per brevissimo tempo), è sicuramente una nazionale rispettabile, che in genere ha nei lanciatori le sue punte di diamante, ma che ha prodotto, e continua a produrre, consistenti battitori.
Nel formato da un giorno ha invece ottenuto un inaspettato successo ai Mondiali negli anni ‘90, mentre ultimamente è stato sconfitto per tre volte di fila in finale.
Data la recente stabilità politica raggiunta dal paese dopo la fine della guerra civile, c’è da aspettarsi un ulteriore miglioramento, in una nazione dove gli abitanti non sono così numerosi come nei più popolosi paesi limitrofi, ma che abbonda di talento e segue un’attenta e mirata politica riguardo i settori giovanili.
Il Pakistan, potendo contare su una maggior esperienza, primo Test Match come indipendente nel 1952 e primo One Day nel 1973, nonché su una maggior popolazione rispetto allo Sri Lanka, vanta qualche successo in più a livello di Test Match, mentre come One Day, ai Mondiali, ha ottenuto una sola vittoria (alla quale però bisogna aggiungere due finali e una vittoria nei tre recenti mondiali di T-20, dove lo Sri Lanka ha invece avuto scarsi risultati).
Questo nonostante sia attualmente lo stato più problematico della regione (e forse del pianeta), il mondo del cricket pakistano sia costantemente travolto da scandali su scommesse e corruzione, e sia gestito politicamente forse peggio del paese stesso: è davvero un mistero come il Pakistan abbia offerto e continui a offrire ottimi velocissimi lanciatori, nonché caparbi ed eleganti battitori.
Infine l’India, che si può fregiare di essere la nazionale di maggior successo del subcontinente, non solo per le maggiori dimensioni e popolazione, ma anche grazie ad alcune caratteristiche psicologiche indiane, che in molti sport sono indifferenti, se non addirittura uno svantaggio, mentre nel cricket diventano invece una formidabile arma.
Parliamo in particolare della pazienza e delle capacità d’accettazione e distacco, tipiche della cultura indiana, e così utili filosoficamente nella vita di tutti i giorni, che trovano in questo strano sport un perfetto utilizzo, aiutando i giocatori indiani a gestire molto bene i momenti di pressione.
Grazie anche a una recente crescita economica, l’India è considerata oggigiorno il centro nevralgico del cricket internazionale, e l’ultima trionfale vittoria ai Mondiali del 2011, è sia un fine che un mezzo.
Questo nonostante alcune lacune tecniche che sembrano irrisolvibili, su tutte la mancanza cronica di affidabili lanciatori veloci, che però, misteriosamente, pullulano nel vicinissimo Pakistan.
I battitori indiani invece sono da sempre considerati i migliori, probabilmente anche a causa dei difficilissimi campi di gioco indiani sui quali sono obbligati a giocare, e molti di loro occupano i gradini più alti delle classifiche di merito e delle numerosissime statistiche.
Per concludere, data la sempre maggior presenza di cittadini provenienti da questi paesi nelle nazioni dove tradizionalmente il cricket non ha alcun seguito (l’Europa continentale), c’è da aspettarsi nel prossimo futuro un maggior interesse verso questo sport e quindi un sicuro aumento dei suoi estimatori.

P.S. Per la cronaca, la Nazionale Italiana di cricket, grazie a numerosi giocatori di origine asiatica, appartiene alla prima categoria europea, con un rispettabile ranking continentale intorno al 5-6° posto, mentre a livello mondiale partecipa alternativamente alla 3-4a categoria, con un ranking intorno alla 25-30ima posizione.
Finora, purtroppo, non è ancora riuscita a qualificarsi per nessuna edizione dei Campionati Mondiali, non solo per le ancora deboli qualità sportive, ma anche a causa del numero limitato di squadre che vi partecipano, visto che oltre alla dieci nazioni principali, vengono accettate in genere solo altre 4 o 6 squadre
Dal 13 al 24 Marzo del 2012, negli Emirati Arabi si disputerà un grande torneo di qualificazione per i prossimi Mondiali del formato T-20, a cui parteciperanno ben 16 nazionali divise in due gironi e dove l’Italia è stata sorteggiata con Irlanda, Kenya, Scozia, Namibia, Uganda, Oman e gli Stati Uniti.
Le prime classificate di ogni girone giocheranno quindi una finale, e solo la vincente avrà garantito il posto per il Mondiale, impresa, per i colori azzuri, forse ancora proibitiva.

domenica 19 febbraio 2012

Il caffè filosofico: Socrate, Platone ed Aristotele.

Continuiamo la nostraa rassegna filosofica, mantenendo un ordine rigorosamente cronologico. Dopo i Presocratici, raccontati da Emanuele Severino, Socrate, Platone ed Aristotele presentati da Maurizio Ferraris.
Buona visione!



Post correlati: Il caffè filosofico su Viverealtrimenti

sabato 18 febbraio 2012

Parapendiate in Nepal.

Dal nostro corrispondente Oscar Salvador

Il parapendio è uno strumento simile al paracadute che permette di praticare la disciplina del volo libero di pendio, sebbene per praticità il nome del mezzo è stato esteso anche alla disciplina.
Questa moderna attività sportiva sta ottenendo un sempre maggior successo grazie a numerosi fattori, non ultimo la possibilità concreta di avvicinare l’uomo al sogno di volare.
Oltre a questo, vanno segnalati i continui progressi in campo tecnologico che permettono la sperimentazione di materiali sempre più affidabili, nonché alcune caratteristiche tecniche che rendono il parapendio il metodo più semplice e sicuro per provare l’ebbrezza del volo.
In  confronto a qualunque tipo di mezzo a motore, per quanto piccolo e ultraleggero, i vantaggi di non dover dipendere da nessun tipo di carburante e di non creare alcun tipo di inquinamento, neppure quello acustico, sono evidenti, mentre rispetto al paracadutismo e al diffuso banjee-jumping, il parapendio permette un’esperienza meno eccitante ma più simile al volo controllato che non ad una semplice caduta.
Rispetto invece alla simile disciplina del deltaplano, che dopo il passato successo sta diventando leggermente obsoleta a causa dell’introduzione di piccoli motori che ne favoriscono la manovrabilità, vi sono dei vantaggi riguardo alla sicurezza, soprattutto nelle laboriose e delicate operazioni di partenza, che nel parapendio possono essere interrotte in qualunque momento, mentre nel deltaplano questo non è possibile, e nel caso di errori le conseguenze possono essere disastrose.
In base alle condizioni atmosferiche, relative ai venti e alle correnti d’aria, il parapendio può essere diviso in due tipologie di volo: dinamico o termico.
Nel primo caso, la forza che consente alla vele di aprirsi e al pilota di planare nell’aria, è determinata esclusivamete dal vento che, soffiando in direzione dei pendii dai quali sono previsti i lanci, risale verso l’alto.
Il volo termico, invece, prevede l’utilizzo delle correnti ascensionali calde, esattamente come fanno in natura i grandi uccelli rapaci.
Specialmente alla mattina, qualche ora dopo il sorgere del sole, i raggi iniziano a scaldare l’aria che si trova nelle pianure poste sotto ai rilievi, ed essendo più leggera, essa tende a salire.
Questo sistema di volo è quello preferito dai praticanti poiché permette di volare quasi a tempo indeterminato; unica esigenza è il sole, altrimenti, senza il supporto delle correnti calde ascensionali, si scende in fretta e i voli durano molto poco.
I rischi legati a questa attività, apparentemente e profanamente pericolosissima, sono in realtà molto limitati e determinati in genere da condizioni climatiche avverse, che però possono essere prevedibili e verificabili.
Nel caso del volo termico vi è anche la possibilità di salire troppo in alto e rischiare di avvicinarsi a eventuali cumuli nembi, che di solito provocano imprevedibili cambiamenti nel vento che possono essere pericolosissimi; in ogni caso, l’attrezzatura completa prevede un paracadute d’emergenza, da utilizzare proprio se si perdesse il controllo della vela principale.
Terminando l’argomento sicurezza, bisogna notare come, curiosamente all’opposto di quanto si possa pensare di primo acchito, più in alto si vola minori sono i rischi di incidenti, visto che questi aumentano in rapporto alla vicinanza col suolo.
Tra i tanti luoghi dove intrepidi appassionati hanno scoperto le condizioni adatte per praticare questa interessante disciplina, uno dei migliori è la collina di Sarangkot, situata in posizione dominante sopra il Lago di Pokhara, in Nepal.
Grazie alla posizione e alla conformazione della valle e delle montagne circostanti, i lanci dalla cima di Sarangkot sono considerati tra i più sicuri e semplici, e chiaramente quelli più panoramici, con il placido lago ai piedi e le cime himalayane alle spalle.
Sebbene la zona sia attrezzata per tale attività da molto tempo, il vero boom del parapendio nepalese sta avvenendo solo da un paio d’anni, grazie alla rinnovata stabilità politica del Nepal che sta favorendo l’afflusso di turisti stranieri.
Infatti, nella zona turistica del lungolago, le agenzie che offrono i voli, gestite da nepalesi ma con istruttori occidentali, sono sempre più numerose, visto che il fascino di volare sembra non conoscere confini e attira turisti da tutto il Mondo; e grazie al diffuso sistema del volo in tandem, cioè con un istruttore che si occupa di tutto l’aspetto tecnico, non è neppure necessaria alcuna particolare esperienza.
Tutto sembrerebbe perfetto quindi, se non fosse per il vistoso e spiacevole aumento di grandi jeep, minivan e taxi vari che portano i volatori in cima alla collina e poi li vanno a recuperare quando atterrano, in genere a nord del lago.
Per non trasformarci da semplici testimoni in bisbetiche zittelle, abbiamo resistito alla perversa tentazione di tenere il conto dei mezzi legati all’attività del parapendio che vanno avanti e indietro lungo la strada, e che avremmo anche potuto fare, muniti di binocoli, stando tranquillamente seduti sul terrazzo di fronte alla camera, ma ci siamo accorti dell’incremento semplicemente per il vago fastidio che danno alla mattina nel centro della cittadina, e nel pomeriggio nell’altrimenti tranquillissima zona nord del lago.
Sebbene sia decisamente prematuro parlare di danni all’ambiente, ciò che colpisce è il paradosso che questo fenomeno crea, visto che il parapendio dovrebbe essere il mezzo di trasporto ecologico per eccellenza, ma se prima e dopo il lancio servono dei potenti mezzi a motore (l’attrezzatura infatti è piuttosto voluminosa), questo presupposto crolla miseramente.
Oltretutto nessuno sembra minimamente rendersene conto e rimpiangiamo di non aver affrontato l’argomento con il nostro amico Phil, un inglese appassionato di parapendio, che è stato nostro vicino di camera per quasi due mesi in quel di Pokhara, e che citiamo non solo per l’amicizia, ma per dargli credito di essere stato la fonte attendibile delle notizie che abbiamo riportato.

giovedì 16 febbraio 2012

Il caffè filosofico su Viverealtrimenti.

Non si filosofa più a sufficienza ed i risultati si vedono, nel mondo.
Dunque, Viverealtrimenti ha deciso di offrire una rassegna filosofica, valorizzando il buon lavoro de Il Sole 24 Ore: Il caffè filosofico; la filosofia raccontata dai filosofi.
Iniziamo oggi con i presocratici, raccontati da Emanuele Severino.
Buona visione e buona filosofata!

mercoledì 15 febbraio 2012

Primavera-Estate all'Eco-House (Siracusa).


PROGRAMMA ATTIVITA' ECO-HOUSE NAMASTE primavera-estate 2012
Da Aprile ricominciano le attività di meditazione, gruppi, corsi e work-shop aperti a tutti:in fondo alla mail trovi il programma, per altre informazioni visita il blog http://centronamaste.altervista.org

Il 28-29 Aprile primo appuntamento con il work-shop esperienziale di Clown-Therapy


OSPITALITA' ECOSOLIDALE ECO-HOUSE
Anche quest'anno, da metà Aprile, ricomincia l'ospitalità ecosolidale all'Eco-house, per tutte le info sui contributi visita la pagina: http://centronamaste.altervista.org/contributi-2/


LAVORO ALL'ECO-HOUSE ALLA PARI
Ti piace lavorare in giardino? Fare lavori manuali all'aperto? Costruire muretti in pietra, annaffiare, prenderti cura in modo sostenibile e rispettoso dell'ambiente? Il tutto in campagna, vicino al mare e in uno spazio per meditare? Da Maggio a fine Agosto l'Eco-house ti ospita alla pari in cambio del tuo lavoro. Se sei interessata/o leggi le info su: http://centronamaste.altervista.org/meditare-la-vita/work-meditation/ e invia una mail a centronamaste.info@gmail.com


CAMBIO SITO INTERNET
Splider che ospitava il nostro blog ha chiuso, adesso potete trovare informazioni sull'Eco-house sul blog http://centronamaste.altervista.org

Se hai amici, colleghi e familiari a cui piacerebbe fare meditazione, provare l'ospitalità eco-solidali al sole e mare in Sicilia, l'esperienza del lavoro alla pari insieme agli altri, fare corsi esperienziali, vivere in modo eco-sostenibile digli che ci siamo!!! :)

Ciao e un abbraccio,
Eco-house 
Namaste



PROGRAMMA ECO-HOUSE NAMASTE 2012  


21-22 APRILE
“RIDI CHE TI PASSA…” workshop esperienziale di CLOWN THERAPY


26-27 MAGGIO
L’energia dell’Universo nel cuore: seminario Reiki I livello 
9-10 GIUGNO
Campo di Meditazione


23-24 GIUGNO
Cucinare con pancia: corso di cucina e pasticceria naturale


23-24 LUGLIO
Condivisione di gruppo: BODYWORK Balli, massaggi, movimento e coccole: viviamo il corpo e affidiamoci al sentire interiore!


23-24 LUGLIO
Condivisione di gruppo: QUI E ORA Se non ora, quando? Se non qui, dove? Se non te, chi?


25-26 LUGLIO
Condivisione di gruppo: IL TESTIMONE Se migliori l’ego ti perdi, se lo combatti ti distruggi, se lo osservi te ne liberi e celebri!


27-28 LUGLIO
Condivisione di gruppo: LA VIA REGALE L’Essere, appena smette di credere all’ego, è già Buddha


1-5 AGOSTO  
PATH OF LOVE FOR LOVERS  Con l’istinto sentiamo, con l’amore celebriamo, con l’anima ci dissolviamo insieme nell’universo


7-8 AGOSTO
Condivisione di gruppo: RIDERE LA VITA Perchè l’esistenza si diverte sempre e gioca con la vita!


10-15 AGOSTO
Summer Celebration Festival


18-19 AGOSTO
Campo di Meditazione


19-21 OTTOBRE                 
Festa di Autunno con la raccolta delle olive


20 OTTOBRE
AUM Meditation  + Disco Meditation

martedì 14 febbraio 2012

Migrazioni dal Nepal.

Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador

Prendendo spunto dalla pagina 2 del The Kathmandu Post del 7 Febbraio, intitolata Development, cogliamo l’occasione per parlare degli espatriati nepalesi.
La pagina era divisa in tre articoli dedicati all’argomento, di cui quello centrale era intitolato “Remittance flows workers’ woes remain” (I soldi scorrono ma i disagi dei lavoratori rimangono).
Ramesh Mahat di Panchthar, ritornato in Nepal pochi giorni fa, si sta preparando per andare di nuovo in Kuwait, dicendo di essere spinto dal non aver trovato lavoro a casa.
Mahat, che precedentemente si recò nel Golfo attraverso un “canale irregolare”, afferma che questa volta seguirà il processo legalmente.
Come Mahat molti altri nepalesi sono obbligati a recarsi nel Golfo, o nel Medioriente, attraverso sistemi illegali, per la mancanza di opportunità di lavoro in Nepal.
Secondo il Dipartimento dell’Impiego all’Estero, attualmente tutti i giorni circa 2.000 persone richiedono il permesso di recarsi all’estero per lavorare.
Dati ufficiali del Governo mostrano che circa 2.2 milioni di persone, circa il 7,3% della popolazione totale, stia lavorando in qualche nazione straniera, sebbene si dica che il numero reale sia ben maggiore; la maggior parte di questi lavoratori appartiene ad una fascia d’età che va dai 20 ai 23 anni.
Il contributo dei soldi che rientrano in Nepal pare che arrivi a costituire il 20% del PIL, e sebbene non siano disponibili dati precisi a riguardo, secondo il Rapporto sull’Emigrazione Nazionale il Nepal nel 2011 ha ricevuto 260 milioni di rupie, che sarebbe pari al 19% del PIL.
Nonostante quindi le rimesse dall’estero siano una delle maggiori fonti di guadagno per il paese, i problemi che affliggono i lavoratori continuano a passare inosservati.
Con la crescita del lavoro all’estero come una prominente industria, agenti disonesti, orientamento pre-partenza, adeguato training, problemi legali, leggi che non sono favorevoli alle donne, gli alti tassi di interesse che i lavoratori devono pagare agli usurai e i gravi problemi burocratici nel riportare in patria il corpo dei deceduti, sono le più grandi sfide che sta affrontando il settore.
Molti lavoratori emigranti nepalesi non seguono nessun corso pre-partenza o classi di orientamento, sebbene siano obbligatori secondo le leggi sull’emigrazione.
Il Comitato per la Promozione dell’Impiego all’Estero afferma che solo 500 persone hanno visitato i loro uffici quest’anno; il Direttore Esecutivo del Comitato, Sthaneshwor Devkota, fa notare come la mancanza di informazioni sulle condizioni di lavoro e sulle leggi dei paesi di destinazione espongono i lavoratori a vari rischi.
Un funzionario del Dipartimento dell’Impiego all’Estero, che preferisce rimanere anonimo, afferma che un gran numero di lavoratori e di agenzie di reclutamento comprano dei falsi certificati di orientamento e training.
“I lavoratori emigranti sono sempre di fretta, non seguono il regolare processo e si espongono ai rischi; le persone ottengono il permesso senza la dovuta documentazione pagando agenti ed ufficiali”
Più di 200 brokers individuali e legati a varie agenzie sono attivi al Dipartimento dell’Impiego all’Estero, e siccome sono tutti in buone relazioni con gli ufficiali, spesso assistono loro stessi nell’ottennere documenti illegali (rendendo quel dipartimento una delle Agenzie Governative più corrotte del pianeta n.d.r.).
Un recente rapporto di Amnesty International dichiara che il 30% del totale dei lavoratori emigranti siano donne, come anche circa l’80% dei lavoratori senza documenti regolari; seppur i dati nazionali dimostrano che il numero totale di lavoratrici donne sia solo il 10% del totale.
La domanda più importante in questo caso è: perché e come donne senza documenti regolari riescano a volare all’estero?
Se il rapporto di Amnesty International è credibile, i procedimenti legali per le donne non sono così agevoli come quelli per gli uomini, in più non ci sono accordi legali con i paesi dove vi è un’alta richiesta di personale femminile.
Solo recentemente il Nepal ha firmato degli accordi con 4 paesi del Golfo, Kuwait, Emirati Arabi, Arabia Saudita e Qatar, per inviare personale femminile da impiegare nei lavori domestici, sebbene questi accordi non abbiano portato nessuna grande differenza nella situazione delle donne.
L’abitudine di utilizzare “canali irregolari” fa anche sì che non possano chiedere aiuto legale se e quando hanno dei problemi.
Uno studio commissionato dal Ministro del Lavoro e dei Trasporti e dall’Organizzazione Internazionale per l’Emigrazione, ha evidenziato che il 40-50% del totale dei lavoratori emigranti è andato all’estero attraverso canali irregolari e molto probabilmente dovranno soffrire ancora.
Il Nepal in molti paesi non ha ambasciate per aiutare i propri cittadini nei momenti difficili e ha firmato memorandum a riguardo solo con 5 paesi: il Governo dovrebbe iniziare a firmare accordi bilaterali con tutti i paesi dove i lavoratori volano, senza guardare al numero dei lavoratori impiegati.
Il rapporto di Amnesty International afferma che i lavoratori pagano fino al 60% di interessi annui per i soldi che prendono in prestito per andare all’estero, e anche in questo caso il Governo dovrebbe proporre degli incentivi per incoraggiarli e assisterli economicamente.

lunedì 13 febbraio 2012

Notizie fresche dal Nepal.

Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador

L’ultima decina di numeri del The Kathmandu Post si sono concentrati su due questioni in particolare, una politica, l’altra riguardo la vita pratica.
Politicamente è iniziato il processo di smantellamento delle divisioni degli ex-guerriglieri Maoisti, che rappresenta un notevole passo avanti nel processo di pace (4 Febbraio Peace progresses as combatants go home; The process to return over 7,000 combatants to civilian lives – La Pace progredisce con i combattenti che ritornano a casa; Il processo di restituire 7.000 guerriglieri alla vita civile continua).
Seppur si sia verificata una situazione piuttosto ambigua riguardo il rilascio degli assegni ai guerriglieri che hanno scelto di ritirarsi (6 Febbraio Maoist Party ‘seeks’fighters’ cash; Many combatants complain that commanders snatched cheques, I-card - .Il Parito Maoista “cerca” i soldi dei combattenti; Molti combattenti si lamentano che i comandanti gli hanno requisito gli assegni e le Carte d’Identità).
Infatti pare che i comandanti Maoisti stiano requisendo alcuni assegni chiedendo una percentuale da riservare ai combattenti disabili e al finanziamento della cellula giovanile del Partito, come avevano accordato, forse un po’ ambiguamente, in passato (7 Febbraio Now, YCL members seek their share – Pocketing fighters’ cash ‘party policy’ – Novità, i Membri della Sezione Giovanile cercano la propria parte – Intascare i soldi dei combattenti fa parte della “politica del Partito”; 8 Febbraio Maoist Party to give cash incentives to YCL cadres; Party leaders fret about financial liability; Rival faction at odds over cash – Il Partito Maoista darà i soldi come incentivo ai cadetti della Sezione Giovanile; I leader del Partito agitati dalle responsabilità finanziarie; Fazioni rivali in contesa sui soldi).
Per quanto riguarda la politica vanno segnalate altre piccole notizie positive, come gli accordi tra le fazioni rivali all’interno del Partito del Congresso, evidenziati da un grande titolo in prima pagina (5 Febbraio Koirala, Deuba feud sees an end, finally; Party Prez offers leadership of 2 sister wings to Deuba faction – La disputa tra Kiorala e Deuba verso una conclusione, finalmente; Il Presidente del Partito offre a Deuda il comando di due fazioni sorelle).
Altra piccola notizia positiva, ma che dovrebbe aiutare indirettamente ad accelerare, o almeno a non rallentare, il processo di democratizzazione del Nepal, è il definitivo abbandono di casi penali nei confronti di 11 leader Maoisti nepalesi, da parte della Corte del Distretto di Patna nello Stato indiano del Bihar.
Forse per evitare di creare inutili tensioni e grattacapi, la solitamente farraginosa macchina burocratica indiana, ha velocemente chiuso il caso, assecondando le richieste nepalesi e la questione sembra essersi risolta senza alcun contrattempo (2 Febbraio Pag. 1 Bihar starts process to withdraw cases against Nepali Maoists; Criminal cases against 11 Nepali leaders are pending in Patna District Court for nearly eight years – Il Bihar inizia il processo di abbandono dei procedimenti contro Maoisti nepalesi; I casi contro 11 leader nepalesi stanno ancora pendendo nella Corte di Patna da circa 8 anni; Pag. 4 Bihar Govt’s positive gesture – Gesto positivo del Governo del Bihar; 4 Febbraio Bihar court acquits Nepali Maoists; The acquittal follows intervention by the Indian Government at Nepal’s request – La Corte del Bihar assolve i Maoisti nepalesi; L’assoluzione segue l’intervento del Governo Indiano su richiesta di quello del Nepal).
Ma la grande questione d’attualità nella vita nepalese è quella che concerne il rifornimento del gas, che oltre ad essere aumentato di prezzo, come evidenziato nella scorsa rassegna stampa, sta scarseggiando sempre più.
Il 28 Gennaio la notizia era ancora riservata alla pagina economica, seppur il titolo non fosse benaugurante (28 Gennaio Commoners and politicians, LPG shortage has hit ‘em all; Such is the shortage of cooking gas that LPG dealers have been receiving requests from lawmakers and politicians to manage LPG cylinders for them. Even Supplies Minister Lekh Raj Bhatta told Gyaneshwor Aryal, former President of Nepal Gas Dealers Federation, that his gas cylinders have gone empty – Gente commune e politici, la carenza di gas li ha colpiti tutti; Tale è la mancanza di gas per cucinare che i rifornitori di gas stanno ricevendo richieste perfino da avvocati e politici per gestire le bombole per loro. Il Ministro dei Rifornimenti, Lekh Raj Bhatta, ha detto a Gyaneshwor Aryal, ex-presidente della Federazione dei Rifornitori di Gas del Nepal, che perfino le sue bombole sono vuote).
Successivamente, non migliorando per nulla la situazione, la notizia è balzata in prima pagina dove è apparsa ai primi di Febbraio (2 Febbraio Public at wit’s end as fuel shortage worsens – La popolazione perde la pazienza nell’aggravarsi della carenza di gas).
A causa del’intensificarsi della crisi, si sono addirittura verificati degli episodi di violenza nei confronti dei rari e incolpevoli distributori, e neanche questo chiaramente ha aiutato a trovare una soluzione al problema (3 Febbraio Police escorts vehicle carrying gas cylinders – La polizia scorta i veicoli che portano le bombole del gas).
Per ovviare alle difficoltà conseguenti, molti abitanti nella Valle di Kathmandu stanno tornando ai loro rispettivi villaggi, dove, grazie alla legna dovrebbero riuscire a mangiare nuovamente cibo cotto; stando alle righe finali dell’ultimo articolo a riguardo, qualche miglioria sembra si avrà solo dopo il 15 Febbraio quando i rifornimenti dovrebbero normalizzarsi (8 Febbraio Cooking gas crisis fast spiralling out of control – La crisi del gas per cucinare sta andando velocemente fuori controllo).
Per finire questa rassegna con una nota positiva, riportiamo un articolo apparso il 1 Febbraio dal titolo Norway minister urges flexibility among parties (Ministro norvegese raccomanda flessibilità ai Partiti), dove oltre alla raccomandazione del titolo, sembra emanare un cauto ma fondato ottimismo verso il miglioramento politico e quindi economico del paese.
Affermando che visti i recenti sviluppi non c’è più il rischio di ricadere nella guerra, Erik Solheim, Ministro dell’Ambiente e dello Sviluppo Internazionale, sembra anche rassicurato dai colloqui avuti in quei giorni col Capo Supremo dei Maoisti Dahal Prachanda, ma anche con i leader dell’Opposizione.
La speranza è che l’esperienza di Mister Solheim, già intermedario di pace internazionale in Sri Lanka tra il Governo e le Tigri Tamil, possa aiutare in qualche modo, come anche i progetti di investimento proposti per due grandi centrali idroelettriche, così semplicemente necessarie.

Altre rassegne stampa ed articoli sul Nepal possono essere letti nella sezione Storie d'Oriente di questo blog-magazine.