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sabato 31 marzo 2012

The Times of India.

Dal nostro corrispondente Oscar Salvador

Rientrati in India dopo un lungo soggiorno invernale in Nepal, le nostre rassegne stampa saranno quindi basate, per alcuni mesi, sui giornali indiani.
Ma prima di dedicarci ai dettagli delle notizie presentiamo la fonte.
I quotidiani in lingua inglese più diffusi nel nord del paese sono 4: The Times of India, Hindustan Times, Indian Express e The Hindu, più o meno in ordine dall’alto al basso nel numero di vendite.
Da anni il nostro giornale preferito è il The Times of India per due motivi: il primo decisamente puerile, cioè la presenza di un maggior numero di strisce comiche e notizie sportive; la seconda invece sociologica, in quanto siamo convinti che leggere i giornali più diffusi aiuti a capire che cosa sanno le persone comuni, o almeno cosa si vuole che sappiano.
E il The Times of India (abbreviato nell’acronimo TOI), fondato nel 1838, con più di 2 milioni di copie giornaliere è il quotidiano in lingua inglese più diffuso non solo in India ma al mondo.
In generale bisogna riconoscere che i giornali indiani godono di una notevole libertà d’espressione e non hanno grossi problemi a criticare i vari governi, sia quello centrale che quelli locali, ma mostrano una quasi eccessiva imparzialità che spesso non aiuta il lettore a capire quale sia la reale situazione (fenomeno che capita talvolta anche con gli articoli di wikipedia).
Sebbene questo sia positivo poiché permette al lettore di farsi un’idea indipendente, talvolta è deleterio quando non gli vengono forniti dati reali sufficienti per crearsi l’idea.
Spesso capita, ad esempio, di leggere articoli molto critici su argomenti particolarmente caldi, che però terminano mostrando, o addirittura appoggiando, una tesi apparentemente contraria a quanto scritto prima, lasciando il lettore alquanto confuso.
A onor di cronaca dei 4 quotidiani che abbiamo citato il più serio sembra essere The Hindu che dedica maggior spazio alla politica e alla società piuttosto che al sensazionalismo.
Venendo ai particolari del The Times of India, l’edizione sulla quale faremo affidamento è quella di Varanasi, in genere composta da 18-20 pagine, divise approssimativamente in questo modo.
La prima pagina è la solita accozzaglia di notizie “clamorose” come nei giornali di tutto il mondo, mentre aprendo il primo foglio si trova subito la sezione Times City dedicata alle notizie cittadine.
Seppure talvolta siano presenti notizie interessanti o vagamente utili, in generale la sensazione che danno queste 1 o 2 pagine è di un elevato provincialismo che sfocia spesso nel patetico.
Dalle puerili didascalie delle foto di turisti stranieri, ad articoli su “rivoluzionarie” scoperte scientifiche di qualche dipartimento dell’Università cittadina, il tono generale è quello di mettere Varanasi al centro dell’Universo, come caposaldo imprescindibile nella storia dell’umanità, e forse è proprio questa mentalità a dimostrare che non lo sia.
Dopo le news cittadine è la volta di una paginetta sulle notizie regionali, e quindi almeno 4 pagine di notizie nazionali, dalle quali presumibilmente trarremo gran parte del materiale per le nostre rassegne stampa.
La sezione successiva, Times Global, è quindi dedicata alle notizie internazionali alle quali sono riservate 1 o 2 pagine, seppur il numero degli articoli rimanga scarso in ogni caso visto che quando sono distribuiti su due pagine aumentano anche le inserzioni pubblicitarie.
Ovviamente l’occhio è puntato prevalentemente sull’Asia, Cina e Pakistan sempre presenti con qualche piccola o grande news, ma almeno un articolo su quanto succede negli Stati Uniti e in Europa compare quasi quotidianamente.
Costante è invece la sezione riservata al gossip internazionale, sempre accompagnata dalla foto di una qualche donna famosa occidentale in abiti succinti; questo perché agli indiani piace pensare che le donne occidentali siano tutte delle poco di buono.
In realtà a causa della stretta censura in materia di nudità, non viene esposto molto e le pose non sono neppure lontanamente volgari, ed è anche vero che negli allegati vi sono foto di splendide attrici indiane poco vestite, il problema è la percentuale visto che su 10 indiane forse 1 è ritratta in abiti provocanti, mentre per le occidentali è l’esatto contrario.
Finite le notizie di cronaca, si trova l’interessante pagina editoriale, intitolata The Times of Ideas, dove si trovano alcuni articoli piuttosto seri sugli ultimi avvenimenti, qualche articolo scherzoso e la famosa sezione The Speaking Tree (L’albero parlante) dedicata alla spiritualità.
Seppur chiaramente non si possa pretendere di ricevere grandi lezioni da un articolo di giornale, per quanto “illuminante”, va segnalata la sua sola inusuale e piacevole presenza, nonché la vastissima e imparzialissima lista di fonti dalle quali vengono scelti gli articoli.
Dalle Upanishad a Osho, dai teosofi ai santi cristiani, passando per filosofi mussulmani, jaina, sikh, vengono rappresentate tutte le religioni e le correnti di pensiero che abbiano una qualche attinenza con la spiritualità.
Avremo sicuramente modo di tradurrne qualcuno interessante anche grazie ad una piccola collezione personale di vecchi articoli particolarmente significativi.
Dopo la spiritualità, vengono le notizie economiche della sezione business, divise in una o due pagine; l’unica cosa da notare è l’inspiegabile assenza di una qualsivoglia tabella dei cambi delle valute, che sarebbe l’unico motivo per consultare questa sezione.
Infine le notizie sportive, alle quali vengono dedicate di solito 2 pagine, o 3 quando riportano gli avvenimenti del week-end.
Qui è il cricket che la fa da padrone, occupando una pagina intera e talvolta due, e seppur il numero di notizie dipenda dal calendario sportivo, oggigiorno il cricket internazionale professionistico viene praticato quasi costantemente, quindi il TOI sull’argomento ha sempre modo di sbizzarrirsi.
Gli altri sport chiaramente dipendono dall’interesse che suscitano nei lettori e al secondo posto dietro al cricket troviamo il tennis.
Sebbene nel singolo i risultati degli atleti indiani non siano eccelsi, nel doppio si tolgono spesso delle belle soddisfazioni e sono quindi seguiti con interesse e costanza.
La frequente presenza di fotografie che ritraggono avvenenti tenniste bionde, in questo caso ci piace vederla essenzialmente come buon gusto e un naturale istinto, dato che in India non siamo abituati a vedere bellezze “chiare”.
Il terzo sport seguito dal TOI e dai suoi lettori è il golf (ebbene sì, anche lui prima del calcio!) nonostante i risultati dei golfisti indiani non siano prestigiosissimi, ma bisogna notare l’elevato numero di atleti di medio-alto livello.
Quindi arriva il calcio, il quale però in certi giorni manca completamente dalle notizie.
Il campionato più seguito è storicamente quello inglese, mentre gli alti campionati come quello spagnolo e italiano, fanno fatica a trovare più di un paio di notizie a settimana; chiaramente anche la Champions League viene seguita, ma con non più di un paio di articoli il giorno dopo le partite.
Con lo sport termina il quotidiano, al quale però vengono spesso allegati alcuni inserti, grossomodo inutili come in tutto il resto del mondo.
L’unico che merita una qualche perversa attenzione è Matrimonials, cioè una decina di pagine completamente dedicate alle proposte di matrimonio.
L’aspetto sociologico risulta piuttosto interessante in quanto mostra una delle più note caratteristiche della vita indiana, cioè l’importanza assoluta del matrimonio.
E grazie alle inserzioni è anche possibile farsi un’idea su quali siano i requisiti primari per chi cerca “l’anima gemella” (virgolette d’obbligo perché trovarla tramite un giornale richiede una fortuna davvero sfacciata).
Nonostante venga spesso segnalato che la casta di appartenenza non è un impedimento, in realtà gli annunci sono divisi in religioni, caste e sottocaste, con tanto di tabella esplicativa dove vengono segnalate decine di categorie.
Nel dettaglio invece una carnagione chiara sembra essere un plus notevole per le donne, mentre gli uomini non mancano di far notare molto spesso di non bere alcolici, a quanto pare, secondo la mentalità indiana, due requisiti fondamentali per un matrimonio di successo...

venerdì 30 marzo 2012

L'oro del sud.

Proponiamo oggi un video di una ricca serie, curata dalla giornalista salernitana Mariantonietta Sorrentino - che vive con il marito in un piccolo paese del Cilento - e proposta sul sito http://www.chora.tv/index.php.
Mariantonietta sta anche curando un diario di vita cilentana che verrà probabilmente pubblicato con la Viverealtrimenti Editrice.
Credo il miglior modo di dare il bevenuto a Mariantonietta sul nostro blogmagazine sia proporre un suo video su un buon olivicoltore, certificato AIAB, meridionale, onorando la vocazione ecologista del Progetto Viverealtrimenti.
Di seguito l'introduzione al video e, poi, il video stesso.
Buona lettura e buona visione!

La coltura dell'olivo, tipica della intera fascia del Mediterraneo, assorbe nelle zone del Sud Italia gran parte degli interessi agronomici. Il prodotto che da queste piante è possibile ottenere è quanto di meglio si possa sperare di ricevere dalla natura.Le proprietà caratteristiche delle foglie, delle cortecce e dell'olio riverberano i loro effetti in azioni nutritive, ipotensive, emolienti e febbrifughe.Si racconta che fosse stata la stessa Dea Atena a donarlo agli uomini.


giovedì 29 marzo 2012

Kabir

Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador

Tra la moltitudine di santi che l’India ha prodotto nell’arco dei secoli, un posto di primo piano spetta sicuramente all’originalissimo Kabir.
Sebbene sia vissuto intorno al non lontano XIV secolo, sono pochissime le notizie certe riguardo la sua vita, a parte il fatto che sia nato e vissuto nella sacra città di Benares.
Perfino la sua nascita è avvolta da un alone di mistero, in quanto pare sia stato partorito da una donna bramina in difficoltà, quindi abbandonato nei pressi di una vasca sacra, e successivamente raccolto da un’umile coppia di tessitori mussulmani senza figli.
Le poche notizie vagamente sicure sulla sua vita si possono ricavare dalle sue numerose poesie, che lo pongono tra i maggiori poeti del suo tempo.
Infatti, seppur la definizione di santo sia di per sè alquanto onorifica ed onnicomprensiva, nel caso di Kabir risulta quasi riduttiva, data la versatilità del personaggio, che non fu solo un importante santo, ma anche filosofo, riformatore sociale, yogi, poeta, musico ed infine tessitore, l’occupazione della sua famiglia.
Il messaggio principale del suo insegnamento, seppur lui stesso non si sia mai ritenuto un maestro, sta nell’infinita umanità e nel suo amore verso le persone disagiate, che ne fanno anche un archetipo dei moderni attivisti per i diritti umani.
Nell’evidenziare la sua importanza storica bisogna ricordare l’intricatissima situazione politica indiana durante quel periodo, specialmente a Benares, caratterizzata dall’affermazione dell’Islam nel subcontinente.
La città di Benares, in quanto roccaforte dell’induismo, fu spesso soggetta a persecuzioni e distruzioni da parte dei regnanti mussulmani ma, allo stesso tempo, data la sua importanza, è sempre stata tenuta d’occhio con un certo riguardo.
Durante il periodo di Kabir, per esempio, nonostante la città fosse governata da un reggente mussulmano inviato dall’Imperatore di Delhi, il Maharaja era un indù e questo creò ulteriori difficoltà alle persone comuni interessate, più che altro, al quieto vivere.
La pressione e la contorta politica derivanti dall’essere soggetti quindi ad una doppia autorità religiosa, fu anche artefice dell’incremento dell’ipocrisia e della superstizione, due mali contro i quali Kabir dedicò gran parte della sua esistenza e delle sue opere.
Date le sue origini misteriose e la sua avversione verso le religioni organizzate, risulta quindi difficile definire Kabir come un santo indù o mussulmano: secondo la leggenda, quando morì sia gli induisti che i mussulmani reclamarono il suo corpo, i primi per bruciarlo, i secondi per seppellirlo, ma quando si recarono nella stanza dov’era conservato, al posto del cadavere trovarono un mazzo di fiori, che fu, una volta tanto, democraticamente diviso, per permettere ad entrambe le comunità di compiere i riti funebri secondo i propri costumi.
Un’ulteriore riprova dell’universalità del suo messaggio è evidente anche dalla folta presenza di sue poesie all’interno del Guru Granth Sahib, la raccolta di testi sacri fondamento della religione Sikh.
Venendo quindi alla figura di Kabir come poeta, la prima caratteristica peculiare da evidenziare, è che lui personalmente non scrisse mai nulla, visto che, come affermò in un famoso verso, non sapeva nè leggere nè scrivere (letteralmente disse “Queste mani non hanno mai toccato penna o carta), ma le sue composizioni, sotto forma di discorsi, canzoni o brevi ritornelli, sono state trascritte dai suoi attivi seguaci.
Durante quel periodo era comune che i poeti, e gli scrittori in genere, accompagnassero le loro composizioni con la musica, e solo i più eccelsi venivano poi ammessi alle corti di regnanti e ricchi personaggi che gli permettevano di vivere esclusivamente di quello e di perfezionarsi.
Data però la sua inveterata avversione proprio verso ricchi e regnanti, contro i quali sono dirette alcune delle sue critiche più pungenti, Kabir si limitava a vagare per le strade della città cantando le sue opere, accompagnandosi col classico e umile strumento chiamato ektara, un essenziale “violino” munito di una sola corda, da cui il nome (ek, uno, e tara, corda).
La sua forma di poesia più utilizzata è sicuramente la doha, una peculiare metrica indiana che prevede l’utilizzo di due soli versi e richiede quindi una notevole maestria nel poter veicolare messaggi complessi.
Come esempio riportiamo una famosa doha che, nonostante i limiti di traduzione, mostra lo stile e la capacità compositiva di Kabir, nonché la sua profonda conoscenza del rapporto uomo-Dio; riportiamo anche la traduzione, nella speranza che rimanga il caratteristico ritmo, scandito dalle virgole.

Sukh me smaran sabh kare, dukh me na koi,
jo dukh me smaran kare, sukh me na hoi.

Nelle sofferenze tutti Lo ricordano, nella felicità nessuno,
ma per coloro che Lo ricordano nella felicità, non ci saranno più sofferenze.

Alcune delle sue opere, specialmente quelle più lunghe con tema complicati concetti yoga (che oltretutto non si capisce assolutamente dove li abbia appresi), sono così enigmatiche e prone a molteplici interpretazioni, che ancora oggi gli studiosi non riescono a capire con esattezza cosa Kabir volesse realmente dire.
Va anche segnalata una spiacevolissima interpolazione delle sue opere, che sono state divulgate spesso con intenti “politici” e quindi prevedibilmente corrotte: alla sua morte i suoi discepoli si divisero infatti in due sette, che ancora oggi rivaleggiano per vantare una specie di autorità sull’argomento Kabir.
La fonte più precisa ed imparziale risulta essere quindi quella proveniente dai testi presenti nella letteratura sacra Sikh, seppur in questo caso ci sia il problema che le poesie, seppur in buona fede, sono state trascritte o tradotte in un’altra lingua, il Punjabi, per cui qualcosa di sicuro si è perso o è stato mutato.
Nonostante questo, è possibile comunque avere un’idea precisa del suo messaggio umanistico, che continua ad avere validità ancora oggi, e come tale viene, per fortuna, apprezzato pubblicamente, soprattutto attraverso il teatro e la musica, dove le sue opere offrono continuamente ispirazione.

mercoledì 28 marzo 2012

Carlo Marx, seconda parte.

Per riprendere il bandolo delle puntate precedenti de Il Caffè Filosofico, cliccare qui! 
 

Il nostro consueto appuntamento con la filosofia occidentale.

Oggi: Carlo Marx, raccontato da Umberto Curi (forse un po' troppo di parte...)




Per riprendere il bandolo delle puntate precendenti, cliccare qui!
Per la seconda parte della lezione su Marx, cliccare qui!

martedì 27 marzo 2012

I miei anni con Gesù; un nuovo libro per Viverealtrimenti.

E' appena uscito, con la Viverealtrimenti Editrice, I miei anni con Gesù, un vangelo psicosintetico, di Fabio Guidi.
Di seguito la quarta di copertina.
Il libro è in vendita sul sito di Viverealtrimenti.
Buona lettura!

Gli insegnamenti di Gesù il Nazareno ben si prestano ad illuminare la nostra ricerca esistenziale. Infatti, anche al di là della posizione di fede personale, Gesù non è stato solo un profeta d’Israele — o un guaritore carismatico — ma anche un grande maestro spirituale, capace di nascondere, dietro ingenui racconti allegorici rivolti alla gente semplice, delle verità profonde sulla natura dell’uomo e sul suo legame con la sorgente divina. Questo «vangelo psicosintetico» vuole rimanere strettamente legato alle fonti storiche in nostro possesso e, nel contempo, fornire delle suggestioni di una qualche utilità per il nostro cammino interiore.

Fabio Guidi è laureato in filosofia e diplomato in Scienze Religiose. Analista a indirizzo esistenziale e psicosintetico, negli ultimi anni si è particolarmente dedicato alla realizzazione, nel cuore della campagna pisana, di una Comunità di Psicosintesi, Hodos, impegnata nella ricerca e nella formazione in Psicosintesi Transpersonale (www.psicosintesi.org). Ha pubblicato, per le Edizioni Mediterranee, Iniziazione alla Psicosintesi, Conosci possiedi trasforma te stesso.

lunedì 26 marzo 2012

Il miracolo economico dello Sri Lanka sta diventando amaro.

Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador

Dal The Kathmandu Post del 19 Marzo:
Sri Lanka’s post-war economic miracle turns sour
(Il miracolo economico dello Sri Lanka dopo la Guerra sta diventando amaro)
Il Presidente dello Sri Lanka, Mahinda Rajapakse, inizia il secondo mandato dopo decadi di conflitto, ma il boom del dopo-guerra si sta già logorando, e sta mettendo a dura prova le statistiche sulla gestione economica.
Mahinda Rajapakse ha lanciato il suo secondo periodo di 6 anni promettendo di traformare lo Sri Lanka nella “meraviglia dell’Asia” raddoppiando il reddito pro-capite fino a 4.000$ all’anno entro il 2014.
Dopo la fine dalla Guerra civile nel 2009, raggiunta grazie all’assalto dell’Esercito, sospettato di crimini di Guerra, lo Sri Lanka ha presto guadagnato dalla pace diventando una delle economie in maggior sviluppo in Asia.
Ma ora, meno di 3 anni dopo, il Governo deve assolutamente contrastare il crescente deficit del mercato, la valuta in caduta e il malcontento popolare riguardo l’aumento del costo della vita dopo gli ultimi elevatissimi aumenti nel prezzo della benzina e dell’elettricità.
“Al momento il nostro vero problema è il deficit dei commerci”, ha detto la settimana scorsa il Ministro dello Sviluppo Economico dello Sri Lanka, Basil Rajapakse, fratello minore del presidente, “infatti  direi che è il nostro unico problema”.
Il Governo ha permesso il deprezzamento della Rupia e fissato un tetto ai crediti delle Banche Commerciali per diminuire i prestiti che avrebbero potuto incoraggiare nuovi investimenti.
L’anno scorso il deficit ha raggiunto circa i 10 miliardi di dollari, cioè un quinto del PIL, imponendo un enorme sforzo sui conti esteri dello stato e danneggiando l’economia dell’isola.
L’ex-Ministro degli Esteri di Rajapakse, Mangala Samaraweera, accusa l’amministrazione di cattiva gestione e corruzione che hanno causato i problemi economici che quest’anno hanno visto la valuta scendere del 10% contro il dollaro.
“La minacciosa crisi economica non è qualcosa che è successo all’improvviso”, dice Samaraweera, Ministro dello United National Party all’opposizione “è il risultato  di una cattiva gestione e della corruzione degli ultimi 5-6 anni”.
L’economista ed ex-deputato della Banca Centrale, WA Wijewardeena crede che l’economia abbia seri problemi nonostante la previsione di un tasso ufficiale di crescita del 7.2% per il 2012.
Egli afferma che il problema del bilanciamento dei pagamenti avrà un effetto devastante sull’abilità dello Sri Lanka di ripagare il debito estero, di rivalutare la valuta e di controllare i prezzi del mercato interno.
Il paese ha bisogno di prestiti per finanaziare il deficit del mercato e ripagare i debiti e secondo gli esperti questo potrebbe portare il paese in un circolo vizioso, seppur il Governo insista che non rischia di diventare inadempiente.
Il Governo il mese scorso ha aumentato il prezzo della benzina del 49% e dell’elettricita’ del 40%, dando la colpa all’aumento globale dei prezzi dei prodotti petroliferi.
A causa di ciò, nella zona meridionale del paese ci sono state numerose manifestazioni pubbliche contro l’aumento dei prezzi ed almeno un manifestante è rimasto ucciso durante le proteste.
“E’ da tempo ormai che il Governo ha bisogno di questi cambiamenti (aumento dei prezzi) ed il problema si è accumulato fino ad un livello esplosivo” afferma Wijewardena.

domenica 25 marzo 2012

No pain no gain! Il massaggio tradizionale cinese, tortura o godimento?

Dopo anni di attenzione all'India e, in misura minore, al Nepal, alla Thailandia ed allo Sri Lanka, iniziamo oggi ad includere nelle Storie d'Oriente alcuni racconti, testimonianze e riflessioni dalla Cina.
L'autore è Filippo Gregoretti (figlio del celebre regista Ugo Gregoretti, di cui abbiamo proposto, alcuni post or sono, l'episodio Il pollo ruspante, inserito nel film a regia multipla Ro.Go.Pa.G), prossimo autore della Viverealtrimenti Editrice con la raccolta Cronache psicogeografiche; storie di sana schizofrenia.
Filippo ha vissuto in Cina dal 2005 al 2008, a Pechino per la precisione, convivendo con una ragazza del posto.
Non si è lasciato sfuggire l'occasione di raccontare frammenti di quell'immenso paese, sulle cui gambe stanno oramai marciando cruciali equilibri geopolitici contemporanei.
Di seguito un suo primo, divertente, report, direttamente da una massageria pechinese. Il brano era stato pubblicato sul suo blog Vaffancina, oramai grossomodo perso nei meandri della rete.
Buona lettura!

Pechino, primi freddi di inizio inverno...
VaffanCina non volendo frequentare la costosissima American Gym vicino casa, si da agli allenamenti quotidiani caserecci, spesso senza riscaldamento...
1, 2, 3, 4, 20, 30, 45 flessioni TRACK!  Un dolore lancinante alla spalla!
Che dolore! Poter bestemmiare senza traumatizzare i vicini è uno dei vantaggi di essere qui...
Con la schiena dolorante, e memore del bel massaggio tailandese di qualche mese prima, propongo a baby di andarcene a sparare uno in serata... Lei, vecchia godereccia, accetta con entusiasmo e in men che non si dica siamo in strada che passeggiamo verso ovest.
Le sale di massaggi in Cina sono di tre tipi: quelle vere, dove si pratica il massaggio; le SPA, dove oltre a massaggiarti, ti spennano (meritatamente) con idiozie tipo "Bagno di Latte alla Cleopatra", "Pietre calde del madagascar", ecc.; oppure il terzo tipo: i BORDELLI mascherati, dove si pratica il famoso "massaggio con sega alla cinese". Ovviamente noi ci dirigiamo verso una sala del primo tipo.
In genere nelle sale massaggi, oltre a ricevere un bello smanettamento a buon mercato, SI MANGIA GRATIS!!! Portano il menu, e si può ordinare tutto ciò che si vuole senza alcun limite.
Insomma, decidiamo di farci coccolare una sera, e ci andiamo a sparare sto massaggio vicino Sanlitun, in un centro benessere dal nome americaneggiante che ora non ricordo.
Mi fa sempre una grande impressione entrare nei "centri benessere" alla cinese. E' proprio vero ciò che mi disse X la prima volta che venni a Pechino: "si, si, qui costa tutto molto poco, ma la cosa più economica sono le persone". Eh si, inevitabilmente, ogni volta che entri in un esercizio "di lusso" te ne rendi conto. A ogni angolo ci sono due inservienti, il cui unico compito è salutarci con un pessimo "sawasdee kaaa" in tailandese maccheronico, o meglio, essendo in cina, tailandese alla soia!
Entriamo, e prenotiamo il nostro massaggio. Costa 10 euro per un'ora, inclusa la cena e le bevande (pazzesco), e prendiamo una stanzetta con due lettini per farci massaggiare in contemporanea. Tra i vari saluti che le numerose inservienti ci propinano (ai cinesi ricchi piace sentirsi importanti e vedere altri che gli fanno l'inchino), raggiungiamo la nostra stanzetta. E' una camera lussuosa, molto curata, con attenzione particolare al feng shui. In alcuni punti il pavimento è di una specie di ghiaia a grana grossa. Ci danno un pigiamino da indossare, e ci prepariamo. Nel frattempo ordiniamo alcuni succhi di frutta fresca, buonissimi, che beviamo avidamente.
Arrivano i nostri masseurs, sono un ragazzo e una ragazza. Maschio su maschio, e femmina su femmina, ci piazziamo pronti al godimento sublime.
Affondo la faccia nel buco del lettino, e mi preparo alla goduriosissima smucinata di schiena.
Il mio masseur, che ovviamente non parla una parola d'inglese, inizia a strofinarmi per scaldarmi la schiena... e i primi 10 minuti partono piacevolmente... poi, lentamente, inizia a fare forza sulla schiena, provocandomi un dolorino... dolorino... ohi... ammazza come pesta... oh... OH... AHO!!! MA CHE SEI MATTO??? Emetto un urlo!
Lui evidentemente c'è abituato perchè non fa una piega... chiedo spiegazioni a baby, che dopo aver comunicato con lui dice che DEVE fare male: "no pain no gain". Mi mordo un labbro e aspetto il gain dopo il pain... ma questo continua a spingere i polpastrelli durissimi in fondo a ogni intercapedine della mia schiena dolorante... ogni tanto dice: "vede? qui è dura la schiena, ha un problema". Ma tacci sua! faccio 50 flessioni ogni mattina, te credo che è dura la schiena!
Mi rassicuro, illudendomi che sia un professionista, e mi mordo un labbro cercando di sopportare il dolore... La cosa peggiore, dopo che ha massacrato una spalla, è sapere che deve ancora massacrare l'altra!!!
Insomma, lui continua, e a me fa sempre più male! Ho l'impressione che dovunque si infilino le sue dita, sia il posto più sbagliato! E quando preme la punta dell'indice su un tendine piccolo piccolo che è sotto il deltoide, mi sembra che me lo stacchi! AHO! - continuo - e così no!!!
Però, mi dico, abbi fede che sti cinesi pare siano scienziati dell'anatomia... vedrai che poi ti farà bene... e allora sopporto... Il maledetto è arrivato all'osso sacro e si diverte a torturarmi... Ormai il dolore è tale e costante che ho quasi delle allucinazioni. Inizio a fantasticare sui motivi per cui il mio massaggiatore, anzichè curarmi, vuole torturarmi... Mi chiedo: la sua fidanzata l'avrà lasciato per un italiano? E' un tifoso sfegatato della Francia? Ha preso 2 multe per divieto di sosta da un poliziotto che mi somiglia?
Le mani del mio aguzzino scendono, ed è arrivato alla coscia... ahia... lì passano fasci di nervi, arterie, tante cose importanti che, AGH, non andrebbero premute così forte!
Il dolore è tale che tengo la gamba completamente tesa, alzata dal lettino e tremante dallo sforzo, mi mordo un labbro, e emetto dei gemiti misti a risate. Baby mi guarda preoccupata... Poi lui mi chiede se voglio la testa o i piedi... Io memore di un massaggio in testa a Singapore, dove una signora mi ha praticamente piantato un dito nella tempia, dico "I PIEDI! I PIEDI!". E allora lui comincia a torturarmi la pianta e le dita... mamma mia... ma questo dove ha studiato massaggio? A Guantanamo???
Conto i secondi, sperando che il "grande massaggio curativo" finsca presto per poterne godere i benefici... Anche se sento degli strani dolori, tutt'altro che rassicuranti, accanto alla spina dorsale a sotto una scapola... e non è dove mi faceva male prima!
Finalmente finisce... mi alzo e lo guardo, lui saluta e esce quasi di corsa. Scappa, il codardo! forse ha letto l'odio e il desiderio di sangue nei miei occhi?
Mi tiro su e provo a muovere le braccia. AHHHH!!! Ho un pugnale trafitto nella schiena!
Un dolore lancinante accanto alla spina, proprio sotto la scapola... non riesco neanche a respirare quanto sono provato dal dolore... la povera baby mi guarda terrorizzata... mi chiedo se il massaggio cinese è sempre così, oppure se il mio terapista era una sega, e la sua invece più morbida...
Cerco di sedermi e di scherzare, ma sono troppo innervosito e distrutto... mi sa che ho un "post-trauma disorder". Mi sento spaesato, stanco, come se avessi appena fumato un chillum di afghano... oppure dopo una sauna... ma la rigidità della schiena mi ricorda che NON era una sauna...
Andiamo in un'altra sala a mangiare, e cerco di minimizzare e scherzarci su, in quanto baby è molto sensibile e si sente gia in colpa per avermi portato al massaggio, anche se era una MIA idea! ma lei è fatta così... e allora dico "niente niente", anche se si accorge che non riesco a girare il collo per guardarla...
Mamma mia, penso, se becco il massaggiatore per strada glie lo tiro a lui il collo! altro che il mio, lo lascio paraplegico! Ma invece, tristemente, sono io a camminare come un paraplegico...
Arriviamo a casa, e baby è davvero affranta, ma sono io che ho mal di schiena! Allora cerco di sdrammatizzare e mi concedo una piacevole fumatina, anche con l'intento segreto di anestetizzarmi...
Mi metto a letto, unto di voltaren dalla testa ai piedi e, grazie a quanto mi sono appena concesso, riesco ad addormentarmi...
La notte passa, e mi sveglio ancora incriccato... ma per fortuna una diminuzione del dolore, forse del 10%, mi lascia speranzoso che passerà in un pò di giorni... e prometto a me stesso che la prossima volta, per rilassarmi, invece che al massaggio, VADO DAL DENTISTA!

con amore
VaffanCina
--

Filippo Gregoretti

pippoflash.com



sabato 24 marzo 2012

Swara Yoga

L'antica scienza tantrica che equilibra i ritmi del corpo pranico è chiamata Swara Yoga; tale dottrina si basa sui movimenti del Prana e su come essi possano essere utilizzati mediante il controllo del respiro. Nonostante tale pratica sia tutt'ora presente in India, essa è ancora poco conosciuta poichè per secoli è stata custodita in segreto come la maggior parte delle pratiche tantriche. Swara etimologicamente significa "suono del proprio respiro", Yoga significa "unione", difatti la meta ultima di tutti i sentieri yogici è la consapevolezza dell'unione del Sè individuale con il Sè universale; lo Swara Yoga ci può dunque aiutare a raggiungere tale stato di consapevolezza mediante il respiro. Bisogna però fare attenzione a non confondere lo Swara Yoga con il Pranayama; nonostante entrambe le tecniche abbiano a che fare con il respiro e con il Prana, lo Swara Yoga enfatizza l'analisi del respiro ed il significato dei differenti ritmi del Prana, mentre il Pranayama prevede tecniche atte a dirigere, conservare e controllare tale energia. Il testo principale a cui si fa riferimento nello Swara Yoga si chiama Shiva-swarodaya (Shiva è la Coscienza suprema, Swara è il flusso del respiro, Udaya significa "innalzare"). Secondo tali scritture esistono tre tipi di Swara: lo Swara che attraversa la narice sinistra, quello che attraversa la narice destra e quello che attraversa le due narici contemporaneamente: nel corso della giornata è difatti possibile notare come nella respirazione di ogni essere umano fluisca più aria in una narice rispetto all'altra. Il respiro abbonda in quella determinata narice per circa un ora e mezza, dopodiche il flusso diventa maggiore nella narice opposta ma durante il cambio tra le due, succede che in entrambe le narici il flusso del respiro è uguale per circa 4-5 minuti. Questi tre Swara (destra, sinistra, entrambe) corrispondono alle tre nadi principali del corpo sottile: Ida, Pingala e Sushumna (di cui più volte abbiamo avuto modo di parlare). Il cambiamento del flusso del respiro nelle due narici corrisponde al cambiamento delle energie ritmiche del corpo ed è anche correlato ai due emisferi del cervello. I tre Swara corrispondono a Mente/Forza vitale/Spirito e li possiamo tradurre anche come Chitta/Prana/Atman. Chitta controlla i nervi sensoriali, Prana controlla i cinque organi di azione, Atman è invece il controllore o Testimone di tutto. Quando l'abbondanza del respiro fluisce nella narice sinistra, significa che l'energia mentale (Chitta) è predominante e che l'energia pranica è debole. Quando invece il respiro è maggiore nella narice destra, le forze praniche sono forti e l'aspetto mentale è debole.

Quando entrambe le narici operano insieme al meglio, questo indica che l'energia spirituale, la forza dell'Atman è predominante. Adesso, conoscendo il proprio bioritmo, quindi conoscendo la variazione dello Swara all'interno del proprio corpo è possibile conoscere quali sono le energie che maggiormente stanno operando all'interno del nostro corpo ed è quindi possibie conoscere quali sono le azioni piu auspiciose da eseguire in quel momento. Ad esempio meditare, pregare, contemplare sono "azioni spirituali"; camminare, parlare, mangiare, urinare, sono "azioni fisiche"; l'essere preoccupati, avere molti pensieri per la testa, memorizzare una poesia, o programmare qualcosa, sono "azioni mentali", quindi la prima regola nello Swara Yoga è: azione corretta per lo Swara appropriato. Secondo gli Shastra, le azioni appropriate durante il flusso di Ida sono: bere acqua o urinare, uscire dal letto, fare lavori calmi e silenziosi (specie quelli che richiedono attività mentale), acquistare gioielli, fare la carità e aiutare gli altri, dedicarsi a pratiche religiose, cerimonie, matrimoni o iniziazioni, recitare mantra, incontrare il guru,fare un lungo viaggio, cantare, suonare, comporre o ascoltare musica, e per le donne partecipare all'unione sessuale. Durante il flusso di Pingala è invece auspicioso eseguire attività fisiche o di lavoro duro, mangiare, bere, defecare, svolgere attività rischiose, eroiche, coraggiose praticare, gli shatkarma (kunjal-kriya, neti-kriya, ecc.), studi intellettuali, lavori agricoli, commercio, viaggiare, opporre resistenza a qualcuno o qualcosa, accusare, sentenziare, e per gli uomini partecipare all' unione sessuale oppure attrarre le donne. Quando invece lo Swara fluisce ugualmente da entrambe le narici, e dunque quando il Prana fluisce in Sushumna, la nadi principale, l'unica attività da svolgere è la meditazione poichè è in tale circostanza che la mente è più equilibrata; se ad esempio provassimo a meditare nei momenti in cui il Prana fluisce maggiormente attraverso Ida, la nadi lunare, la nostra mente provocherebbe facilmente disturbo con il continuo vagare dei pensieri, se invece provassimo a farlo quando il Prana fluisce maggiormente attraverso Pingala, la nadi solare, la nostra mente provocherebbe facilmente disturbo con il continuo desiderio di muovere il corpo.

Lo Swara shastra dà anche le seguenti raccomandazioni riguardanti la vita di tutti i giorni: nel momento in cui ci si sveglia è bene determinare quale Swara è attivo toccando il lato della narice e la faccia con la mano corrispondente e quindi uscire dal letto con il piede che corrisponde allo Swara attivo, essendo sicuri che quel piede poggi il terreno per primo. Se si fa un bagno freddo allora bisogna esserre sicuri che Pingala sia attiva,così come se ci si trova in una condizione di forte calore è bene assicurarsi che Ida sia attiva (Ida ha natura raffreddante, Pingala ha natura riscaldante). Quando si inizia un viaggio, prima di lasciare casa, è bene iniziare con il piede corrispondente alla narice attiva, se si vuole approcciare una persona in maniera amichevole, specialmente se è una persona con cui si tende generalmente ad avere dei conflitti, bisogna avvicinarsi ad essa usando il piede corrispondente alla narice attiva. Per conseguire un eccellente stato di salute e di equilibrio mentale i sadhaka e gli yogi massimizzano il flusso di Ida durante il giorno e quello di Pingala durante la notte.

Andrea e David Barra: http://www.devibhakta.com/.

venerdì 23 marzo 2012

I poveri nell'Asia del Sud.

Dal nostro corrispondente Oscar Salvador

Sul numerto del 9 Marzo del The Himalayan Times, nella sezione dedicata al business, abbiamo trovato un articolo sulla povertà nel sud dell’Asia.
Ad accompagnarlo vi era una semplice tabella con le percentuali della popolazione sotto alla soglia di povertà, cioè che vivono con meno di 1.25 dollari al giorno.
In Bangladesh la percentuale raggiunge il 46.6 %, in India il 37.4%, in Nepal il 33.9%, in Pakistan il 21%, in Bhutan il 9.3% ed in Sri Lanka il 5.6%.
Afghanistan e Maldive non sono state calcolate in quanto mancano i dati degli anni precedenti da utilizzare per calcolare il costo della vita.
Il titolo dell’articolo del giornalista nepalese Kuvera Chalise era “Nepal third poorest in S Asia” (Nepal terzo paese più povero del Sud Asia) e ne riportiamo un breve estratto.
Demistificando il mito popolare che il Nepal è il paese più povero del Sud Asia, un recente rapporto della Banca Mondiale rivela che, in realtà, è il terzo paese più povero.
Dall’ultimo posto del 1990, il Nepal ha migliorato la sua posizione davanti al Bangladesh ed all’India, secondo le stime della Banca Mondiale sulla povertà globale, che monitorizzano i trend e il progresso del progetto Millenium Development Goals.
Il Nepal ha superato il Bangladesh nel 1999 e l’India nel 2008, raggiungendo il primo obiettivo del MDG (cioè eliminare la povertà estrema e la fame), molti anni prima della data prefissata del 2015.
Sebbene il Sud Asia sia progredito sul fronte della povertà estrema, ancora ospita il maggior numero di poveri, circa 571 milioni, cioè il 44% dei poveri dei paesi in via di sviluppo, ovvero di coloro che, giova ripeterlo, vivono con meno di 1.25 dollari al giorno.
Questa linea di povertà internazionale viene utilizzata per raggiungere l’obiettivo di dimezzare il numero di persone che vivono al di sotto di essa, tra il 2009 ed il 2015.
La speranza chiaramente è che questo progetto abbia successo...

giovedì 22 marzo 2012

LUNA NUOVA -- giovedì 22 marzo -- da Ajahn Munindo.

C’è chi da solo sa sconfiggere
centinaia e centinaia di avversari;
ma il più sublime degli eroi
è colui che sa vincere se stesso.

  Dhammapada strofa 103

Questi versi non sono in alcun modo un’approvazione della violenza.
Invitano a riconoscere quello che è veramente degno. Quando l’ego vede
se stesso come un eroe, ci sono dei problemi. Il Dhamma dice che
nessuno dei raggiungimenti dell’ego è importante. Quel che veramente
conta è l’impegno a lasciar cadere l’attaccamento e l’identificazione
con la struttura della personalità. Se nella nostra pratica
demonizziamo l’ego, non facciamo che rendere più difficile il compito.
Vincere se stessi non significa semplicemente giudicare l’infelice
esperienza di un essere limitato. Significa investigare finché
arriviamo a vedere il modo in cui le cose veramente sono. L’ego ha il
suo ruolo. È una convenzione o un’abitudine della percezione che ha
una funzione naturale. L’errore che facciamo è quello di dedurre che
l’ego sia chi e cosa siamo.

Con Metta
Bhikkhu Munindo
(Ringraziamenti a Chandra per la traduzione)

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Santacittarama
Monastero Buddhista
02030 Frasso Sabino (RI) Italy

Tel:             (+39) 0765 872 186       (7:30-10:30, durante il ritiro: 7:30-8:30)
Fax: (+39) 06 233 238 629

sangha@santacittarama.org
(alternativa): santa_news@libero.it


www.santacittarama.org
www.forestsangha.org (portal to wider community of monasteries)
www.forestsanghapublications.org (books, e-books and audio files)
www.allisburning.org (images of Theravada Buddhism)

Vite alternative.

Un bel documentario di Focus, disponibile ora su You Tube, su alcune importanti esperienze comunitarie in Italia.
Buona visione!

mercoledì 21 marzo 2012

Di nuovo il Caffè Filosofico: Hegel.

Dopo lunghe peregrinazioni in Oriente, torniamo in alveo occidentale con una nuova lezione filosofica. Questa volta su Hegel, tenuta da Remo Bodei.
Buona visione!


Clicca qui per il bandolo delle rassegne precedenti.

martedì 20 marzo 2012

Ophiocordiceps Sinensis.

Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador

Durante una recente visita in una bella libreria di Kathmandu, ci siamo imbattuti in un grande volume  fotografico sulle remote regioni del Tibet.
Tra i tanti scatti di meravigliosi paesaggi incontaminati e affascinanti momenti di vita d’alta montagna, la nostra attenzione si è fermata sulla fotografia di una mano, rugosa e annerita, sul palmo della quale era posato uno strano oggetto, simile a un sottile peperoncino secco marrone.
Come riportato dall’interessante capitolo seguente, si tratta invece dello yartsa gunbu, o yarchagumba (nome scientifico ophiocordiceps sinensis), un particolarissimo fungo che cresce sopra i 3.500 metri di quota, sulle alte montagne dell’himalaya.
In realtà, quello strano oggetto non è solo il fungo, bensì il risultato della relazione parassitica tra il fungo e la larva di alcuni lepidotteri.
Queste larve spendono fino a cinque anni sotto terra in attesa di diventare pupe e durante questo periodo rischiano di essere attaccate dal fungo, seppur non sia ancora chiaro come questo avvenga: se tramite l’ingestione di spore del micelio, oppure se esse passino attraverso i pori utilizzati per la respirazione.
Una volta all’interno, l’ophiocordiceps germina, uccide l’organismo vivente che lo ospita, lo mummifica, quindi cresce dentro il suo corpo finché non ne esce fuori, in genere dalla testa situata vicino alla superficie e dalla quale, quindi, spunta il fungo.
Il nome scientifico cordiceps sinensis – utilizzato fino a pochi anni fa e modificato solo recentemente dopo analisi molecolari che hanno rivelato faccia parte del genere ophiocordyceps – si rifà alla forma che ricorda la testa (ceps, dal latino capus) di una clava (cordi, dal greco kordule), sinensis invece vuol dire cinese, mentre il nome tibetano yartsa gunbu (o yarchagumba) significa erba in estate, verme d’inverno, dal particolare sviluppo che segue il fungo; seppur la sequenza in realtà sia invertita, prima è verme poi erba.
I primi cenni scritti del suo utilizzo in campo medico risalgono a circa il XIV secolo, ma si suppone sia in realtà ben più antico, ed oggiogiorno è considerato uno degli ingredienti più richiesti nella medicina tradizionale cinese, al punto da essere uno dei più costosi rimedi naturali.
Secondo i dati forniti dall’articolo inglese di Wikipedia, può arrivare a costare più di mille dollari al chilo, sebbene per la produzione di rimedi, a livello domestico, ne bastino pochi grammi.
Per la medicina tradizionale cinese sono innumerevoli le malattie che possono essere curate tramite lo yartsa gunbu, ma anche la medicina occidentale si sta interessando alle sue numerose — non ancora del tutto esplorate — proprietà terapeutiche.
Un articolo apparso sul The Kathmandu Post del 4 Febbraio, intitolato Sharp decline inYarcha collection, says report (Leggera diminuzione nella collezione di Yarcha, afferma un rapporto), ci informa invece del progressivo declino, non solo nell’area nepalese, ma anche in India, Tibet e Bhutan.
Nel distretto di Dolpa in Nepal, dove la produzione è pari al 50% di quella totale del paese, il raccolto annuo è passato da una media di circa 267 pezzi a persona nel 2006, ai 125 del 2010, mostrando un declino annuale di circa 30 pezzi a persona.
Sebbene le cause di questa riduzione non siano ancora state accertate, le più accreditate sono una maggior richiesta a livello internazionale, nonché un eventualmente ancor più preoccupante declino, dovuto a globali cambiamenti climatici, dei delicati lepidotteri correlati al fungo.
Per fortuna, grazie all’importanza economico-sanitaria, da tempo l’ophiocordiceps sinensis viene prodotto in laboratorio, sia in vitro che “all’asciutto” e, seppur in entrambi i casi ciò avvenga senza il supporto della larva del lepidottero, ciò non ne intacca le proprietà terapeutiche.
Non avendo la possibilità — e onestamente neppure un particolare interesse — di visitare le remote regioni nepalesi dove avviene la raccolta di questo originalissimo fungo, ci siamo però prodigati in una ricerca per poter almeno vederne da vicino un esemplare e fotografarlo.
Gli elevatissimi prezzi sono invece un deterrente all’idea di possederne uno, seppur, secondo il libro sul Tibet citato all’inizio, i prezzi astronomici sembrano riservati ad esemplari perfettamente integri, mentre quelli rotti, privi di qualche pezzetto, dovrebbero avere dei prezzi più accessibili e potrebbero soddisfare comunque ampiamente la nostra curiosità naturalistica.
Nella città di Kathmandu, sulle ampie strade nei pressi del grande e popolare Thundikel Park, vicino ad un grande ospedale pubblico, specialmente durante i giorni di festa è possibile incontrare degli interessanti personaggi, dai tipici caratteri tibetani logorati dalla dura vita di montagna, che vendono stranissimi rimedi naturali.
In genere sono seduti per terra, di fronte al loro “negozio”: un foglio di plastica sopra al quale sono posati numerosi sacchetti, dove vengono conservate radici, erbe, semi, noci, rametti e altri oggetti non ben identificati, provenienti dalle foreste himalayane.
Qualche tempo fa, durante uno sciopero generale nella Valle di Kathmandu, incontrammo uno di questi personaggi, circondato da un gruppetto di persone e allegramente indaffarato a preparare dei pacchetti ad una coppia di nepalesi di mezza età.
Purtroppo, a causa delle nostre limitatissime conoscenze della lingua nepali, ammesso e non concesso che parlassero nepali e non qualche dialetto locale, non riuscimmo a capire quasi nulla di quello che veniva detto ma, attraverso l’universale linguaggio dei gesti, ampiamente usato sia dal negoziante che dai clienti, ci sembra di aver intuito che molte di quelle stranezze servono per preparare tisane, presumibilmente contro le costipazioni e i malanni derivanti dalla stagione fredda.
Da uno dei sacchetti tenuti in disparte, con grande sorpresa della decina di persone presenti, fu estratta addirittura una zampetta di qualche particolare ungulato, e alla provocazione di un paio d’astanti che fosse semplicemente di capra, il solerte ed esperto venditore fece notare la differenza nelle dita.
Con un coltello ne tagliò una striscia e la mise nei pacchetti che stava preparando ai due signori e, anche se tutta l’operazione di acquisto e mercanteggio fu stata alquanto confusa, alla fine ci sembra di aver visto dare al venditore 450 rupie, circa 4 euro, una somma considerevole per gli standard di vita nepalesi.
Dopo aver scoperto dello yartsa gunbu, abbiamo quindi inziato a cercare questi affascinanti personaggi per vedere se era possibile ottenerne un’esemplare, o almeno qualche notizia a riguardo ma, pur bazzicando a lungo la zona dove avevamo precedentemente incontrato il venditore tibetano, non siamo però riusciti a rintracciarlo: la ricerca continuerà...


venerdì 16 marzo 2012

I treni in India.

Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador.

La prima tratta di un treno passeggeri indiano fu inaugurata nel 1853 e copriva i pochi chilometri tra Bori Bunder nei pressi di Bombay e la cittadina di Thane.
Da allora l’espansione delle ferrovie indiane non ha conosciuto sosta, tanto che ancora oggi, a distanza di più di 150 anni, vengono aperti nuovi percorsi e inaugurate nuove stazioni.
Le mastodontiche dimensioni raggiunte dall’Indian Railways, l’ente che si occupa delle ferrovie in India, ne fanno da tempo la detentrice di numerosi primati, ferroviari e non, tra cui quello celebre di essere il più grande datore di lavoro al Mondo, con un esercito di più di 1 milione e 300 mila dipendenti.
Fino a circa vent’anni fa però, la qualità dei servizi offerti lasciava alquanto a desiderare: le stazioni assomigliavano grossomodo a baraccopoli, i binari erano invasi da persone e animali, i treni erano vecchi e sporchi, e la puntualità affidata in gran parte al caso.
Successivamente, grazie alla costante crescita economica, vi sono stati alcuni piccoli cambiamenti culminati nel periodo dal 2004 al 2009, durante il quale fu Ministro delle Ferrovie il signor Laloo Prasad.
Laloo Prasad Yadav è un popolare politico indiano, originario del poverissimo stato del Bihar, conosciuto fino a quel momento per essere stato a capo, per ben 7 anni personalmente, e poi ancora “tramite” sua moglie, appunto del Bihar, tra scandali e accuse di corruzione, che l’hanno portato in prigione, seppur brevemente, per ben due volte.
Senza dimenticare la sua pessima gestione dello stato, a causa della quale sotto la sua guida, cioè per più di 10 anni, il Bihar ha fatto ben pochi progressi.
Creò quindi notevoli perplessità il Partito del Congresso quando, nel 2004 appena ritornato al potere, affidò la difficile e ambita carica di Ministro delle Ferrovie proprio a Laloo Prasad, che comunque politicamente si era guadagnato un posto da Ministro avendo alleato il suo partito a quello del Congresso e avendolo aiutato a vincere le elezioni.
E con enorme sorpresa di tutti, estimatori e critici, Laloo Prasad, in pochi anni, ha apportato numerosissimi miglioramenti, grazie ad un’attenta gestione delle finanze delle ferrovie (fino ad allora storicamente disastrose), che sono addirittura passate all’attivo, permettendo quindi di migliorare i servizi senza aumentare i prezzi.
Un vero miracolo, inspiegabile al punto che gli economisti dei maggiori istituti internazionali, tra cui Harvard, hanno invitato l’umile signor Prasad (che si ostina a parlare sempre in hindi) per chiedere i dettagli della sua rivoluzionaria politica finanziaria, visto che tra l’altro si era avvalso degli stessi apatici collaboratori dei governi precedenti.
Probabilmente il motivo principale di questo clamoroso cambiamento va fatto risalire ad un semplice, ma rarissimo, utilizzo del buon senso, unito a un po’ di fortunata intraprendenza.
Una delle modifiche più importanti apportate dal signor Prasad, ad esempio, fu quella di aggiungere più vagoni ai treni già esistenti, invece di aumentare il numero dei treni come si faceva spesso in quel periodo: il classico Uovo di Colombo.
Risistemando vecchie carrozze in disuso, l’operazione richiese pochissimi investimenti e fu fonte di notevoli ricavi, in più senza dover mettere le mani nel già complicatissimo programma orario.
Un’altra delle prime mosse populiste “alla Laloo Prasad”, che fece subito discutere sulla sua competenza, fu quella di sostituire nuovamente i bicchieri di plastica per il thé con i coppini di terracotta, che si usavano una volta, adducendo che in questo modo si sarebbe salvata la tradizione e dato lavoro ai poveri.
Nonostante le critiche, gli utenti hanno ampiamente gradito questa mossa (agli indiani in genere non piace mettere la bocca su materiali non naturali), decretando quindi il successo dell’operazione e del suo promotore.
Dopo Laloo Prasad, è diventata Ministro delle Ferrovie Mamata Banerjee, una politica bengalese, che ha gestito senza particolari problemi il difficile incarico, seppur abbia favorito un po’ troppo il suo stato, e abbia sostanzialmente utilizzato la carica come un trampolino di lancio politico: infatti dopo 3-4 anni è stata eletta a capo del West Bengal ed ha lasciato la carica di Ministro delle Ferrovie.
Per un breve periodo quindi è stata tenuta dal Primo Ministro stesso, Manmohan Singh, ed al momento è Dinesh Trivedi il Ministro delle Ferrovie indiane, anche lui del West Bengal, e del quale non sentiamo parlare molto, quindi presumibilmente se la sta cavando senza infamia e senza gloria.
Per il futuro, oltre che chiaramente continuare a migliorare gli attuali servizi, la sfida più grande che stanno affrontando le ferrovie indiane è la riduzione dei tempi di percorrenza, cercando di aumentare la velocità, che nei treni indiani più rapidi raggiunge al massimo i 160 km orari, decisamente bassa considerando le enormi distanze del paese.
Notevoli sforzi si stanno facendo per poter passare dai 160 ai 200 km orari, seppur i piani per portare in India la vera alta velocità, sopra ai 250 km orari, siano ancora utopici.

mercoledì 14 marzo 2012

Olos 2012.

Un bel documentario, autoprodotto e lanciato gratuitamente su You Tube per permetterne la massima divulgazione.
Viverealtrimenti da il uo piccolo contributo a promuoverne la diffusione.
Buona visione!

martedì 13 marzo 2012

Akbar e Birbal.

Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador .

Oggi proponiamo una breve storia sull’Imperatore Akbar (nella foto) ed il suo saggio consigliere Birbal, intorno ai quali in India sono numerose le leggende popolari.
Il titolo di questo famoso episodio potrebbe essere “Tutto quello che Dio fa è per il meglio” che farebbe tanto felice il grande filosofo tedesco Leibniz.
Un giorno Akbar scoprì di avere un’infezione all’alluce di un piede ed andò a consultare i medici di corte, i quali, dopo attente analisi, decretarono che l’unico rimedio era quello di amputare il dito.
Akbar non prese molto bene la notizia e si sentiva piuttosto abbattuto all’idea di dover perdere una parte del proprio corpo, così andò ad esporre la questione al suo consigliere personale Birbal.
Egli però non diede molta importanza alla vicenda e rispose all’Imperatore che se quello era il giudizio dei medici, lui non poteva farci nulla e comunque poteva stare tranquillo perché “Tutto quello che Dio fa è per il meglio.”
Deluso da tale risposta, ad Akbar non rimase che farsi amputare il dito del piede e pensare a come far pagare a Birbal il suo apparente disinteresse nella faccenda.
Tempo dopo, durante una battuta di caccia nella foresta, Akbar e Birbal si trovarono di fronte a un profondo pozzo asciutto e, senza nessun preavviso, Akbar ordinò ai due soldati che li accompagnavano di arrestare Birbal e calarlo in fondo al pozzo.
Il povero Birbal fu così stupito che, nonostante la sua proverbiale sagacia, non fu in grado di dire nulla, ma dovette sottostare all’ordine del suo Imperatore.
Quando fu calato nel pozzo, Akbar gli urlò “Non ti preoccupare Birbal, tutto quello che Dio fa è per il meglio!” e lasciati i soldati di guardia si allontanò nella foresta, a pensare come procedere con Birbal.
All’improvviso però, fu attaccato da un folto gruppo di Thug, i famosi banditi che dopo aver derubato le loro vittime le sacrificavano in onore della dea Kali.
Sopraffatto, Akbar venne spogliato dei suoi averi e portato di fronte al capo della banda per essere sacrificato.
Prima però fu esaminato per verificare che avesse i requisiti adatti, e quando il capo dei banditi scoprì che gli mancava un dito del piede, gli restituì i suoi averi e lo lasciò andare (secondo l’induismo le vittime dei sacrifici non devono avere malformazioni n.d.r.).
Umiliato per non essere degno di essere sacrificato ma, allo stesso tempo, sollevato per lo scampato pericolo, Akbar tornò in fretta da Birbal a raccontargli l’accaduto, nonché liberarlo e congratularsi con lui, ancora una volta, per aver avuto ragione.
Finito di narrare la vicenda, mentre stavano risalendo a cavallo per tornare a Palazzo, Akbar si fermò di colpo e chiese a Birbal “Scusa, ma se tutto quello che Dio fa è per il meglio, ed io grazie al dito amputato ho avuto salva la vita, tu cosa ci hai guadagnato ad essere stato calato nel pozzo?”
Birbal sorrise “Maestà, se Voi non mi aveste imprigionato, sarei stato catturato insieme a voi dai banditi, e siccome non ho malformazioni fisiche, sarei stato sacrificato al Vostro posto!”
Sentito questo Akbar non disse nulla, salì sul suo cavallo, gli diede l’ordine di partire e iniziò a strofinarsi la barba soddisfatto.

domenica 11 marzo 2012

Lingue e tecnologia.

Dal nostro corrispondente Oscar Salvador

Oggi proponiamo una libera traduzione di un interessante articolo linguistico apparso sul The Kathmandu Post del 29 Febbraio nella sezione di notizie scelte dal The Economist, settimanale inglese.
L’articolo, di cui purtroppo non possiamo citare l’arguto autore poichè non veniva nominato, era intitolato Embracing the future, Modern techonologies can save languages as well as destroy them (Abbracciando il futuro, La moderna tecnologia può salvare le lingue come distruggerle).
L’espressione “usalo o lo perdi” (use it or you lose it) si può applicare a varie situazioni ma in nessun caso è così utile come per descrivere l’attuale condizione di antiche ed oscure lingue visto che una lingua che non viene parlata è condannata prima o poi all’estinzione.
Se è fortunata potrebbe essere conservata in qualche dizionario lessicografico specialistico, come un esemplare mummificato di qualche farfalla estinta viene conservato dentro qualche museo.
Se è sfortunata tale lingua sparirà per sempre nel buco della memoria che è la storia non scritta.
Questo destino non piace per nulla al Dr. K. David Harrison del College Swarthmore in Pennsylvania, perchè, nonostante tutto, egli è un ottimista e crede che la tecnologia – vista da molti come un pericolo per la diversità linguistica – potrebbe in realtà diventare la sua salvatrice.
Guardando all’aspetto esteriore, poche forze possono essere così potenti come la tecnologia nello sterminare le lingue; in particolare internet sembra un vero pericolo.
Esso infatti favorisce l’espansione di lingue già diffuse a discapito di lingue più modeste e locali, come le specie di animali e piante introdotti scacciano via le meno robuste specie native.
Il Dr. Harrison però sta cercando di aiutare le lingue in via d’estinzione a reagire proprio grazie all’uso della tecnologia.
Come esempio egli riporta 4 progetti in India, Oregon, Papua Nuova Guinea e Siberia.
In alcune di queste aree il numero di persone che parlava la lingua locale si aggirava sul centinaio, mentre in un caso, solo una persona conosceva effettivamente la lingua.
La prima cosa da fare è quella di redigere un dizionario improntato all’uso della lingua da mettere sul web, per dare facile accesso a quanti la parlano o la potrebbero parlare; e questo stesso lavoro è illuminante nel dimostrare quanto vario possa essere l’uso della tecnologia.
Ad esempio, in Papua Nuova Guinea i due villaggi dove viene parlato Matukar Panam sono stati collegati alle linee elettriche nazionali solo nel 2011, ma quasi subito gli abitanti hanno iniziato a usare internet e consultare il dizionario di Matukar Panam creato con l’aiuto del Dr. Harrison.
In Oregon, nel frattempo, molte persone mandano messaggi in Siletz Dee-ni, la lingua che all’inizio del progetto aveva un solo vero conoscitore.
Insieme al suo aiuto e di altre persone che avevano una parziale conoscenza di tale lingua, il Dr. Harrison e il suo team hanno creato un dizionario “parlato” contenente 14000 parole.
Qualcosa di simile succederà presto, o almeno si spera, nel nord-est dell’India, dove viene parlata la lingua Koro-Aka, cioè zone dove le persone hanno avuto telefoni cellulari prima di strade pavimentate e quindi erano abbastanza familiari con la tecnologia.
Dr. Harrison è convinto che una volta che il dizionario sarà pronto, i messaggi in tale lingua aumenteranno rapidamente.
Il progetto più avanzato dei quattro è quello in corso a Tuva, nel sud della Siberia, dove il russo sta velocemente diventando la lingua dominante.
Se la nozione che i nativi dell’Artico avrebbero centinaia di parole per descrivere differenti tipi di neve pare essere apocrifa, è pur vero che i tuvani ad esempio hanno dozzine di termini per descrivere i colori e i disegni del vello delle pecore.
Hanno anche tre versioni del verbo “andare” il cui uso corretto dipende dalla direzione in cui si viaggia rispetto alla direzione della corrente del fiume locale.
Tutto questo è ora disponibile per tuvani e non-tuvani; addirittura la natura globale del web ha aiutato il fiorire di almeno una duratura relazione tra un uomo texano e una donna tuvana, condotta nella lingua della signora.
Ciò che questi progetti hanno in comune e che probabilmente è la chiave del loro successo non è comunque solo la tecnologia ma il fatto che in ogni posto ci sia una persona abbastanza entusiasta da poter aiutare a salvare le sue tradizioni e abbastanza giovane da capire che per fare questo c’è bisogno della tecnologia.
Qualche volta ciò ha portato addirittura gli entusiasti linguisti a scontrarsi con anziani capi tribali che vogliono tenere a distanza il Mondo moderno e preservare la loro cultura in gelatina ma questo non funzionerà.
Secondo le parole di Giuseppe Tomasi di Lampedusa “Perchè tutto rimanga uguale, tutto deve cambiare, altrimenti tutto sarà perduto.”

sabato 10 marzo 2012

Kant e l'illuminismo, seconda tranche.




Cliccare qui per il bandolo delle rassegne precedenti.

Kant e l'illuminismo.

Torniamo, momentaneamente, nell'alveo della filosofia occidentale.
Oggi: Kant e l'illuminismo, raccontato da Maurizio Ferraris (purtroppo da proporre in 7 diversi frammenti).





Cliccare qui per il bandolo delle rassegne filosofiche precedenti.

venerdì 9 marzo 2012

Budhanilkantha.

Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador.

Budhanilkantha è il nome di una statua di Vishnu conservata in un polveroso paesino situato poco oltre la periferia nord di Kathmandu.
Essa rappresenta Vishnu Narayan dormiente, sdraiato sopra un letto composto dalle spire del serpente a 7 teste Ananta ed è posizionata molto suggestivamente sulla superficie dell’acqua di una vasca sacra.
L’importanza di questa statua è notevole sia da un punto di vista artistico che religioso, seppur non si sappia molto della sua origine.
In base allo stile e ad altre considerazioni storico-religiose, pare sia stata scolpita durante l’epoca Licchavi nel VII o VIII secolo, insieme ad altre due statue molto simili.
Quella di Budhanilkantha è considerata la più antica ed il modello per le altre due, seppur non esistano prove certe per confermare questa tesi; in ogni caso, tutte e tre sono ottimi esempi della maestria degli artigiani nepalesi.
Da un punto di vista religioso invece, la statua di Budhanilkantha è sicuramente la più importante a causa del fatto che essa non viene ritenuta solo una raffigurazione di Vishnu, ma addirittura il Dio stesso.
A causa di questo fatto, ai Re del Nepal è sempre stato proibito contemplare l’immagine di Budhanilkantha in quanto loro sono considerati incarnazioni di Vishnu e un’incarnazione non può guardare il suo originale, sarebbe un paradosso.
In compenso i Re possono ammirare le due “copie”, una delle quali si trova in un bel giardino alla periferia nord-occidentale di Kathmandu, mentre l’altra è custodita dentro al Palazzo Reale proprio per l’uso privato del Re e della sua famiglia.
Una delle più importanti feste del calendario hindu Nepalese è quella di Haribodhini Ekadashi che cade tra la fine di Ottobre ed i primi di Novembre e viene considerata il giorno del risveglio di Vishnu dopo il lungo sonno durato i 4 mesi della stagione monsonica; questa festa infatti rappresenta la fine della stagione delle piogge e l’inizio del periodo di feste che marcano l’inizio della stagione invernale.
In quel periodo il solitamente tranquillo paesino che ospita la statua di Budhanilkantha viene preso d’assalto da migliaia di devoti che formano lunghissime code aspettando il loro turno per salutare Vishnu e porgergli le loro offerte.
Seppur Budhanilkantha sia il luogo più importante per questa festa, tutti i templi della Valle di Kathmandu dedicati a Vishnu diventano il centro di colorati festeggiamenti; alla sera nella splendida Piazza Reale di Patan viene inscenata una rappresentazione teatrale dell’episodio mitologico del risveglio di Vishnu, tanto semplice e rudimentale, quanto suggestiva.

giovedì 8 marzo 2012

Messaggio all’anima… di KRISANA.

Di seguito uno scritto dell'amica Marilena Krisana Bernardini, autrice con Viverealtrimenti di L'esperienza dei chakra. Da qualche anno Krisana lavora con le canalizzazioni di cui espone qui le specifiche.
Buona lettura

Sono nata con questo dono, o meglio, sono venuta sul pianeta Terra con la capacità di osservare le cose nella loro più profonda possibilità! I miei occhi sono stati creati , nella capacità di scorgere la luce anche nei più oscuri meandri dell’anima…e questa meravigliosa possibilità è stata per me una benedizione ed un dramma allo stesso tempo…fin quando la moltitudine di esperienza fatta, mi ha fatto vedere…il perché?...
Ho compreso che , la luce esiste in ogni scintilla dell’umano, ma solo la consapevolezza ne permette l’espansione …
Ho compreso che , solo nel libero arbitrio questa fiamma può farsi faro nella vita di ognuno, al fine di realizzare l’esperienza dell’anima …
Ho compreso che, solo la totalità ne è la chiave
Ho così deciso, di onorare il mio compito, e di mettere al servizio la mia “forma” per portare informazioni di comprensione, guarigione, evoluzione…per  tutte quelle anime, che scelgono di voler onorare se stesse!
Sono un canale dello Spirito, ma sono un canale alleato e non “separato”, la mia anima è tornata a casa e questo mi permette di canalizzare le frequenze dei Maestri in sinergia con la “mia maestria” , sono scesa su questo piano per Essere questo…non sono un canalizzatore di entità…sono una porta del grande Spirito…e la mia missione è esserci per chi sceglie di trasformare realmente il vecchio( abitudini, memorie…) per rinascere all’istante presente…
Sono una chiave , tu sei la serratura …il Grande Spirito è la porta…
Se mi vedi, sono semplice…se mi parli, sono umile,se mi guardi sono una persona apparentemente come tante…ma se decidi di andare oltre…posso farti volare…perché tu sai già! Volare!…ed io sono qui per ricordartelo…e mostrarti lo specchio di te…
I contatti non hanno un luogo poiché lo Spirito non segue le stesse leggi dello spazio e del tempo, quindi se sei chiamato dalla tua anima…, se senti il desiderio di bere da questa forma-possibilità è semplicissimo nella forma: basta inviarmi una tua foto e un tuo scritto dove mi puoi porre 3 domande, di qualsiasi natura ed “io” risponderò…ma la verità ultima più profonda non sarà sapere se sarai amata/o, se avrai quel lavoro…etc, si! avrai la risposta( perché l’umano vuole questo…) ma il dono non è lì…basterebbe una lettura di carte per questo…il dono è CONTATTARE LA SETE DELLA TUA ANIMA…CHI SEI? COSA DEVI REALIZZARE SU QUESTO PIANO PER EVOLVERE? COSA TI STAI PORTANDO DIETRO? COME ESSERE LIBERO/A …PER ESSERE AMORE?

MA GYAN KRISANA    ( Marilena Bernardini)     MAKRISANA@YAHOO.IT

mercoledì 7 marzo 2012

Kumari Devi.

Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador.

Una delle figure più affascinanti e misteriose della cultura induista Nepalese è quella della Kumari Devi, la Dea Vivente.
Letteralmente il nome significa Dea Principessa e viene usato per descrivere una bambina considerata a tutti gli effetti una divinità, fino all’età del primo ciclo mestruale o di una qualunque altra perdita di sangue.
In quel momento viene subito spogliata del suo titolo, e vengono effettuate delle laboriose selezioni per eleggere la nuova bambina sulla quale cadrà il compito di rappresentare la divinità, Taleju Bhawani, una rappresentazione benevola di Durga.
Alloggiata presso il bel Kumari Bahal (Palazzo della Kumari) nei pressi della piazza centrale di Katmandu, la Kumari Devi vive in uno stato di completo isolamento dal mondo esterno, escluse le più importanti feste religiose quando viene portata in processione sopra un palanchino per le vie della città.
Le origini di questa tradizione sono poche chiare e tra le numerose leggende che la riguardano nessuna sembra avere una netta predominanza sulle altre.
Il fatto comunque rimane, come il dubbio che si tratti di un’usanza ai limiti del grottesco.
Segregare una bambina all’interno di un palazzo, per quanto grande e bello, durante gli anni più importanti della sua vita, venerarla come una Dea e quindi liquidarla con un vitalizio economico e qualche terreno una volta che diventa adulta, non sembra un costume molto civile.
La guida turistica delle note edizioni Lonely Planet descrive il fenomeno con dovizia di particolari e qualche commento, scherzoso e contrario, facilmente condivisibile.
Ciò che preoccupa è soprattutto il fato di queste ragazze una volta terminato il loro periodo di Dee viventi.
La guida del Nepal per esempio ironizza sul fatto che porti sfortuna sposare una ex-Kumari e che comunque non è facile soddisfare i desideri di una ex-Dea.
Esclusa la seconda parte, peraltro di dubbio gusto comico, il fatto che per loro non sia facile trovare marito, in una società conservatrice come quella nepalese, può essere effettivamente un grosso problema.
In realtà però sembra che in tempi moderni siano tutte riuscire a sposarsi, a parte quelle più giovani, e considerati i doni che le vengono offerti finito il loro compito “divino”, in genere non hanno grossi problemi a crearsi una nuova vita.
Alcuni anni fa, un interessante signore nepalese che lavorava in un negozio di alimentari in Freak Street a Katmandu, ci raccontò di aver conosciuto una ex-Kumari, che vive ad Harisiddhi, una zona sacra e sud della Valle di Katmandu, e ci diede alcuni piccoli dettagli.
Per esempio, una felice sorpresa è stato apprendere che viene molto rispettata dalla gente comune per il suo passato, ma non in maniera eccessiva o impegnativa.
Avendo ricevuto un buon terreno, in aggiunta alla pensione, anche se quella ragazza non era ancora sposata, poteva provvedere tranquillamente ai propri bisogni.
E soprattutto pare che in realtà, il problema del matrimonio non sussista, visto che per coloro i quali non credono alla superstizione, una ex-Kumari al contrario è una moglie ambita!
Detto questo, speriamo che nessun membro di alcuna associazione per i diritti dei bambini legga questo articolo, in quanto difficilmente sarebbe favorevole al protrarsi di questa tradizione.

LUNA PIENA -- mercoledì 7 marzo -- da Ajahn Munindo.

Come l’acqua cade da una foglia di loto
così scivola via la sofferenza
da chi è libero da tossico desiderio.

  Dhammapada strofa 336

Facilmente le sofferenze della vita ci convincono di essere la cosa
più importante. Sembrano richiedere un’enorme quantità di attenzione.
Ma il Buddha ci insegna che le cose fondamentali sono la
consapevolezza e la saggia riflessione. Se la pratica della
consapevolezza è matura, riusciremo a osservare la sofferenza appena
sorge senza lasciarcene affascinare troppo. Riusciremo anche a
riflettere sulla realtà dei nostri stati d’animo e non solo a esserne
toccati. Non sono fondamentali, vengono e vanno. E il loro emergere ha
una causa. Una volta riconosciuta la causa, dice il Buddha, la
sofferenza semplicemente svanisce.

Con Metta
Bhikkhu Munindo
(Ringraziamenti a Chandra per la traduzione)

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Santacittarama
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martedì 6 marzo 2012

Una nuova lezione filosofica per Viverealtrimenti: Newton e la rivoluzione scientifica.

Isaac Newton raccontato dal filosofo Paolo Rossi.
Buona visione!



Cliccare qui per il bandolo delle rassegne filosofiche precedenti.

lunedì 5 marzo 2012

Mahavidya.

Nell'iconografia hindu l'Energia Cosmica femminile è simboleggiata da innumerevoli forme con innumerevoli nomi. Le divinità che rappresentano la Shakti sono tante quanti i suoi aspetti, "benevoli" o "terrificanti". Ella è la splendida Lakshmi, consorte di Vishnu, signora della bellezza e della prosperità, è Durga, colei che è difficile da raggiungere, la potente guerriera, acerrima nemica dei demoni, è Parvati,colei che possiede i tre Parva (Sapienza, Volontà, Azione) madre universale e consorte di Shiva, è Kali, la dea nera, terrificante proiezione del tempo che, grondante sangue, divora tutto e distrugge. Kali è la prima di dieci particolari divinità femminili molto importanti nel culto tantrico, Esse sono chiamate Mahavidya, (Maha = Grande, Vidya = Conoscenza) sono le Dee della Suprema Saggezza. Nel Tantra il culto delle Mahavidya non è riducibile soltanto alla semplice adorazione della forma esteriore della divinità, alla superficiale idolatria della figura o al formale atto rituale di venerazione; le dieci Mahavidya rappresentano i dieci fondamentali pilastri della Conoscenza, le dieci Energie universali che risiedono dentro di noi e fuori di noi, nel microcosmo e nel macrocosmo e che ne regolano l’intera esistenza. Venerare le Mahavidya significa principalmente meditare su queste Energie, essere consapevoli della Loro presenza, della Loro funzione, della Loro potenza; significa scoprire poco a poco i grandi segreti dell’esistenza e di conseguenza accettare ed amare la realtà in ogni sua condizione, in ogni suo aspetto, dal più oscuro al più lucente, poiché tutto ciò che sperimentiamo nella vita è permeato dall’immensità della Shakti. Nell’atto di meditazione la Dea offre al devoto parte della Sua infinita Conoscenza facendo si che la venerazione giunga ad oltrepassare sempre di più i limiti dei nomi e delle forme, i confini dei simboli e delle immagini, fino a raggiungere l’Assoluto indistinto nella Sua pienezza. Ogni Dea nasconde in seno un’importante realtà, una Verità celata ai nostri occhi dall’ignoranza, ciascuna divinità rappresenta quindi un particolare tipo di approccio alla realizzazione del Sè, meditare con devozione e diligenza sulle Mahavidya significa riconoscere il Divino in ogni cosa, significa strappare via dagli occhi la fitta coltre di illusione che ci impedisce di contemplare la Luce della Shakti in ogni singola entità dell’esistenza.

KALI
(Tempo)

Tra le divinità femminili del pantheon hindù è probabilmente la più nota, la più terrifica e la più affascinante. Kali Maa, ovvero Kali la Madre, la Dea nera, la guerriera, l'oscura proiezione di Durga, la controparte femminile del più terrificante aspetto di Shiva. E' colei che vaga per i terreni crematori con schiere di spiriti che le fanno da scorta, è la feroce massacratrice di demoni. Simboleggia il tempo inesorabile che tutto divora, che tutto distrugge e a cui nulla sfugge. E’ tempo, rivolta e trasformazione; è guerra, morte, calamità naturali e distruzione; orrorifica e spaventosa Ella premia il vira (guerriero) che ha il coraggio di osare e di guardarLa nei Suoi spaventosi occhi iniettati di sangue, a quel punto essi diventeranno due loti splendenti ed irradianti Luce ed Amore immenso ed eterno. ("A chi osa amare la sofferenza, abbracciare la forma della morte, e danzare la danza della distruzione, a lui la Madre viene") E' nuda perchè è libera da ogni illusione, è nera perchè avvolta da notte eterna, è furiosa perchè è energia distruttiva. Indossa una ghirlanda di teste mozze, simbolo della relatività dell'esistenza umana, effimera ed impermanente. In alcune raffigurazioni le teste mozze sono sostituite da 50 teschi che rimandano alle 50 lettere dell'alfabeto sanscrito. Ha in vita una cintura di braccia umane, atte a rappresentare le azioni karmiche che ha estinto, tale cintura copre il sesso e l’ombelico, essendo i genitali e lo stomaco la principale causa di innumerevoli karma. Nell'iconografia classica, la sua mano sinistra in alto regge una falce insanguinata dispensatrice di morte e distruttrice delle realtà individuali mentre con la sinistra in basso mantiene la testa mozzata di un cadavere atta a simboleggiare l'annullamento dell'ego. La sua mano destra in alto è vuota e compie un mudra (gesto) con il quale invita a non avere paura, (non dobbiamo avere paura di abbandonare il nostro corpo fisico) mentre con il gesto della mano destra di sotto indica concessione di vantaggi. Kali è quasi sempre raffigurata sul corpo del Divino Shiva rappresentando così la natura dei due principi dell’Assoluto, Shiva e Shakti, la Coscienza e la Potenza e quindi l'immobilità del primo e la mutevolezza del secondo che nelle vesti di Kali rappresenta forza di disgregazione e trasformazione. Soltanto dopo la dissoluzione può esservi purificazione e rinascita. Nel corpo umano Kali risiede all’altezza del cuore ed è strettamente legata all’organo fisico ed alle sue pulsazioni oltre che al 4° Chakra (Anahata).

Si può venerare Kali meditando sull'impermanenza degli esseri e delle cose e sulle continue trasformazioni ("Pantha Rei")

Krim krim krim hum hum hrim hrim daksine kalike krim krim krim hum hum hrim hrim svaha!

TARA
(Verbo)

Tara, detta anche “la selvatica” è tradizionalmente nota come colei che fa avverare i desideri, che protegge i navigatori, che assiste chi attraversa i fiumi, gli oceani, i mari, i sentieri difficili e le strade impervie. Nel tortuoso cammino della vita ogni individuo percorre tantissime strade difficili, Tara è colei che guida, che conduce attraverso il sentiero della Salvezza. La radice sanscrita "Tri" significa appunto “far attraversare”, Lei ci aiuta ad attraversare i pericoli poiché è la Conoscenza, quando si ha la Conoscenza qualsiasi ostacolo è facilmente superabile. Tara è dunque invocata in connessione con l'acquisizione di Conoscenza e con l'ottenimento di poteri oratori, difatti Lei è la Dea del verbo, la Dea del suono. Quando l'assoluto trascendente si manifesta con la Sua volontà (Desiderio - Amore), c'è un movimento, una vibrazione che produce un suono, l'eterno suono-verbo OM. Tara è la forza dell'OM, è il suono eterno, il Nada, l'Ajapa (HAM-SO-HAM). Om è il potere del suono, è la vibrazione originaria, gli usi del suono e del mantra hanno il potere di purificare la mente, di donare consapevolezza e quindi di salvare. Tara è il verbo salvifico. Si medita su Tara regolando la parola, apprezzando l'armonia dei suoni e dei rumori e meditando sul suono-silenzio presente tra un suono e l'altro. Come Dea della salvezza è spesso relazionata a Durga, ma mentre Durga distrugge gli ostacoli polverizzandoli, Tara semplicemente li fa sorpassare. L’iconografia tantrica la raffigura con sembianze molto simili a quelle di Kali, e' scura, il suo piede è poggiato sul corpo di Shiva o di un uomo inerte, è vestita di pelle di tigre o di altri felini (ciò simbolizza il dominio delle passioni) e spire di serpenti Le attraversano i capelli. La similitudine esteriore tra Kali e Tara non è casuale, se Kali è tempo, Tara è verbo, il verbo è la consapevolezza del tempo ed il tempo è il movimento del verbo, la vibrazione creativa del verbo è l’energia del tempo. Nel corpo umano Tara risiede all’altezza dell’ombelico in corrispondenza con il 3° Chakra (Manipura) ed in qualità di Om corrisponde al 6° Chakra (Ajna) ed è anche la corrente che sale dal 3° al 7° Chakra (Sahasra Padma).

Si può venerare Tara meditando sul suono e sul silenzio.

Om hrim strim hum phat

TRIPURA-SUNDARI
(Luce)

Tripura vuol dire “tre città” (Tri = tre, Pura = città) e queste tre città sono i tre mondi, essi corrispondono al corpo fisico, al corpo astrale ed al corpo causale che a loro volta trovano corrispondenza con i tre stati di coscienza: veglia, sonno e sonno profondo. Tripura-Sundari è la Dea che regge le tre città e ne costituisce la quarta, lo stato di unione mistica del Samadhi. Sundari significa bellezza, adorare Sundari significa ricercare il divino attraverso la bellezza trascendente che si manifesta quando vediamo la luce dell’intero universo in noi stessi, ossia la vera bellezza, quella eterna e perennemente luminosa, la bellezza dell’Assoluto. Ella possiede tre personalità: Bala (la figlia), Tripura-Sundari (la bella) e Tripura-Bahiravi (la terribile). Bala è raffigurata come una graziosa fanciulla di sedici anni ed è generalmente l’aspetto più accessibile al giovane aspirante devoto. Tripura-Sundari è anche la Dea della conoscenza vedantica e del supremo Sé, Ella ci insegna che ogni cosa è Brahman, difatti è una divinità molto amata dagli Swami e dai maestri del Vedanta. E’ anche Lalita, colei che gioca, l’universo intero è il gioco della divina Madre, Ella è la divinità dello Shri Chakra che permea l’intero universo, è identificata anche con la Luna ed il suo splendore, immagine visibile del piacere, ed è contemplabile al meglio quando è piena e colma di luce poiché Tripura-Sundari è Luce, la Luce del Brahman, la Luce dello Shri Chakra, la Luce del Soma, la Luce della Bellezza divina. Sundari corrisponde al nostro 7° Chakra (Sahasra Padma) sulla sommità del capo. Si può venerare Tripura-Sundari meditando sul Sé e concentrandosi sullo Shri Chakra.

Ka e i la hrim Ha sa ka ha la hrim Sa ka la hrim

BHUVANESHVARI
(Spazio)

Bhuvaneshvari è la regina dell'universo, l'universo è il Suo corpo, Ella è Aditi, l'infinita ed indivisibile Madre; è spazio in tutti i livelli di manifestazione (fisico, mentale e di coscienza) ed ha quindi uno stretto legame con Tripura-Sundari. Bhuvaneshvari è la Signora dei mondi, la materia prima da cui tutte le materie hanno origine (Prakriti) è Madre Natura, è il Cosmo personificato e tutti gli esseri esistenti non sono altro che ornamenti del Suo immenso essere. Questa Dea ci aiuta ad andare oltre ogni classificazione e/o discriminazione di sesso, di razza, di credo o di qualsiasi altro genere, essendo Lei tutto e partendo quindi tutto da Lei. Mentre Kali crea gli eventi del tempo, Bhuvaneshvari crea gli oggetti dello spazio, ogni luogo ed ogni spazio non sono altro differenti fasi dell’infinita danza di Madre Bhuvaneshvari, la Signora dei quattro punti cardinali, i quattro aspetti del Suo essere, l’est come inizio, il nord come illuminazione, l’ovest come maturazione, il sud come completamento. Bhuvaneshvari è chiamata anche Maya, ossia illusione, la nostra assidua mania (ego) di misurare, contare, catalogare, classificare ci fa percepire la grande Madre come grande illusione, ci fa dimenticare la grande unità della Dea di cui facciamo parte anche noi. Ella è pace, lo spazio è vera pace e perfetta equanimità, è potere infinito della serenità. Il suo mantra è “HRIM” e può essere venerata anche attraverso l'osservazione dello Shri Yantra ma può essere utilizzato anche il mantra “MA” che è il suono originale della Madre, la Madre di tutti gli esseri. Bhuvanesvari è lo spazio, di conseguenza siamo sempre situati in Lei e nel nostro corpo (fisico o sottile che sia) Lei è situata in noi, ovunque, tuttavia può esservi una particolare corrispondenza con lo spazio all’interno del cuore.

Si può venerare Bhuvaneshvari meditando con equanimità sullo spazio.

Hrim

BHAIRAVI
(Energia)

Bhairavi "la terrifica", rappresenta la Divina Energia di Tejas. Ella è il supremo potere della parola che nasce dal Fuoco, ed è quindi parola nella sua prima forma immanifesta. E’ identificabile con Durga, la potentissima Dea guerriera che salva dalle difficoltà distruggendo ogni sorta di demone ed è quindi relazionata anche a Tara, difatti entrambe sono salvifiche ed entrambe rappresentano la parola ma mentre Tara è parola illuminata, Bhairavi è parola suprema, sottile, all'origine del verbo rappresentato da Tara. Bhairavi alimenta Tapas e aiuta nel sacrificio, dona controllo ai sensi delle emozioni e del potere sessuale distruggendo con il fuoco gli ostacoli rappresentati dalle nostre brame e dalle nostre passioni e dona felicità e benessere di liberazione ad ogni essere. Bhairavi è identificabile anche come la forte energia Kundalini, la potenza latente che giace in ciascun individuo e che non deve essere svegliata se non si è pronti a ricevere il Suo potentissimo Fuoco. Il mantra di Bhairavi è il potentissimo “HSRAIM HSKLRIM HSSRAVH”, esso ha il potere di distruggere le negatività e di svegliare l'energia Kundalini, deve quindi essere adoperato con estrema cautela. Ella è nota anche come “la donna guerriera”, difatti viene spesso invocata per sterminare i demoni interiori che intralciano il nostro cammino spirituale, in particolare i demoni delle passioni sensuali e delle bramosie fisiche, Bhairavi è loro acerrima nemica. Lei è la Dea della triplice qualità: Agni, Vidyut e Surya (Fuoco, Fulmine e Sole) ossia le tre forme di Luce con cui si manifesta a livello visibile e terrestre. Ella aiuta chi lavora su se stesso con diligenza e sacrificio ed è molto vicina a chi pratica con costanza e diligenza yoga e meditazione. Nel nostro corpo Bhairavi risiede alla base della spina dorsale, e come Kundalini è presente nel primo Chakra (Muladhara), ma è molto pericoloso svegliarLa se non si è pronti a confrontarsi con Lei.

Si può venerare Bhairavi offrendoLe qualcosa a cui si è molto attaccati, ossia desideri, passioni, pensieri e parole.

Hsraim hsklrim hssrauh

CHINNAMASTA
(Percezione)

Con la testa mozzata da una sua stessa azione rappresenta ciò che causa la trascendenza della mente, e quindi il taglio dell'ego ed il raggiungimento della verità aldilà della realtà percettiva. Ella ci porta a non identificarci con il nostro corpo. Chinnamasta, colei che decapita se stessa, è quindi il potere di trasformazione in azione, è la distruttrice dell'ultimo e più feroce nemico: l'ego. E' anche associata alla consorte del Dio Indra, lei è Vajra Vairochani, colei che risplende con la saetta. E' quindi energia elettrica di trasformazione, è il tuono e il fulmine. Mentre Kali regna questa forza genericamente, Chinnamasta è la stessa forza diretta e istantanea. Lei è la percezione diretta, la pura vista che rivela l'infinito dietro tutte le forme. Chinnamasta è anche Kundalini nell'atto di rompere Rudra Gronthi, quindi rappresenta il libero fluire dell'energia nel Sushumna, Ella provoca la salita di Kundalini verso il terzo occhio e l'ottenimento di Siddhas, ci porta a trascendere la mente e ci conduce verso uno stato di “non-mente” (umana), una volta compiuto questo passo, la nostra coscienza realizzerà la sua vera natura. Chinnamasta è strettamente legata a Kali e spesso rappresenta proprio la forma più terrificante della Dea nera poiché Chinnamasta domina il preciso istante in cui Kali distrugge, devasta e uccide. Essendo una Dea estremamente feroce ha un intenso rapporto anche con Bhairavi e domina tutte le energie dell’atmosfera, Ella è la scossa elettrica che crea un tramite tra il cielo e la terra e che fulmina l’ignoranza e ci eleva in alto verso i più alti livelli della Saggezza. E' molto venerata da coloro che cercano il raggiungimento di poteri magici e occulti ed è oggetto di meditazione e venerazione anche durante alcuni pericolosi rituali molto particolari che in molti chiamano “magia nera”. Chinnamasta corrisponde al 6° Chakra, il Terzo Occhio (Ajna) che è il Suo principale campo d’azione ma dato il Suo immenso potere, Ella con la sua Energia può essere ricondotta a qualsiasi Chakra. A Lei, inoltre, sono particolarmente legate la vista ed ogni tipo di percezione.

Si può venerare Chinnamasta praticando Jnana Yoga e meditando sul processo percettivo.

Om Shrim Hrim Hrim Aim Vajra-Vairochaniyai Hum Hum Phat Svaha

DHUMAVATI
(Vuoto)

Dhumavati è raffigurata come la più anziana tra le Dee, e' la conoscenza che arriva attraverso pesanti e dolorose esperienze. La Sua natura non è quella di illuminare bensì di oscurare, tuttavia oscurare una cosa significa rivelarne un'altra. Dhumavati oscura ciò che è evidente in modo da svelare il nascosto ed il profondo. Ella è una vedova, una Shakti senza Shiva, difatti a differenza di tutte le altre divinità femminili non ha alcuna controparte maschile, è pura energia ma allo stato latente, priva di volontà d'azione, rappresenta quindi le energie potenziali e inerti che ciascun individuo possiede. Dhumavati esprime anche ciò che esteriormente percepiamo come povertà, sfortuna, sofferenza, dolore, e tutto ciò di cui abbiamo paura nella vita, ma tutte queste "negatività" possono portarci a progredire, a crescere spiritualmente ed a coltivare nel migliore dei modi qualsiasi esperienza, anche la più triste e dolorosa. Dhumavati è "il bene celato nel male", è ciò che ci ostruisce nella vita di tutti i giorni, ciò che ci ostacola ma che allo stesso tempo ci porta a sviluppare nuovi potenziali grazie all'esperienza donataci dalle avversità della vita. Dhumavati è l'oscurità, il nulla, l'ignoranza che non ci permette di vedere, l'ignoranza dell'ego che provoca dolore e sofferenza, ma nel momento in cui riconosciamo l’ignoranza come tale, Ella ci rende consapevoli del penoso stato di egoismo in cui viviamo e ci consente di iniziare il nostro cammino verso la Verità. Lei è la forma anziana di Kali ed è venerata da coloro che cercano di eliminare le proprie influenze negative. Si può riconoscere Dhumavati osservando i luoghi abbandonati, le zone vuote, fatiscenti, desolate, desertiche. Dhumavati è un’altra Dea che risiede in prossimità del cuore, ma rispetto a Kali la sua energia è molto debole e non è facile da percepire pur essendo sempre presente.

Si può venerare Dhumavati meditando sul silenzio dei pensieri e sul vuoto mentale come realtà suprema.

Dhum dhum dhumavat svaha

BAGALAMUKHI
(Immobilità)

Come Tara, Bagalamukhi (o Bagala) è la Dea della parola, è colei che con il verbo crea stabilità definitiva, giusta conclusione e silenzio; è il potere di zittire, mette fine ad ogni conflitto e confusione, dona la capacità di affrontare le forze ostili, i pensieri negativi e le emozioni nate dall'ego; Ella è simile a Bhairavi, ma mentre Bhairavi brucia i nemici, Bagalamukhi li immobilizza; è anche simile a Chinnamasta, ma mentre questa da un taglio alle illusioni, Bagalamukhi placa le false contraddizioni della mente. Il Suo potere è "Stamghana", ossia strappare o paralizzare le energie che ci attaccano (pensieri generati dalla nostra mente o influenze esterne), è anche il potere di zittire gli altri rendendoli impotenti ed il potere di ipnotizzare. Bagalamukhi ci garantisce il completo controllo sui nostri pensieri e sulle nostre azioni, difatti è considerata anche la Dea dello Yoga, della meditazione e dell'immobilità delle "asana". Lei cambia ogni cosa nel suo opposto: come la parola in silenzio, o l'ignoranza in conoscenza e ci aiuta a conoscere l'opposto di ogni situazione. L’arma con la quale Bagala immobilizza i nemici è il Brahmastra, l’arma del Brahman: “Chi sono io?”, questa semplice domanda può essere capace di placare qualsiasi tipo di pensiero, perseverando su questa domanda con diligenza e continuità si giungerà alla conclusione che pur conoscendo le cose esterne, il nostro Sé è per noi cosa ignota e si continuerà ad insistere. “Chi sono io?” “Cosa è il Sé?” insistendo con determinazione su tale concetto si giungerà a considerare privo di importanza qualsiasi pensiero, qualsiasi riflessione che non faccia riferimento a tale importantissima indagine introspettiva, “Chi sono io?”, in tal modo il potere di Tara e del verbo Om si trasformeranno nel potere di Bagalamukhi. Nel nostro corpo esiste un punto di incontro tra occhi, orecchi, naso e lingua, in sanscrito è chiamato “Indra-yoni”, è la regione in cui risiede Bagala, che per la precisione è situata nella zona del palato soffice. Il Chakra a cui è connessa è il 6°, (Ajna), ma a livello corporeo trova corrispondenza anche con il centro del cuore.

Si può venerare Bagalamukhi con l'immobilità, l’introspezione, il controllo della parola e la forte concentrazione.

Om hlrim bagalamukhi sarvadustanam vacam mukham padam stambhaya jivham kilaya buddhim vinasaya hlrim om svaha!

MATANGI
(Conoscenza)

Matangi è la Dea che personifica il potere che penetra nella mente e nei pensieri, difatti letteralmente il termine Matangi vuol dire “pensiero”, “opinione”. Ella è espressione di conoscenza, talento, arte, danza e musica, è la grande insegnante delle arti ed è possibile contemplarla tramite la musica, suonando e cantando per Lei. Il Suo nome significa anche "selvaggia", "appassionata" ed "elefante femmina" difatti è strettamente correlata a Ganesha, e come Ganesha, della quale è spesso definita la consorte, rimuove gli ostacoli e dona conoscenza. Matangi è l’ultima delle tre dee correlate al Verbo Divino (Tara, Bhairavi, Matangi) ma Ella è denominata anche “l’impura” o “la fuori casta”, perché rappresenta il verbo “parlato” e quindi limitato: Lei è l’apparenza visibile della più elevata conoscenza; il Suo essere definita “fuori casta” è anche relazionato al Suo bizzarro temperamento artistico che sfida ogni norma sociale, ma allo stesso tempo e’ detta anche “Mantrini” in quanto possiede poteri su tutti i mantra e sulle vocalizzazioni. Ella è anche la consigliera di Tripura-Sundari e tramite i mantra comunica con tutte le divinità. Matangi governa ogni forma di conoscenza e di insegnamento non soltanto inerente alle arti ed alle parole, Ella rappresenta difatti tutti gli insegnamenti dei Guru e della Tradizione, rappresenta la continuità spirituale della Tradizione nel mondo, chi Onora Matangi onora tutti gli insegnamenti delle Sacre Scritture e tutti gli insegnamenti dei più grandi Maestri del Sanatana Dharma. Nel nostro corpo sottile Matangi ha la sua dimora nel 5° Chakra (Vishuddha) all’altezza della gola, ma risiede anche sulla punta della lingua, dove esiste corrispondenza con un canale sottile che lega la lingua al Terzo Occhio, tale canale è detto Sarasvati ed è la dimora prediletta di Matangi, essendo quello il dotto principale dove fluisce l’ispirazione artistica.

Si può venerare Matangi recitando gli insegnamenti dei Guru e le Sacre Scritture, cantandole in sanscrito e suonando.

Om hrim aim srim namo bhagavati ucchistacandali Sri matangesvari sarvajanavasankari svaha!

KAMALATMIKA
(Gioia)

Kamalatmika (o Kamala) è la Dea nata dall’oceano, è la Grande Madre che fa avverare i desideri. Come Sundari è connessa con l’Amore ed il desiderio. Mentre Sundari genera la beatitudine dalle percezioni del Sè, Kamalatmika governa la beatitudine e la bellezza nell’esterno. Ella è la manifestazione della bellezza sulla Terra, è la dea del benessere e del successo ed è colei che concede agli uomini tali piaceri ma Kamalatmika deve essere venerata per ottenere benessere spirituale, il benessere (anche materiale) che Lei dona si ottiene senza alcun attaccamento e senza bramosia. Kamalatmika è la forma di Lakshmi legata a Kali e ci fa comprendere che la materia è soltanto transitoria. Ma allo stesso tempo Kamala è anche la Dea del Loto, il più sacro di tutti i fiori, e quella del fior di Loto è la Sua natura: infinita Bellezza, Gioia Divina, Estasi e Grazia di Dio. Kamalatmika è come Sundari,ha il dominio sulla bellezza e sullo splendore, ma mentre Sundari governa maggiormente la bellezza “sottile” ed “interiore”, Kamala governa le forme esterne delle meraviglie naturali. La bellezza di Kamala è visibile osservando la bellezza dei fiori, la bellezza del cielo, la bellezza dei mari, dei fiumi, dei tramonti, tanti riflessi, molteplici e temporanei di un’unica immensa bellezza, eterna ed infinita: l’Assoluto. E’ l’ultima delle dieci Mahavidya ed è il potere che si manifesta anche sul piano materiale, rappresenta la forma più concreta della Dea all’interno della materia percepibile tramite i cinque sensi. Grazie a Kamala noi riusciamo a comprendere il Divino anche nelle cose più “banali”, più “scontate”, dal fiocco di neve che cade al fiore che sboccia, dal Sole che sorge alla nuvola che viaggia, dal bambino che gioca, al pesce che nuota, all’uccellino che cinguetta. Quando percepiamo il divino grazie alla poesia di queste piccole meraviglie, noi percepiamo l’essenza di Kamalatmika. La sua posizione nel nostro corpo è all’altezza del cuore e corrisponde al 4° Chakra (Anahata). Si può venerare Kamalatmika riconoscendo il divino splendore nelle cose materiali, apprezzando e rispettando tutte le bellezze della Natura.

Shrim

Come abbiamo potuto notare, le dieci Mahavidya possono essere divise in due gruppi: le “benevole” e le “terrifiche”. Le Dee terrifiche sono: Kali, Bhairavi, Chinnamasta, Bagalamukhi e Dhumavati; mentre il gruppo delle benevole è costituito da Sundari, Bhuvaneshvari, Matangi e Kamalatmika. Tara occupa una posizione intermedia tra le due categorie in quanto è dotata di entrambi gli aspetti. Talvolta è possibile constatare come l’iniziato che percorra il sentiero della Mano Destra (Dakshina Marg) sia tendenzialmente più propenso a venerare le immagini e le forme delle dee benevole, mentre le terrifiche vengono da tutti considerate le Dee per eccellenza del Vama Marg, (Tantra della Mano Sinistra); tuttavia questa divisione tra i due aspetti delle divinità è assolutamente convenzionale, poiché tutte e 10 le Mahavidya sono da ritenersi complementari e l’azione di ciascuna è sempre necessaria. La funzione principale delle divinità definite terrifiche è quella di “uccidere”, di “distruggere”, di “annientare”, e quindi di estirpare radicalmente l’ignoranza e le bramosie dell’ego dal nostro essere, il che non è sempre un processo indolore, ma è sempre un processo necessario. Il compito delle divinità definite benevole è quello di elargire il più possibile la Conoscenza e l’Amore per essa, e senza Amore per la Conoscenza nessun cammino spirituale potrà giungere alla meta finale. Incamminarsi verso il sentiero tracciato dalle Mahavidya porterà ogni individuo ad amare Kali nel tempo e nelle trasformazioni, Tara nel suono e nel silenzio, Tripura-Sundari nella luce, Bhuvaneshvari nello spazio, Bhairavi nelle energie, Chinnamasta nella percezione, Dhumavati nella vacuità, Bagalamukhi nell’immobilità, Matangi nell’arte e nella conoscenza e Kamalatmika nella bellezza e nella gioia dell’intero universo, per poter giungere finalmente alla comprensione ed alla vera sperimentazione dell’Energia Shakti, la grande Potenza Divina.