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venerdì 30 dicembre 2011

Scioperi in Nepal.

Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador.

Una delle caratteristiche, purtroppo negativa, della vita nepalese, e che si è acuita negli ultimi 10 anni di sconvolgimenti politici, è la frequenza con la quale vengono indetti scioperi generali, localmente detti banda, chiuso.
Questi scioperi, di solito promulgati da uno o più partiti, possono essere causati da numerosi motivi, ma in genere sono un segno di protesta per soprusi che qualche partito politico pensa di subire, o per attirare l’attenzione su particolari questioni che il Governo di turno sembra dimenticare.
L’ultimo, per esempio, dopo un distacco dal precedente sorprendentemente lungo di circa due mesi, c’è stato Lunedì 19 ed è stato indetto dal Partito del Congresso, per la morte di un leader della sezione giovanile del partito. Questi ha subito un attacco mentre si trovava chiuso in carcere in attesa di un processo.
L’aspetto più grave degli scioperi nepalesi è che non solo uffici, scuole e negozi sono tassativamente chiusi, ma anche le strade, per cui la vita si blocca completamente, tenendo anche presente che i cosiddetti “krumiri” non sono visti di buon occhio, e i gruppetti di protestanti in giro, rappresentano per loro una costante e realistica minaccia.
Le uniche concessioni vengono fatte a mezzi di soccorso, come trasporto medicinali e ambulanze, e talvolta anche ai mezzi turistici, seppur comunque possa capitare che vengano fermati a lungo.
Quindi Lunedì 19 Dicembre le strade nepalesi erano invase da giovani che giocavano a calcio, a badminton, a pallavolo, mentre adulti e anziani passeggiavano e chiacchieravano amabilmente sotto al sole.
Niente a che vedere, per fortuna, con gli scioperi di 3/4 giorni, spesso accompagnati da locali coprifuoco, che venivano indetti continuamente durante le fasi più calde del conflitto interno, circa 4-5 anni fa, quando i nepalesi formavano giganteschi cortei rischiando anche spesso di prendere delle manganellate da polizia ed esercito.
Furono proprio questi lunghi e imprevidibili scioperi a decretare il collasso dell’industria turistica, oltreché fortunatamente della monarchia, perché seppur gli stranieri non abbiano mai corso nessun rischio particolare, non era certo facile organizzare dei viaggi, con l’incognita sempre presente che da un momento all’altro le strade venissero chiuse per 2 o 3 giorni.
Senza contare che anche ristoranti e alberghi, già flagellati dal crollo dei turisti, dovevano rimanere con le saracinesche abbassate e attirare i clienti più che altro col pensiero...
Anche l’atmosfera, seppur i nepalesi siano sempre gentili e disponibili, non era di certo favorevole: mangiare in un ottimo ristorante su una terrazza con una meravigliosa vista, mentre in lontananza si vedono i fuochi dei copertoni che bruciano e si sentono delle esplosioni, risulta essere difficile da un semplice punto di vista umano.
Per fortuna la situazione politica attuale non sembra essere di nuovo vittima di una spirale verso il basso come in passato, seppur sia legittimo chiedersi quale utilità possano avere questi continui scioperi.
L’Ambasciata Americana ha manifestato la sua apprensione, dato che ha da poco tolto ogni avvertenza di pericolo per i viaggi in Nepal, e una volta tanto la sua voce, seppur poco ascoltata, ha rispecchiato davvero quella di altri membri della comunità internazionale.
Visto che, a parte casi estremi, gli scioperi non aiutano a risolvere i problemi e danneggiano la gente comune, c’è da augurarsi che una più tranquilla situazione politica possa portare alla lenta ma necessaria riduzione di queste spiacevoli manifestazioni.

giovedì 29 dicembre 2011

Il Tornale.

Di seguito un nuovo progetto di ecovillaggio nel Lazio

L’amore per l’ambiente ed il desiderio di rispettare ed onorare le espressioni e trasformazioni della natura, ci muovono verso una dimensione sana e prospera dell’ esistenza, in cui l’ essere umano, ritrovando il suo posto e ristabilendo una giusta relazione con se stesso, con gli elementi naturali, con gli altri esseri e con la propria accezione di universale, sia valorizzato nella sua autenticita’ e possa esercitare il suo diritto alla felicita’.
Il progetto del Tornale, che momentaneamente si sviluppa su un terreno di circa nove ettari, tra i Comuni di Oriolo Romano e di Vejano (VT), vuole essere un ritorno a casa, ad una dimensione autentica, ad un concetto nuovo di famiglia, costituita da individui liberi di spirito, creativi ed indipendenti, che si scelgono per condividere risorse, valori e talenti. Il movimento della spirale aurea che contraddistingue il logo, indica la spinta verso il nuovo, l’evoluzione, un movimento circolare che non ripassa mai per la stessa via senza un precedente arricchimento. Questo si rende possibile grazie al contributo di tutti i componenti che lavorano incessantemente su se stessi e sul valore del gruppo. Nel nostro eco-villaggio diamo grande importanza e valore ai bambini e operiamo affinche’ la purezza e naturale felicita’ dell’ bambino venga preservata e valorizzata. Il Tornale vuole divenire un eco-villaggio di circa 10 nuclei residenti, i quali, pur mantenendo la propria libertà e spazi privati, condividono con gli altri risorse, spazi, servizi ed alcune attività, cooperando in maniera solidale ai fini del bene comune.
Si utilizzano e promuovono sistemi di agricoltura sostenibile a beneficio della comunità e del territorio circostante, energie pulite e rinnovabili, bioarchitettura e bio-edilizia, coltivazione e trasformazione dei prodotti, medicina, yoga e terapie naturali ed olistiche, espressioni artistiche come movimento creativo, danza, teatro e artigianato artistico.
Siamo anche aperti a tutti coloro che desiderano collaborare in qualche misura ma che non sentono la necessità di vivere la dimensione comunitaria. L’ apertura e la flessibilità sono valori importanti che caratterizzano il nostro progetto.
La nostra idea di eco-villaggio non rappresenta un’isola separata dal contesto globale e territoriale, ma una realtà che si pone come opportunità di salute, di pace e di recupero della dimensione autentica dell’uomo nella sua interezza, materiale e spirituale.
La cura della terra (il suolo e il Pianeta), la cura delle persone e la condivisione equa e solidale delle risorse rappresentano le basi di orientamento permaculturale del nostro progetto.
Nello specifico:

- Aspetto Permaculturale: La Natura al Tornale e’ ricca e generosa. La grande biodiversità, la presenza di un bosco misto, di un torrente e del fiume Mignone (riserva idrica del comune di Civitavecchia), che scorre ai confini del terreno rendono l’ambiente ideale per potere progettare armoniosamente. Per noi sostenere un impronta permaculturale, significa dare un senso profondo a ciò che ci circonda, all’utilizzo delle risorse, alle relazioni, alla costruzione delle nostre case e del paesaggio che ci accoglie.

- Risorse rinnovabili: Tenderemo ad affrancarci dalla dipendenza energetica attraverso un utilizzo intelligente e innovativo delle risorse rinnovabili; sperimentare attivamente soluzioni innovative per potere ispirare e consigliare coloro che decidono di intraprendere simili scelte energetiche.

- Costruzione in bioedilizia ed in bioarchitettura, totalmente o parzialmente in autocostruzione. – Sentiamo la nostra casa come un estensione di noi stessi in armonia con l’ambiente per cui senza cemento armato, costruita con le nostre mani, con tecniche miste e ispirate alle earthships. Case passive, calde in inverno e fresche d’ estate, che possano abbattere notevolmente i costi legati ai consumi e che siano costruite con materiali locali e naturali. Vediamo case dalle linee morbide, che aiutino lo scorrere delle buone energie dei loro abitanti e siano in sintonia con le energie magnetiche emanate dalla terra. L’ ubicazione delle abitazioni e il loro disegno e’ per noi importante ed e’ un lavoro di progettazione condivisa tra i membri del gruppo e coadiuvata da esperti.
Useremo molti … “spazi comuni” … ossia aree comuni condivise. La lavanderia, la cucina e la grande sala da pranzo dove potere condividere pranzi, feste e chiacchiere; una biblioteca, uno spazio destinato all’ organizzazione di seminari e conferenze e altri spazi comuni da creare insieme. Oltre alle earthships, pensiamo anche ad una o piu’ yurte dove potere organizzare attivita’ o accoglienza.

- Contatto con il territorio: la nostra scelta e’ quella di radicarci solidamente nel territorio, per vivere in sinergia, in contatto con esso e rappresentare anche un possibile modello replicabile. Le attività di formazione relative alle pratiche permaculturali, alle tecniche di autocostruzione, all’ uso intelligente delle risorse energetiche rappresentano alcune delle proposte culturali e formative indirizzate al territorio. Progettiamo inoltre di creare una fattoria didattica, e di collaborare attivamente con altre realta’ individuali o collettive che abbraccino scopi e ideali affini anche attraverso la Rete degli ecovillaggi Italiani (RIVE).

- Volere crescere in consapevolezza: e’ nostra aspirazione far si che cio’ che determina le scelte non sia mai la paura ma sia sempre l’ amore, tanto quanto lasciare che cio’ avvenga come frutto di un percorso individuale. Liberta` di credo e pensiero religioso, liberta’ di potere essere e divenire cio’ che si desidera, nel rispetto della diversita’ altrui, del prossimo e della natura circostante. Non essere uniformati a nessun comune denominatore se non il rispetto per la nostra sana ed autentica volonta’ di avanzare insieme su un cammino ricco e creativo. Non avere paura di creare una colorata e sfaccettata realta’ di individui diversi. Creare spazi, fisici e mentali perche’ cio’ possa accadere, e anche perche’ i nostri i talenti possano esprimersi ed essere messi al servizio.

- Prendersi cura dell’ ambiente e delle persone: desideriamo lavorare per creare un sentimento di comune appartenenza ad una cittadinanza planetaria, un comune senso di responsabilita’. Il nostro servizio verso l’Umanità parte dall’imparare ad amare e rispettare noi stessi. L’orientamento verso la comunicazione, l’amicizia e la fratellanza rappresentano temi importanti da coltivare nel villaggio.

- Progetto educativo: creare tutto cio’ che e’ elencato sopra, per accogliere con gioia i nostri bambini. Al nostro progetto e’ legata l’ ideazione di una scuola che si ispiri a principi di liberta’ e che possa abbracciare l’anima naturalmente pura e felice dei bambini, accompagnandoli con rispetto e sapienza verso la crescita, senza creare sovrastrutture inutili. Educarli a vivere pienamente e portarli a consapevolizzare chi sono, dove sono diretti e il loro scopo di vita sulla terra. Il compito dell’educazione consiste proprio nel risvegliare l’individuo. (J. Krishnamurti)

Ciò che anima profondamente i nostri cuori è la speranza che progetti simili possano svilupparsi sempre di più perché proprio sulla scia di questo nuovo percorso di vita che rappresenta il futuro, in una società tecnologicamente avanzata, la scienza potrebbe scegliere di interrompere lo sfruttamento del pianeta e volgere le attenzioni sull’abbondanza che esso ci offre, nella sua molteplicità, e cambiare semplicemente prospettiva…visione. E’ comunque importante sottolineare che non viene creata una frattura fra l’esperienza dell’ecovillaggio e le altre realtà sociali, ed essa non tende a imporsi o porsi sul piedistallo dei migliori, ma lascia aperta la porta al contributo di ciascuno, qualunque esso sia…
Nessuno di noi sa quali mutamenti piccoli o grandi ci attendono. Una sola cosa è certa; il nostro viaggio non è terminato. Possiamo solo sperare che in qualche modo o in piccola parte il nostro passaggio su questa terra venga ricordato per sempre!

Il Tornale, Villaggio in Natura
Strada vicinale del Melleto - Vejano (VT)
ecovillaggio@iltornale.it
www.iltornale.it


Il gusto della gioia - Yoga in cucina.

Un messaggio di tutta salute, dopo gli eccessi delle festività natalizie e prima di quelli di Capodanno, dagli amici della Comunità di Ananda. Facciamone tesoro!




Cosa mangiamo, come lo mangiamo e anche le vibrazioni che mettiamo nel cibo mentre lo cuciniamo: tutto questo ha un'enorme influenza su come ci sentiamo.

Considerazioni sul clima in India.

Dal nostro corrispondente Oscar Salvador.

Il seguente articolo deriva da una attenta (fors’anche forzata) osservazione dei fenomeni atmosferici del subcontinente indiano durante gli ultimi 9 anni.
Seppur l’argomento del clima sia in genere rilegato alle semplici chiacchiere col vicinato per intavolare una breve conversazione, in realtà riveste un’importanza notevole sullo sviluppo culturale dell’essere umano.
L’India e il Nepal, le due nazioni che verrano prese in considerazione, sono paesi ricchi di fascino e cultura ma anche di contraddizioni, che sembrano in qualche modo riflettere il clima estremo di quelle zone.
Sebbene il subcontinente indiano si trovi nello stesso emisfero dell’Europa, per cui la successione delle stagioni è identica, in realtà una maggior vicinanza all’Equatore, alla quale vanno aggiunte caratteristiche locali, fa sì che, escluso appunto il succedersi delle stagioni, siano ben poche le similitudini riscontrabili col clima temperato mediterraneo, che interessa gran parte della penisola italiana.
Per essere sicuri di toccare l’argomento in tutti in suoi punti, l’abbiamo diviso in dodici paragrafi, seguendo semplicemente l’ordine dei mesi dell’anno.
Gennaio: cadendo nel pieno dell’Inverno, Gennaio è uno dei mesi piu freddi del subcontinente; la pianura Gangetica, da Amritsar (in Punjab al confine col Pakistan), fino a Calcutta, viene coperta da una fittissima coltre di nebbia che non permette al sole di scaldare e le temperature precipitano vertiginosamente fino ai 3-4 gradi centigradi in gran parte dell’India, Nepal compreso. In genere viene considerato un mese “dry”, cioè asciutto, e la possibilità di pioggie, almeno nelle pianure, è piuttosto rara; sulle montagne le nuvole possono invece facilmente congregarsi e quindi scatenare acquazzoni e sopra i duemila metri anche nevicate.
Febbraio: segue l’andazzo di Gennaio, e seppur spesso durante questo mese si verifichino le temperature più basse (che escluse le zone di montagna non scendono comunque mai sotto lo zero) la nebbia inizia a diminuire, il sole può scaldare più liberamente ed entro fino mese le temperature iniziano finalmente a salire.
Nella punta meridionale dell’India, dove già di per sé l’Inverno è piuttosto breve e debole, le temperature sono ottime.
Marzo: probabilmente il mese dal clima migliore. La nebbia diventa un lontano ricordo, la temperatura sale ma senza raggiungere limiti preoccupanti e le precipitazioni, come d’altronde per il resto dell’Inverno, sono piuttosto rare.
È quindi primavera, e anche la natura si risveglia dopo il pur breve letargo invernale.
Aprile: al sud e nelle pianure il caldo inizia a farsi sentire, mentre sui monti, o già solo in collina, sono ancora pressoché perfette. Nelle pianure e nelle zone collinari meridionali, in questo periodo sembra quasi di essere in autunno (l’autunno “europeo”) visto che il sole inizia a seccare le foglie che cadono per preparare molti alberi a una specie di letargo estivo, che gli permetta di superare la caldissima stagione secca.
Sulle montagne invece continua la vera primavera, e dopo il rigido inverno animali, insetti e piante danno libero sfogo alle loro forme e qualità.
Maggio: a partire da questo mese inizia la lunga, estenuante stagione calda, che seppur alleviata leggermente dall’auspicabile arrivo del monsone, si protrarrà almeno fino alla fine di Ottobre. La remotissima possibilità di pioggia durante questo mese, unita a un sole impietoso che brilla costante nel cielo per circa 14 ore al giorno, fa sì che tutto si asciughi e secchi. Essere a più di un paio di metri di distanza da una ventola potrebbe rivelarsi fatale, mentre un saltuario utilizzo dell’aria condizionata potrebbe portare direttamente al nirvana.
La natura si rattrappisce: i fiumi si prosciugano, il poco vento è caldo e alza cumuli di polvere, gli uccelli svolazzano a bocca aperta, i cani acciambellati sembrano mummificati, mentre gli esseri umani, con i nervi a fior di pelle, cercano sollievo con tecniche che sembrano uscite dalla preistoria.
Questo a causa di una mancanza cronica di elettricità che si acuisce durante i mesi più caldi.
Giugno: le temperature schizzano alle stelle, con le massime pericolosamente vicine ai 50 gradi, ma soprattutto le minime a 34-35, e il caldo che quindi non da tregua neppure durante la notte.
Entro la fine del mese però, dovrebbero iniziare le prima avvisaglie di monsone, se non proprio con lunghe pioggie, con sporadici ma rinfrescanti temporali.
Luglio: supponendo l’agognato arrivo del monsone, in questo periodo i cieli del sub-continente indiano sono invasi dalle nuvole. Spessi strati di cumuli “piatti” coprono costantemente l’orizzonte e scaricano potenti acquazzoni che fanno sì salire l’umidità, che a Giugno aveva raggiunto minimi impressionanti, ma fa scendere leggermente la temperatura.
I diasagi pratici si susseguono vorticosamente: muoversi con treni e autobus diventa un enigma, ma anche raggiungere il negozio all’angolo può spesso presentare inconvenienti insormontabili, come la strada allagata e l’acqua che arriva all’altezza della vita...
Si verifica anche un’esplosione di animali e insetti, i primi a causa degli spazi che si restringono e delle loro tane che si allagano (soprattutto roditori e rettili), i secondi che trovano nell’acqua ambienti estremamente favorevoli alla nutrizione, e quindi alla riproduzione.
Agosto: anche se il monsone avesse deciso di non presentarsi, o solo a tratti, in questo periodo il cielo limpido è comunque un miraggio. Nel caso le pioggie continuino imperterrite, le temperature dovrebbero rimanere a livelli quasi sostenibili, cioè entro i 40 gradi, ma l’umidità a quel punto ha impregnato qualsiasi cosa.
Le pioggie monsoniche in ogni caso, seppur insistenti, offrono spesso degli squarci di sole, che illuminano, attraverso un’aria finalmente pulitissima, gli allegri colori di piante, alberi e fiori, che spuntano fra immense distese d’acqua.
I fiumi infatti a questo punto iniziano a fuoriuscire dai propri argini, allagando completamente le pianure e trasformando il nord dell’India, in un gigantesco acquitrino.
Settembre: il sole finalmente inizia ad aver una certa angolazione e i suoi raggi, seppur caldissimi, non battono più impietosi dal centro del cielo. Le pioggie potrebbero diminuire, ma durante un monsone “pieno” potrebbero essere costanti per ancora tutto il mese.
Gli allagamenti ormai hanno raggiunto proporzioni bibliche, e nelle città non si sa più dove deviare l’acqua che sembra essere ovunque.
Ottobre: ammesso, ma non del tutto concesso, che le pioggie siano terminate, questo mese che in Europa coincide con l’inizio del bigio autunno, nel subcontinente indiano può essere considerato l’inizio di una seconda primavera. Il cielo, dopo mesi di nuvoloni, è finalmente limpido, l’aria, dopo mesi di pioggie, è pulita (anche nelle grandi città...) e le temperature si avvicinano a limiti tollerabili, seppur l’utilizzo di una ventola che muova un po’ d’aria all’interno delle stanze è ancora necessario.
Novembre: insieme al successivo e a Marzo, probabilmente il mese dal clima migliore. Il vero caldo è un vago ricordo, il freddo ancora lontano e le pioggie rarissime. Le temperature sono quasi perfette tanto che, almeno a fine mese, l’utilizzo della ventola potrebbe provocare inaspettati starnuti.
Nel caso sia passato un monsone regolare, questo è il periodo più importante per l’agricoltura, con i contadini indaffarati nella preparazione dei nuovi campi per la stagione invernale.
Dicembre: escludendo perturbazioni che dal nord potrebbero scendere sulla pianura, anche durante questo mese le temperature sono ottime, seppur alla mattina presto sorprendentemente fresche, anche a causa delle prima avvisaglie di nebbia che coprono a lungo il sole. Escludendo quasi certamente la possibilità di antipatiche pioggie, risulta comunque essere un mese climaticamente buono, per terminare un anno, come abbiamo visto, in genere difficilissimo.

mercoledì 28 dicembre 2011

Il mio viaggio fra ecovillaggi e comunità rurali.

Anche oggi condivido un contributo video, ritornando momentaneamente nell'alveo delle comunita' intenzionali e degli ecovillaggi.
Il video che segue e' stato postato da NiKola Reich.
Buona visione


martedì 27 dicembre 2011

Ultima tranche de L'arte di vivere...

...un bellissimo documentario su Raimon Panikkar.
Buona visione!

 

Continuando ad introdurre Raimon Panikkar

Di seguito le successive 2 tranches del documentario su Raimon Panikkar L'arte di vivere 


 
 

Introducendo Raimon Panikkar.

Dopo i posts dei giorni precedenti credo sia opportuno iniziare ad "ospitare" su questo blog-magazine uno dei più importanti esponenti del dialogo interreligioso ed interculturale del '900: Raimon Pannikar.
E' stato ben presentato nel documentario di Werner Weick ed Andrea Andriotto L'arte di vivere, disponibile su you tube in 11 tranches. Oggi ne posterò le prime 3.
Buona visione!



domenica 25 dicembre 2011

Rassegna natalizia dal Nepal.

Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador

Durante un periodo di grandi trasformazioni politichecome quelle che sono in corso recentemente in Nepal, anche un’attenta osservazione dei continui cambiamenti tramite i mass-media, si rivela talvoltainutile per cercare di capire gli effettivi sviluppi.
Nelle ultime settimane è capitato spesso di trovarearticoli del quotidiano The Kathmandu Post, quasi allarmistici, secondo i qualiil processo di democratizzazione sta fallendo e il Nepal è condannato a tornarenel caos; altre volte invece l’attenzione si sposta su avvenimenti ben pocoimportanti, che sembrano voler dimostrare che grossi problemi non ce ne sono.
E in effetti, con i soliti alti e bassi, le controversiepolitiche nepalesi vanno piano piano diminuendo, se non altro in gravità, equalcosa si muove nell’ancora confusa situazione.
L’argomento topico degli ex-guerriglieri Maoisti, stadiventando sempre più complicato, soprattutto per quanto riguarda il numero diquelli che verranno integrati nell’Esercito, che non dovrebbe superare laprevista quota di 6.500, perché al momento l’NA (Nepal Army) sta affrontandoun’altra situazione piuttosto difficile.
Dopo lunghe e altalenanti trattative, secondo alcuniaccordi ottenuti nell’ambito della democratizzazione del paese con i leaderdelle organizzazioni delle caste inferiori, l’Esercito nepalese dovrebbereclutare, oltre ai 6.500 Maoisti, circa 2.000 giovani della comunità deiMadhesi (l’etnia originale delle pianure nepalesi, considerata un casta “bassa”),nonché addirittura 1.000 dalit (fuori casta), che avrebbero quindi per la primavolta la possibilità di accedere alle Armi (18 Dicembre PM agrees to startprocess, Mahato said parties are mulling over recruiting 2.000 Madhesis and1.000 Dalit and indigenous youths to the NA – Il Primo Ministro accetta diiniziare il processo, Il Ministro della Salute e della Popolazione Mahatoconferma che i partiti stanno decidendo il reclutamento di 2.000 madhesi, 1.000dalit e giovani provenienti da comunità indigene; 19 Dicembre Maoists, Morcha‘agree’ to induct 3.000 in Army – Maoisti e Partito Morcha concordanonell’induzione di 3.000 nuovi elementi nell’Esercito).
Anche il 21 Dicembre, in prima pagina, era presente unpiccolo articolo sull’argomento: Govt asks NA to take in Madhesi youths (IlGoverno chiede all’Esercito di accettare i giovani Madhesi), ma proprio ilgiorno successivo, l’articolo più grande annunciava come l’aumento nel numerodegli effettivi dell’Esercito stia creando problemi all’economia (22 DicembreEconomy stretched by swelling national army, NA strenght could exceed 110.000soon – Economia provata dall’ingrandirsi dell’Esercito, Il numero deglieffettivi potrebbe superare presto i 110.000).
Viene anche riportata un’interessante tabella che riportail budget dedicato alla Difesa negli ultimi nove anni, che è passato da circa 8miliardi e mezzo di rupie dell’anno fiscale 2003/04, agli attuali 19 miliardidel 2011/12, con un incremento superiore al 50%.
E quindi, quasi in risposta a questo articolo,all’improvviso il 23 Dicembre, sembra che la decisione sull’inclusione dei2.000 Madhesi e 1.000 Dalit non sia ancora ufficiale, causa la mancanza deirelativi documenti e al fatto che la decisione non era stata accettatabenevolmente da tutti (22 Dicembre Pag. 1 Army unhappy with decision – Esercitoscontento della decisione; Pag. 4 Madhesi recruitment deal a ploy: Yadav – Ilreclutamento dei Madhesi uno stratagemma: afferma uno dei leader dei Madhesi stessiYadav; 23 Dicembre Revival of 3.000 NA vacancies still uncertain, The ministrynd the Army have not received the policy paper that aims at making the NepalArmy more inclusive – Utilizzo dei 3.000 posti vacanti nell’Esercito ancoraincerto, Il Ministro.della Difesa e l’Esercito non hanno ancora ricevuto idocumenti che certificano la maggior inclusione nell’Esercito Nepalese).
Per quanto concerne invece la restituzione delle terre daparte della fazione ribelle Maoista, dopo una strenua resistenza, verrà risoltaattraverso un importantissimo meeting di Partito, il 23 Dicembre, durante ilquale il Segretario Generale Dahal e il suo vice Baidya dovrebbero finalmentemettersi d’accordo (22 Dicembre Baidya faction grabs land, houses inKapilavastu – La fazione di Baidya riprende terreni e case a Kapilavastu; 20Dicembre Maoist rival leaders may cross swords – I Leader Maosti rivalipotrebbero scontrarsi).
Un altro argomento che ha occupato le pagine dei giornaliper tutta la settimana, è stato lo sciopero generale, indetto per Lunedì, acausa della morte di un popolarissimo leader della sezione giovanile delPartito del Congresso, in seguito ad un attacco mentre si trovava in carcere inattesa di un processo.
Il Congresso ha quindi proclamato uno sciopero perprotestare contro l’incidente e far dichiarare il leader ucciso Poudel, martireper la società (come avvenuto in passato per coloro che erano stati uccisidurante gli scontri per rovesciare la monarchia).
Il problema è che molto probabilmente il signor Poudelera anche un criminale e il Governo si trova nell’imbarazzante situazione didover martirizzare un delinquente.
Il 18 Dicembre un articolo forse eccessivamente criticodenunciava i primi problemi che stava creando la protesta, durante la quale,secondo tradizione nepalese, anche le strade erano bloccate (18 Dicembre Publicat receiving end as NC protests nationwide – La gente comune danneggiata dallaprotesta nazionale del Nepal Congress).
Lunedì 19, il giorno deciso per lo sciopero, tre articolispiegavano piuttosto bene la situazione da diversi punti di vista: il primoriportava la giusta costernazione dell’Ambasciatore Americano (US envoyconcerned over banda, nome nepaleseper sciopero), il secondo dava voce alle motivazioni del Partito del Congresso(Try to see, NC asks international comunity – Cercate di capire, chiede ilCongresso alla comunità internazionale), mentre il terzo segnalava i passifatti dal Governo per sbrogliere la situazione (Will begin process to withdrawcase against Poudel, PM assures parties – Il Primo Ministro rassicura i Partitiche inizierà il processo per annullare i casi pendenti contro Poudel).
Seppure, un articolo del 22 Dicembre riportava che ilGoverno non ha ancora iniziato il procedimento, probabilmente per guadagnare unpo’ di tempo ed aspettare che la situazione si tranquillizzi (22 Dicembre PMsays no work yet to withdraw charges against Poudel – Il Primo Ministro affermache nessun lavoro è ancora stato fatto per annullare i casi contro Poudel).
Venendo invece alla questione riguardante l’improvvisa enegativa cancellazione della visita del Primo Ministro Cinese, i politicinepalesi coinvolti in questa debacle sembrano aver capito che l’unico arimetterci in caso di controversie con la Cina è il Nepal, e hanno accettatol’invito a Pechino per discutere nuovamente la visita (21 Dicembre Will go toBejing, DPM Gacchadar tells envoy Yang – L’Ambasciatore Cinese Yang assicurache il Deputato del Primo Ministro e Gacchadar andranno a Pechino).
Nessun particolare sviluppo ha invece interessato laquestione dei Diritti Umani e l’Amnestia Generale che i maggiori Partiti Nepalesisembrano desiderare e la Commissione delle Nazioni Unite è comparsa sulquotidiano solo una volta per manifestare il suo dissenso verso una soluzionedi questo tipo (20 Dicembre Top UN official warns political parties againstblanket amnesty – Alto ufficiale delle Nazioni Unite manifesta parere contrarioriguardo un’Amnestia completa).
Per il resto non ci sono particolari notizie positive dasegnalare, anzi, l’avanzarsi del Generale Inverno sta mietendo le primevittime, soprattutto nelle pianure, e la media delle ultime due settimane si èattestata alla morte giornaliera di 2 persone, senza contare i numerosi disagi(21 Dicemre Pag. 1 Cold spell leavve trail of death – Periodo freddo lascia unascia di morte; 21 Dicembre Pag. 4 Schools in the tarai districts remain shut –Le scuole dei distretti del Terai, a sud del paese, rimangono chiuse).
Per fortuna il problema non sta passando completamenteinosservato e un gruppo di individui ha mosso la Corte Suprema contro quelloche ritengono il fallimento delle agenzie governative preposte ad aiutare lepersone in difficoltà (22 Dicembre SC moved against cold death – Corte Supremamossa contro le morti per freddo).
La Corte Suprema ha quindi emesso una richiesta dispiegazioni al Governo, chiedendo quali passi sono stati fatti e qualiulteriori provvedimenti verranno presi in futuro.
Purtroppo, come ogni questione politica nepalese richiedeil suo tempo e il Governo ha tempo una settimana per fare qualcosa e risponderealla petizione, seppur nel frattempo il freddo continuerà a mietere vittime (23Dicembre Pag. 1 Apex court issues show cause on cold deaths – La Corte Supremaemette una richiesta di comparizione sulle morti per freddo; Pag. 4 Govt givenseven days to furnish written reply – Al Governo vengono dati 7 giorni perfornire una rispota scritta).
Alcune manifestazioni di ordine locale sono anchescoppiate nei vari distretti interessati e addirittura una trentina di ragazzimuniti di fogli di protesta hanno manifestato girando a torso nudo, seppur agiudicare dalla fotografia l’atmosfera sembrava quasi goliardica (23 DicembreHalf-naked Bara youths rally – Protesta di giovani di Bara mezzi nudi).
Nei vari articoli viene anche riportato come in India laCorte Suprema ha ordinato a numerosi stati di costruire ripari per isenzatetto, nonché di distribuire coperte e legna per le strade, semplici mautilissimi provvedimenti, che sarebbero molto graditi anche in Nepal.
Sempre collegato all’argomento freddo, al centro dipagina due spiccava un titolone decisamente ironico riguardo alla questione,nella Valle di Katmandu, degli incendi provocati dall’aumentare considerevoledei fuochi accesi (23 Dicembre Winter sparks fires in Valley – L’Invernoaccende i fuochi nella Valle, intendendo gli incendi; People suffer in lack offire-fighting capability – La gente soffre a causa della mancanza di mezzi percombattere il fuoco).
L’articolo evidenzia soprattutto la cronica carenza diservizi antincendio, in un posto dove la maggior parte delle costruzioni è inlegno e, in tutta la Valle, sono presenti solo 4 camion antincendio, di cuidue, per fortuna, stazionati nella meravigliosa e storica città di Bakhtapur.
Bisognerebbe comunque anche segnalare la scarsaattenzione dei singoli, dovuta molto spesso alla sempre pericolosissimaignoranza e a un’attitudine portata invece dalla scarsità di mezzi (leggi povertà) per cui si continuano a utilizzare sistemi obsoleti senza tenere conto dei rischi.

sabato 24 dicembre 2011

LUNA NUOVA -- sabato 24 dicembre -- da Ajahn Munindo.

Questi tre sentieri
portano tutti al paradiso:
dire la verità
non cedere alla rabbia
e dare, anche quando hai
ben poco da condividere.

Dhammapada strofa 224

Noi siamo i creatori del mondo. Le nostre azioni con il corpo, la
parola, la mente danno forma allo spazio che abitiamo. Investire nella
consapevolezza interiore ci libera dalla dipendenza dal mondo
materiale. Le condizioni esterne della nostra vita vanno e vengono: a
volte, sono piacevoli e gratificanti, altre, faticose e deludenti. Ma
possiamo sempre fare lo sforzo di dire la verità. Possiamo sempre
aspettare prima di soccombere alla rabbia. E al di là di quanto o
quanto poco possediamo, possiamo sempre dare. Abbiamo già il potere di
creare una bella dimora.

Con Metta
Bhikkhu Munindo

(Ringraziamenti a Chandra per la traduzione)

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Santacittarama
Monastero Buddhista
02030 Frasso Sabino (RI) Italy

Tel: (+39) 0765 872 186 (7:30-10:30, eccetto il lunedì)
Fax: (+39) 06 233 238 629

sangha@santacittarama.org
(alternativa): santa_news@libero.it

www.santacittarama.org
www.forestsangha.org (portal to wider community of monasteries)
www.forestsanghapublications.orgwww.forestsanghapublications.org (books, e-books and audio files)
www.allisburning.org (images of Theravada Buddhism)

venerdì 23 dicembre 2011

India matri bhumi

In coda a questa giornata pre-natalizia ho il piacere di condividere addirittura un film con i lettori di Viverealtrimenti. Un film d'epoca (del 1959) di Roberto Rossellini: India matri bhumi.
Imperdibile.
Buona visione!

Bhaktapur.

Dal nostro corrispondente dall'Asia, Oscar Salvador

Nonostante Kathmandu e Patan siano due città molto interessanti, ricche di fascino e cultura, è però Bakhtapur, nella Valle di Kathmandu, ad essere considerata unanimamente la più bella tra le tre.Questo primato gli è dato non solo dal meraviglioso centro storico, ricco di templi di pregevole fattura, ma anche grazie a due interventi politici che l’hanno riguardata e inattuabili nelle altre due città.Il primo è stato un consistente aiuto economico e tecnico da parte della Germania per un progetto di ristrutturazione della città, che attuato negli anni ’70-’80, ha riportato il centro storico al suo antico splendore.L’altro motivo per cui Bakhtapur gode di un’atmosfera ancora più suggestiva di quelle di Katmandu e Patan, è il divieto assoluto alla circolazione di veicoli a motore all’interno dell’area storica, per cui a Bakhtapur si può camminare indisturbati, ammaliati dai magnifichi esempi dell’arte nepalese, senza correre il costante rischio di essere investiti da una motocicletta...Tutto questo però ha un prezzo, letteralmente, in quanto gli stranieri, per accedere al centro storico, devono pagare un esorbitante biglietto di cinque dollari.Esorbitante, chiaramente, secondo gli standard nepalesi, ma fa un certo effetto spendere gli stessi soldi per una visita turistica, quanto per una notte in un discreto albergo o un pasto in un buon ristorante locale: è come se in Europa la visita ai monumenti costasse 40-50 euro...C’è da dire comunque, che un giro a Bakhtapur vale ben più dei cinque dollari richiesti, ed è anche possibile, tramite presentazione di due fotografie, tramutare il biglietto giornaliero in un pass valido fino ad un mese, fondamentale per chi avesse la splendida idea di spendere qualche notte a Bakhtapur, ma anche per chi intendesse esplorare il posto con calma visitandolo più volte.Storicamente la città, come le altre della Valle, deve la presenza dei numerosi templi alla dinastia Malla che regnò su Bakhtapur tra i primi del 1400 e la fine del 1700.I templi più importanti sono situati in tre piazze estremamente affascinanti: Durbar Square, dove si trova l’entrata principale che dà il benvenuto ai visitatori; la vicina Taumadhi Tole, dove è situato il tempio più alto della Valle, il magnifico Nyatapola; ed infine Tachupal Tole, più antica delle precedenti visto che qui si trovava originariamente il centro della città, spostato poi successivamente a Durbar Square.Nonostante siano numerosi i punti di accesso al centro storico (e purtroppo tutti ben presidiati da attivi bigliettai), il posto migliore è chiaramente l’ingresso principale di Durbar Square.Il terremoto del 1934 ha distrutto alcuni templi e danneggiato il Palazzo Reale, e seppur la concentrazione di monumenti di questa piazza sia ancora notevole, non può certo rivaleggiare con le Durbar Square di Katmandu e Patan; a favore, risulta quindi essere più spaziosa e meno claustrofobica, e la facciata del Palazzo Reale è forse la più decorata.Da questa piazza, scendendo un vicolo dove si trovano numerosi negozi di artigianato e un paio di interessanti alberghi, si giunge a Taumadhi Tole, dove, volgendo lo sguardo verso sinistra, si rimarrà probabilmente a bocca aperta nell’ammirare il già citato tempio di Nyatapola, posto in cima ad alcuni alti gradini di mattoni.Dei 3 templi a cinque tetti distribuiti molto democraticamente uno in ogni città della Valle, quello di Nyatapola è probabilmente il più raffinato e fu costruito con tale maestria che il terremoto del 1934, che devastò la vicina Durbar Square, gli recò solo pochi danni marginali.Sulla destra invece, si apre la piazza, con altri templi ed edifici artistici, che però vengono quasi sminuiti dall’imponente e sublime presenza del Nyatapola.Oltre ad alcuni alberghi nella zona sud, va segnalato a livello turistico, quasi in mezzo a Taumadhi Tole, il piccolo e costoso, ma incredibilmente caratteristico, Cafè Nyatapola, ricavato all’interno di un antico tempio, sconsacrato e poi ristrutturato, dove è possibile osservare da posizione privilegiata la piazza, nonché alcune sculture erotiche sulle travi dell’edificio stesso.Proseguendo oltre Taumadhi Tole, e percorrendo una larga e suggestica strada piena di negozi locali, dopo circa 500 metri si giunge a Tachupal Tole, la quale offre altri meravigliosi templi.Su tutti, il Tempio di Dattatreya, imponente ma anche riccamente decorato, che occupa la parte orientale della piazza.Nei pressi si trovano anche alcuni musei-negozio di artigianato, che a Bakhtapur è particolarmente sviluppato, soprattutto per quanto riguarda pregevoli lavori in legno, ottone e bronzo.Se non si hanno grosse pretese di shopping, visto che comunque l’artigianato di Bakhtapur non è per niente economico, ma si vuole portare a casa un piccolo ricordo di questa affascinante città, si può andare nella famosa e caratteristica Potter’s Square (la Piazza dei Vasai, a sud di Durbar Square), dove gli artigiani invadono ogni spazio libero con le loro semplici creazioni di terracotta messe al sole a seccare.Qui, più che altrove, ci si può divertire a contrattare simpaticamente con i negozianti, subito molto esosi, ma vista la semplicità dei prodotti nonché la reperibilità del materiale primo, gli articoli dovrebbero in realtà essere economicissimi.Tornando invece all’aspetto prettamente artistico della città, dopo aver visitato le tre piazze principali e aver fatto una scorpacciata di meravigliosi templi, ci si può dedicare ad angoli meno conosciuti, ma tutt’altro che privi di fascino.Questo è il motivo per cui una visita a Bakhtapur di una sola giornata rappresenta solo un assaggio, mentre per poter apprezzare pienamente la sua atmosfera e scoprire le sue meraviglie ne sono necessari almeno 2 o 3.Oltre a girare semplicemente senza meta, e date le modeste dimensioni dell’area storica, delimitata dalle biglietterie, non c’è neppure il rischio di perdersi, si potrebbe andare alla ricerca delle numerose artistiche vasche, sparse tra i vicoli della zona est e nelle più ampie strade della zona ovest.La costruzione di grandi vasche per le abluzioni è una componente caratteristica della religione indù, infatti anche in India, nei pressi dei templi più importanti, sono presenti delle cisterne d’acqua, dove i devoti si purificano prima di presentarsi alle divinità.Ovviamente, oltre ai significati religiosi, queste grandi riserve d’acqua hanno anche una praticissima funzione sociale: infatti sono spesso munite di gradinate (i classici ghat) per accedere comodamente al livello dell’acqua.e le persone che abitano nei paraggi spesso le utilizzano per scopi domestici, come farsi il bagno e lavarci panni e stoviglie.Venendo nel dettaglio delle pokhari (termine nepalese per definire queste vasche, in inglese tank) presenti a Bakhtapur, si può iniziare con la zona occidentale, al di fuori del centro storico, dove, sulle due vie principali che portano a Katmandu, si trovano la Teka Pokhari, un’altra vasca più piccola e la gigantesca Navpokhu Pokhari: la loro posizione proprio nei pressi dell’entrata principale dell’area sacra, è dovuta presumibilmente all’antica funzione di purificazione per i pellegrini.Nel centro storico non sono quindi presenti vasche di particolare rilievo, esclusa la grande e suggestiva Ganesh Pokhari nei pressi di Tachupal Tole, ma proseguendo di lì verso la zona orientale della città, dove si trova un’altra importante entrata, se ne possono incontrare numerose altre, come la vicina Naga Pokhari.Naga in sanscrito vuol dire serpente, e nel bel mezzo di questa vasca è quindi situata un’isoletta con una scultura rappresentante un cobra; il tutto impreziosito chiaramente dalla presenza di immancabili templi.Per terminare quasi completamente la conoscenza di Bakhtapur, un’ultimo sguardo va riservato alla zona del lungo fiume, anche quella tradizionalmente importante nella religione indù.Seppur i fiumi della Valle di Katmandu versino tutti in condizione penose (che forse è un eufemismo), sono altresì considerati sacri, soprattutto il più importante, il Bagmati, che una volta giunto in India diventa un affluente del sacrissimo Gange.Il fiume che attraversa la zona sud di Bakhtapur è chiamato Hanumante e nei pressi del quasi omonimo Hanuman Ghat (entrambi i nomi si riferiscono alla divinità indù Re delle scimmie, e appunto dalle sembianze di una scimmia), si trova un’area letteralmente cosparsa di piccoli templi, altari sacri e bassorilievi rappresentanti varie divinità, in un’atmosfera molto semplice, quasi povera, ma estremamente pacifica.

Nataraja trailer.

anche oggi ho il piacere di condividere, con i lettori di Viverealtrimenti, un video. Questa volta dall'India. Ringrazio Filippo Carli per il bel lavoro che ha fatto, segnalando il suo sito internet: http://filippocarli.wordpress.com/ Buona visione!

Nataraja "trailer" from Filippo Carli on Vimeo.

giovedì 22 dicembre 2011

Ecopolis - un mondo diverso è possibile (Promo).


Ho il piacere di condividere con i lettori di Viverealtrimenti il seguente video (un primo premontato del documentario Ecopolis. Il documentario finale è della durata di 40 minuti e si sofferma su ognuna delle comuni visitate), realizzato, se non ricordo male, qualche anno fa ma che rappresenta sicuramente una buona panoramica del mondo comunitario italiano.
Ringraziamo i registi Michele Vaccari e Lucio Basadonne per questo loro lavoro.
Buona visione!




mercoledì 21 dicembre 2011

UN SOGNO PER DOMANI – 50 anni di Findhorn – Intervista a Isabella Popani e Antonio Palmieri di Isabella Guerrini.


Oggi è giornata di segnalazioni.
Merita lettura l'articolo di Isabella Guerrini Un sogno per domani, incardinato sui prossimi 50 anni della comunità di Findhorn Foundation, in Scozia, una delle esperienze comunitarie più importanti e riuscite nel mondo la cui data di nascita (1962) segna secondo alcuni la stessa nascita del Movimento New Age.
Su Findhorn ho abbondantemente scritto sui miei libri e sul sito di Viverealtrimenti.

L'articolo di Isabella su Spirito Libero, un giornale on line con cui Viverealtrimenti tenterà presto di stabilire una connessione.


Comunità ed ecovillaggi, una mappa per vivere altrimenti.


E' stato recentemente pubblicato, sul giornale on line Il Cambiamento, un mio articolo di presentazione del mio testo Comuni, comunità, ecovillaggi.
Cliccate qui per leggerlo.


martedì 20 dicembre 2011

Supermercati ed alcoolici fra India e Nepal.


Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador

Uno degli aspetti più controversi derivanti dal cosiddetto fenomeno chiamato globalizzazione è l’inarrestabile ascesa dei supermercati appartenenti a grandi multinazionali a discapito dei piccoli negozi a gestione familiare.
Questa ascesa, ormai inarrestabile, è partita dai paesi più sviluppati ma sta iniziando a farsi presente anche nei paesi in via di sviluppo.
In questo articolo non tratteremo delle cause, nè tantomeno delle possibili soluzioni, di tale complicata questione: non siamo qualificati e non saremmo in grado, ma daremo un’occhiata generale tenendo come punti di riferimento i nostri due cari paesi asiatici: l’India ed il Nepal.
I quali, curiosamente, riguardo al fenomeno supermercati adottano politiche completamente diverse: il protezionismo più estremo l’India, il massimo liberalismo il Nepal.
Ovviamente è l’India, che seguendo la sua caratteristica originalità, adotta un sistema utilizzato da pochissimi paesi al mondo.
Nonostante le importantissime manovre di apertura dei mercati da parte di Manmohan Singh, non solo nelle vesti attuali di Primo Ministro, ma anche nella sua precedente carica di Ministro delle Finanze, l’India continua ad adottare una politica che prevede il minor numero possibile di importazioni dall’estero, per favorire un maggior sviluppo interno.
Le leggi che favoriscono questo tipo di approccio, che l’India si può permettere visto che bene o male produce un po’ di tutto, sono chiaramente molteplici e complicate, ma si basano su due semplicissimi principi: tasse altissime, a partire dal 30%, per i generi di importazione, considerati nella maggior parte dei casi superflui, quindi di lusso e tassati come tali; la seconda limitazione, atta a salvaguardare l’industria interna, è quella che prevede un limite massimo del 49% di quote per le imprese straniere, lasciando quindi la maggioranza del business in mani locali.
Il discorso sui supermercati è argomento scottante proprio di queste ultime settimane, per la proposta di legge di aumentare del due percento la quota per gli stranieri, dal 49 al 51%, permettendo quindi l’ingresso nel mercato indiano delle grandi multinazionali, quali WalMart, 7Eleven ed altri, e dei loro prodotti.
La proposta ha causato numerose proteste ed uno stallo parlamentare che ha rischiato addirittura di far crollare il Governo e al momento la questione è stata lasciata, molto indianamente, in sospeso.
Come abbiamo detto, non siamo qualificati per stabilire se questo sia un bene o un male e prendere le parti dei supermercati o dei piccoli negozi sarebbe inutile, anche perché tra le parti interessate, nessuno sembra minimamente disposto a fare dei sacrifici per trovare almeno un compromesso: i supermercati dovrebbero moderare le loro politiche aggressive schiacciaconcorrenza; i piccoli negozi dovrebbero elasticizzare le loro attività per stare al passo con i tempi; i clienti, infine, rinunciare a qualche comodità per cercare di far sopravvivere entrambi.
Altrettanto difficile è stabilire se dia più lavoro un grande supermercato o una dozzina di negozi; questo ricorda il famoso e simile caso de “Il racconto della finestra rotta”, dove risulta estremamente complicato stabilire se la rottura di un vetro da parte di un ragazzino sia un incentivo all’economia, visto che il vetraio guadagnerà soldi che a sua volta spenderà, oppure sia in realtà un danno e se il vetro non fosse stato rotto, non sarebbero stati spesi soldi inutili; il discorso sui supermercati è leggermente diverso ma egualmente irrisolvibile.
Tornando all’India, il gigantesco polverone creatosi attorno alla proposta di favorire l’ingresso delle catene di supermercati stranieri, non va visto come un insuccesso da parte di questi ultimi, anzi, è proprio il sicuro successo che avrebbero, se gli fosse possibile essere presenti, che spaventa gli indiani.
L’India infatti, per quanto riguarda la vendita al dettaglio, si affida a milioni di piccoli negozi che però, spesso, mancano dei requisiti essenziali per essere definiti attività commerciali a tutti gli effetti: un buco nel muro di due metri per tre pieno di patatine, biscotti, bottiglie d’acqua ed altre minutaglie, in molti paesi difficilmente verrebbe classificato come negozio...
Nella maggior parte dei casi, questi negozietti, che spuntano come funghi un po’ ovunque, non sono infatti le vecchie attività portate avanti tenacemente da generazioni ma sono semplicemente creati da ex-possidenti terrieri che venduti gli ormai poco redditizi terreni, raggiungono le vicine città, si costruiscono la loro casetta e lasciano uno spazio per il “negozio”, che alla fine risulta essere solo un sistema per pagare a poco prezzo i beni di consumo.
E allora forse la presenza di qualche supermercato potrebbe portare all’eliminazione di questi business, che in realtà business non sono.
Al momento sul suolo indiano sono presenti alcuni supermercati di merce locale, cioè gli stessi identici articoli che si trovano nei piccoli negozi ma solo il fatto che siano vagamente puliti, abbiano la merce ben esposta e in genere del giovane e attentissimo personale, ne hanno già decretato un sempre crescente successo.
Il Nepal invece, data la quasi assoluta mancanza di fabbriche, non produce quasi nulla, quindi è da anni aperto alle importazioni di qualunque genere: gli alimenti soprattutto dall’India, mentre vestiti ed altri articoli vari dalla Cina.
Sicuramente, complicati accordi finanziari internazionali regolano i prezzi, che in qualche modo devono rimanere bassi per aiutare la non ricchissima clientela nepalese.
Oltre a questo, le più importanti città nepalesi, su tutte le tre della Valle di Katmandu (cioè, oltre alla capitale, Patan e Bakhtapur), ma anche la turistica Pokhara, sono provviste di grandi ed efficientissime catene di supermercati locali che accanto ai soliti articoli propongono un’infinità di alimenti e bevande provenienti, letteralmente, da ogni angolo del pianeta.
Seppur il turismo sia di nuovo in gran fermento e in Nepal vivano numerosi ricchi stranieri che lavorano in genere nell’ambito diplomatico o di progetti umanitari, viene spontaneo chiedersi quanti nepalesi possano permettersi di spendere, ad esempio, più di un euro per comprare un barattolino di olive spagnole, o magari 8-9 euro per una bottiglia di vino rosso francese...
In ogni caso, una passeggiata tra gli scaffali dei più grandi supermercati si rivela essere una specie di giro del mondo e si possono imparare alcune cose interessanti.
Per esempio che gli Arabi devono essere dei gran consumatori di cioccolato, dato che tutti gli articoli di cioccolato proveniente da Svizzera, Germania e Italia, arrivano con scritte arabe poiché importati attraverso quei paesi.
Addirittura alcuni articoli sono prodotti direttamente nella Penisola Arabica, come un quasi-gradevole ed economico wafers ricoperto di riso soffiato e cioccolato (vagamente simile al vecchio “Lion”), prodotto nientemeno che in Oman, e dal nome teneramente internazionale: Bravo.
La passione degli asiatici per patatine e snack piccanti è cosa nota e per capire gli ingredienti di alcuni pacchetti prodotti in Tailandia o Corea o Giappone bisogna possedere delle vastissime conoscenze linguistiche e naturalistiche e, nel caso si riuscisse ad intuire qualcosa, si avrà modo di constatare come le liste dei sapori possano essere decisamente interessanti...
Ovviamente i limiti economici incidono anche sulla qualità, nel senso che i prodotti importati non sono sempre di primordine, però almeno sono disponibili; caso emblematico quello del formaggio, dove accanto ai semplici formaggini indiani e ad un insipido formaggio di yak, trovano posto confezioni superimpacchettate di prodotti caseari provenienti dall’Australia, come il camambert, decisamente buoni ma di certo non paragonabili con le ben più costose produzioni francese o italiana.
Per ultimo, forse per un’inconscia relazione col periodo festivo che sta giungendo in Europa, abbiamo tenuto il discorso sugli alcolici.
Che in India sono regolati da leggi severissime, e quindi spesso ineffettive: il divieto assoluto di bere in pubblico, seppur nei pressi dei negozi ci siano sempre persone mezze-nascoste che consumano; il limite minimo d’età, che a Delhi, ad esempio, è ipocritamente fissato a 25 anni (?!?); oppure il divieto di vendere alcolici a meno di duecento metri da luoghi di culto e scuole, in vigore in Uttar Pradesh, stato indiano che ospita numerosissimi luoghi sacri e milioni di giovanissimi indiani, dove sarebbero quindi illegali pressoché tutte le rivendite di alcool...
Il Nepal invece adotta una politica permissiva come quella dei paesi “occidentali”, seppur chiaramente l’alcool sia considerato un lusso e le bevande maggiormente diffuse, al di fuori delle città, provengono da fermentazioni locali, come le popolari birre di riso e frumento o il vino di palma.
Nelle città, invece, spadroneggiano birre e liquori, questi ultimi sia importati dall’India che prodotti localmente.
Le distillerie nepalesi, tra le quali una molto grande e famosa si trova in pieno centro urbano a Patan, sono infatti tra le poche industrie nepalesi attive e la qualità in genere è leggermente migliore di quella indiana.
Un soggiorno in Nepal non può ritenersi completo senza aver assaggiato almeno un dito del mitico Khukri Rum, un rum scuro, molto dolce ed economico che comunque sembra avere la chiave del suo successo soprattutto nel nome, che si rifà ai mitici coltelli ricurvi, arma preferita dei temibili guerrieri Gurkha nepalesi.
A onor di cronaca infatti, bisogna notare come vengano prodotte anche delle popolarissime sigarette di marca Khukri, seppur in questo caso, anche solo che un minimo istinto di sopravvivenza potrebbe essere sufficiente per non andare oltre un piccolissimo assaggio...
Tornando agli alcolici, molto popolare è la vodka, distribuita dalla già citata distilleria di Patan e chiamata molto appropriatamente Ruslan, seppur, nonostante le paventate avanzatissime tecnologie di produzione proclamate sull’etichetta, conservi un deciso gusto di “grano”, forse un po’ troppo deciso...
Le birre, infine, confrontate con il liquido giallino dallo stesso nome che viene di solito servito in India, potrebbero essere considerate buone, o quantomeno bevibili.
Le marche diverse influenzano il prezzo ma non sempre la qualità, lasciando il dubbio che il processo di suddivisione della birra segua quello della famigerata birra Duff, della città di Springfield dei Simpson, dove da un unico grande tubo, vengono divise la Duff Light, la Duff Strong, la Duff Scura, etc...
Trovare infatti differenze sostanziali tra la birra Gorkha, la Everest e la San Miguel (prodotta in Nepal sotto supervisione filippina...), richiede, infatti, un palato dei più fini.

lunedì 19 dicembre 2011

Viverealtrimenti al Green Social Festival.

Ho trovato su you tube alcuni stralci significativi dell'intervento di Viverealtrimenti al Green Social Festival, organizzato a Bologna nel marzo 2011 da Syusy Blady e Patrizio Roversi.
Buona visione!







Un nuova rassegna stampa dal Nepal.

Dal nostro corrispondente Oscar Salvador

La settimana passata non ha portato nessuna grande novità sulla scena politica nepalese.
Le varie operazioni in corso per riorganizzare il paese dopo 10 anni di guerra civile si stanno rivelando più problematiche del previsto, ma bisogna notare i lenti benché continui progressi.
Ad esempio, l’ormai nota questione della riabilitazione degli ex-guerriglieri Maoisti, dopo le scelte effettuate dagli stessi, si sta definendo, come previsto, attraverso piccoli aggiustamenti (16 Dicembre Integration number surge ‘calculated’ – Aumento nel numero delle integrazioni nell’Esercito “calcolate”).
Intanto il numero di oltre 9.000 aventi scelto la reintegrazione nell’Esercito regolare, dovrebbe naturalmente diminuire, e avvicinarsi quindi alla quota preposta di 6.500, poiché molti guerriglieri che hanno optato per questa scelta, non hanno i requisiti per entrare nell’Esercito (13 Dicembre Army, PLA still at variance over basics of integration, A PLA commander says no combatant will opt for integration if they have to go through each and every test – Esercito e Maoisti ancora in disaccordo sulle basi dell’integrazione, Un comandante del People Liberation Army (ex-esercito Maoista) afferma che nessun guerrigliero opterà per l’integrazione se dovranno passare attraverso ogni test stabilito).
L’Esercito in realtà è disposto (e forse anche obbligato) a fare delle concessioni: abbassando di tre anni il limite sull’età, di un livello il minimo titolo di studio richiesto, nonchè sullo stato coniugale, ma per quanto riguarda gli standard fisici, sembra giustamente essere piuttosto severo (13 Dicembre Pag. 4 Ranks still bon of contention – Ranghi ancora motivo di disaccordo; 15 Dicembre PLA commanders seek special recruitment status – Comandanti Maoisti richiedono standard di recrutamento particolari).
I guerriglieri in eccesso sembra verranno a questo punto dirottati nelle altre due opzioni (ritiro pagato e riabilitazione attraverso programmi educativi e formativi), seppur il numero di quelli che hanno scelto il ritiro volontario pagato ha già raggiunto la quota di 7.280 (17 Dicembre Special Pag. 1 Committee fails to set date for vacating PLA camps – La Commissione Speciale non riesce a decidere la data di smantellamento delle ex-caserme Maoiste; Pag. 4 Mobile banks in camps proposed – Proposte Banche mobili nelle caserme. Nota: Entrambi i titoli esaltano aspetti forse meno importanti della questione, che però all’interno veniva affrontata ampiamente).
Al momento sembra che i soldi ci siano anche per un numero maggiore, quindi possiamo dire che escludendo particolari colpi di scena, la questione sembra destinata risolversi.
Anche lo spinoso problema della restituzione delle proprietà dei Maoisti, sparita per fortuna dai giornali, sembra verrà risolta dal Segretario Generale dei Maoisti Dahal che sta cercando di ammansire il ribelle Vice-Segretario Baidya con interessanti offerte politiche ( 12 Dicembre Baidya threatens to form another Maoist Party – Baidya minaccia di formare un altro Partito maoista; 14 Dicembre Party on brink of split – Partito al limite della divisione; 15 Dicembre Dahal wooing Baidya with lucrative offers – Dahal attira Baidya con offerte vantaggiose).
Seppur, secondo il sempre attento Kathmandu Post, all’interno dei Maoisti, come in tutti gli altri Partiti, sono in corso numerose battaglie interne dovute in parte al non sempre comune accordo sulle varie questioni, e in parte al garantirsi, individualmente, posizioni di prestigio all’interno della nuova scena politica nepalese.
Quasi quotidianemente vengono riportate liti infra-partito, ma essendo palesemente chiaro che non convengono a nessuno, sembrano sempre poi risolversi o quantomeno sopirsi.
I problemi politici nepalesi però, non sono limitati solo alle questioni interne post-conflitto, ma anche nel mostrare un nuovo volto in ambito internazionale.
Purtroppo, nonostante un generico ottimismo nella comunità diplomatica internazionale, proprio in questi giorni l’immagine del Nepal è stata rovinata dall’improvvisa cancellazione della tanto pubblicizzata visita del Primo Ministro cinese Wen Jiabao (14 Dicembre Pag. 1 Chinese Premier Wen postpones Nepal visit; Some say trip has been cancelled altogether, There are claims that the refugees were planning to hold protests during Wen’s visit, including at the Airport, upon hs arrival – Il Premier cinese Wen rimanda la visita in Nepal; Alcuni sostengono il viaggio sia stato cancellato del tutto, Pare che i rifugiati Tibetani stessero organizzando proteste durante la visita di Wen, compreso il suo arrivo all’Aereoporto; Pag. 4 ‘China’s domestic issues put off trip’ – ‘Questioni interne cinesi rimandano il viaggio’).
Sebbene la causa non sia una sola, in realtà pare che il motivo maggiore sia stato la scarsa collaborazione, o forse addirittura l’ostilità, da parte del Ministro degli Interni nepalese, nell’organizzare la visita assieme ai servizi di sicurezza cinesi (15 Dicembre Cong terms it a ‘diplomatic debacle’, Home Ministry ‘hostility’ invited the fiasco, officials say, The Chinese side has been continously espressing serious concern over the unfriendly behaviour exhibited by DPM and Home Minister – Il Congresso definisce il rinvio una debacle politica; L’ostilità del Ministro degli Interni causa del fiasco; I Cinesi hanno ripetutamente manifestato seria apprensione riguardo i non amichevoli comportamenti del Deputato del Primo Ministro e del Ministro degli Interni).
Chiaramente per ovviare a questo antipatico contrattempo, sono già in atto piani per riorganizzare la visita, cosa decisamente auspicabile da un punto di vista economico-finanziario nepalese (16 Dicembre Chinese PM’s visit only deferred: DPM Shrestha – Il Deputato del Primo Ministro Shrestha afferma che la visita del Primo Ministro Cinese è solo rinviata).
Un’altra questione vista con un certa apprensione, anche fuori dal Nepal, è quella che riguarda l’Amnistia Generale richiesta per tutti i reati legati ai dieci anni di conflitto.
I Partiti sembrano aver trovato un accordo, sul quale però le Organizzazioni per i Diritti Umani non sembrano molto favorevoli, visto che si tratterebbe di perdonare i responsabili di più di 1.300 sparizioni, centinaia di casi di stupro, nonché la morte di circa 16.000 persone (17 Dicembre Parties go for blanket amnesty I Parititi decidono per l’Amnistia Generale).
A questo argomento va quindi collegata la questione sollevata già da qualche settimana, sulla liquidazione della Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, che sembra aver strappato con le unghie una proroga di 3 mesi (13 Dicembre OHCHR-N may get three months – La Commissione potrebbe ricevere un’estensione di tre mesi).
L’interesse dei Maoisti, e della classe politica nepalese in generale, è quello di liberarsi al più presto di questa Commissione che rimane l’ultimo ostacolo verso la tanto sospirata Amnistia Generale.
La Commissione comunque è sempre abbastanza presente sui giornali a manifestare il proprio dissenso riguardo tutte le questioni sui Diritti Umani, che purtroppo non sono solo limitate al periodo di conflitto (15 Dicembre Dalits’ road to justice full of hurdles: OHCHR-N – La strada dei “fuori casta” verso la giustizia piena di ostacoli, afferma la Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani).
Terminati gli argomenti politici, possiamo volgere lo sguardo verso qualche articolo positivo, o almeno di speranza, sul progresso economico-sociale del paese.
Il 12 Dicembre un articolo dal titolo: Crucial Nepal, India power meeting this week (Cruciale incontro sull’energia tra India e Nepal questa settimana), annunciava nuovi sviluppi nella sempre attiva collaborazione tra India e Nepal per quanto riguarda l’energia elettrica.
Che a causa di una carenza cronica in tutta l’area, e di peculiari accordi, viene venduta dall’India al Nepal, nonostante l’India stessa non riesca a produrne abbastanza per il proprio fabbisogno.
Al momento in Nepal i tagli di corrente superano le sei ore giornaliere, e seppur il problema sembra essere ben lontano dall’essere risolto, bisogna notare come la collaborazione tra i due paesi sia comunque una buona base di partenza.
(Pur ricordando vagamente la storia dei due ubriachi che imposibbilitati dall’ebrezza ad andare a casa da soli, passano la notte per strada ad accompagnarsi inutilmente l’un l’altro...)
Venendo a una seconda notizia di speranza per lo sviluppo sociale del Nepal, pagina 2 del 16 Dicembre riportava l’inizio di una crociata di cento giorni per porre fine alla violenza sulle donne (100-day crusade to end violence against women).
Sebbene probabilmente cento giorni siano pochi per cambiare la gretta mentalità di alcuni strati della società, una maggior consapevolezza del problema, anche da parte di chi ne risulta al di fuori, è sicuramente un passo importante verso auspicabili cambiamenti.
Infine, sempre nell’ambito di una tanto necessario sviluppo sociale, un articolo del 14 Dicembre intitolato: Govt launch aggressive immunisation programme (Il Governo lancia un aggressivo programma di immunizzazione), illustra i progressi e gli sviluppi degli sforzi effettuati per immunizzare i neonati, che in questa parte del mondo sono a rischio di numerose terribili malattie.
Stando al breve ma interessante articolo, al momento ben nove vaccini sono amministrati ai neonati al di sotto di un anno di età, ai quali vanno aggiunti il vaccino contro la terribile encefalite giapponese per i bambini superiori ai due anni nei distretti maggiormente a richio, nonché contro la sempre presente tubercolosi alle donne incinta.
Secondo il Rapporto Nazionale sulla Salute l’87% dei bambini del paese sono stati vaccinati completamente, mentre circa il 3% non ha ricevuto nessun tipo di vaccino, nonostante siano gratuiti; lo scopo di quest’ultima campagna è proprio quello di raggiungere questo 3% e far sì che tutti i circa 660.000 bambini che nascono ogni anno in Nepal siano completamente immunizzati.
A tal proposito il Governo ha pianificato di raggiungere e mantenere almeno il 90% della copertura dei vaccini entro il 2016, nell’ambito del progetto di immunizzazione 2011-2016.
L’augurio che questo programma abbia successo è più che mai d’obbligo dato che riguarda i bambini, non solo tenere e indifese creature, ma il bene più prezioso che possiede ogni nazione.