TRANSUMANZA

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sabato 10 dicembre 2011

LUNA PIENA -- sabato 10 dicembre -- da Ajahn Munindo.

Un’azione è corretta quando
a ripensarci non proviamo rimorso:
nella gioia si colgono i suoi frutti.

Dhammapada strofa 68

Quando la consapevolezza si rinforza ed emerge la fiducia, percepiamo
un crescente senso di essere la nostra stessa autorità. Non abbiamo
più bisogno di temere immaginari agenti esterni che emettono sentenze
su di noi. Il nostro vero cuore sa cosa è salutare e cosa no. Quando
andiamo più in profondità, la luce della consapevolezza illumina la
via e il sentiero si fa più chiaro. A questo livello, quando udiamo la
voce del giudizio dal nostro falso cuore, semplicemente la riceviamo e
la lasciamo svanire. Resta la gioia.

Con Metta
Bhikkhu Munindo

(Ringraziamenti a Chandra per la traduzione)

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venerdì 9 dicembre 2011

I pilastri del sapere.

Riprendiamo il nostro filone buddhista, ultimamente un po' trascurato. Di seguito il discorso I pialstri del sapere, contenuto nella Majjhima Nikaya (o "Discorsi di media lunghezza" del Buddha; è il secondo nikaya del Sutta Pitaka del Tipitaka, ossia Il Triplice Canestro, conosciuto anche come Canone Pali). il file è ripreso dal sito in quiete di Gianfranco Bertagni.
(qui il bandolo del filone buddhista)

Questo ho sentito.

Una volta il Sublime soggiornava nella terra dei Kurû, presso la città dei Kurûni detta Kammâsadamman (1). Là il Sublime si rivolse ai monaci: "La diritta via, monaci, che conduce alla purificazione degli esseri, al superamento del dolore e della miseria, alla distruzione della sofferenza e della pena, al conseguimento di ciò che è giusto, alla realizzazione dell'estinzione, è data dai quattro pilastri del sapere. Ecco che un monaco vigila presso il corpo sul corpo, instancabile, con chiara mente, sapiente, dopo aver superato le brame e le cure del mondo; allo stesso modo vigila presso le sensazioni sulle sensazioni; presso l'animo sull'animo; presso i fenomeni sui fenomeni. E come lo fa? Un monaco si reca all'interno della foresta, o sotto un grande albero, o in un vuoto eremo, si siede con le gambe incrociate, il corpo diritto, e si esercita nel sapere. Cosciente egli inspira, cosciente espira. Se inspira profondamente egli lo sa; se inspira brevemente, egli ne è consapevole. "Voglio inspirare sentendo tutto il corpo", "Voglio espirare sentendo tutto il corpo", "Voglio inspirare calmando questa combinazione corporea", "Voglio espirare calmando questa combinazione corporea"; così egli si esercita. Così come un abile tornitore o garzone tornitore tirando fortemente sa "Io tiro fortemente", tirando lentamente sa "Io tiro lentamente": così accade al monaco allorché inspira ed espira.

Così egli vigila presso il corpo interno sul corpo, presso il corpo esterno sul corpo, di dentro e di fuori egli vigila presso il corpo sul corpo. Egli osserva come il corpo si forma, come esso trapassa; osserva come il corpo si forma e come trapassa. "Ecco com'è il corpo": tale sapere diviene il suo sostegno perché esso serve alla comprensione, alla riflessione; ed egli vive indipendente e non desidera nulla dal mondo. E ancora: il monaco, quando cammina, sa che lo sta facendo; lo stesso quando è fermo; così pure quando è seduto e quando giace; egli sa in quale posizione si trova, qualsiasi essa sia. E ancora: il monaco è chiaramente consapevole nel venire e nell'andare; nel guardare e nel distogliere lo sguardo; nel chinarsi e nel sollevarsi; nel portare l'abito e la scodella dell'elemosina; nel mangiare e nel bere; nel masticare e gustare; nel liberarsi dalle feci e dall'urina; nel camminare o nello stare seduto; nell'addormentarsi e nel risvegliarsi, nel parlare e nel tacere.

E inoltre: il monaco esamina questo corpo dalla cima della testa alle piante dei piedi, la pelle che lo ricopre e come esso è ripieno di varie impurità: "Questo corpo ha capelli, peli, ha unghie e denti, pelle e carne, tendini, ossa e midollo, reni, cuore e fegato, diaframma, milza, polmoni, stomaco, intestini, mucose e feci, ha bile, secrezioni, marciume, sangue, sudore, linfa, lacrime, siero, saliva, muco, liquido articolare, urina". Così come se vi fosse un sacco legato ai due capi, pieno di diversi cereali: riso, fave, sesamo; e un uomo competente lo slegasse e ne esaminasse il contenuto: "Questo è riso, queste sono fave, questo è sesamo": allo stesso modo appunto un monaco esamina questo corpo in tutti i particolari. E ancora: il monaco esamina questo corpo, sia che vada o che stia, specificando: "Questo corpo ha la specie 'terra', ha la specie 'acqua', la specie 'fuoco' e la specie 'aria'. Così come se un abile macellaio o un garzone macellaio, avendo macellata una vacca, la porta al mercato, la seziona pezzo per pezzo, ne espone le varie parti, le conosce, le osserva, le esamina bene e quindi si siede (2): proprio così un monaco considera questo corpo.

E inoltre ancora, monaci: come se il monaco avendo visto un corpo che giace al cimitero, un giorno, due o tre giorni dopo la morte, gonfio, illividito, divenuto putrefatto, concludesse: "Anche il mio corpo è fatto così, diventerà così, non può sfuggire a ciò". E ancora: come se il monaco avendo visto al cimitero un corpo straziato da cornacchie, corvi o avvoltoi, sbranato da cani e sciacalli, roso da molte specie di vermi, concludesse: "Tutto ciò può accadere anche a me". E inoltre: come se il monaco avendo visto al cimitero uno scheletro con brani di carne, sporco di sangue, tenuto assieme dai tendini; o più tardi, uno scheletro privo di carne, sporco di sangue, tenuto assieme dai tendini; e più tardi ancora le ossa, senza i tendini, sparse qua e là; qua un osso della mano, là un osso del piede, una tibia, un femore, il bacino, delle vertebre, il cranio, concludesse: "Anche il mio corpo è fatto così, diventerà così, non può sfuggire a ciò". E ancora: come se il monaco avendo visto le ossa, sbiancate come conchiglie, le ossa sfatte, ammucchiate dopo che è trascorso un anno; le ossa corrotte, divenute polvere, concludesse: "Tutto ciò accadrà anche a me". Così egli vigila sul corpo interno, vigila sul corpo esterno, vigila sul corpo interno ed esterno.

Ma come vigila un monaco sulle sensazioni? Un monaco, quando prova una sensazione piacevole, ne è consapevole; lo stesso quando prova una sensazione dolorosa o una sensazione né piacevole né dolorosa. Quando prova una sensazione piacevole mondana, se ne rende conto, e altrettanto quando si tratta di una sensazione piacevole trascendente, di una sensazione dolorosa mondana o trascendente, di una sensazione neutra mondana o trascendente. Così egli vigila sulle sensazioni, osserva come la sensazione si forma, come passa, e come si forma e passa. "Ecco cos'è la sensazione": tale sapere diviene il suo sostegno perché gli serve per conoscere, per riflettere; ed egli vive indipendente e senza brama del mondo.

Ma come vigila un monaco presso l'animo e sull'animo? Un monaco conosce l' animo bramoso e l'animo non bramoso, quello astioso e quello non astioso, l' animo che erra e quello senza errore, quello raccolto e quello che non lo è, l'animo distratto, l'animo tendente all'alto sentire e quello tendente al basso sentire, l'animo nobile, quello volgare, l'animo tranquillo, quello inquieto, l'animo redento e l'animo vincolato; e di tutti si rende conto. Egli osserva come l'animo si forma, come trapassa, come si forma e trapassa. "Ecco com'è l'animo": tale sapere diviene il suo sostegno perché esso serve alla conoscenza, alla riflessione; ed egli vive indipendente e senza brama del mondo.

Ma come vigila un monaco presso i fenomeni sui fenomeni? Un monaco osserva sui fenomeni il manifestarsi dei cinque ostacoli (nîvarana): osserva quando la brama (kâmacchanda) è in lui e quando non lo è; osserva quando in lui vi è avversione (vyâpâda); quando vi è accidia (thîna-middha); quando vi è superbia ( o agitazione-ansia = uddhacca-kukkucca); quando vi è dubbio (vicikicchâ), e quando essi non vi sono. E per ognuno dei cinque ostacoli osserva come comincia a svilupparsi; osserva come quando divenuto evidente viene rinnegato, e osserva quando gli ostacoli, rinnegati, non compaiono più nell'avvenire. "Ecco i fenomeni": tale sapere diviene il suo sostegno perché esso serve alla conoscenza, alla riflessione; ed egli vive indipendente e senza brama del mondo.

Ma come vigila un monaco presso i fenomeni sul manifestarsi dei cinque tronchi dell'attaccamento? Un monaco dice a se stesso: "Così è la forma (rûpa), così è la sensazione (vedanâ), così è la percezione (saññâ), così sono le distinzioni (sankhâra), così è la coscienza (viññâna) ; così esse hanno origine, così esse si dissolvono.

E inoltre il monaco vigila presso i fenomeni sul manifestarsi dei sei regni interni-esterni (sal-âyatana). Come? Un monaco conosce l'occhio e conosce le forme; conosce l'orecchio e conosce i suoni; conosce il naso e conosce gli odori; conosce la lingua e conosce i sapori; conosce il corpo e conosce i contatti; conosce il pensiero e conosce le idee. Conosce come essi si combinano e cosa ne risulta; conosce quando la combinazione avviene, quando essa cessa, e quando la cessata combinazione non si verifica più nell' avvenire.

E inoltre il monaco vigila presso i fenomeni sul manifestarsi dei sette fattori di risveglio (sambojjhanga). Come? Un monaco s'accorge quando sono in lui la consapevolezza (sati), il raccoglimento (l'esame dei fenomeni = dhammavicaya), la forza (viriya), la serenità gioiosa (pîti), la calma (passaddhi), la concentrazione (samâdhi), l'equanimità (upekkhâ). Conosce quando i sette fattori di risveglio si destano, quando divenuti desti si sciolgono.

E inoltre ancora un monaco vigila presso i fenomeni sul manifestarsi delle quattro nobili verità. Come? Un monaco comprende secondo verità "Questo è il dolore", "Questa è l'origine del dolore", "Questo è l'annientamento del dolore", "Questa è la via che conduce all'annientamento del dolore".

Chi, monaci, sa così sostenere questi quattro pilastri del sapere può aspettarsi queste due possibilità: sicurezza durante la vita o non ritorno dopo la morte. Lasciamo stare i sette anni: chi, monaci, sa così sostenere questi quattro pilastri del sapere per sei anni, cinque, quattro, tre, due, un solo anno; lasciamo stare l'anno: chi, monaci, per sette mesi sa così sostenere questi quattro pilastri del sapere può aspettarsi queste due possibilità: sicurezza durante la vita o non ritorno dopo la morte. Ma lasciamo stare i sette mesi: chi, monaci, per sei mesi, cinque, quattro, tre, due, un mese, per un mezzo mese sa così sostenere questi quattro pilastri del sapere. lasciamo stare persino il mezzo mese: chi, monaci, per sette giorni sa così sostenere questi quattro pilastri del sapere può aspettarsi queste due possibilità: sicurezza durante la vita o non ritorno dopo la morte.

"La diritta via che conduce alla purificazione degli esseri, al superamento del dolore e della miseria, alla distruzione della sofferenza e della pena, al conseguimento di ciò che è giusto, alla realizzazione dell'estinzione, è data dai quattro pilastri del sapere": se questo è stato detto lo è stato di proposito."

Così parlò il Sublime. Contenti si rallegrarono quei monaci della parola del Sublime.



Note

(1) Forse sepolta sotto l'attuale Kamasin, nella piana Kurukshetram della Jamna (o Yamunâ), ad occidente di Allâhâbâd.

(2) Dato che, in India, da più di 2000 anni l'uccisione di una vacca è considerato un orribile delitto, risulta che la redazione di questo testo dev'essere anteriore di alcuni secoli ad Ashoka e risalire ai tempi in cui il macello di vacche per la pubblica vendita era accettato come normale.

Pur considerando l'orrore che questa descrizione, considerata come un resto barbarico dell'antichità, poteva suscitare, essa fu conservata e tramandata intatta. Ciò prova la straordinaria venerazione per le parole del Maestro e lo scrupolo con cui le Sue parole furono tramandate.



Attenzione! Riporto qui sotto un brano iniziale tradotto in inglese da Nyanasatta Thera con le sue note di commento, per chiarire il senso di ciò che il De Lorenzo ha tradotto: ''... vigila presso il corpo sul corpo...''; ''vigila presso le sensazioni sulle sensazioni''; e via dicendo.

Quivi (in questo insegnamento) un monaco vive contemplando il corpo nel corpo, [1] ardente, chiaramente comprendendo e attento, avendo superato, in questo mondo, la cupidigia e l'afflizione; vive contemplando i sensi nei sensi, ardente, chiaramente comprendendo e attento, avendo superato, in questo mondo la cupidigia e l'afflizione; vive contemplando la coscienza nella coscienza,[2] ardente, chiaramente comprendendo e attento, avendo superato, in questo mondo la cupidigia e l'afflizione; vive contemplando gli oggetti mentali negl'oggetti mentali,[2] ardente, chiaramente comprendendo e attento, avendo superato, in questo mondo la cupidigia e l'afflizione.


Note

1. La ripetizione delle frasi 'contemplando il corpo nel corpo, sensi nei sensi, ecc., si vuole insistere presso il meditante sull'importanza di stare coscienti se nell'attenzione sostenuta diretta ad un singolo oggetto scelto, si ci è tenuti saldi o se non si è fuggiti nel campo di un'altra contemplazione. Ad esempio, quando si contempla un processo corporeo, un meditante può alla sua insaputa farsi trascinare in una considerazione dei suoi sentimenti in relazione con questo processo corporeo. Dovrebbe allora essere chiaramente cosciente dell'aver lasciato il suo soggetto originale, ed è impegnato nella contemplazione del sentimento.

Da: http://membres.lycos.fr/zenmontpellier/majjhimait.html

mercoledì 7 dicembre 2011

Elisabetta e Tomaso liberi subito!

Da oggi, questo blog si attiva per la causa Elisabetta e Tomaso liberi subito!
Parliamo di due ragazzi italiani (qui un articolo per maggiori dettagli) che sono stati condannati all'ergastolo, a Varanasi, accusati dell'omicidio di un loro amico. L'accusa si fonda su prove quantomeno discutibili, l'autopsia e' stata effettuata da un oculista (non da un medico legale) e, sottoposta al giudizio di uno dei massimi esperti italiani in materia, non si presta minimamente a sostenere la tesi dell'accusa: strangolamento per asfissia.
Per avere un quadro piu' chiaro di tutta la vicenda, invito i lettori a vedere il video segnalato di seguito, realizzato dal programma Le Iene e a sostenere la causa Elisabetta e Tommaso liberi subito! (qui la pagina facebook Elisabetta Boncompagni e Tomaso Bruno free: diventate fan e scrivete sul muro).
Non consentiamo ad abusi ignominiosi di questo genere di passare sotto silenzio!

Il video



venerdì 25 novembre 2011

LUNA NUOVA -- venerdì 25 novembre -- da Ajahn Munindo.

La forza della pazienza
è la risorsa degli esseri nobili:
possono venire incatenati,
sopportare attacchi fisici e verbali
senza abbandonarsi alla rabbia.

  Dhammapada strofa 399

L'impulso moraleggiante dentro di noi va domato. Più siamo
intelligenti, più dobbiamo essere cauti. Più la nostra parola è
eloquente, più abbiamo bisogno di contenimento. Solo quando sappiamo
di poter dire "no" a noi stessi, quando sappiamo di non dover sempre
essere il vincitore possiamo apprezzare il potere trasformante della
paziente tolleranza.

Con Metta
Bhikkhu Munindo

(Ringraziamenti a Chandra per la traduzione)

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giovedì 24 novembre 2011

Speciale Referendum per l'eliminazione dei privilegi della casta politica

Mi sembra giusto condividere, dalla newsletter n. 56 de La Città della Luce, la seguente iniziativa:

Cari Amici, è inutile parlare ancora del miserabile spettacolo che economia e politica ci stanno somministrando, ma come è possibile che siamo ancora disposti a tollerare di mantenere e alimentare un sistema iniquo che sfrutta i cittadini per continuare ad arricchire i potenti? Ecco una proposta di azione concreta che riceviamo e che ci piace condividere con tutti voi, nella speranza che la trasmettiate a tutti i vostri contatti!
Ai sensi degli articoli 7 e 48 della legge 25 maggio 1970 n. 352 la cancelleria della Corte Suprema di Cassazione ha annunciato, con pubblicazione sulla GU n. 227 del 29-9-2011, la promozione della proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo: «Adeguamento alla media europea degli stipendi, emolumenti, indennità degli eletti negli organi di rappresentanza nazionale e locale».
L´iniziativa, nata in modo trasversale ai partiti e promossa dal gruppo facebook "Nun Te Regghe Più", dal titolo della famosa canzone di Rino Gaetano, ha come obiettivo la promulgazione di una legge di iniziativa popolare formata da un solo articolo:
"I Parlamentari italiani eletti al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, il Presidente del Consiglio, i Ministri, i Consiglieri e gli Assessori Regionali, Provinciali e Comunali, i Governatori delle Regioni, i Presidenti delle Province, i Sindaci eletti dai cittadini, i Funzionari nominati nelle aziende a partecipazione pubblica, ed equiparati non debbono percepire, a titolo di emolumenti, stipendi, indennità, tenuto conto del costo della vita e del potere reale di acquisto nell´unione europea, più della media aritmetica europea degli eletti negli altri paesi dell´unione per incarichi equivalenti"
La raccolta firme viene effettuata tramite appositi moduli vidimati depositati negli uffici elettorali dei comuni italiani, qui l´elenco aggiornato in tempo reale dei comuni nei quali è già possibile andare a firmare: http://nunteregghepiu.altervista.org/comuni.htm
L´iniziativa è completamente autofinanziata dai promotori e dagli aderenti quindi la diffusione dei moduli potrà essere non omogenea, eventuali segnalazioni di comuni sprovvisti di moduli potranno essere effettuate direttamente nel gruppo facebook
www.facebook.com/groups/nunteregghepiu oppure legge.ntrp@gmail.com


Una nuova stagione per Campanara.

Mi sono imbattutto per caso nel sito http://www.campanaraeco-village.it/ e, devo dire, ne ho avuto una buona soddisfazione. Dal sito emerge difatti che l'agognata nuova stagione per Campanara, di cui ho scirtto piu' di una volta, abbia finalmente preso forma. Sara' dunque necessario aggiornare il database di Viverealtrimenti.com e dare notizie aggiornate anche nella prossima edizione del testo Comuni, comunita', ecovillaggi. Ho gia' scritto ai comunitari chiedendo la loro collaborazione.