"Il Pensiero di Comunità era che la società dovesse essere composta
da piccole comunità, torno a ripetere che parliamo di una Italia del
dopoguerra con una popolazione diversa da quella di oggi, e queste
piccole comunità si sarebbero dovute confederare in qualche maniera e
esprimere i loro rappresentanti.
E così attraverso una sequenza di rappresentanti si sarebbe poi arrivati al governo centrale.
una delle cose a cui più Adriano Olivetti teneva, erano le competenze." Laura Olivetti
L’ordine politico delle comunità
Innanzitutto saluto gli amici del Blog di Beppe Grillo, io sono Laura
Olivetti, Presidente della fondazione Adriano Olivetti e l’ultima figlia
di Adriano Olivetti.
Mi è stato chiesto di raccontare quello che fa la fondazione che io
dirigo e perché esiste in quanto chiamandosi Adriano Olivetti ha uno
stretto legame con la figura e l’opera di mio padre.
La fondazione è nata nel 1962, Adriano Olivetti è morto del febbraio
1960, per volontà della famiglia di mio padre, dei miei fratelli più
grandi, io sono l’ultima di 4 figli, nata quando mio padre era già
anziano, anche se oggi non sarebbe tanto anziano, ma allora non usava
avere figli dopo i 40 anni. E' morto che avevo 9 anni.
Ma i miei fratelli più grandi, nati da un primo matrimonio, e i fratelli
di mio padre hanno voluto istituire questa fondazione per continuare
l’opera suscitata da Adriano Olivetti, di sperimentazione e anche di
studio nel campo delle scienze sociali in senso lato.
La nostra non è una fondazione che dà contributi, anzi né riceve, perché
ha un suo patrimonio che è appena sufficiente per mantenere la
struttura, ma non consente assolutamente di fare ricerca e questo ci
lega molto ai contributi che dobbiamo chiedere all’esterno.
La fondazione ha avuto diversi periodi, perché ormai ha 50 anni e quindi
nei primi anni dopo la morte di Adriano si è occupata soprattutto di
portare a termine alcune imprese sociali di Adriano Olivetti nella
regione del Canavese o anche in Basilicata, dove era molto presente con i
centri comunitari e anche del Lazio, a Terracina.
Ho nominato i centri comunitari e quindi devo spiegare che cosa erano: dei centri che erano istituiti dal Movimento “Comunità”,
il movimento che Adriano Olivetti ha fondato dopo la guerra, un
movimento e non un partito politico, che aveva una sua struttura molto
precisa e espressa in un libro che presto verrà ripubblicato che si chiama “L’ordine politico delle comunità”,
che è una sorta di trattato di ingegneria costituzionale, come l’hanno
definito alcuni, in cui spiega esattamente come dovrebbe essere
organizzato lo Stato secondo il suo pensiero di comunità.
I centri comunitari erano istituiti nel Canavese, la zona dove si trova
Ivrea, e anche in altre zone di Italia, e erano centri aperti a tutti,
che avevano una biblioteca, spesso itinerante, cioè le biblioteche si
muovevano da un centro all’altro, avevano delle sale di lettura,a volte
si organizzavano dei dibattiti, conferenze, ma erano dei luoghi di
incontro sostanzialmente libero e aperti a tutti, non soltanto a chi
faceva parte del Movimento di Comunità. Bisogna anche pensare che questo
avveniva negli anni 50, quando l’Italia era un’altra, per cui nel
centro comunitario c’era il televisore e si poteva andare a vedere la
televisione come al bar o cose di questo tipo.
Questi centri comunitari dopo la morte di Adriano sono stati via via
chiusi, anche perché tutto questo lavoro diciamo legato alla attenzione
al territorio e alla cultura del territorio, era qualche cosa di voluto
da lui e da chi faceva parte del Movimento Comunità, certo era non bene
tollerato dalla fabbrica Olivetti anche perché praticamente era stato
fatto finanziamento da mio padre in prima persona e quindi non c’era da
parte della società Olivetti nessuna intenzione, di contribuire al
mantenimento di tutto questo, per cui la fondazione ha accompagnato la
chiusura o la riconversione di questi centri, che sono però poi rimasti
nei vari comuni, ma a questo punto a volte gestiti dal comune stesso o
chiusi.
Poi ha avuto degli anni, tornando alla fondazione, in cui si è occupata
prevalentemente delle ripercussioni diciamo delle nuove tecnologie
sull'uomo, qui si parla dei primi anni 70, e ci fu allora un
famosissimo, dico famosissimo perché nell’ambiente è conosciuto,
seminario a Courmayeur nel 72 o 71, per i 10 anni dalla fondazione, in
cui si riunirono esperti internazionali per studiare e riflettere
appunto su quelle che sarebbero state le ricadute delle nuove tecnologie
sulla società.
Se si pensa che questo è stato fatto 40 anni va si capisce che era una
cosa estremamente all’avanguardia, perché le nuove tecnologie erano
appena abbozzate all’epoca.
Il Pensiero di Comunità era che la società dovesse essere composta da
piccole comunità, torno a ripetere che parliamo di una Italia del
dopoguerra con una popolazione diversa da quella di oggi, e queste
piccole comunità si sarebbero dovute confederare in qualche maniera e
esprimere i loro rappresentanti.
E così attraverso una sequenza di rappresentanti si sarebbe poi arrivati al governo centrale.
una delle cose a cui più Adriano Olivetti teneva, erano le competenze.
In questo libro si, teorizza questo passaggio da Comunità più piccola a
comunità più grande, e sempre però attraverso la rappresentanza di
persone di grande competenza nella materia che andavano a rappresentare.
Una forma di vera democrazia
Quindi ho parlato di un trattato di ingegneria costituzionale, perché
tutti questi aspetti sulla tipologia di persona che doveva essere quella
che rappresentava la comunità presso le istituzioni, doveva avere delle
caratteristiche molto precise.
E comunque tutte le decisioni che poi sarebbero state espresse al
livello istituzionale venivano prese dai rappresentanti che la comunità
aveva eletto, quindi è molto difficile spiegarlo in poche parole, ma a
me è sempre sembrata una forma di vera democrazia,
Quindi
ho parlato di un trattato di ingegneria costituzionale, perché tutti
questi aspetti sulla tipologia di persona che doveva essere quella che
rappresentava la comunità presso le istituzioni, doveva avere delle
caratteristiche molto precise.
E comunque tutte le decisioni che poi sarebbero state espresse al
livello istituzionale venivano prese dai rappresentanti che la comunità
aveva eletto, quindi è molto difficile spiegarlo in poche parole, ma a
me è sempre sembrata una forma di vera democrazia, forse un po’ anche
come è stato detto utopistica, perché non sarebbe mai stato molto facile
fare tutto questo, però diciamo che per lo meno nel Canavese ci hanno
provato e ci sono anche riusciti.
E questo per quello che riguarda l’aspetto appunto del Movimento.
Bisogna anche dire che, in una formula diversa, questi concetti furono
applicati anche nella fabbrica, perché ha sempre funzionato come un
insieme di intelligenze, di competenze, al servizio di un territorio,
nell’idea di Adriano Olivetti, la Fabbrica altro non era che un mezzo
per la rinascita del territorio, un mezzo perché le persone attraverso
il lavoro potessero esprimere se stessi, ma anche dando un senso al
lavoro, allora quando lui nel famoso discorso dell’inaugurazione di
Pozzuoli dice: “Può l’industria darsi dei fini? Sì, perché
l’industria diventa un mezzo, soltanto un mezzo, per migliorare la
qualità della vita delle persone e del territorio su cui la fabbrica
insiste”.
Nella sua idea la fabbrica avrebbe dovuto essere gestita da una
fondazione di cui facevano parte gli azionisti, i lavoratori, le
università locali, i comuni e questo penso che spieghi abbastanza bene
l’idea di impresa.
Lui cercò di fare questo a inizio anni 50, ma fu molto osteggiato e non si fece niente, non fecero niente.
Adriano Olivetti metteva davanti a tutto la persona, e questo è vero, ma il benessere della persona.
Guardi, c’è una bellissima intervista a Massimo Fichera, che forse si riesce a vedere attraverso il sito della fondazione, www.fondazioneadrianolivetti.it
, in cui Fichera, che è stato uno stretto collaboratore di mio padre
nel Movimento di Comunità, è poi stato il primo segretario generale
della fondazione e è stato uno dei più rivoluzionari dirigenti RAI negli
anni '70, lui dice era la fabbrica del bene, la persona era importante
in quanto persona, per cui presa nel suo complesso, per cui era
importante che nel luogo di lavoro, che era il primo impatto che aveva,
potesse vivere e lavorare in un luogo con delle
caratteristiche non alienanti, nei limiti del possibile, perché le
catene di montaggio lo sono di per loro, per cui queste bellissime
architetture che permettevano di travalicare con la vista e vedere la
campagna, le montagne, il cielo.
E attraverso una assoluta rete di accompagnamento dei dipendenti in
tutti gli aspetti della loro vita, ma direi che questo è quello che
avveniva nella fabbrica e questo esempio di buone pratiche è abbastanza
conosciuto. La Olivetti ancora oggi è portata a esempio per questo, ma
per lui la persona era importante al di là dell’operaio, impiegato, era
come una espressione del divino, cioè mio padre aveva una attenzione
all’aspetto spirituale e trascendente dell’uomo, molto molto forte, per
cui l’uomo è una parte del divino, per cui io credo che ci fosse in lui
anche questo aspetto di rispetto per l’uomo, è nell’armonia della natura
e quindi va trattato con armonia e gli va conservata la armonia
intorno.
Oggi la fondazione si occupa molto di territorio, soprattutto in questo
momento del territorio canavesano, vicino Ivrea, ci stiamo molto
occupando del capitale intellettuale, umano, che è rimasto, e che parte
già è reimpiegato in nuove imprese e in nuove operazioni per la ripresa
di questo territorio, che è stato molto provato negli ultimi anni.
Nello stesso tempo la fondazione acquisito di nuovo le Edizioni
Comunità che sotto la guida di Beniamino De Liguori stanno
ripubblicando, due libri, due discorsi di Adriano Olivetti, e si chiama
il primo “Ai Lavoratori” il secondo si chiama “Democrazia Senza Partiti”,
che è uno scritto di Adriano Olivetti che il libro è uscito una
settimana prima delle elezioni, ma non era previsto, è stato un caso
molto fortuito.
Se qualcuno vuole approfondire ci sono i libri, anche su internet.
Tutto quello che la fondazione fa è pubblicato, tutto quello che
pubblichiamo è scaricabile, e quindi spero che questo possa aiutare a
proseguire il nostro lavoro.
Quindi non posso che dire Passate Parola.
Informazioni sulla Fondazione:
Gli edifici che Adriano Olivetti ha voluto come luoghi di lavoro e
di vita a Ivrea sono oggi candidati a entrare nella lista del
Patrimonio mondiale dell' UNESCO per iniziativa del Comune di Ivrea e
della Fondazione Adriano Olivetti, con il sostegno del Ministero per i
Beni e le Attività culturali.