TRANSUMANZA

QUESTO BLOG E' IN VIA DI SUPERAMENTO. NE STIAMO TRASFERENDO I POST MIGLIORI SUL SITO DI VIVEREALTRIMENTI, DOVE SEGUIRANNO GLI AGGIORNAMENTI E DOVE TROVATE ANCHE IL CATALOGO DELLA NOSTRA EDITRICE. BUONA NAVIGAZIONE!

giovedì 4 dicembre 2008

La vittoria di Ananda Assisi.

Era gennaio del 2004 e mi ero appena traferito ad Urbino. Mi arriva la notizia di una retata poliziesca ad Ananda Assisi, la comunita’ spirituale fondata da Swami Kriyananda, discepolo di Paramahmasa Yogananda, nel 1984 (per una presentazione della comunita’ rimando al sito internet viverealtrimenti.com). Ricordo fu istintivo prendere la macchina e correre, neve permettendo, ad Ananda per scrivere un articolo per il mensile AAM Terranuova. L’accoglienza fu molto calorosa e, da allora, i rapporti con la comunita’ sono sempre stati eccellenti. Sono dunque lieto di riportare l’articolo che scrissi in quell’occasione, per spiegare un minimo in dettaglio cosa e’ realmente accaduto a seguito di quella retata e, soprattutto, la comunicazione che ho avuto da Ananda in questi giorni.
A 4 anni di distanza, Ananda Assisi ha ottenuto giustizia, regalando una bella vittoria all’intero network comunitario.

L'articolo
Nel 1971 la casa editrice Astrolabio pubblica la terza edizione riveduta (la prima è del 1951) di Autobiografia di un yogi, del maestro spirituale indiano Paramahansa Yogananda (1893-1952).
Da allora il testo non ha cessato di essere ristampato ed è ancora in vendita in molte librerie.
Parliamo insomma di un grande classico, letto da milioni di persone nel mondo.
Al messaggio di Yogananda ha fatto presto seguito un discreto fermento comunitario, coordinato dal suo diretto successore: J. Donald Walters, maggiormente conosciuto come Swami Kriyananda.
A partire dagli anni ’70 verranno dunque fondati, progressivamente, 7 “villaggi Ananda”; 6 in America ed uno in Italia, a pochi chilometri da Assisi, che oggi ospita circa 90 persone.
Limitandoci a considerare il caso italiano, ad Ananda si valorizza moltissimo la dimensione spirituale ma non si trascura, al contempo, quella produttiva.
Nei suoi stabili è attiva una cooperativa di vendita di articoli per la meditazione, cristalli, libri, incensi ecc…, una foresteria ed una casa editrice (Edizioni Ananda).
Sembra tutto procedere nella ricercata armonia quando, il 14 gennaio, la pacifica comunità spirituale ha un risveglio insolitamente poco meditativo.
È difatti oggetto di una perquisizione scrupolosissima della guardia di finanza (80 finanzieri con un cane antidroga ed armi nelle tasche), disposta dal sostituto procuratore Antonella Duchini.
Non viene trovato niente di incriminante ma le accuse presentate sono gravissime: associazione per delinquere, truffa, usura, frode, circonvenzione d’incapace, riduzione in schiavitù e si focalizzano su undici persone indagate.
La stessa gravità delle accuse giustifica il sequestro temporaneo di diversi computer, conti correnti intestati alla comunità per una cifra complessiva di 300000 euro e di 20000 euro in contanti.
Tutto materiale su cui gli inquirenti debbono indagare.
Buona parte dei soldi bloccati, mi hanno detto ad Ananda, servivano per pagare i fornitori e gli stipendi di soci e dipendenti.
Se a questo si aggiunge che le lungaggini burocratiche possono paralizzare per un periodo intollerabile le attività produttive, siamo al rischio di bancarotta.
Stando a quanto hanno scritto giornali locali -che non hanno mancato di parlare di “setta mistica”, “lavaggio del cervello” e spoliazione dei beni degli “adepti”, contribuendo a danneggiare ulteriormente, in totale assenza di prove concrete, l’immagine della comunità- l’inchiesta sarebbe partita da una denuncia proveniente da uno o più familiari di una o più persone “plagiate”.
A parere degli indagati, invece, l’accusa verrebbe da un uomo vissuto in loco per un certo periodo e risentito per non essere riuscito a raggiungere la sperata pace interiore.
A strenua difesa di Ananda, la giornalista e scrittrice Paola Giovetti ed il regista Giacomo Cambiotti, che vi hanno vissuto per un certo periodo di tempo.
Non sono naturalmente gli unici a manifestare la loro solidarietà.
I Radicali umbri, poi, denunciano il tentativo di instaurare, nella propria regione, “un clima paranoico proibizionista di stampo inquisitorio e controriformista”.
Personalmente ho visitato Ananda tre volte ed ho intervistato lo stesso fondatore.
L’impressione che ne ho avuta è di un luogo dove si cerca di vivere in armonia con le proprie convinzioni religiose ed un’autenticità spirituale di cui purtroppo il mondo sembra ormai irrimediabilmente carente.
Da un punto di vista culturale ciò che, credo, penalizzi realtà come Ananda, in particolare in momenti così difficili, è la profonda e diffusa ignoranza di culture religiose altre, che può indurre ad assumere punti di vista univoci e ferocemente preconcetti.
Di qui, nell’universo insulso dei luoghi comuni, chi sceglie, ad esempio, di praticare il karma-yoga (servizio volontario come offerta a Dio) in un ashram o in una comunità religiosa può essere facilmente additato come un individuo psicolabile sfruttato da feroci aguzzini o addirittura ridotto in schiavitù.
(In: AAM Terranuova, marzo 2004.)

La Comunicazione di Ananda in questi giorni
Il giudice respinge fortemente tutte le accuse contro Ananda. Tutti assolti con formula piena. Sabato 22 novembre 2008 è stato un grande giorno per l´opera di Ananda in Europa! Dopo 7 anni di indagini e accuse da parte della Procura di Perugia, il caso intentato contro Ananda per associazione a delinquere con scopi di riduzione in schiavitù, lavaggio del cervello, circonvenzione d'incapace, usura e frode si è concluso con un'assoluzione piena. Tutte le accuse sono totalmente crollate e il giudice dell´udienza preliminare, Dr. Massimo Ricciarelli, ha assolto tutti i componenti di Ananda, emettendo sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. Una vittoria schiacciante! Questa è la miglior sentenza che il giudice potesse emettere perché implica l´assoluta inesistenza e nullità delle accuse mosse ad Ananda, come se tutto non fosse mai successo, il che significa molto di più di una semplice dichiarazione di innocenza. Gi stessi avvocati, assolutamente fiduciosi dell´esito positivo di questa udienza, sono stati molto ben impressionati per il coraggio dimostrato dal giudice nell´emettere questa sentenza definitiva. Ciò è una dimostrazione straordinaria della forza delle preghiere e della luce della verità.
Vogliamo mandare i nostri più grandi ringraziamenti a tutti coloro che ci hanno sostenuto in questi anni dimostrandoci, con le preghiere e gli aiuti ad ogni livello, solidarietà, fiducia e amicizia.
Ringraziamo i nostri splendidi avvocati che sono sempre stati convinti della nostra innocenza, della sincerità e onestà del nostro operato. La loro presentazione è stata così brillante ed esaustiva da spazzare via ogni dubbio e consentire al giudice di convincersi dell´infondatezza delle accuse ed emettere una sentenza definitiva a nostro favore.
Ringraziamo infine Swami Kriyananda, la cui presenza alla convocazione preliminare, ci ha dato grande sostegno e ha aperto le porte a questa vittoria.
Questa saga legale e le sue conclusioni hanno importanti implicazioni per i movimenti spirituali in Italia ed Europa. Vi invitiamo ad unirvi alla nostra gioia per celebrare questo giorno che rappresenta la chiusura di un vecchio ciclo e segna l´inizio di "un nuovo domani".

Gioia, Gioia, Gioia!
Con gratitudine a Dio e ai Maestri,
La vostra famiglia di Ananda

lunedì 1 dicembre 2008

Il futuro dell'India.

In apertura di settimana credo meriti citare quanto ha scritto Federico Rampini -autore dello splendido L’impero di Cindia (Mondadori 2006) di cui consiglio a tutti la lettura- sul blog rampini.blogautore.repubblica.it.
VivereAltrimenti e’ un progetto divulgativo nato in India, a Goa per la precisione e si e’ soffermato molte volte a raccontare, in un modo o nell’altro, frammenti del subcontinente. Quel che e’ successo ultimamente non puo’ dunque non coinvolgere questo blog che cercherà di mantenere il passo con l’evolvere degli eventi.
Prima di dare la parola a Rampini un solo commento: da tempo sto pensando di scrivere un libro sull’India, vivendovi la maggior parte del mio tempo da circa tre anni ed una definizione lapidaria su cui mi sono talora soffermato, parafrasando un celebre romanzo di Pier Paolo Pasolini e smentendo molti luoghi comuni è: un paese violento!
Sembra che l’attualità mi stia dando tristemente ragione ma non voglio cedere al pessimismo; è anche un paese che ha sempre dimostrato di avere tanti, infiniti recuperi, risorse nascoste e inesauribili. Rampini:


Quali conseguenze avra` nel lungo periodo questo “undici settembre di Mumbai”? E’ possibile che cambi in profondita` i connotati dell’India come la conosciamo? La democrazia indiana oggi e` confrontata esattamente agli stessi dilemmi dell’America dopo l’attacco alle Torri Gemelle: quanta liberta`, quanto rispetto dei diritti umani e` compatibile con la lotta al terrorismo? Sappiamo la risposta che ha dato l’America negli otto anni di Bush: il Patriot Atc, Guantanamo, Abu Ghraib. E l’India ha vicino a se` anche un altro modello perfino piu` muscoloso di risposta al terrorismo: ricordate cosa fece la Cina prima delle Olimpiadi per liquidare ogni minaccia islamica tra gli uiguri dello Xinjiang. Ma l’India e` una nazione molto speciale. E’ perfino piu` multietnica degli Stati Uniti, al suo interno ha 150 milioni di musulmani che non possono certo essere isolati con un cordone sanitario. In passato chi provo` a imporre scorciatoie autoritarie lo pago` duramente: negli anni Settanta Indira Gandhi per avere imposto lo stato di emergenza ando` incontro a una pesante sconfitta elettorale e fu cacciata all’opposizione. Certo oggi la pericolosita` dell’attacco e` senza precedenti, e puo` far deragliare di colpo il miracolo economico indiano. Nei prossimi mesi si vota per rinnovare il Parlamento federale di Delhi, e il dibattito elettorale sara` dominato dal terrorismo. E’ una fase delicata, perche` l’India e` da molto tempo “l’Occidente dell’Asia”, un modello unico di democrazia e liberta` applicato a una grande nazione emergente, e le sue reazioni a questa tragedia saranno cruciali per il mondo intero.

lunedì 17 novembre 2008

Hodos: la psicosintesi si fa comunita'.

Dalla distensiva Tailandia e dal confine Birmano torniamo, ancora una volta, in Italia per una breve presentazione di una comunita' intenzionale toscana: Hodos.

“Si arriva a Hodos dopo un tortuoso saliscendi sulle colline tra Pisa e Livorno. Via via che la strada sale, il paesaggio urbanizzato lascia spazio a brandelli sempre più ampi di macchia mediterranea fino a trasformarsi in una fitta pineta. La comunità, sei ettari in prevalenza boscosi che si estendono su un poggio ben esposto, è ospitata in un grande casolare dell’Ottocento. Al piano terra si trovano gli spazi comunitari, la cucina, il refettorio, la sala per gli incontri e la biblioteca, mentre al piano superiore gli alloggi per i residenti. Di fronte al casolare, un grazioso annesso con il forno a legna, il granaio e un’ampia sala per la meditazione” (Hodos: pane e psicosintesi, AAM Terranuova, dicembre 2007).
La comunità, fondata nel 2002, è composta da toscani doc, sette in tutto, tra cui una bambina. Ha preso corpo a partire dal Centro di Psicosintesi Roberto Assagioli di Livorno e, a partire dal ’96, dall’associazione Cibo per la pace che promuoveva alimenti biologici e vegetariani.
“Già Fritz Perls”, sostiene Fabio Guidi, psicosintesista e portavoce della comunità, “il padre della Terapia della Gestalt, aveva intuito che la crescita interiore, iniziata attraverso una terapia individuale, doveva poi svilupparsi attraverso un lavoro di gruppo, per sfociare infine in un’esperienza comunitaria, dove la comunità diventa una risposta concreta alla ricerca di una vita più autentica, più creativa, più integrata. Una convinzione di questo tipo ha portato, nel tempo, alla nascita di Hodos” (Ibidem).
Il nome della comunità è di origine greca, significa “la via”, e con lo stesso nome veniva qualificato il movimento fondato da Gesù, prima che prendesse la strada di una decisa istituzionalizzazione.
Lo spirito della comunità, tuttavia, si premura di sottolineare Fabio, è molto laico: “Hodos non è una comunità cristiana, ma intende praticare un profondo lavoro interiore che permetta di aprirsi alla dimensione più vera dell’esistenza…che si chiami Dio, trascendenza o unità della coscienza non ha nessuna importanza” (Ibidem).
All’interno di questa prospettiva, la Comunità Hodos si costituisce come un progetto per la ricerca e la formazione in Psicosintesi, ad orientamento transpersonale (o spirituale). Potremmo descrivere questo cammino come una via orientata alla progressiva integrazione delle molteplici parti del nostro Io, allo sviluppo della nostra unicità e della nostra creatività fino alla piena espressione del nostro potenziale umano, alla coltivazione dei valori umanistici - come la collaborazione, il rispetto, la responsabilità - fino al perseguimento di un autentico spirito comunitario.
A Hodos vige la totale comunione dei beni. Due membri lavorano a tempo pieno nella comunità mentre gli altri quattro adulti lavorano all’esterno. Le entrate alimentano tutte una cassa comune da cui vengono dedotte le spese di affitto, cibo, trasporti, scolastiche, sanitarie e “formative” ed una paghetta mensile di 100 euro per ogni residente.
Il piccolo popolo di Hodos si riunisce il sabato sera ed ogni genere di decisione viene presa utilizzando il metodo del consenso.
La comunità è aperta all’accoglienza di nuovi membri, purché ne condividano (ovviamente) i principi fondanti, seguano un percorso di avvicinamento, e, soprattutto, siano disposti a lavorare seriamente su di sé.

Comunita’ Hodos, Fauglia (PI), tel. 050650418,
www.psicosintesi.org,
info@psicosintesi.org

venerdì 7 novembre 2008

La Citta' della Luce: una comunita' Reiki nelle Marche.

Quella che segue e' una breve presentazione della comunita' marchigiana La Citta' della Luce, proposta direttamente da alcuni membri della stessa. Rinnovo l'invito a tutti coloro che volessere presentare la propria esperienza comunitaria, "gettare un sasso" nello stagno di chi ha deciso di vivere altrimenti condividendo con altri la propria esperienza, offrire o richiedere supporto, prodotti, consigli ed altro ad utilizzare questo spazio. Le comunita' che transiteranno su questo bollettino potranno anche arricchire la sezione ecovillaggi del sito viverealtrimenti.com

Comunità Reiki
La Città della Luce è una comunità fondata nel 1995 da un gruppo di Maestri di Reiki ed è la prima e probabilmente unica Comunità Reiki -fondata sui suoi principi- in Italia.
E' costituita da uomini, donne, anziani e bambini ed e’ un laboratorio permanente di ricerca e sperimentazione per soddisfare in modo ecologicamente, socialmente ed economicamente sostenibile i principali bisogni dell'individuo, sul piano fisico e materiale, relazionale, mentale e spirituale.
Il Reiki e’ un antico sistema di guarigione naturale i cui principi, tramandati dal fondatore giapponese Mikao Usui, possono essere applicati con coerenza nella vita quotidiana e nel lavoro, rappresentando la via per una nuova forma di convivenza comunitaria. I 5 principi fondamentali di Reiki sono:

Solo per oggi, non ti arrabbiare
Solo per oggi, non ti preoccupare
Onora i genitori, i maestri e gli antenati
Guadagnati da vivere onestamente
Ringrazia la vita in ogni sua manifestazione

La Città della Luce è un continuo processo creativo ed evolutivo che vede i suoi appartenenti impegnati nella ricerca di una modalità efficace e soddisfacente per vivere e lavorare insieme, nel rispetto dell'individuo e delle risorse naturali del pianeta.
Ogni giorno, la Comunità rinnova il progetto e la sperimentazione di un nuovo stile di vita attraverso le sue diverse attività lavorative, ognuna gestita in autonomia e beneficiando, allo stesso tempo, della disponibilità e l'apporto di tutti i membri della Comunità.
La vita quotidiana si basa su scelte attente e consapevoli, etiche e biologiche, confacenti al benessere psicofisico di ogni individuo e di ogni forma di vita, animale e vegetale.
La coltivazione biologica dell'orto e delle piante da frutta, la scelta di sistemi nutrizionali e alimenti biologici adatti alle singole esigenze, alcuni sistemi di guarigione naturali -Reiki, Ayurveda, Floriterapia, Fitoterapia- e fonti di energia alternative e rinnovabili, si integrano nel microcosmo della Città della Luce.

Associazione di Promozione Sociale
La Città della Luce è nel contempo un'Associazione Culturale senza fini di lucro, inserita nel panorama nazionale delle Associazioni di Promozione Sociale (A.P.S.) affiliata al CO.N.A.C.R.E.I.S. Coordinamento nazionale Associazioni e Comunità di Ricerca Etica Interiore Spirituale, Ente riconosciuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali -Direzione Generale del Volontariato, dell'Associazionismo sociale e delle Politiche giovanili-.
La sede de La Città della Luce e’ sulle colline di Ripe, a pochi minuti dal mare di Senigallia, nelle Marche, cuore verde d'Italia, immersa nella natura ed autenticità di questi luoghi, dove propone un percorso di formazione nell'ambito delle discipline bionaturali.
La diffusione delle Comunità di vita e di lavoro e delle discipline bio-naturali sembra andare di pari passo e risponde a nuove necessità di vita.
Nella suggestiva dimora di Villa Porcozzone, storicamente datata intorno alla fine del X secolo d. C., La Città della Luce vive e opera per lo studio, la ricerca e la diffusione delle discipline olistiche, attraverso l'organizzazione di seminari di Reiki Sistema Usui, antico metodo di guarigione naturale in grado di riportare equilibrio psicofisico e armonia fra corpo, mente e spirito.
Il programma formativo prevede anche seminari di Costellazioni Familiari e Costellazioni Archetipiche.
Si tengono, inoltre, corsi base ed avanzati di Ayurveda, dedicati alle tecniche di massaggio e a trattamenti specifici, corsi di Yoga e Meditazione, corsi di Kinesiologia, corsi di Alimentazione Bioenergetica e corsi di Fiori di Bach, Himalayani e Acque di Luce.
All'interno dell'associazione opera inoltre il Laboratorio Artistico Fili di Luce che realizza creazioni in tessuti naturali e organizza corsi base ed avanzati di taglio e cucito e lavorazioni con ago e filo, corsi per il patchwork a mano e la realizzazione di pupazzi e angeli, all'uncinetto, per stimolare l'armonia e l'abilità manuale dell'individuo.

Il Laboratorio Artistico La Terra e il Fuoco si dedica alla lavorazione della ceramica, dell'argento e del rame; tiene corsi per apprendere le antiche tecniche di lavorazione dell'argilla a mano e al tornio, corsi di ceramica Raku, di Runologia e corsi per realizzare gioielli Archetipici.
Nel 2006, è nato il progetto dedicato alla cosmesi naturale, con la creazione di Jala, una linea completa di prodotti per il viso e per il corpo, realizzati unicamente con l'utilizzo di oli vegetali ed oli essenziali biologici del nostro territorio, nel pieno rispetto dell'uomo e dell'ambiente, che ancora una volta soddisfano principi etici ed ecologici.
Etica e consapevole è anche l'informatica utilizzata alla Città della Luce, che sostiene e promuove il software “libero” Opensource e il sistema alternativo Linux – Ubuntu, attraverso l'organizzazione di conferenze e di corsi, per porre l'attenzione degli utenti verso nuovi sistemi economicamente accessibili, a favore di uno scambio e di una comunicazione universale.

La Città della Luce
via Porcozzone 17
60010 Ripe – Frz. Passo Ripe – An, tel. 071/7959090
www.reiki.it
info@reiki.it

domenica 2 novembre 2008

Bollettino Comunita' Intenzionali ed Ecovillaggi.

Con questo post nasce una quinta sezione del blog VivereAltrimenti che ho deciso di chiamare "Bollettino Comunita’ Intenzionali ed Ecovillaggi".
L’intento e’ quello di mettere a disposizione del comunitario una bacheca, uno spazio di comunicazione di iniziative, eventi, desideri (ad esempio di scambiare prodotti, servizi o anche semplicemente idee), bisogni (ad esempio di supporto per portare a termine determinati lavori o per qualunque altra ragione), richieste ed offerte (ad esempio di ospitalita’). Chiunque sia coinvolto in esperienze comunitarie puo’ dunque dare un proprio contributo ed utilizzare, spero con profitto, questo vettore di scambio e solidarieta’. Neofiti e pionieri della vita comunitaria che volessero far conoscere la propria esperienza possono approfittare di questa nuova sezione del blog o, nel caso volessero presentarsi in maniera piu’ strutturata, della gia’ collaudata sezione "Comunita’ intenzionali ed ecovillaggi".
Iniziamo con una comunicazione dalla comunita’ Il Forteto, nel Mugello. Chi non la conoscesse o volesse saperne di piu’ puo’ visitare il sito viverealtrimenti.com alla sezione ecovillaggi. Per contattare VivereAltrimenti potete usare l’indirizzo e-mail manuel_olivares_71@yahoo.it

Cari amici,
per la Fondazione Il Forteto l'autunno è stato denso intenso di attività
ed eventi, un periodo di chiusura di progetti educativi, svolti nelle e
con le scuole. GiovaniGiovani è un progetto di educazione informale e di orientamento sulle tematiche della relazione interpersonale e sulle tecniche e i linguaggi della cinematografia, sviluppato attraverso un laboratorio di avviamento alla stessa. Il laboratorio ha
prodotto piccoli cortometraggi interamente pensati, pianificati e girati
dai giovani con il sostegno di un regista professionista e una
sceneggiatrice. Parallelamente è nata l'idea di un concorso di
cortometraggio riservato ai giovani non professionisti, offrendo la
possibilità ai concorrenti di usufruire di competenze specializzate per
migliorare le loro capacità di montaggio di materiali filmati o di
imparare ex novo le tecniche di montaggio. Uno degli obiettivi di
queste diverse attività era quello di creare nel Mugello un luogo di
aggregazione su questi interessi e un laboratorio permanente e gratuito
per affinare competenze e la propria cultura . Il progetto, oltre ai finanziamenti della Fondazione, ha usufruito del contributo del CESVOT, attraverso il bando "Percorsi di Innovazione" 2006/2007.
Sabato 8 novembre si terrà presso il Centro Incontri del Comune di Borgo San Lorenzo, piazza Dante 31, dalle ore 15.30 alle 18.00,un convegno per descrivere l'esperienza del progetto GiovaniGiovani, dove sarà possibile ascoltare altre esperienze simili e la sera, alle ore 20.30, potrete assistere alla premiazione dei cortometraggi del concorso DiversaMente ed alla proiezione dei corti premiati.

Vi aspettiamo.

La segretaria della Fondazione Il Forteto onlus
Valentina Ceccherini

martedì 14 ottobre 2008

Comunita' intenzionali ed ecovillaggi in Italia

Dalla Tailandia torniamo, con questo post in Italia, in un'Italia che ha deciso di vivere altrimenti. Quanto segue e' stato scritto su richiesta della redazione di LUMEN Magazine, il periodico bimestrale della Libera Universita' di Medicina Naturale . Questa si trova a San Pietro in Cerro (PC) ed e' un'oasi comunitaria dove si fa ricerca e pratica per una conoscenza dell'identita' individuale ed una crescita integrale che abbiano come esito il raggiungimento di un 'stato di salute naturale". Ho fatto conto che i lettori poco o nulla sapessero delle comunita' intenzionali e degli ecovillaggi, cercando di offrire una panoramica generale.

Il sociologo tedesco Ferdinand Tönnies pubblico’, nel 1887, il testo Comunita’ e societa’ in cui teorizzava che la complessificazione del sistema sociale, l’affermazione della citta’ sulla campagna, stavano portando una diffusa e preoccupante perdita del senso di comunita’.
Che dire oggi, ad oltre un secolo di distanza? Catastrofismi a parte che, probabilmente, Tönnies tutti i torti non li aveva. Lo dimostra la crescente domanda di comunita’, molto spesso di pari passo con la crescente domanda di natura. Entrambe per coltivare la speranza di superare quel misterioso senso di alienazione interiore, dell’essere stati espropriati di qualcosa che ci apparteneva nel profondo. All’aumentare del desiderio, dell’intenzione di vivere in comunita’ corrisponde, naturalmente, il diffondersi e rafforzarsi delle cosiddette comunita’ intenzionali.

Cosa e’ una comunita’ intenzionale
E’ un gruppo di persone piu’ o meno coinvolte in uno stesso percorso esistenziale, “spirituale”, politico che hanno maturato l’intenzione di condividere, a diversi livelli, spazi (in citta’ ma, il piu’ delle volte, in campagna), beni di vario genere e denaro.
Esistono comunita’ intenzionali, in cui predomina l’elemento comunitario, dove non viene riconosciuto quasi nessun tipo di proprietà privata e dunque terreni, beni mobili ed immobili e gli stessi salari individuali appartengono al gruppo. Altre, di matrice maggiormente individualista, in cui proprietà privata e proprietà collettiva svolgono funzioni diverse e complementari.
Le comunita’ intenzionali possono coinvolgere poche unita’, poche decine o poche centinaia di persone. Quando si raggiungono le diverse centinaia o le migliaia, e’ piu’ opportuno parlare di federazioni di comunita’. E’ il caso, ad esempio, della famosa citta’ sostenibile’ Auroville, nell’India del sud, che arriva ad avere quasi duemila abitanti ma e’ poi organizzata in diverse, piu’ piccole, comunita’ o della Federazione di Comunita’ di Damanhur, in Piemonte. In questo modo la “dimensione a misura d’uomo” e’ sempre garantita, dando la possibilita’ di recuperare quel senso di comunita’ la cui perdita, nella disumana societa’, preoccupava tanto Tönnies.

Cos’e’ un ecovillaggio
E’ una comunita’ intenzionale eco-sostenibile, in grado cioe’ di soddisfare i bisogni dei propri membri migliorando, nello stesso tempo, le prospettive per le generazioni future. Idealmente dovrebbe essere un insediamento tendenzialmente autosufficiente dal punto di vista alimentare. I membri dovrebbero essere in grado di coltivare con i criteri della permacultura e dell’agricoltura biologica ed eventualmente di allevare alcuni animali in maniera il piu’ possibile naturale. In un ecovillaggio si dovrebbe costruire con materiali locali, naturali e non tossici (argilla, legno, pietre, paglia ecc…), salvaguardando l’ambiente anche attraverso il cosiddetto recupero del selvatico ed utilizzare sistemi di energia integrati e rinnovabili. Si dovrebbe valorizzare l’ecologia “della persona”, ragion per cui la meditazione, le tecniche di rilassamento, le terapie alternative e diverse forme di creativita’ dovrebbero avere una “cittadinanza onoraria”. Il sistema decisionale dovrebbe essere “compiutamente democratico”, dando modo a tutti i membri di risolvere i propri conflitti e dividersi i compiti stabilendo insieme un, piu’ o meno formalizzato, sistema di regole.
A quest’ultimo riguardo credo meriti accennare che molte realtà comunitarie utilizzano il metodo del consenso, giungendo a prendere una determinata decisione nel momento in cui, dopo un attento lavoro di mediazione, e’ veramente condivisa da tutti i membri.
In un ecovillaggio, infine, si dovrebbe privilegiare un tipo di economia sostenibile, in cui il denaro circoli in un ambito il piu’ possibile locale, evitando gli sprechi della grande distribuzione.

Comunita’ intenzionali ed ecovillaggi in Italia
Il nostro paese ospita un congruo numero di esperienze comunitarie, rientrando grossomodo nella media europea.
Al momento possiamo considerare una trentina di realta’, buona parte delle quali confederate nella RIVE -Rete Italiana Villaggi Ecologici- ed ubicate soprattutto nel centro-nord. Hanno diversi principi ispiratori e diversi livelli di radicalita’. Di seguito riportero’ tre esperienze comunitarie “paradigmatiche” per poi presentarne, rapidamente, qualcun'altra.

La Confederazione dei Villaggi Elfici
E’ questa la prima realtà comunitaria che ho incontrato, alla fine degli anni ’90. La Confederazione dei Villaggi Elfici riunisce diverse esperienze comunitarie sull’appennino tosco-emiliano, in provincia di Pistoia. Gli stabili in cui si sono insediati i comunitari sono di antichi borghi abbandonati o vecchi casali autonomi. In molti casi sono stati ribattezzati con nomi fantasiosi (ad esempio Gran Burrone, nome di tolkieniana memoria, conferito al primo borgo che hanno ri-abitato, tra boschi di castagno, a partire dal 1980).
Gli elfi sono oltre duecento persone (tra le quali si contano circa 60 bambini). Vivono una vita rustica, quasi selvatica, riducendo al minimo l’utilizzo di tecnologie, producendo la maggior parte del proprio cibo in autonomia, avendo un’economia interna che si avvale principalmente dello scambio e del dono ed educando e scolarizzando i propri bambini, nella misura del possibile, nell’ambito dei loro stessi villaggi. La loro esperienza comunitaria, in cui non esistono capi ma una singolare forma di democrazia diretta, e’ senz’altro sostenibile, dunque le comunita’ della confederazione possono essere qualificate come ecovillaggi (piuttosto ruspanti, direi).

La Comune di Bagnaia

“La Comune di Bagnaia [nella splendida Montagnola Senese] nasce nel 1979, con l’idea di sperimentare nel quotidiano la condivisione delle risorse umane ed economiche”. Al momento vi risiedono stabilmente una ventina di persone che si riuniscono una volta a settimana utilizzando il metodo del consenso. Ciascuno di essi decide se lavorare all’interno della comune (che ha una propria cooperativa agricola) o all’esterno ed ha diritto ad una camera. Gli altri spazi sono collettivi, come lo sono tutti i beni mobili ed immobili ed i salari (ad eccezione di una quota individuale a titolo di “fondo personale”).
La Cooperativa La Comune di Bagnaia dispone di 30 ettari di terreno coltivato, in maniera biologica, a olivi, vigneto, cereali, orto e foraggi. Vengono anche allevati diversi animali ed e’ dunque garantita una quasi integrale autosufficienza alimentare.
Ogni membro e’ partecipe della vita domestica ed e’ dunque impegnato, a turno, nella preparazione dei pasti comuni e nelle pulizie. Viene anche condivisa l’educazione dei figli cui, pero’, viene fatta frequentare la scuola pubblica.
I membri di Bagnaia ritengono di avere i requisiti perche’ la loro realta’ sia definita un ecovillaggio ma preferiscono considerarsi una comune.

La Federazione di Comunita’ di Damanhur
Il sociologo Bill Metcalf, corrispondente internazionale della rivista Communities Magazine e presidente dell’International Communities Association, scrive che Damanhur e’ oggi una delle comunita’ piu’ interessanti del mondo e che puo’ ispirare lo sviluppo di altre comunita’ intenzionali.
Nella Federazione vivono circa 600 membri -distribuiti in 44 nuclei comunitari- molti dei quali impegnati nelle oltre 60 attivita’ economiche e di servizio.
“La maggior parte sono cooperative, riunite in un consorzio, che garantisce con il suo marchio la qualità dei loro prodotti, realizzati seguendo principi etici ed ecologici. Le attività damanhuriane spaziano in molti settori: laboratori d’arte -lavorazione del vetro, mosaico, pittura, scultura, restauro-, ristorazione ed agriturismo, informatica, editoria, ricerca terapeutica, bio-architettura e bio-edilizia”.
L’agricoltura e l’allevamento vengono praticati su circa 80 ettari di terreno, seguendo criteri rigorosamente biologici e copre circa il 50% del fabbisogno alimentare dei damanhuriani.
Tutti i prodotti in vendita nei negozi damanhuriani vengono controllati dal laboratorio d’analisi interno per scongiurare la presenza di OGM.
Damanhur e’ molto impegnata sul fronte del conseguimento dell’autosufficienza energetica (la Federazione ha il primato italiano per le dimensioni dell’impiantistica fotovoltaica) e nell’ambito della bio-edilizia.
A quest’ultimo riguardo credo meriti segnalare che uno dei suoi edifici-nuclei abitativi, considerato all’altezza dei migliori parametri di sostenibilita’, e’ stato premiato con una bandiera verde dalla FEE (Foundation For Environmental Education), nell’ambito del programma di educazione ambientale Green Home (vedere il post Ecosostenibilita’ premiata a Damanhur).
Oggi Damanhur si definisce un’eco-società: una federazione di comunità ed ecovillaggi con una propria struttura sociale e politica in continua evoluzione.

Altre esperienze comunitarie in Italia
A fronte di questi tre “modelli” esistono, come accennato, molte altre esperienze comunitarie nel nostro paese. Purtroppo non c’e’ lo spazio per menzionarle tutte pur potendo fornire diversi riferimenti di approfondimento.
In chiusura credo meriti segnalare rapidamente l’ecovillaggio di Torri Superiore, un piccolo borgo coeso ed arroccato a pochi chilometri da Ventimiglia che ha ospitato, per tre anni, l’ufficio europeo della rete internazionale degli ecovillaggi -il GEN (Global Ecovillage Network)- e la comunita’ Il Forteto, con oltre 100 membri, una cooperativa agricola che fattura circa 15 milioni di euro l’anno ed una fondazione particolarmente impegnata sui temi dell’affido e della scuola.
Grande merito dei membri del Forteto e’ l’essere riusciti “ad alchemizzare in una sapiente osmosi un sano spirito imprenditoriale con i migliori principi del vivere comunitario”: probabilmente la formula ideale, in un caleidoscopio di applicazioni, per le comunita’ di domani.

Per approfondire
Manuel Olivares, Comuni, comunita’ ed ecovillaggi in Italia, in Europa, nel mondo, Malatempora/AAM Terranuova, Roma, 2007.
In vendita sul mio sito viverealtrimenti.com dove e' anche possibile trovare la presentazione (e la segnalazione di diversi riferimenti su internet) di molte comunita' intenzionali ed ecovillaggi italiani ed esteri.