TRANSUMANZA

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domenica 30 agosto 2009

La comunita' europea della settimana: Zegg (Germania).

A circa 80 chilometri a sud-ovest di Berlino, è una realtà piuttosto versatile. Fondata nel 1991, ha passato varie fasi. In principio era un omogeneo gruppo di pionieri che si è poi trasformato in un network di diverse attività di natura politica, artistica e spirituale. È abbastanza centrale la ricerca di nuovi modelli di espressione della sessualità e di un equilibrio ed una pace interiori avendo, come corollario, un costante lavoro su “l’essere trasparenti”, nei riguardi di se stessi e degli altri.
A questo riguardo credo meriti menzione il Forum, uno spazio, dotato di palcoscenico, in cui possano essere espressi e “teatralizzati” pensieri, sentimenti e volizioni per promuovere la trasparenza degli individui nei più importanti ambiti del vivere individuale e collettivo.
La comunità dispone di 15 ettari di terreno con un grande orto biologico ed in cui si opera in sintonia con i principi della permacultura, una foresta, una casa per bambini, bar, una piscina, laboratori, uno studio d’arte ed altro.
A Zegg si organizzano seminari e molte conferenze attraverso la Zegg GmbH (una limited di cui sono soci alcuni residenti, proprietaria del terreno su cui sorge l’ecovillaggio).
È complessivamente una realtà piuttosto attiva. Ha ospitato l’incontro del GEN Europe nel luglio 2004.
Sono 87 i residenti di cui 13 bambini.
L’economia è soprattutto di tipo privato (alcuni residenti lavorano nell’ambito della limited citata, altri hanno lavori autonomi all’interno o meno della comunità) e le decisioni vengono prese per consenso.
Si utilizza l’acqua di un pozzo comunitario ed un filtro naturale, il riscaldamento è integralmente a legna ed alcune automobili “vanno ad olio vegetale”. Zegg non è una realtà isolata sul territorio ma collabora costantemente con altre realtà locali per potenziare un’economia sostenibile su base regionale.
In ambito comunitario viene, infine, valorizzata una dieta di tipo vegetariano o vegano.

Fotografie di Zegg
Video di Zegg

Zegg (Zentrum fuer experimentelle GesellschaftsGestaltung), Rosa Luxemburg Str. 89 - D 14806 BELZIG - Deutschland ()
Tel. 033841-59510
E-mail empfang@Zegg.de
Sito Internet www.Zegg.de

martedì 25 agosto 2009

Lo yoga e Smriti.

La scienza dello yoga si applica a tutti gli aspetti della vita.
Gli effetti delle pratiche yogiche, durante e dopo le applicazioni, sono stati costantemente monitorati da medici e scienziati di tutto il mondo ed è stato dimostrato che le asana, il pranayama, i mudra ed i bandha [branche diverse della scienza dello yoga] sono un potente strumento per recuperare e mantenere una buona salute fisica e mentale.
Speriamo dunque di assistere, nel prossimo futuro, ad una crescente applicazione dello yoga in tutti gli ambiti della nostra vita.
(Tradotto da: Swami Satyananda Saraswati, Asana Pranayama Mudra Bandha, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India, 2006).


Lo yoga (dal sanscrito yuj, “unire” o meglio “aggiogare”) può anche essere presentato come un viaggio nei diversi livelli del sè, riconducibili al corpo ed al respiro, alla coscienza individuale fino alla coscienza transpersonale ovvero, per citare una definizione del Journal of Transpersonal Psychology, a quegli “stati di coscienza unitivi, spirituali e trascendenti”.
Lungi dal vincolarsi alla sola sfera del sacro, come può credere ancora qualcuno, lo yoga è un fenomeno che può essere agevolmente letto con lenti scientifiche.
Tuttavia, nella sua terra natale, l’India, lo yoga ha ancora, presso molti maestri, una vocazione fortemente bhakti: devozionale. È questo senz’altro il caso della yogini Smriti Singh. La smriti, del resto, identifica, a livello culturale, la “tradizione” o, stando alla traduzione letterale, la “memoria”. Nell’ambito della filosofia e della religiosità indiane segue la śruti (rivelazione), peculiare della fase vedica, assumendosi l’onere di mantenerne vivo l’influsso sulla società e chiarirne i significati profondi.
La letteratura della smriti comprende dunque aforismi (sūtra) -cui seguiranno i diversi śastra, “trattati”, “testi autorevoli” relativi al dharma (Dharmaśastra e Mānavadharmaśāstra) ed alla sfera della ricchezza e del potere (Arthaśāstra)- e gli Itihāsa (“Storie del passato”), i più celebri dei quali sono due imponenti poemi epici -il Mahābhārata ed il Rāmāyana- e raccolte di antiche leggende (Purāna).
Al di là dell’altisonanza del nome, Smriti è una persona molto informale ed accessibile, contrariamente alla supponenza ed albagia di molti pandit o sedicenti guru (spesso, semplicemente, più o meno abili pataccari, lo dico forte di un’esperienza di vita in India di circa 4 anni).
Il suo centro di yoga, nel cuore della città santa di Varanasi, è un “centro aperto”.
Gli studenti si trattengono spesso anche oltre l’orario delle lezioni, per bere un tè e chiacchierare. A volte accompagnano Smriti nei suoi giri che hanno spesso come meta un tempio, uno dei tanti in una delle città più religiose dell’India, dove officiare una puja (celebrazione di offerta alla divinità).

Breve storia dello yoga
Lo yoga come lo conosciamo oggi si è sviluppato nell’ambito della civiltà tantrica, presente in India ed in diverse altre parti del mondo circa 10.000 anni fa.
Nel corso di scavi archeologici effettuati nella Valle dell’Indo, ad Harappa e Mohenjodaro (oggi in Pakistan), sono state trovate molte statuine di divinità con le fattezze di Shiva e Parvati intenti a praticare asana (posture yogiche) o forme di meditazione.
Queste rovine erano un tempo insediamenti abitativi di un popolo vissuto nel periodo pre-vedico, prima che fiorisse la civiltà ariana nel sub-continente.
Stando alla tradizione mitica, Shiva fu il fondatore dello yoga e Parvati la sua prima discepola.
Shiva viene ampiamente considerato, in India, il simbolo e l’incarnazione della coscienza suprema laddove Parvati rappresenta la conoscenza assoluta, la volontà e l’azione, oltre ad essere responsabile della creazione.
La sua forza o energia è anche conosciuta come kundalini shakti ed è presente, dormiente, in tutti gli esseri viventi.
[…]
Tantra è una combinazione di due parole, tanoti e trayati che significano, rispettivamente, “espansione” e “liberazione”.
Attraverso il tantra si può ottenere la liberazione dai legami del mondo pur continuando a vivere in esso.
Il primo passo, nel tantra, è conoscere i limiti e le capacità del corpo e della mente. In un secondo tempo, prescrive tecniche per l’espansione della coscienza e la liberazione dell’energia, nel momento in cui le limitazioni individuali vengono trascese ed una realtà più alta viene esperita in maniera diretta.
[…]
Nei tempi pre-vedici e vedici le tecniche yogiche venivano tenute segrete, passando semplicemente dalla bocca del maestro all’orecchio del discepolo.
[…]
I primi libri a riferire dello yoga sono stati gli antichi Tantra e, successivamente, i Veda che tuttavia non presentano pratiche specifiche limitandosi a fornire, piuttosto, alcuni riferimenti simbolici.
I versi dei Veda, difatti, prendevano corpo nella mente dei rishis (chiaroveggenti) in uno stato di profonda meditazione yogica (samadhi) e, una volta scritti, venivano considerati oggetto di rivelazione.
Sarà poi nelle Upanishads che lo yoga inizierà ad assumere una forma più definita. Queste scritture, nel loro insieme, formano il Vedanta, il culmine dei Veda, di cui, si sostiene, contengano l’essenza.
Nel sesto secolo avanti Cristo l’influenza di Buddha si ripercosse positivamente sugli ideali di meditazione, etica e morale e dunque le pratiche preparatorie dello yoga iniziarono ad essere ignorate.
Tuttavia, alcuni pensatori indiani realizzarono presto quanto rischiasse di essere limitativa questa visione.
Nel trattato sul raja yoga (comunemente conosciuto come gli Yoga-Sutras e di cui si discute, ancora oggi, l’esatta datazione; le ipotesi oscillano tra il secondo-terzo secolo avanti Cristo ed il secondo-terzo secolo dopo Cristo per quanto alcuni elementi del trattato possano essere datati intorno al quarto secolo dopo Cristo), Patanjali codificò il primo definitivo ed integrale sistema di yoga.
Spesso identificato come il sentiero degli otto stadi, comprende yama (astensioni), niyama (prescrizioni), asana (posture, esercizi fisici), pranayama (esercizi respiratori), pratyahara (il ritirarsi della coscienza dall’ambiente esterno), dharana (concentrazione), dhyana (meditazione) e samadhi (l’identificazione con la pura coscienza).
Lo yogi Matsyendranath, vissuto tra il nono ed il decimo secolo dopo Cristo insegnò che prima di addentrarsi nella pratica della meditazione, il corpo ed i suoi elementi hanno bisogno di una purificazione.
Fondò il culto dei Nath e la postura yogica matsyendrasana ricorda il ruolo cruciale che ha avuto nella storia della disciplina.
Il suo principale discepolo, Gorakhnath, scrisse libri di hatha yoga nel dialetto della sua regione ed in hindi.
La tradizione indiana prevedeva, in realtà, che i testi originali fossero scritti in sanscrito. In molti casi venivano utilizzati riferimenti simbolici di modo che solo coloro che erano pronti a ricevere un determinato insegnamento fossero in grado di comprendere.
Una delle maggiori autorità riguardo l’hatha yoga, Swami Swatmarama, scrisse, nel quindicesimo secolo, lo Hatha Yoga Pradipika o “Far luce sullo Yoga”, in sanscrito, considerando tutto il materiale esistente in merito. Nel far questo, ridusse l’enfasi su yama e niyama, eliminando un ostacolo che scoraggiava molti principianti.
Nell’Hatha Yoga Pradipika, Swatmarama inizia a focalizzare la propria attenzione sul corpo e solo in un secondo momento, quando la mente inizia ad essere più stabile e bilanciata, considera gli elementi dell’autocontrollo e della disciplina.

La rilevanza dello yoga oggi
La terapia fisica e mentale sono una delle più importanti acquisizioni dello yoga.
Ciò che lo rende così potente ed efficace è il fatto che lavora su principi olistici di armonia ed unità.
È stato riscontrato un buon successo dello yoga come forma alternativa di terapia in malattie quali l’asma, il diabete, l’artrite, disordini digestivi, squilibri della pressione arteriosa e problematiche di natura cronica.
La ricerca sugli effetti delle pratiche yogiche su persone affette da HIV sta avanzando con risultati promettenti.
A parere di illustri esponenti della scienza medica, la terapia yogica ha successo per l’equilibrio che crea nei sistemi nervoso ed endocrino che influenza direttamente tutti gli altri sistemi ed organi del corpo.
Per la maggior parte delle persone, tuttavia, lo yoga è semplicemente sinonimo di salute e benessere in una società ogni giorno più stressante.
Le asana rimuovono la tensione fisica accumulata durante la giornata, in ufficio.
Le tecniche di rilassamento aiutano a massimizzare l’efficacia di un tempo progressivamente meno disponibile.
In un’epoca di cellulari e shopping ininterrotto, le pratiche yogiche rappresentano un importante serbatoio di senso.
Oltre le esigenze individuali, i principi sottintesi dello yoga offrono un reale strumento per combattere il disagio sociale.
In un momento storico in cui il mondo sembra essere giunto ad un punto morto, nel rifiuto di valori tradizionali cui non si è stati in grado di sostituirne di nuovi, lo yoga offre un percorso attraverso il quale i praticanti hanno modo di connettersi con il loro più autentico essere interiore, sviluppando armonia e compassione.
Possiamo dunque dire che lo yoga non si limiti ad essere, semplicemente, un complesso di esercizi fisici ma sia piuttosto un valido supporto per impostare un nuovo stile di vita che coinvolga, armonizzandole, la realtà interiore e quella esteriore.
Questo nuovo modo di vivere, tuttavia, è un’esperienza che non può essere compresa intellettualmente e può solo divenire, attraverso la pratica e l’esperienza, una “conoscenza vivente”.
(Swami Satyananda Saraswati, Asana Pranayama Mudra Bandha, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India, 2006, pp.1-6, traduzione mia).

Smriti: un’autopresentazione
Sono nata nel nord dell’India, nella città santa di Varanasi (un tempo conosciuta come Kashi: la città della luce) dove gli hindu sperano di morire per l’ultima volta.
Era il 3 dicembre 1976.
Mia madre è una buona yogini ed ha iniziato ad insegnarmi le asana quando ero ancora bambina.
A 16 anni ho cominciato a frequentare il Besant Kanya Mahavidhyalya (un college fondato da Annie Besant, personaggio particolarmente attivo nell’ambito della società teosofica) dove ho approfondito lo studio del sanscrito.
Nello stesso tempo sono stata eletta Miss Kashi e dunque praticavo costantemente le asana per mantenere la linea, lavoravo in televisione come attrice e giovane giornalista oltre a partecipare ad alcune sfilate di moda.
A 18 anni ho iniziato a studiare storia antica dell’India, filosofia, hindi alla BHU (Benares Hindu University). Alcuni anni dopo ho studiato sociologia, storia e letteratura hindi alla Mahatma Gandhi Kashi Vidhyapeath ed ho seguito un corso di sanscrito alla Sanskrit University finalizzato alla migliore recitazione dei mantra.
A 23 anni ho iniziato a lavorare nella Mother Mary English School dove ho avuto la mia prima esperienza come insegnante di yoga.
Nello stesso periodo ho avuto seri problemi di spondilite e non riuscivo a respirare dalla narice sinistra, dunque ho iniziato ad integrare la pratica delle asana con alcuni tradizionali esercizi respiratori conosciuti, nella scienza dello yoga, come pranayama.
Feci un’intervento al naso ma senza successo, dunque ho imparato lo shatkarma (sei esercizi di purificazione interna: neti, dhauti, nauli, basti, kapalbhati, trataka) nell’International Yoga Ashram Nagwa Assi e, in questo modo, ho risolto tutti i miei problemi.
Ho iniziato a lavorare in un centro di recupero per tossicodipendenti come yoga-terapeuta. Ho continuato per 5 anni avendo molto successo: molte persone sono state recuperate. Nel 2004 ho fondato la ONG Om International Yoga Health Society ed ho iniziato ad insegnare regolarmente in un quartiere del centro storico della città.
Nel marzo 2007 ho creato un mio centro di yoga ad Assi Ghat, l’area internazionale di Varanasi (dove trascorreva lunghi periodi lo scrittore italiano Tiziano Terzani), di fronte al Gange e poco distante dalla BHU.

Gli insegnamenti

In genere offro 90 minuti-2ore di lezione integrata di yoga.
Inizio con un’offerta a Shiva, cantando il Mahamritiunjay Mantra come pratica di bhakti-yoga (yoga della devozione).
Mi astengo dal farlo durante il mio periodo mestruale o quando gli studenti me ne fanno esplicita richiesta.
Dopo la pratica di bhakti-yoga inizio a guidare esercizi di riscaldamento, così da preparare il corpo alla pratica delle asana.
Inizio la mia lezione di asana con i saluti al sole (Surya Namaskar): una sequenza di 12 asana che risale al periodo vedico e viene considerato uno dei metodi più utili per avere una vita sana, attiva e vigorosa e per preparare l’espansione della consapevolezza.
Dopo aver fatto eseguire 7-8 volte il Surya Namaskar, guido alcune asana scegliendole tra 6 diverse tipologie.
Le sequenze che faccio eseguire variano da lezione a lezione, a seconda del livello di esperienza e della preparazione fisica degli studenti.
Dopo questa fase un po’ di tempo deve essere dedicato alla pratica del pranayama (un’insieme di pratiche che utilizzano il respiro per influenzare il flusso di energia vitale -prana- nei canali energetici -nadi- del corpo energetico -pranamaya kosha-), spesso ingiustamente ignorata; il respiro è il nostro principale processo vitale che influenza i processi di ciascuna cellula ed è intimamente legato al cuore ed all’attività del cervello.
La mia lezione standard -che include nella pratica del pranayama anche quella dei bandha e dei mudra- (per delucidazioni al riguardo rimando ad un testo, specializzato, di yoga per evitare penalizzanti semplificazioni) termina con una breve esperienza meditativa (lo stadio della meditazione, tuttavia, richiede lezioni finalizzate) e semplici asana di rilassamento.
Condizioni richieste per partecipare sono: uno stomaco vuoto, vestiti comodi ed un’attitudine seria.
Smriti

Om International Yoga Health Society
La Om International Yoga Health Society, ONG ufficialmente approvata dal governo indiano, è stata fondata con lo scopo di promuovere la pratica dello yoga come supporto terapeutico e percorso spirituale.
Nel dettaglio gli scopi dell’organizzazione sono:

1)Promuovere la conoscenza dello yoga contribuendo allo sviluppo di una “salute sociale”;
2)aiutare le persone con disagi fisici e psicologici;
3)offrire corsi e trainings di varia durata (una settimana, un mese, tre mesi etc) ovunque ne venga fatta richiesta;
4)offrire lezioni gratuite di yoga e meditazione per pazienti affetti da H.I.V., cancro o tossicomani;
5)organizzare dimostrazioni di yoga, programmi di un’ora e stages nel centro della Society, in hotels di Varanasi e dovunque ne venga fatta richiesta;
6)contribuire ad iniziative ecologiche e culturali a Varanasi ed in India.

Servizi offerti dalla Society

In aggiunta alle lezioni standard di ashtanga yoga descritte nella sezione degli insegnamenti, la Om International Yoga Health Society offre lezioni di:

hatha yoga,
kriya-yoga,
nada-yoga,
kundalini-yoga,
bhakti-yoga,
mantra-yoga,
shatkarma (sei esercizi di purificazione interna),
dhyana
(meditazione),

Sessioni di reiki, pranic healing e riflessologia,
Diversi tipi di massaggio: ayurvedico, svedese, Shiatsu ed altri.
Meditazioni di Osho
Consulenze alla luce delle antiche conoscenze indiane di astrologia, numerologia e chiromanzia offerte dal pandit Ramesh Mishra di Varanasi.

RecapitiOm International Yoga Health Society

Ufficio: Brij Enclave Colony, Sunderpur, Varanasi

Centro di yoga: Opp. Alok Nursing Home Assighat Road, upper the Preshak Book-shop B. 1/229-A, Assi, Varanasi 221005 (U.P.), India.

Telefono
+919336916081 +919794113505
E-mail omyogasmriti@yahoo.co.in
Sito Internet www.omyogainternational.com

lunedì 24 agosto 2009

La comunità europea della settimana: Svanholm (Danimarca).

A circa 60 chilometri da Copenaghen,è una realtà fortemente orientata in senso ecologico, comunitario ed autogestionario. A quest’ultimo riguardo credo meriti mezione l’aderenza dei residenti al concetto di selvforvaltning, termine ripreso dal moderno danese e di difficile traduzione. Vuole esprimere l’idea di stimolo alle persone ad essere maggiormente coinvolte nei processi decisionali, sentendosi maggiormente responsabili per gli esiti degli stessi. Le entrate, sia da lavori interni (con l’impresa Svanholm) che esterni alla comunità, vengono collettivizzate e le decisioni vengono prese utilizzando il metodo del consenso nell’ambito della settimanale assemblea comune.
La comunità dispone di 460 ettari di terreno dove vengono coltivati, con metodi rigorosamente biologici, mais e cereali, frutta e verdura.
L’esperimento è ormai ben collaudato; va avanti dal 1978.
Sono oltre 150 le persone coinvolte, tra cui un cospicuo numero di bambini che gli adulti tendono a coinvolgere, con le appropriate cautele, nei diversi aspetti della vita comunitaria. In stile peculiarmente danese, gli approviggionamenti elettrici della comunità vengono da generatori eolici. Come a Findhorn Foundation, esiste un depuratore naturale delle acque di scarico: la Living Machine.

Svanholm Allé 2 - Skibb - Danimarca ()
Tel. +45.47566670 - Fax +45.47566607
guestgroup@svanholm.dkThis - eberhard@svanholm.dk
Sito Internet www.svanholm.dk

giovedì 20 agosto 2009

Riflessioni per il giorno della luna nuova: Giovedi' 20 agosto 2009.

Di seguito alcune scarne ma pregnanti riflessioni dal monastero buddista theravada Santacittarama (Il giardino del cuore sereno), nella splendida "subregione" laziale della Sabina, in provincia di Rieti.

Mirando all'obiettivo della liberazione
il saggio abbandona l’oscurità
e ha cara la luce
si lascia alle spalle
la sicurezza meschina
e cerca la libertà dall’attaccamento.
Il desiderio di libertà
è cosa ardua e rara
ma il saggio continuerà a cercare
distaccandosi da tutto ciò che si frappone
purificando il cuore e la mente.

Dhammapada strofe 87-88

Il Buddha ci offre con queste immagini una descrizione della meta, per
darci sollievo e sostegno nello sforzo di lasciar andare quello che ci
ostacola e ci limita. Se ci atteniamo troppo rigidamente alle
immagini, perdiamo la prospettiva del fattore del qui e ora del nostro
viaggio e invece di praticare realmente, immaginiamo la pratica. Ma se
non diamo il giusto rilievo alla meta, ci perdiamo nella distrazione
degli oggetti dei sensi, piacevoli e spiacevoli. La ricerca della vera
libertà può essere difficile ma aiuta a riflettere su quanta
sofferenza si crea se non pratichiamo. Con la saggia riflessione
scopriamo di poter tollerare i periodi bui e difficili. Quando torna
la luce, la teniamo cara e scopriamo come amare con più pienezza la
verità.

Con Metta

Bhikkhu Munindo

mercoledì 19 agosto 2009

Zia Nanda e le "sue" tante storie di un'altra vita.

Fernanda Pivano, conosciuta nell'ambiente underground milanese degli anni '60 come Zia Nanda (nella sua casa molti ragazzi allo sbaraglio on the road facevano scalo o naufragio, per una doccia calda, una cena dopo giorni di “precarietà alimentare”, senza tuttavia subire censure per qualche vizietto poco gradito ai benpensanti), ha lasciato ieri questo piano di realtà. Grazie a lei, abbiamo preso contatto con tante “storie di un’altra vita”, soprattutto in terra d’America, cercando faticosamente di trasferirne la fragranza dalla nostra parte dell’oceano.
E tuttavia, Zia Nanda non ha mancato di dare il giusto valore anche alle grandi storie italiane di un’altra vita, ad esempio a quella di Fabrizio de Andrè che considerava “il più grande poeta italiano del secolo”.
Zia Nanda ci ha lasciati a 92 anni, stanca di prendere le tante pastiglie prescritte dai medici ed ancora felice di autografare libri di Hemingway, di Miller, di Ginsberg e di ricevere poesie e manoscritti da giovani, anche giovanissimi creativi.
Credo sia nostro compito, di coloro che si riconoscono nella variegata costellazione del VivereAltrimenti, raccogliere il testimone cercando di non perdere il passo...

Articolo, sul corriere della sera, di addio a Zia Nanda
La mia giovane vecchiaia, di Zia Nanda
Il suo sito internet

lunedì 17 agosto 2009

La comunita' americana della settimana: The Farm.

Gli Stati Uniti sono il paese che conta il maggior numero di esperienze comunitarie (circa 2000 per un totale di circa 100.000 residenti), la più celebre delle quali è senz’altro The Farm.
Questa comunità viene fondata nel 1971 (è dunque coetanea di Christiania) da Stephen Gaskin, docente di inglese e semantica alla Sant Francisco State University, da cui viene espulso nel ’66).
Attorno alla figura stravagante di Gaskin si coagula l’ala studentesca più radicale, hippy e pacifista, che, naturalmente, è ben felice di seguirlo fuori delle mura accademiche.
La proprietà (850 ettari di terreno) è acquistata con i contributi di tutti coloro interessati al progetto, divenendo collettiva. In principio i residenti stabili sono circa 250 e si danno da fare a costruire le prime case.
Alla fine del ’71 i residenti salgono a 450 e triplicano nell’arco di poco più di dieci anni. In questo periodo The Farm è una fucina di idee e attività.
Nel ’74 viene fondata un’associazione di soccorso e sviluppo per sostenere la popolazione dell’Alabama, devastata da un uragano. Qualche anno dopo molti comunitari intervengono in Guatemala per sostenere la popolazione terremotata e la comunità ospita un centro, gratuito, per il parto naturale.
Quando è quasi all’apice delle adesioni, agli inizi degli anni ‘80, The Farm conosce un’importante crisi economica. Ha accumulato molti debiti, sostentandosi unicamente con versamenti volontari.
Molte persone che lavorano fuori collettivizzano il proprio stipendio ma, evidentemente, non basta.
Si impone la scelta di passare ad una gestione privatista.
La terra continua ad essere di tutti ma ciascuno deve provvedere al proprio sostentamento, impegnandosi a versare 100 dollari al mese per contribuire a coprire il buco nel bilancio. È questo un passaggio molto difficile.
Molti membri stigmatizzano la scelta “privatista” come un tradimento degli ideali comunitari ed abbandonano la comunità. A seguito del crac economico e della scelta privatista The Farm, in pochi anni, giunge a contare nuovamente solo 250 residenti. Oggi The Farm continua a rappresentare un grande laboratorio ecologico e sociale. A distanza di oltre trentacinque anni dalla fondazione, la comunità non è più un’enclave hippy votata alla ricerca psichedelica ma alcuni valori di base come la nonviolenza e il pacifismo sono rimasti. Il vegetarianesimo è praticato dalla maggioranza dei residenti ma non è più una conditio sine qua non per vivere a The Farm. A gestire la vita dell’ecovillaggio è un consiglio d’amministrazione eletto dai residenti e un numero imprecisato di comitati che si occupano dei vari settori.
La comunità è attiva sul fronte editoriale, della produzione di tofu, tempeh, latte di soia, funghi shitake, della costruzione di rilevatori di radiazioni e della produzione radio-televisiva.
Vi si organizzano corsi di formazione ecologica in collaborazione con la Gaia University.
Viene inoltre ancora seguita un’attenta attività di formazione sul parto naturale, coinvolgendo levatrici da tutto il mondo.
Le difficoltà economiche sono state dunque superate e l’obiettivo di creare una micorosocietà basata su principi di non violenza, ecologia e solidarietà sembra abbia retto alla prova del tempo.
Ora si carezza, tra gli altri, il sogno di essere presto indipendenti dal punto di vista alimentare anche se è un traguardo ancora lungi dall’essere realizzato.

The Farm, Summertown, Tennessee, Stati Uniti.
Sito internet www.thefarmcommunity.com