TRANSUMANZA

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lunedì 2 febbraio 2009

Festività in onore della dea Sarasvati.

Sarà una coincidenza ma è stata inaugurata, la settimana scorsa a Varanasi, la sezione "conoscenza" di questo blog-magazine mentre erano in cantiere le celebrazioni in onore di Sarasvati: dea hindu della conoscenza.
Queste sono, rumorosissimamente (in stile peculariamente indiano), terminate questa notte. Riporto dunque la "circolare informatica" degli amici Padma e Srinivas di italiaindiana onlus che, citando un antico scritto, sottolineano le origini suggestivamente arcaiche delle giornate in onore di Sarasvati. Per "conoscenza" (è doppiamente il caso di dirlo) riporto anche, a chiusura del post, la voce "Sarasvati" di Wikipedia.
Padma e Srinivas:


Cari amici, vi invitiamo a leggere questo scritto non per voler convertire nessuno all'induismo, essendo questa una delle tante celebrazioni hindu ma solo per ricordarci da dove veniamo e dove dovremo inevitabilmente andare. Questo appartiene all'antica cultura dell'uomo, quella che era tutt'uno con la Natura.
Gli hindu hanno ricevuto il compito, il dovere, l'intuizione, l'onore, di mantenerla viva.
Hindu non è una religione. HI come himalaya Everest, la più alta vetta del mondo, DU è l'oceano nella sua massima profondità.
Quando la vita raggiunge la massima altezza e la massima profondità questa è HINDU.

YA KUNDENDUT SAR HAR DHAVALA
YA SUBRAVASTHA VRITA
YA VIRA VARADAND MANDIT KARA
YA SVETA PADMASANA
YA BRAHMA CHUT SHANKAR PRAVIDI VIR
DEVAI SADA VANDITA
SA MA PATU SARASVATI BHAGAVATI
NIH SEDYA HAM JADYA PAHA

Oh voi che portate una collana di fiori di loto bianco
che indossate un bianco sari
che nelle mani avete la vina (strumento musicale)
che siete seduta su di un cigno bianco
voi che gli dei Brahma Vishnu e Shiva pregano
affinchè la conoscenza scenda sugli umani
poichè senza di quesla la vita è solo sofferenza
oh voi che avete questa forma chiamata Sarasvati
io, senza nulla trattenere, sono interamente a voi devota.

VASANT PANCHAMI

Oggi quinto giorno di luna crescente (panchami) del mese di mag in tutta l'India si celebra
Sarasvati dea della Conoscenza.
Quando nasce la Conoscenza, tutta la sofferenza della vita e dell'anno appena trascorso,
scompare, poichè il fine ultimo della Conoscenza è la ricerca della Felicità .
Oggi, due mesi prima dell'arrivo della Primavera (Vasant), si prega e si inizia a festeggiare
per la sua prossima venuta, la luce è ritornata, che la Natura mandi tutto il nettare nei fiori,
i venti si intiepidiscano e la Terra lentamente si ricopra di fiori e di profumi,
nell'umano si risveglino i desideri dell'amore.
Anang, Kama Deva, Eros, Dioniso
è lui la divinità della Primavera.

Oggi è la chiamata, preghiamo la dea della Conoscenza
che nelle sue mani tiene tutte le arti, la musica, la bellezza,
la felicità, che inviti la Primavera a venire.

italiaindianaonlus
(www.italiaindiana.org)


Voce Sarasvati di Wikipedia

Sarasvatī (sanscrito "colei che scorre") è la prima delle tre grandi dee dell'induismo, insieme a Lakshmi e Durga, e la consorte (o shakti) di Shri Brahmā, il creatore

Origine e contesto nell'induismo

Sarasvatī è venerata sin dall'epoca vedica come dea della conoscenza e delle arti, come letteratura, musica, pittura e poesia, ma anche della verità, del perdono, delle guarigioni e delle nascite; è spesso menzionata nel Rig Veda e nei Purana come divinità fluviale.
Nei Vedānta viene invece citata come energia femminile e aspetto (shakti) di Brahman, in particolare come personificazione della sua conoscenza; come nei testi più antichi, è venerata anche come dea delle arti. I fedeli che seguono l'insegnamento dei Vedānta credono che solo attraverso l'acquisizione della conoscenza è possibile intraprendere il cammino che porta al moksha, liberazione dal Saṃsāra, e quindi solo pregando Sarasvatī di concedere la vera conoscenza è possibile raggiungere l'illuminazione necessaria per il moksha.
Il fiume Sarasvatī
Gli inni del Rig Veda dedicati a Sarasvatī la citano come un possente fiume dalle acque creatrici, purificanti e nutrienti; la teoria più accreditata a riguardo è che questo antico fiume fosse costituito dal vecchio percorso dell'attuale fiume Yamuna, che scorreva per un tratto parallelamente al fiume Indo sul letto dell'attuale fiume Ghaggar-Hakra, per andare a sfociare nel Rann di Kutch, che all'epoca era parte integrante del Mar Arabico.
Lungo il corso del Sarasvatī sarebbero quindi nate e sviluppate le civiltà Harappan e Saraswati-Sindhu; le più antiche tracce di scrittura note in India sono state proprio trovate nelle rovine delle città che costeggiavano l'antica via fluviale. È stato ipotizzato che proprio il ruolo svolto dal fiume nello sviluppo della lingua scritta abbia ispirato l'associazione della dea come personificazione della conoscenza e delle arti della comunicazione.
Tra il XX e il XVII secolo a.C., il fiume cambiò il suo corso a causa dell'attività sismica sul suo percorso, e lo Yamuna divenne un affluente del Gange, mentre alcuni suoi affluenti confluirono nell'Indo, riducendo notevolmente la portata d'acqua del fiume; seguendo lo spostamento del fiume, gran parte della popolazione che abitava le sue rive si spostò nella valle del Gange. I testi vedici più tardi parlano del fiume che sparisce al Vinasana (letteralmente, "la sparizione"), e confluisce nel Gange come fiume invisibile; secondo alcune interpretazioni la moderna sacralità del Gange gli deriva anche dalla presenza in esso delle acque dell'antico fiume Sarasvatī, donatore di vita.

Epoca Post-Vedica
Come divinità fluviale Sarasvatī è sempre stata associata alla fertilità e alla prosperità, ma anche alla purezza e alla creatività. Nell'epoca post-vedica, avendo perso il suo status di divinità fluviale, il suo nome "colei che scorre" fu applicato al pensiero e alla parola, associandola alle arti letterarie e figurative; divenne Madre Divina e consorte di Brahmā il Creatore, elevando ulteriormente la sua simbologia, come personificazione di creatività e conoscenza, venerata non solo per la conoscenza del mondo, ma anche e soprattutto per quella del divino, chiave di volta del moksha.
Il Sarasvatī Stuti dichiara che la dea è l'unica ad essere venerata da tutti i tre elementi della trimurti, Brahmā, Viṣṇu, e Śiva, così come da tutti i deva, gli asura, i gandharva e i naga.

Raffigurazione
Rappresentazione birmana e buddhista di Sarasvatī, in abiti bamar, seduta su un hamsa, mentre regge il Tipitaka accanto a un fiume.
Sarasvatī è spesso rappresentata come una bella donna vestita di bianco, spesso seduta su un loto o sul suo veicolo (vaahan), un cigno; è associata al bianco in quanto colore della purezza della vera conoscenza, ma occasionalmente anche al giallo, colore dei fiori di senape, che fioriscono nel periodo delle sue festività. Non è generalmente adornata da gioielli e preziosi come Lakshmi, ed anzi è spesso in abiti austeri.
Spesso ha quattro braccia che rappresentano la mente, l'intelletto, la coscienza e l'ego, i quattro aspetti della persona coinvolti nell'apprendimento. Le mani in questi casi reggono:
• I Veda, che rappresentano l'universale, divina, eterna e vera conoscenza.
• Un mala di perle bianche, che rappresentano il potere della meditazione e della spiritualità.
• Un'ampolla di acqua sacra, che rappresenta la forza creatrice e purificatrice.
• Una vina, che rappresenta le arti.
Il suo veicolo, un cigno bianco, simboleggia il discernimento tra bene e male e tra l'eterno e l'effimero: si dice che se gli si offre una mistura di acqua e latte egli riesca a bere solo il latte.
È spesso rappresentata accanto a un fiume, in relazione alle sue origini di divinità fluviale ed al suo stesso nome; anche il cigno potrebbe essere collegato alle sue origini.
Talvolta è seduta su un pavone, che rappresenta l'arroganza e la vanità; sedendo su di esso dimostra si essere superiore a queste qualità, e simboleggia il distacco dalle apparenze esteriori.

Festività

La festa principale in onore di Sarasvatī cade durante il Navaratri; in particolare nel Sud dell'India, il Sarasvatī Puja è una cerimonia molto sentita; gli ultimi tre giorni del Navaratri, a partire dal Mahalaya Amavasya (il giorno di luna nuova) sono dedicati alla dea; nel nono giorno di Navaratri (Mahanavami), tutti i libri e gli strumenti musicali sono raccolti vicino le statue della dea all'alba e venerati con preghiere speciali, e non è permesso studiare né praticare le arti, perché la dea lasci la sua benedizione sui libri e sugli strumenti. Il puja si conclude nel decimo giorno di Navaratri (Vijaya Dashami) e la dea è nuovamente venerata prima che si proceda a portar via libri e strumenti; è tradizione che questo giorno sia speso studiando e praticando le arti, ed esso è noto come Vidya-aarambham (inizio della conoscenza).
Durante il Basant Panchmi, che cade alla fine di gennaio o all'inizio di febbraio, le si rivolgono preghiere e puja, specialmente da parte di artisti, scienziati, dottori e avvocati.
A Pushkar, nel Rajasthan, c'è un tempio a lei dedicato su una montagna più alta di quella del tempio di Brahmā.

Sarasvatī al di fuori dell'induismo
Come già per Tara, anche il culto di Sarasvatī fu assorbito nel pantheon buddhista e in particolare nel Sutra della Luce Dorata, che ha una sezione a lei dedicata; attraverso le prime traduzioni in cinese si diffuse in Cina, dove oggi è per lo più scomparso, e da qui in Giappone dove la dea è tuttora venerata col nome Benzaiten.
Tra gli altri nomi con cui è nota citiamo:
• Arya
• Bharati: "Colei che irradia conoscenza e saggezza"
• Brāhmī o Brāhmani: "Sposa di Brahmā"
• Hamsavahini: "Colei che cavalca un cigno (hamsa)"
• Shāradā
• Shonapunya
• Vagishvari: "Dea della parola"
• Vānī
• Vinidra: "Colei che è sempre sveglia"
La dakini del buddhismo tibetano Yeshey Tsogyel è talvolta considerata manifestazione di Sarasvatī.
Sarasvatī è venerata in Myanmar come Thuyathati, ed è rappresentata come una vergine seduta su uno hintha (hamsa); è molto venerata nel buddhismo burmese, soprattutto prima di prove ed esami.

Altri significati(o varianti del nome)
• "Sarasvati" è tuttora un nome di donna diffuso in India.
• Esistono altri fiumi col nome di Sarasvati; uno di loro scorre tuttora in India dall'estremità occidentale dei monti Aravalli all'estremità orientale del Rann di Kutch.